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lunedì 18 ottobre 2021
 

XXXIII Domenica del T.O. - Domenica 16 novembre 2014

«Signore, [...] ho avuto paura e sono andato a nascondere il tuo talento sotto terra: ecco ciò che è tuo». Il padrone gli rispose: «Servo malvagio e pigro, tu sapevi che mieto dove non ho seminato e raccolgo dove non ho sparso; avresti dovuto affidare il mio denaro ai banchieri e così, ritornando, avrei ritirato il mio con l’interesse».
Matteo 25,14-30

GRAZIA E CORAGGIO PER VIVERE IL VANGELO FINO IN FONDO

«Ho avuto paura e sono andato a nascondere il tuo talento sotto terra». Gesù ha ripetuto spesso l’esortazione a “non avere paura”, forse perché nella paura ci si chiude su sé stessi, si tende a difendersi e si diventa impermeabili a ricevere e a dare, ad accogliere la grazia che ci rende attivi nel Regno di Dio. D’altra parte la parabola dei talenti narra di un tesoro dato non solo da “custodire” ma anche da “restituire trafficato”. Nasconderlo per paura significa non avere l’astuzia o la semplice voglia di prendere parte di ciò che vale più di tutto il resto. La paura è tiranna, si impone e non lascia spazio né a Dio né agli altri.

Il talento è un’antica unità di misura che corrispondeva almeno a 36 kg. Come misura monetaria ci si riferiva al talento d’oro, e quindi quasi al peso stesso di una persona in oro. Ma quanto vale una persona? Detto in senso evangelico: quanto valgo io agli occhi di Dio?

IL «SÌ» DI MARIA.

Quando Maria ha accolto l’annuncio dell’angelo ha messo tutta sé stessa a disposizione del disegno di Dio. E così, restituendo sé stessa con grande semplicità come creatura al Creatore, ha preso parte alla salvezza dell’umanità. Ecco quanto valiamo agli occhi di Dio con un semplice «sì» alla sua parola! Maria è l’emblema più splendido del valore dei nostri «sì». Sappiamo però quanto lungo è l’elenco di coloro che si sono messi a disposizione con il loro «sì», talvolta timido e incerto ma, alla fine, pienamente disponibile e convinto: dice il suo sì Abramo e si mette in cammino per ricevere in premio «una moltitudine di popoli»; dice il suo sì Mosè e acquista la libertà di tutto Israele; dice sì Isaia e si trova inviato da Dio in mezzo al suo popolo; Geremia dà il suo assenso e diventa un segno di salvezza per Israele…

Oggi siamo noi di fronte a questa stessa responsabilità. La parabola ci ha richiamato al valore che la nostra esistenza ha agli occhi di Dio: lui ci chiama e ci coinvolge in una maniera unica e irripetibile. E in tal modo il mio sì non sarà uguale al sì di un altro e non potrà sostituire la disponibilità di nessun altro… La paura è la prima arma di difesa di cui disponiamo se non vogliamo lasciarci coinvolgere: ci viene istintiva, ci copre e ci nasconde dietro tutti i «se», i «ma», i «forse» di cui siamo capaci.

Ma nella paura non c’è libertà, non c’è dono, non c’è salvezza. Si diventa servi «inutili» – il servo ha paura del padrone, mentre i figli non ne hanno – e si viene «gettati fuori nelle tenebre» dove nulla mai cambia perché nessuno mai agisce. La grazia del coraggio e dell’audacia, che oggi imploriamo, ci farà vivere il Vangelo alla luce del sole. È questo che il Signore dona e domanda ai suoi discepoli: «Voi siete la luce del mondo; non può restare nascosta una città che sta sopra un monte… Così risplenda la vostra luce davanti agli uomini, perché vedano le vostre opere buone e rendano gloria al Padre vostro che è nei cieli» (Mt 5,14.16).


13 novembre 2014

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