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domenica 01 agosto 2021
 

XXII Domenica del T.O. - Domenica 31 agosto

Gesù disse ai suoi discepoli: «Se qualcuno vuole venire dietro a me, rinneghi sé stesso, prenda la sua croce e mi segua. Perché chi vuole salvare la propria vita, la perderà; ma chi perderà la propria vita per causa mia, la troverà. Infatti quale vantaggio avrà un uomo se guadagnerà il mondo intero, ma perderà la propria vita? O che cosa un uomo potrà dare in cambio della propria vita?».
Matteo 16,21-27

SOLO NELLA CROCE ABBIAMO LA SALVEZZA 

La scorsa domenica abbiamo lasciato in sospeso una questione di non poco conto: Gesù, morendo in croce, ha fallito la propria missione? In fondo i suoi apostoli per primi lo hanno pensato e si sono stupiti che il loro Maestro, il Messia in cui hanno sperato e per il quale hanno lasciato case e campi, barche e reti (Mt 19,29), sia finito così: rifiutato da tutti.

Gesù sapeva che nessun gesto umano avrebbe mai salvato alcuno se non il gesto che gli uomini ritengono il più abissale, quello che manifesta «l’amore più grande» (Gv 15,13) nel dare la vita. In questo gesto la debolezza estrema accolta su di sé diventa la vera forza, perché passa attraverso il lasciarsi sconfiggere, pur potendo annientare ogni violenza, e l’entrare in ogni cuore, il farsi accogliere come colui che «mi ha amato e ha consegnato sé stesso per me» (Gal 2,20).

Pietro sa chi è Gesù, il Figlio di Dio, e cerca sinceramente di amarlo pur sapendosi tanto fragile… Questo deve bastare e Dio non deve umiliarsi oltre! Pietro ci assomiglia! Noi diciamo: «Sia fatta la tua volontà», ma intendiamo bene a quali condizioni: più corrisponde alla nostra volontà, meglio è per noi! Quando perderemo l’abitudine di essere noi a dettare a Dio le condizioni perché possa amarci e salvarci efficacemente, purificando le nostre attese e passando per sentieri che neppure immaginiamo?

LE CONDIZIONI DI GESÙ.

È Gesù a dettare le condizioni e Pietro non ha scampo: se non vuole sentirsi precipitato alle bassezze di Satana dopo esser stato elevato sino a udire “la voce del Padre” che gli ha rivelato l’identità di Gesù, al di là di quel che si dice in giro di lui, occorre che accetti le condizioni poste: «Se qualcuno vuole venire dietro a me, rinneghi sé stesso, prenda la sua croce e mi segua».

Così è per Pietro e così è per ciascuno di noi. Nessuno è obbligato e la questione in gioco non è la salvezza offerta nel sangue sparso sulla croce, ma il seguire il Signore ovunque egli vada e voglia condurci. “Prendere la croce” è un’espressione da interpretare bene. Collegata al “mi segua” ci orienta verso l’imitazione di Cristo, ci spinge verso l’assunzione libera e amorevole di responsabilità davanti alla buona notizia che proprio e solo nella croce gli uomini hanno salvezza.

Bisogna passare di lì, dal “prendere la croce”! Diversamente, passando attraverso vie umanamente più accettabili, non capiremmo che siamo stati amati e che dobbiamo lasciar fare a Dio: che Dio ci ami come lui vuole! Lo ha capito Maria più di Pietro. Sotto la croce c’era lei ad accogliere Giovanni, la Chiesa che ha in Pietro e nella sua fragile decisione di amare il Signore un imprescindibile punto di riferimento.

E proprio di questa fragilità, che lascia a Dio il posto di vero unico e universale salvatore, noi dobbiamo essere grati. Sì, anche noi, come Pietro, siamo fragili! Fragili e dunque aperti alla salvezza.


29 agosto 2014

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