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XXI Domenica del T.O. - Domenica 24 agosto 2014

Gesù disse loro: «Ma voi, chi dite che io sia?». Rispose Simon Pietro: «Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente». E Gesù gli disse: «Beato sei tu, Simone, figlio di Giona, perché né carne né sangue te lo hanno rivelato, ma il Padre mio che è nei cieli. E io a te dico: tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia Chiesa e le potenze degli inferi non prevarranno su di essa».
Matteo 16,13-20

È LA GRAZIA DIVINA CHE FECONDA LA NOSTRA FEDE  

Alcuni studiosi si domandano se Gesù, nei trent’anni vissuti a Nazaret,  alcuni studiosi si domandano se Gesù, nei trent’anni vissuti a Nazaret, abbia elaborato un programma per i tre anni vissuti percorrendo le strade della Palestina e se, alla fine, egli lo abbia realizzato.

Per molti Gesù ha fallito nel momento in cui è morto in croce. La domanda forse insegue la moda dei sondaggi e tende a misurare il valore di una vita per ciò che “rende”. Questo però non vale per la domanda rivolta da Gesù ai discepoli: leggendo con attenzione il Vangelo di Matteo, ci si rende conto che il Signore sta attraversando un momento di perplessità riguardo ai suoi amici e alla loro comprensione delle più autentiche speranze messianiche che lui stesso ha riproposto.

Avranno capito? Sì e no. Forse Pietro ha intuito qualcosa. Ma sappiamo bene come egli sia impetuoso e fragile: pronto a dire che darà la vita per il Maestro, ma intimidito dall’accusa di una donna… (cfr. Mt 26,35.75). Mi sembra allora bello ciò che Gesù gli dice dopo aver ascoltato la sua professione di fede: «Tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia Chiesa e le potenze degli inferi non prevarranno su di essa. A te darò le chiavi del regno dei cieli: tutto ciò che legherai sulla terra sarà legato nei cieli, e tutto ciò che scioglierai sulla terra sarà sciolto nei cieli».

FEDE FRAGILE.

È un discorso impressionante per la responsabilità che comporta. Ma, a ben guardare, Gesù si è fidato e affidato all’incerta stabilità di un uomo dal carattere tanto rude quanto insicuro. Il discorso di Gesù a Pietro è bello soprattutto se lo rileggo come rivolto a me. Se ciascuno di noi lascia che Gesù gli dica «la tua fede è fragile,maio la renderò stabile come la roccia» e se ciascuno di noi accoglie queste parole come una vera benedizione, allora scopriamo che proprio la nostra fragilità è ciò che serve a Gesù per manifestarsi al mondo incredulo! Se la Chiesa fosse una realtà troppo sicura di sé, un esercito forte e straripante potere in ogni gesto e parola… Che cosa resterebbe di Gesù? Solo l’ombra di qualche episodio edificante per una morale minimalista.

Poco, davvero poco! Più noi desideriamo essere forti, meno lasciamo trasparire l’agire di Dio dentro le nostre azioni (cfr. 2Cor 12,10) e da testimoni del Vangelo diventiamo “padroni” della volontà di Dio. E questo è paradossale. Qualche volta è accaduto nella storia. Non a caso Giovanni Paolo II ha voluto chiedere perdono per i momenti in cui la Chiesa ha nascosto dietro ai poteri umani la propria fragilità. Oggi preghiamo perché insieme si prenda coscienza che è la grazia di Dio a fecondare la nostra pur chiara professione di fede.

In questo modo, quando diremo di credere «in un solo Dio Padre onnipotente», non subiremo il fascino di metterci al suo posto e di agire in modo difforme da quello che professiamo. Come Pietro, dal profondo del cuore, vogliamo dire: «Tu, tu solo, non io, sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente».


21 agosto 2014

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