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XXVIII Domenica del T.O.- Domenica 12 ottobre 2014

Il re entrò per vedere i commensali e lì scorse un uomo che non indossava l’abito nuziale. Gli disse: «Amico, come mai sei entrato qui senza l’abito nuziale?». Quello ammutolì. Allora il re ordinò ai servi: «Legatelo mani e piedi e gettatelo fuori nelle tenebre; là sarà pianto e stridore di denti». Perché molti sono chiamati, ma pochi eletti.
Matteo 22,1-14

È una parabola simile a quella di domenica scorsa. Il Regno di Dio e l’umanità sono gli elementi attorno ai quali ruota la grande festa di nozze che Dio imbandisce per l’umanità donandoci Gesù, lo Sposo. Noi, con Israele, siamo la Sposa. Siamo invitati e partecipi di questa festa non solo come singoli, ma come popolo in cui ciascuno è soggetto responsabile della partecipazione di tutti alla gioia di Gesù-Sposo per l’umanità-Sposa.

Dio vede che Israele “non vuole venire” alla festa: invitato dai profeti lungo tutta la sua storia, non riesce a essere la sposa fedele che “corrisponde” (Gen 2,20) allo sposo, la creatura che si lascia plasmare dal suo Creatore ed è come creta che si ribella nelle mani del vasaio (cfr Ger 18,3).Mala pazienza di Dio è immensa e il suo amore per l’umanità escogita vie nuove e insperate: Dio è sempre alla ricerca di chi “invitare alla festa”, anche quando tutti si rifiutano di “prendersi cura” dell’invito e preferiscono «badare chi al proprio campo, chi ai propri affari». Egli vuole che la sua festa sia piena di gente e manda noi ad annunciare questo suo amore che chiama ciascun uomo e donna. La Chiesa è sempre “in uscita”, è sempre missionaria per la festa di Dio con l’umanità.

FIGURA MISTERIOSA.
Il punto difficile della parabola sta nella sua parte finale: «Scorse un uomo che non indossava l’abito nuziale». Mi appare quest’uomo come una figura misteriosa; ma, a pensarci bene, mi ricorda i diversi atteggiamenti che a volte ci squalificano perché hanno a che vedere con il nostro peccato, con l’orgoglio che ci fa credere di essere “padroni della vigna” come nel Vangelo di domenica scorsa o, appunto, «senza l’abito nuziale», come ci dice il Vangelo di oggi…

Mi vengono in mente Adamo ed Eva “ammutoliti” di fronte a Dio che li caccia dalla festa della creazione dopo aver tessuto per loro delle «tuniche di pelle» (Gen 3,21): l’orgoglio di essere il capolavoro di tutta la creazione ha fatto pensar loro di potersi mettere al posto di Dio e di poter “cambiare il nome alle cose”, di poter vivere secondo leggi che vanno contro il suo grandioso disegno. Quest’uomo privo dell’abito nuziale ci rappresenta tutti: siamo peccatori, l’umanità di Adamo ci pesa addosso con il suo peccato. Dio però ha provveduto con quelle «tuniche di pelle» a far sì che Adamo, cacciato dalla gioia della creazione, non si vergogni in eterno della sua «nudità», dell’essere sprovvisto di quella grazia che lo ha riammesso, sia pur nella fatica, alla ricerca di una comunione nuova con Dio.

Gesù, in questa gioiosa e faticosa ricerca, è il punto di riferimento; è il “motivo” e il “cuore” vivo e palpitante della festa di Dio. Siamo davvero uniti a Gesù per partecipare a questa festa di nozze così importante e decisiva per tutta l’umanità? Il rischio è quello di essere sì discepoli del Signore e perciò invitati alla grande festa, ma di aver sempre anche “altro da fare”, di spogliarci di quella veste che è “segno” della grazia che ci attrae verso il Regno di Dio e che si lascia accogliere in ogni istante!


09 ottobre 2014

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