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lunedì 20 settembre 2021
 

XXX DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (Anno C) - 27 ottobre 2013

Due uomini salirono al tempio a pregare: uno era fariseo e l’altro pubblicano. Il fariseo, stando in piedi, pregava così tra sé: «O Dio, ti ringrazio perché non sono come gli altri uomini, ladri, ingiusti, adùlteri [...]». Il pubblicano invece [...] si batteva il petto dicendo: «O Dio, abbi pietà di me peccatore». Io vi dico: questi, a differenza dell’altro, tornò a casa sua giustificato.
LUCA 18,9-14

LA PREGHIERA RICHIEDE UN CUORE PURO E LIBERO

Nella preghiera conta molto quello che diciamo e con quale predisposizione del cuore ci rivolgiamo a Dio. Ma conta anche quello che Dio stesso dice della nostra preghiera! Ci sono, a questo proposito, alcune ovvietà che vale la pena di richiamare: non possiamo pregare contro il fratello perché Dio non è il nostro vendicatore, ma è colui che rinvia l’ascolto finché il nostro cuore non sia disposto a perdonare.

Non possiamo neppure pregare contro la volontà di Dio: possiamo dirgli che non comprendiamo tutto e che il Vangelo a volte contiene parole dure, ma non possiamo chiedergli nulla contro la sua volontà, non possiamo chiedergli sempre miracoli e segni perché lui ci domanda di pregare con fede e di avere speranza, anche se le nostre forze sono deboli e fiaccate.

La preghiera può sembrarci a volte difficile, ma ha le sue regole che chiedono di essere osservate per facilitare la preghiera stessa: questa esige un cuore puro, un animo libero da invidie e rancori, una disponibilità a fare la volontà del Signore che è sempre volontà di bene, anche quando noi non lo comprendiamo.

NON UMILIARE NESSUNO.

Oggi il Vangelo ci detta una regola fondamentale che ci permette di progredire in questa “scuola di preghiera e di vita” che è il Vangelo stesso: quando preghiamo dobbiamo prendere sulle nostre spalle le fatiche dei fratelli senza umiliare nessuno, neppure nel segreto del nostro cuore. E così vediamo due uomini stare nel tempio, ma le loro preghiere non hanno lo stesso peso davanti a Dio, perché diverso è ciò che passa nel segreto del cuore di ciascuno di loro.

Il primo ringrazia dei doni ricevuti, spingendosi a dire che lui non è come tanti altri che fanno il male. Riconosce anche che i doni di Dio e la sua bontà non sono meriti suoi, così come riconosce che è Dio stesso a guidarlo sulle vie del bene. La sua preghiera però deraglia nel momento in cui, con la coda dell’occhio, si accorge che alle sue spalle c’è un tale evidentemente indegno di stare alla presenza dell’Altissimo. Lo giudica, lo sente come un nemico suo e di Dio, e sembra dire a Dio: «Signore, non ascoltarlo!», «Non perdere tempo con lui, non dartene peso perché è qui a pregare, ma nella vita ti tradisce per denaro! È un pubblicano ladro!».

Il “buon” fariseo ha perso di vista l’opinione che Dio ha sui peccatori: tutto il Vangelo ci insegna che il Signore Gesù non è stato mandato per coloro che si credono giusti, ma per quanti cercano la via della salvezza con umiltà, andando come a tentoni perché non capiscono o forse addirittura perché non vogliono capire. Al contrario questi fratelli vanno accolti nella nostra preghiera e non traditi e abbandonati in considerazione della loro infedeltà, che noi riteniamo evidente e che con stolta presunzione vorremmo suggerire persino a Dio!

Per fortuna Dio non ascolta ogni preghiera e volge lo sguardo lontano dal superbo per accogliere la voce dell’umile di cuore, altrimenti la nostra preghiera presuntuosa, il nostro giudizio altero sul povero e sul peccatore sarebbero niente meno che la nostra condanna!


23 ottobre 2013

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