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giovedì 28 ottobre 2021
 

XXX Domenica del T.O. - Domenica 26 ottobre 2014

Un dottore della Legge lo interrogò per metterlo alla prova: «Maestro, nella Legge, qual è il grande comandamento?». Gli rispose: «Amerai il Signore tuo Dio con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima e con tutta la tua mente. Questo è il grande e primo comandamento. Il secondo poi è simile a quello: Amerai il tuo prossimo come te stesso».
Matteo 22,34-40

LA VIA MAESTRA CHE DOBBIAMO PERCORRERE 

I nemici del “giusto” sono tanti e i Vangeli li lasciano emergere nella loro astuzia maliziosa, così che Gesù si trova spesso preso tra diversi fuochi. Deve difendersi, ma la sua difesa si trasforma in occasione per insegnare verità più decisive e profonde di quelle poste come tentativo di ingannarlo. Dopo i sadducei che, come i farisei e gli erodiani del Vangelo di domenica scorsa, erano tornati a casa a mani vuote, è di nuovo il turno dei farisei che interrogano Gesù «per metterlo alla prova» e gli domandano: nella confusione delle molteplici leggi che Mosè ci ha lasciato e la nostra tradizione ha ulteriormente complicato, cosa vale di più?

Questa domanda non ci è estranea: siamo abili anche noi «nel rifiutare il comandamento di Dio per osservare la nostra tradizione» (Mc 7,9), per difendere una reputazione orgogliosa nostra personale o di chi ci è amico o parente. Giochiamo spesso in difesa dei nostri interessi, tendiamo a percorrere sentieri che conducono dove piace a noi ed eludiamo il comandamento di Dio che può invece condurci al sacrificio di noi stessi per amore suo e dei fratelli…

Il comandamento di Dio – quello che viene per primo ed è il più importante tra tutti – non esclude neppure uno solo dei comandamenti di Mosè, anzi ve ne aggiungerebbe altri se fosse necessario: quando c’è in gioco l’amore, anche dei propri nemici, nulla deve essere disatteso o lasciato intentato per amare. Si tratti di Dio o del fratello: «Tu amerai!».

FEDE E CARITÀ.

È straordinariamente chiaro ed efficace agire secondo questo principio che non richiede sforzi di memoria e non ha necessità di ulteriori chiarezze o semplificazioni. Se ami veramente e sino in fondo, hai portato a compimento la tua fede che è salda solo se ti spinge ad amare Dio e il prossimo, senza distinguere ciò che nella mente e nella vita di Gesù è saldamente congiunto.

L’apostolo Giacomo ce lo ricorda con grande lucidità: se tu hai la fede e per questo dici di voler bene a Dio, mostrami come ami Dio senza le opere di carità (non ci riuscirai!), ma io con le mie opere di carità ti mostrerò la mia fede! (cfr. Gc 2,18).

Se dunque abbiamo bisogno di semplificare e di uscire dalla confusione della molteplicità dei precetti e delle norme, se qualche volta ci sentiamo infastiditi dalle molte parole che si spendono, possiamo trovare una via maestra da percorrere ascoltando anche san Paolo che si esprime così: «La carità è magnanima, benevola è la carità; non è invidiosa, non si vanta, non si gonfia d’orgoglio, non manca di rispetto, non cerca il proprio interesse, non si adira, non tiene conto del male ricevuto, non gode dell’ingiustizia ma si rallegra della verità. Tutto scusa, tutto crede, tutto spera, tutto sopporta. La carità non avrà mai fine» (1Cor 13,4,8a). La carità non si permette di fare alcun male al prossimo!


23 ottobre 2014

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