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lunedì 20 settembre 2021
 

XXIII domenica del Tempo Ordinario (anno C) - 8 settembre 2013

Una folla numerosa andava con lui. Egli si voltò e disse loro: «Se uno viene a me e non mi ama più di quanto ami suo padre, la madre, la moglie, i figli, i fratelli, le sorelle e perfino la propria vita, non può essere mio discepolo. Colui che non porta la propria croce e non viene dietro a me, non può essere mio discepolo. Chi di voi, volendo costruire una torre, non siede prima a calcolare la spesa e a vedere se ha i mezzi per portarla a termine? Per evitare che, se getta le fondamenta e non è in grado di finire il lavoro, tutti coloro che vedono comincino a deriderlo, dicendo: “Costui ha iniziato a costruire, ma non è stato capace di finire il lavoro”».
Luca (14,25-33)

Una vita riempita dal Vangelo

Mi stupisce il Vangelo di oggi e, insieme, mi introduce alla conoscenza di quel volto di Gesù apparentemente meno “simpatico” ma, senza dubbio, da contemplare nel suo incancellabile fascino e da amare come e forse più che non per molti altri aspetti della sua personalità. Mi stupisce il mancato entusiasmo del Signore di fronte a tanta gente che lo segue, che gli va dietro: avere questo successo non inorgoglirebbe chiunque di noi? Lo immagino Gesù mentre guarda negli occhi ogni singola persona dentro quella moltitudine. Guarda anche me, guarda anche ciascuno di noi e ci dà precise indicazioni circa la facile presunzione di essergli molto vicini: quell’esigente “amare più lui” di chiunque altro sulla terra e perfino della nostra stessa vita, ha la sua inattesa conclusione nel chiarissimo «non può essere mio discepolo» chi dà precedenza ad altri affetti o alla preservazione di sé stesso e dei propri ideali.

Dunque: o il Vangelo o nulla; o essere discepoli di Gesù – di giorno e di Dunque: o il Vangelo o nulla; o essere discepoli di Gesù – di giorno e di notte, quando siamo esposti al giudizio di tutti e quando siamo nel segreto della nostra coscienza – o nessuna relazione significativa con il Maestro! Riconosciamolo: nessuno di noi accetterebbe un’affermazione simile da chiunque altro. Ma se davvero l’accettiamo da Gesù, oggi potremo uscire dalle nostre chiese un po’ più pensierosi e seri, un po’ meno superficiali e banali nell’occuparci della nostra fede e delle scelte di speranza e di carità che ne derivano.

Ci riteniamo, sbrigativamente, “amici del Signore”; ma senza l’impostazione della nostra vita alla scuola del Vangelo non siamo neppure discepoli, non accogliamo nulla che possa veramente liberarci dalle nostre anguste prospettive e aprirci alle attese sorprendenti della “vita di Dio in noi”.

C’è di più: l’abitudine a dire che occorre non calcolare l’amore con cui si va incontro a Dio e ai fratelli cade qui sotto un’apparente contraddizione perché il Signore ci domanda di essere pienamente consapevoli dell’orizzonte in cui entriamo quando scegliamo lui o ci lasciamo scegliere da lui. La doppia parabola oggi ascoltata ci invita piuttosto a “calcolare la spesa” e a “vedere se possiamo” rinunciare davvero a tutto per il Regno di Dio. Come commentare? Ho forse la presunzione di dire che Gesù ha esagerato? Direi proprio di no. Preferisco rimanere in silenzio con voi davanti a queste parole e provo ancora una volta a esaminare com’è e come potrebbe essere la mia vita riempita solo dal Vangelo.

Mi domando cosa provo e come mi sento interessato, perché so bene che il Vangelo è bello e affascinante. Sì, il Vangelo è bello e affascinante e sappiamo tutti che vale senz’altro la pena di “esagerare” per il Signore.

Eppure dobbiamo soffermarci, almeno un poco, su quelle perplessità piuttosto istintive che la riflessione di oggi può suscitare in noi. Proprio per tutto questo siamo invitati a dire come Pietro di fronte a Gesù risorto. Questi gli domandava di offrire la vita per il suo gregge e dunque per il Vangelo e l’apostolo a rispondere: «Signore, tu conosci tutto, tu sai che ti voglio bene» (Gv 21,17).


03 settembre 2013

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