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mercoledì 04 agosto 2021
 

XXVI Domenica del T.O.- Domenica 28 settembre 2014

«Che ve ne pare? Un uomo aveva due figli. Si rivolse al primo e disse: “Figlio, oggi va’ a lavorare nella vigna”. Ed egli rispose: “Non ne ho voglia”. Ma poi si pentì e vi andò. Si rivolse al secondo e disse lo stesso. Ed egli rispose: “Sì, signore”. Ma non vi andò. Chi dei due ha compiuto la volontà del padre?». Risposero: «Il primo». E Gesù disse loro: «In verità io vi dico: i pubblicani e le prostitute vi passano avanti nel regno di Dio».
Matteo 21,28-32

LA VERITA' BELLA E TRASFORMANTE DEL VANGELO

Con la sua domanda iniziale, Gesù interpella la nostra capacità di giudizio su questioni in apparenza di poco conto (un figlio che obbedisce o no a una richiesta del padre), ma che si trasformano nella “questione centrale” della fede: cambiare vita per credere davvero, pentirsi della superficialità con cui lasciamo che passino i giorni senza un serio interrogarsi sull’ampio divario che spesso si insinua tra il sapere e il fare, tra il dire di sì e il trarne le logiche conseguenze.

Credo che alla domanda «Ti piace il Vangelo?» tutti noi risponderemmo con un «Sì».Ma ci rendiamo conto che la bellezza del Vangelo chiede di entrare nel nostro vissuto quotidiano per cambiarlo e conformarlo alla volontà di Dio che ci è Padre, Padre amorevole e insieme autorevole? Difendendo la nostra libertà più che la volontà di Dio, spesso diciamo “Sissignore” ma “non facciamo” ciò cui abbiamo detto di sì. Cosa domanda il Padre con le parole: «Figlio, oggi va’ a lavorare nella vigna»? Ricordo le parole che Gesù rivolge ai suoi apostoli dopo l’incontro con la donna di Samaria: «Alzate i vostri occhi e guardate i campi che già biondeggiano per la mietitura». Proprio l’incontro con quella donna aveva dato il suo frutto: abbandonata la brocca, era corsa in città a far conoscere Gesù ad altri.

VIGNA DEL SIGNORE.

“Lavorare nella vigna” significa fare del Vangelo il cuore della vita del mondo, così che il nostro quotidiano possa essere un annuncio gioioso e contagioso del bene che il Vangelo genera in noi. Noi siamo la vigna del Signore e il lavoro assegnatoci altro non è che la purificazione del cuore da ogni pigrizia perché il messaggio passi dal nostro cuore al cuore di tanti fratelli che aspettano l’annuncio di una verità bella e trasformante, capace di liberare l’uomo e di salvare il mondo.

Ma ci rendiamo conto della preziosità e della serietà di questo impegno? Possiamo dire un sì superficiale, un “amen” che non è fondato sulla roccia dell’amore assolutamente fedele di Dio? Possiamo vivere grati ma dormienti, come se il dono ricevuto sia cosa da poco?
Vale la pena, dice Gesù, sapere che questo è il nostro volto: gente spesso apparentemente vicina, anzi immersa nel Vangelo; ma, nella realtà concreta, gente pigra e inconcludente. Il nodo della questione è proprio questo: quanto, come i pubblicani e le prostitute, prendiamo sul serio il nostro peccato e quanto ci impegnano i nostri “amen” quotidiani e quella preghiera di altissimo valore che chiede «sia fatta la tua volontà»?

Non ci impressioni l’impegno del sì a questa volontà, spesso misteriosa e faticosa; al contrario, ci impegni sapere che “dire sì” significa accogliere come dono per il mondo la possibilità che si debba passare, come Gesù, attraverso la croce. Questa ormai non è più strumento di morte, ma di salvezza per tutti.


25 settembre 2014

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