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«Non i piaceri mondani o il potere terreno, ma la fedeltà a Dio, l’onestà e l’integrità di vita danno gioia e pace durature». Lo ha detto Francesco sabato 28 novembre, celebrando in Uganda a Kampala presso il santuario di Namugongo la Messa commemorativa di san Carlo Lwanga e compagni martiri a 50 anni dalla loro canonizzazione. Precedentemente l’omaggio di Bergoglio ai martiri della Chiesa anglicana. La testimonianza dei martiri – ha detto il Santo Padre - non va custodita in un museo, ma tramandata in ogni luogo. Silenzio, raccoglimento e preghiera, ma anche grande gioia tra i le decine di migliaia di fedeli presenti. Tra il 1885 e il 1887, in Uganda i cristiani subirono una violenta persecuzione. Le vittime furono un centinaio. Tra loro Carlo, domestico del re Muanga dell'antico regno indipendente del Buganda, bruciato vivo insieme a dodici compagni il 3 giugno 1886. Carlo Lwanga, capo dei paggi reali, era stato battezzato durante l'evangelizzazione attuata dai Padri Bianchi, fondati dal cardinale Lavigerie. Inizialmente la loro opera, avviata nel 1879, venne ben accolta dal re Mutesa così come dal successore Muanga, che però si fece influenzare dal cancelliere del regno e dal capotribù. Tanto che decise la soppressione fisica dei cristiani, sia anglicani che cattolici, alcuni dei quali uccise con le proprie mani. Il calendario ricorda ventidue martiri dell'Uganda, beatificati il 6 giugno 1920 da Benedetto XV e canonizzati da Paolo VI l'8 ottobre 1964. A loro è stato inoltre dedicato un grande santuario a Namugongo consacrato da Paolo VI nel 1969. «Oggi, ricordiamo con gratitudine il sacrificio dei martiri ugandesi, la cui testimonianza d’amore per Cristo e la sua Chiesa ha giustamente raggiunto ‘gli estremi confini della terra’. Ricordiamo anche i martiri anglicani, la cui morte per Cristo dà testimonianza all’ecumenismo del sangue», ha affermato papa Francesco il 28 novembre, nell’omelia pronunciata in italiano durante la Messa celebrata nel Santuario dei martiri ugandesi a Namugongo, nel secondo giorno del suo viaggio in Uganda (il quarto in Africa). «Tutti questi testimoni – ha osservato il Papa nel santuario immerso nel verde che fa memoria di san Charles Lwanga, Joseph Mkasa e dei loro compagni – hanno coltivato il dono dello Spirito Santo nella propria vita e hanno dato liberamente testimonianza della loro fede in Gesù Cristo, anche a costo della vita, e molti in così giovane età». Tutte le fotografie di questo servizio sono dell'agenzia Reuters.
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«Non i piaceri mondani o il potere terreno, ma la fedeltà a Dio, l’onestà e l’integrità di vita danno gioia e pace durature». Lo ha detto Francesco sabato 28 novembre, celebrando in Uganda a Kampala presso il santuario di Namugongo la Messa commemorativa di san Carlo Lwanga e compagni martiri a 50 anni dalla loro canonizzazione. Precedentemente l’omaggio di Bergoglio ai martiri della Chiesa anglicana. La testimonianza dei martiri – ha detto il Santo Padre - non va custodita in un museo, ma tramandata in ogni luogo. Silenzio, raccoglimento e preghiera, ma anche grande gioia tra i le decine di migliaia di fedeli presenti. Tra il 1885 e il 1887, in Uganda i cristiani subirono una violenta persecuzione. Le vittime furono un centinaio. Tra loro Carlo, domestico del re Muanga dell'antico regno indipendente del Buganda, bruciato vivo insieme a dodici compagni il 3 giugno 1886. Carlo Lwanga, capo dei paggi reali, era stato battezzato durante l'evangelizzazione attuata dai Padri Bianchi, fondati dal cardinale Lavigerie. Inizialmente la loro opera, avviata nel 1879, venne ben accolta dal re Mutesa così come dal successore Muanga, che però si fece influenzare dal cancelliere del regno e dal capotribù. Tanto che decise la soppressione fisica dei cristiani, sia anglicani che cattolici, alcuni dei quali uccise con le proprie mani. Il calendario ricorda ventidue martiri dell'Uganda, beatificati il 6 giugno 1920 da Benedetto XV e canonizzati da Paolo VI l'8 ottobre 1964. A loro è stato inoltre dedicato un grande santuario a Namugongo consacrato da Paolo VI nel 1969. «Oggi, ricordiamo con gratitudine il sacrificio dei martiri ugandesi, la cui testimonianza d’amore per Cristo e la sua Chiesa ha giustamente raggiunto ‘gli estremi confini della terra’. Ricordiamo anche i martiri anglicani, la cui morte per Cristo dà testimonianza all’ecumenismo del sangue», ha affermato papa Francesco il 28 novembre, nell’omelia pronunciata in italiano durante la Messa celebrata nel Santuario dei martiri ugandesi a Namugongo, nel secondo giorno del suo viaggio in Uganda (il quarto in Africa). «Tutti questi testimoni – ha osservato il Papa nel santuario immerso nel verde che fa memoria di san Charles Lwanga, Joseph Mkasa e dei loro compagni – hanno coltivato il dono dello Spirito Santo nella propria vita e hanno dato liberamente testimonianza della loro fede in Gesù Cristo, anche a costo della vita, e molti in così giovane età». Tutte le fotografie di questo servizio sono dell'agenzia Reuters.
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«Non i piaceri mondani o il potere terreno, ma la fedeltà a Dio, l’onestà e l’integrità di vita danno gioia e pace durature». Lo ha detto Francesco sabato 28 novembre, celebrando in Uganda a Kampala presso il santuario di Namugongo la Messa commemorativa di san Carlo Lwanga e compagni martiri a 50 anni dalla loro canonizzazione. Precedentemente l’omaggio di Bergoglio ai martiri della Chiesa anglicana. La testimonianza dei martiri – ha detto il Santo Padre - non va custodita in un museo, ma tramandata in ogni luogo. Silenzio, raccoglimento e preghiera, ma anche grande gioia tra i le decine di migliaia di fedeli presenti. Tra il 1885 e il 1887, in Uganda i cristiani subirono una violenta persecuzione. Le vittime furono un centinaio. Tra loro Carlo, domestico del re Muanga dell'antico regno indipendente del Buganda, bruciato vivo insieme a dodici compagni il 3 giugno 1886. Carlo Lwanga, capo dei paggi reali, era stato battezzato durante l'evangelizzazione attuata dai Padri Bianchi, fondati dal cardinale Lavigerie. Inizialmente la loro opera, avviata nel 1879, venne ben accolta dal re Mutesa così come dal successore Muanga, che però si fece influenzare dal cancelliere del regno e dal capotribù. Tanto che decise la soppressione fisica dei cristiani, sia anglicani che cattolici, alcuni dei quali uccise con le proprie mani. Il calendario ricorda ventidue martiri dell'Uganda, beatificati il 6 giugno 1920 da Benedetto XV e canonizzati da Paolo VI l'8 ottobre 1964. A loro è stato inoltre dedicato un grande santuario a Namugongo consacrato da Paolo VI nel 1969. «Oggi, ricordiamo con gratitudine il sacrificio dei martiri ugandesi, la cui testimonianza d’amore per Cristo e la sua Chiesa ha giustamente raggiunto ‘gli estremi confini della terra’. Ricordiamo anche i martiri anglicani, la cui morte per Cristo dà testimonianza all’ecumenismo del sangue», ha affermato papa Francesco il 28 novembre, nell’omelia pronunciata in italiano durante la Messa celebrata nel Santuario dei martiri ugandesi a Namugongo, nel secondo giorno del suo viaggio in Uganda (il quarto in Africa). «Tutti questi testimoni – ha osservato il Papa nel santuario immerso nel verde che fa memoria di san Charles Lwanga, Joseph Mkasa e dei loro compagni – hanno coltivato il dono dello Spirito Santo nella propria vita e hanno dato liberamente testimonianza della loro fede in Gesù Cristo, anche a costo della vita, e molti in così giovane età». Tutte le fotografie di questo servizio sono dell'agenzia Reuters.
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«Non i piaceri mondani o il potere terreno, ma la fedeltà a Dio, l’onestà e l’integrità di vita danno gioia e pace durature». Lo ha detto Francesco sabato 28 novembre, celebrando in Uganda a Kampala presso il santuario di Namugongo la Messa commemorativa di san Carlo Lwanga e compagni martiri a 50 anni dalla loro canonizzazione. Precedentemente l’omaggio di Bergoglio ai martiri della Chiesa anglicana. La testimonianza dei martiri – ha detto il Santo Padre - non va custodita in un museo, ma tramandata in ogni luogo. Silenzio, raccoglimento e preghiera, ma anche grande gioia tra i le decine di migliaia di fedeli presenti. Tra il 1885 e il 1887, in Uganda i cristiani subirono una violenta persecuzione. Le vittime furono un centinaio. Tra loro Carlo, domestico del re Muanga dell'antico regno indipendente del Buganda, bruciato vivo insieme a dodici compagni il 3 giugno 1886. Carlo Lwanga, capo dei paggi reali, era stato battezzato durante l'evangelizzazione attuata dai Padri Bianchi, fondati dal cardinale Lavigerie. Inizialmente la loro opera, avviata nel 1879, venne ben accolta dal re Mutesa così come dal successore Muanga, che però si fece influenzare dal cancelliere del regno e dal capotribù. Tanto che decise la soppressione fisica dei cristiani, sia anglicani che cattolici, alcuni dei quali uccise con le proprie mani. Il calendario ricorda ventidue martiri dell'Uganda, beatificati il 6 giugno 1920 da Benedetto XV e canonizzati da Paolo VI l'8 ottobre 1964. A loro è stato inoltre dedicato un grande santuario a Namugongo consacrato da Paolo VI nel 1969. «Oggi, ricordiamo con gratitudine il sacrificio dei martiri ugandesi, la cui testimonianza d’amore per Cristo e la sua Chiesa ha giustamente raggiunto ‘gli estremi confini della terra’. Ricordiamo anche i martiri anglicani, la cui morte per Cristo dà testimonianza all’ecumenismo del sangue», ha affermato papa Francesco il 28 novembre, nell’omelia pronunciata in italiano durante la Messa celebrata nel Santuario dei martiri ugandesi a Namugongo, nel secondo giorno del suo viaggio in Uganda (il quarto in Africa). «Tutti questi testimoni – ha osservato il Papa nel santuario immerso nel verde che fa memoria di san Charles Lwanga, Joseph Mkasa e dei loro compagni – hanno coltivato il dono dello Spirito Santo nella propria vita e hanno dato liberamente testimonianza della loro fede in Gesù Cristo, anche a costo della vita, e molti in così giovane età». Tutte le fotografie di questo servizio sono dell'agenzia Reuters.
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«Non i piaceri mondani o il potere terreno, ma la fedeltà a Dio, l’onestà e l’integrità di vita danno gioia e pace durature». Lo ha detto Francesco sabato 28 novembre, celebrando in Uganda a Kampala presso il santuario di Namugongo la Messa commemorativa di san Carlo Lwanga e compagni martiri a 50 anni dalla loro canonizzazione. Precedentemente l’omaggio di Bergoglio ai martiri della Chiesa anglicana. La testimonianza dei martiri – ha detto il Santo Padre - non va custodita in un museo, ma tramandata in ogni luogo. Silenzio, raccoglimento e preghiera, ma anche grande gioia tra i le decine di migliaia di fedeli presenti. Tra il 1885 e il 1887, in Uganda i cristiani subirono una violenta persecuzione. Le vittime furono un centinaio. Tra loro Carlo, domestico del re Muanga dell'antico regno indipendente del Buganda, bruciato vivo insieme a dodici compagni il 3 giugno 1886. Carlo Lwanga, capo dei paggi reali, era stato battezzato durante l'evangelizzazione attuata dai Padri Bianchi, fondati dal cardinale Lavigerie. Inizialmente la loro opera, avviata nel 1879, venne ben accolta dal re Mutesa così come dal successore Muanga, che però si fece influenzare dal cancelliere del regno e dal capotribù. Tanto che decise la soppressione fisica dei cristiani, sia anglicani che cattolici, alcuni dei quali uccise con le proprie mani. Il calendario ricorda ventidue martiri dell'Uganda, beatificati il 6 giugno 1920 da Benedetto XV e canonizzati da Paolo VI l'8 ottobre 1964. A loro è stato inoltre dedicato un grande santuario a Namugongo consacrato da Paolo VI nel 1969. «Oggi, ricordiamo con gratitudine il sacrificio dei martiri ugandesi, la cui testimonianza d’amore per Cristo e la sua Chiesa ha giustamente raggiunto ‘gli estremi confini della terra’. Ricordiamo anche i martiri anglicani, la cui morte per Cristo dà testimonianza all’ecumenismo del sangue», ha affermato papa Francesco il 28 novembre, nell’omelia pronunciata in italiano durante la Messa celebrata nel Santuario dei martiri ugandesi a Namugongo, nel secondo giorno del suo viaggio in Uganda (il quarto in Africa). «Tutti questi testimoni – ha osservato il Papa nel santuario immerso nel verde che fa memoria di san Charles Lwanga, Joseph Mkasa e dei loro compagni – hanno coltivato il dono dello Spirito Santo nella propria vita e hanno dato liberamente testimonianza della loro fede in Gesù Cristo, anche a costo della vita, e molti in così giovane età». Tutte le fotografie di questo servizio sono dell'agenzia Reuters.
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«Non i piaceri mondani o il potere terreno, ma la fedeltà a Dio, l’onestà e l’integrità di vita danno gioia e pace durature». Lo ha detto Francesco sabato 28 novembre, celebrando in Uganda a Kampala presso il santuario di Namugongo la Messa commemorativa di san Carlo Lwanga e compagni martiri a 50 anni dalla loro canonizzazione. Precedentemente l’omaggio di Bergoglio ai martiri della Chiesa anglicana. La testimonianza dei martiri – ha detto il Santo Padre - non va custodita in un museo, ma tramandata in ogni luogo. Silenzio, raccoglimento e preghiera, ma anche grande gioia tra i le decine di migliaia di fedeli presenti. Tra il 1885 e il 1887, in Uganda i cristiani subirono una violenta persecuzione. Le vittime furono un centinaio. Tra loro Carlo, domestico del re Muanga dell'antico regno indipendente del Buganda, bruciato vivo insieme a dodici compagni il 3 giugno 1886. Carlo Lwanga, capo dei paggi reali, era stato battezzato durante l'evangelizzazione attuata dai Padri Bianchi, fondati dal cardinale Lavigerie. Inizialmente la loro opera, avviata nel 1879, venne ben accolta dal re Mutesa così come dal successore Muanga, che però si fece influenzare dal cancelliere del regno e dal capotribù. Tanto che decise la soppressione fisica dei cristiani, sia anglicani che cattolici, alcuni dei quali uccise con le proprie mani. Il calendario ricorda ventidue martiri dell'Uganda, beatificati il 6 giugno 1920 da Benedetto XV e canonizzati da Paolo VI l'8 ottobre 1964. A loro è stato inoltre dedicato un grande santuario a Namugongo consacrato da Paolo VI nel 1969. «Oggi, ricordiamo con gratitudine il sacrificio dei martiri ugandesi, la cui testimonianza d’amore per Cristo e la sua Chiesa ha giustamente raggiunto ‘gli estremi confini della terra’. Ricordiamo anche i martiri anglicani, la cui morte per Cristo dà testimonianza all’ecumenismo del sangue», ha affermato papa Francesco il 28 novembre, nell’omelia pronunciata in italiano durante la Messa celebrata nel Santuario dei martiri ugandesi a Namugongo, nel secondo giorno del suo viaggio in Uganda (il quarto in Africa). «Tutti questi testimoni – ha osservato il Papa nel santuario immerso nel verde che fa memoria di san Charles Lwanga, Joseph Mkasa e dei loro compagni – hanno coltivato il dono dello Spirito Santo nella propria vita e hanno dato liberamente testimonianza della loro fede in Gesù Cristo, anche a costo della vita, e molti in così giovane età». Tutte le fotografie di questo servizio sono dell'agenzia Reuters.
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«Non i piaceri mondani o il potere terreno, ma la fedeltà a Dio, l’onestà e l’integrità di vita danno gioia e pace durature». Lo ha detto Francesco sabato 28 novembre, celebrando in Uganda a Kampala presso il santuario di Namugongo la Messa commemorativa di san Carlo Lwanga e compagni martiri a 50 anni dalla loro canonizzazione. Precedentemente l’omaggio di Bergoglio ai martiri della Chiesa anglicana. La testimonianza dei martiri – ha detto il Santo Padre - non va custodita in un museo, ma tramandata in ogni luogo. Silenzio, raccoglimento e preghiera, ma anche grande gioia tra i le decine di migliaia di fedeli presenti. Tra il 1885 e il 1887, in Uganda i cristiani subirono una violenta persecuzione. Le vittime furono un centinaio. Tra loro Carlo, domestico del re Muanga dell'antico regno indipendente del Buganda, bruciato vivo insieme a dodici compagni il 3 giugno 1886. Carlo Lwanga, capo dei paggi reali, era stato battezzato durante l'evangelizzazione attuata dai Padri Bianchi, fondati dal cardinale Lavigerie. Inizialmente la loro opera, avviata nel 1879, venne ben accolta dal re Mutesa così come dal successore Muanga, che però si fece influenzare dal cancelliere del regno e dal capotribù. Tanto che decise la soppressione fisica dei cristiani, sia anglicani che cattolici, alcuni dei quali uccise con le proprie mani. Il calendario ricorda ventidue martiri dell'Uganda, beatificati il 6 giugno 1920 da Benedetto XV e canonizzati da Paolo VI l'8 ottobre 1964. A loro è stato inoltre dedicato un grande santuario a Namugongo consacrato da Paolo VI nel 1969. «Oggi, ricordiamo con gratitudine il sacrificio dei martiri ugandesi, la cui testimonianza d’amore per Cristo e la sua Chiesa ha giustamente raggiunto ‘gli estremi confini della terra’. Ricordiamo anche i martiri anglicani, la cui morte per Cristo dà testimonianza all’ecumenismo del sangue», ha affermato papa Francesco il 28 novembre, nell’omelia pronunciata in italiano durante la Messa celebrata nel Santuario dei martiri ugandesi a Namugongo, nel secondo giorno del suo viaggio in Uganda (il quarto in Africa). «Tutti questi testimoni – ha osservato il Papa nel santuario immerso nel verde che fa memoria di san Charles Lwanga, Joseph Mkasa e dei loro compagni – hanno coltivato il dono dello Spirito Santo nella propria vita e hanno dato liberamente testimonianza della loro fede in Gesù Cristo, anche a costo della vita, e molti in così giovane età». Tutte le fotografie di questo servizio sono dell'agenzia Reuters.
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«Non i piaceri mondani o il potere terreno, ma la fedeltà a Dio, l’onestà e l’integrità di vita danno gioia e pace durature». Lo ha detto Francesco sabato 28 novembre, celebrando in Uganda a Kampala presso il santuario di Namugongo la Messa commemorativa di san Carlo Lwanga e compagni martiri a 50 anni dalla loro canonizzazione. Precedentemente l’omaggio di Bergoglio ai martiri della Chiesa anglicana. La testimonianza dei martiri – ha detto il Santo Padre - non va custodita in un museo, ma tramandata in ogni luogo. Silenzio, raccoglimento e preghiera, ma anche grande gioia tra i le decine di migliaia di fedeli presenti. Tra il 1885 e il 1887, in Uganda i cristiani subirono una violenta persecuzione. Le vittime furono un centinaio. Tra loro Carlo, domestico del re Muanga dell'antico regno indipendente del Buganda, bruciato vivo insieme a dodici compagni il 3 giugno 1886. Carlo Lwanga, capo dei paggi reali, era stato battezzato durante l'evangelizzazione attuata dai Padri Bianchi, fondati dal cardinale Lavigerie. Inizialmente la loro opera, avviata nel 1879, venne ben accolta dal re Mutesa così come dal successore Muanga, che però si fece influenzare dal cancelliere del regno e dal capotribù. Tanto che decise la soppressione fisica dei cristiani, sia anglicani che cattolici, alcuni dei quali uccise con le proprie mani. Il calendario ricorda ventidue martiri dell'Uganda, beatificati il 6 giugno 1920 da Benedetto XV e canonizzati da Paolo VI l'8 ottobre 1964. A loro è stato inoltre dedicato un grande santuario a Namugongo consacrato da Paolo VI nel 1969. «Oggi, ricordiamo con gratitudine il sacrificio dei martiri ugandesi, la cui testimonianza d’amore per Cristo e la sua Chiesa ha giustamente raggiunto ‘gli estremi confini della terra’. Ricordiamo anche i martiri anglicani, la cui morte per Cristo dà testimonianza all’ecumenismo del sangue», ha affermato papa Francesco il 28 novembre, nell’omelia pronunciata in italiano durante la Messa celebrata nel Santuario dei martiri ugandesi a Namugongo, nel secondo giorno del suo viaggio in Uganda (il quarto in Africa). «Tutti questi testimoni – ha osservato il Papa nel santuario immerso nel verde che fa memoria di san Charles Lwanga, Joseph Mkasa e dei loro compagni – hanno coltivato il dono dello Spirito Santo nella propria vita e hanno dato liberamente testimonianza della loro fede in Gesù Cristo, anche a costo della vita, e molti in così giovane età». Tutte le fotografie di questo servizio sono dell'agenzia Reuters.
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«Non i piaceri mondani o il potere terreno, ma la fedeltà a Dio, l’onestà e l’integrità di vita danno gioia e pace durature». Lo ha detto Francesco sabato 28 novembre, celebrando in Uganda a Kampala presso il santuario di Namugongo la Messa commemorativa di san Carlo Lwanga e compagni martiri a 50 anni dalla loro canonizzazione. Precedentemente l’omaggio di Bergoglio ai martiri della Chiesa anglicana. La testimonianza dei martiri – ha detto il Santo Padre - non va custodita in un museo, ma tramandata in ogni luogo. Silenzio, raccoglimento e preghiera, ma anche grande gioia tra i le decine di migliaia di fedeli presenti. Tra il 1885 e il 1887, in Uganda i cristiani subirono una violenta persecuzione. Le vittime furono un centinaio. Tra loro Carlo, domestico del re Muanga dell'antico regno indipendente del Buganda, bruciato vivo insieme a dodici compagni il 3 giugno 1886. Carlo Lwanga, capo dei paggi reali, era stato battezzato durante l'evangelizzazione attuata dai Padri Bianchi, fondati dal cardinale Lavigerie. Inizialmente la loro opera, avviata nel 1879, venne ben accolta dal re Mutesa così come dal successore Muanga, che però si fece influenzare dal cancelliere del regno e dal capotribù. Tanto che decise la soppressione fisica dei cristiani, sia anglicani che cattolici, alcuni dei quali uccise con le proprie mani. Il calendario ricorda ventidue martiri dell'Uganda, beatificati il 6 giugno 1920 da Benedetto XV e canonizzati da Paolo VI l'8 ottobre 1964. A loro è stato inoltre dedicato un grande santuario a Namugongo consacrato da Paolo VI nel 1969. «Oggi, ricordiamo con gratitudine il sacrificio dei martiri ugandesi, la cui testimonianza d’amore per Cristo e la sua Chiesa ha giustamente raggiunto ‘gli estremi confini della terra’. Ricordiamo anche i martiri anglicani, la cui morte per Cristo dà testimonianza all’ecumenismo del sangue», ha affermato papa Francesco il 28 novembre, nell’omelia pronunciata in italiano durante la Messa celebrata nel Santuario dei martiri ugandesi a Namugongo, nel secondo giorno del suo viaggio in Uganda (il quarto in Africa). «Tutti questi testimoni – ha osservato il Papa nel santuario immerso nel verde che fa memoria di san Charles Lwanga, Joseph Mkasa e dei loro compagni – hanno coltivato il dono dello Spirito Santo nella propria vita e hanno dato liberamente testimonianza della loro fede in Gesù Cristo, anche a costo della vita, e molti in così giovane età». Tutte le fotografie di questo servizio sono dell'agenzia Reuters.
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«Non i piaceri mondani o il potere terreno, ma la fedeltà a Dio, l’onestà e l’integrità di vita danno gioia e pace durature». Lo ha detto Francesco sabato 28 novembre, celebrando in Uganda a Kampala presso il santuario di Namugongo la Messa commemorativa di san Carlo Lwanga e compagni martiri a 50 anni dalla loro canonizzazione. Precedentemente l’omaggio di Bergoglio ai martiri della Chiesa anglicana. La testimonianza dei martiri – ha detto il Santo Padre - non va custodita in un museo, ma tramandata in ogni luogo. Silenzio, raccoglimento e preghiera, ma anche grande gioia tra i le decine di migliaia di fedeli presenti. Tra il 1885 e il 1887, in Uganda i cristiani subirono una violenta persecuzione. Le vittime furono un centinaio. Tra loro Carlo, domestico del re Muanga dell'antico regno indipendente del Buganda, bruciato vivo insieme a dodici compagni il 3 giugno 1886. Carlo Lwanga, capo dei paggi reali, era stato battezzato durante l'evangelizzazione attuata dai Padri Bianchi, fondati dal cardinale Lavigerie. Inizialmente la loro opera, avviata nel 1879, venne ben accolta dal re Mutesa così come dal successore Muanga, che però si fece influenzare dal cancelliere del regno e dal capotribù. Tanto che decise la soppressione fisica dei cristiani, sia anglicani che cattolici, alcuni dei quali uccise con le proprie mani. Il calendario ricorda ventidue martiri dell'Uganda, beatificati il 6 giugno 1920 da Benedetto XV e canonizzati da Paolo VI l'8 ottobre 1964. A loro è stato inoltre dedicato un grande santuario a Namugongo consacrato da Paolo VI nel 1969. «Oggi, ricordiamo con gratitudine il sacrificio dei martiri ugandesi, la cui testimonianza d’amore per Cristo e la sua Chiesa ha giustamente raggiunto ‘gli estremi confini della terra’. Ricordiamo anche i martiri anglicani, la cui morte per Cristo dà testimonianza all’ecumenismo del sangue», ha affermato papa Francesco il 28 novembre, nell’omelia pronunciata in italiano durante la Messa celebrata nel Santuario dei martiri ugandesi a Namugongo, nel secondo giorno del suo viaggio in Uganda (il quarto in Africa). «Tutti questi testimoni – ha osservato il Papa nel santuario immerso nel verde che fa memoria di san Charles Lwanga, Joseph Mkasa e dei loro compagni – hanno coltivato il dono dello Spirito Santo nella propria vita e hanno dato liberamente testimonianza della loro fede in Gesù Cristo, anche a costo della vita, e molti in così giovane età». Tutte le fotografie di questo servizio sono dell'agenzia Reuters.
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«Non i piaceri mondani o il potere terreno, ma la fedeltà a Dio, l’onestà e l’integrità di vita danno gioia e pace durature». Lo ha detto Francesco sabato 28 novembre, celebrando in Uganda a Kampala presso il santuario di Namugongo la Messa commemorativa di san Carlo Lwanga e compagni martiri a 50 anni dalla loro canonizzazione. Precedentemente l’omaggio di Bergoglio ai martiri della Chiesa anglicana. La testimonianza dei martiri – ha detto il Santo Padre - non va custodita in un museo, ma tramandata in ogni luogo. Silenzio, raccoglimento e preghiera, ma anche grande gioia tra i le decine di migliaia di fedeli presenti. Tra il 1885 e il 1887, in Uganda i cristiani subirono una violenta persecuzione. Le vittime furono un centinaio. Tra loro Carlo, domestico del re Muanga dell'antico regno indipendente del Buganda, bruciato vivo insieme a dodici compagni il 3 giugno 1886. Carlo Lwanga, capo dei paggi reali, era stato battezzato durante l'evangelizzazione attuata dai Padri Bianchi, fondati dal cardinale Lavigerie. Inizialmente la loro opera, avviata nel 1879, venne ben accolta dal re Mutesa così come dal successore Muanga, che però si fece influenzare dal cancelliere del regno e dal capotribù. Tanto che decise la soppressione fisica dei cristiani, sia anglicani che cattolici, alcuni dei quali uccise con le proprie mani. Il calendario ricorda ventidue martiri dell'Uganda, beatificati il 6 giugno 1920 da Benedetto XV e canonizzati da Paolo VI l'8 ottobre 1964. A loro è stato inoltre dedicato un grande santuario a Namugongo consacrato da Paolo VI nel 1969. «Oggi, ricordiamo con gratitudine il sacrificio dei martiri ugandesi, la cui testimonianza d’amore per Cristo e la sua Chiesa ha giustamente raggiunto ‘gli estremi confini della terra’. Ricordiamo anche i martiri anglicani, la cui morte per Cristo dà testimonianza all’ecumenismo del sangue», ha affermato papa Francesco il 28 novembre, nell’omelia pronunciata in italiano durante la Messa celebrata nel Santuario dei martiri ugandesi a Namugongo, nel secondo giorno del suo viaggio in Uganda (il quarto in Africa). «Tutti questi testimoni – ha osservato il Papa nel santuario immerso nel verde che fa memoria di san Charles Lwanga, Joseph Mkasa e dei loro compagni – hanno coltivato il dono dello Spirito Santo nella propria vita e hanno dato liberamente testimonianza della loro fede in Gesù Cristo, anche a costo della vita, e molti in così giovane età». Tutte le fotografie di questo servizio sono dell'agenzia Reuters.
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«Non i piaceri mondani o il potere terreno, ma la fedeltà a Dio, l’onestà e l’integrità di vita danno gioia e pace durature». Lo ha detto Francesco sabato 28 novembre, celebrando in Uganda a Kampala presso il santuario di Namugongo la Messa commemorativa di san Carlo Lwanga e compagni martiri a 50 anni dalla loro canonizzazione. Precedentemente l’omaggio di Bergoglio ai martiri della Chiesa anglicana. La testimonianza dei martiri – ha detto il Santo Padre - non va custodita in un museo, ma tramandata in ogni luogo. Silenzio, raccoglimento e preghiera, ma anche grande gioia tra i le decine di migliaia di fedeli presenti. Tra il 1885 e il 1887, in Uganda i cristiani subirono una violenta persecuzione. Le vittime furono un centinaio. Tra loro Carlo, domestico del re Muanga dell'antico regno indipendente del Buganda, bruciato vivo insieme a dodici compagni il 3 giugno 1886. Carlo Lwanga, capo dei paggi reali, era stato battezzato durante l'evangelizzazione attuata dai Padri Bianchi, fondati dal cardinale Lavigerie. Inizialmente la loro opera, avviata nel 1879, venne ben accolta dal re Mutesa così come dal successore Muanga, che però si fece influenzare dal cancelliere del regno e dal capotribù. Tanto che decise la soppressione fisica dei cristiani, sia anglicani che cattolici, alcuni dei quali uccise con le proprie mani. Il calendario ricorda ventidue martiri dell'Uganda, beatificati il 6 giugno 1920 da Benedetto XV e canonizzati da Paolo VI l'8 ottobre 1964. A loro è stato inoltre dedicato un grande santuario a Namugongo consacrato da Paolo VI nel 1969. «Oggi, ricordiamo con gratitudine il sacrificio dei martiri ugandesi, la cui testimonianza d’amore per Cristo e la sua Chiesa ha giustamente raggiunto ‘gli estremi confini della terra’. Ricordiamo anche i martiri anglicani, la cui morte per Cristo dà testimonianza all’ecumenismo del sangue», ha affermato papa Francesco il 28 novembre, nell’omelia pronunciata in italiano durante la Messa celebrata nel Santuario dei martiri ugandesi a Namugongo, nel secondo giorno del suo viaggio in Uganda (il quarto in Africa). «Tutti questi testimoni – ha osservato il Papa nel santuario immerso nel verde che fa memoria di san Charles Lwanga, Joseph Mkasa e dei loro compagni – hanno coltivato il dono dello Spirito Santo nella propria vita e hanno dato liberamente testimonianza della loro fede in Gesù Cristo, anche a costo della vita, e molti in così giovane età». Tutte le fotografie di questo servizio sono dell'agenzia Reuters.
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«Non i piaceri mondani o il potere terreno, ma la fedeltà a Dio, l’onestà e l’integrità di vita danno gioia e pace durature». Lo ha detto Francesco sabato 28 novembre, celebrando in Uganda a Kampala presso il santuario di Namugongo la Messa commemorativa di san Carlo Lwanga e compagni martiri a 50 anni dalla loro canonizzazione. Precedentemente l’omaggio di Bergoglio ai martiri della Chiesa anglicana. La testimonianza dei martiri – ha detto il Santo Padre - non va custodita in un museo, ma tramandata in ogni luogo. Silenzio, raccoglimento e preghiera, ma anche grande gioia tra i le decine di migliaia di fedeli presenti. Tra il 1885 e il 1887, in Uganda i cristiani subirono una violenta persecuzione. Le vittime furono un centinaio. Tra loro Carlo, domestico del re Muanga dell'antico regno indipendente del Buganda, bruciato vivo insieme a dodici compagni il 3 giugno 1886. Carlo Lwanga, capo dei paggi reali, era stato battezzato durante l'evangelizzazione attuata dai Padri Bianchi, fondati dal cardinale Lavigerie. Inizialmente la loro opera, avviata nel 1879, venne ben accolta dal re Mutesa così come dal successore Muanga, che però si fece influenzare dal cancelliere del regno e dal capotribù. Tanto che decise la soppressione fisica dei cristiani, sia anglicani che cattolici, alcuni dei quali uccise con le proprie mani. Il calendario ricorda ventidue martiri dell'Uganda, beatificati il 6 giugno 1920 da Benedetto XV e canonizzati da Paolo VI l'8 ottobre 1964. A loro è stato inoltre dedicato un grande santuario a Namugongo consacrato da Paolo VI nel 1969. «Oggi, ricordiamo con gratitudine il sacrificio dei martiri ugandesi, la cui testimonianza d’amore per Cristo e la sua Chiesa ha giustamente raggiunto ‘gli estremi confini della terra’. Ricordiamo anche i martiri anglicani, la cui morte per Cristo dà testimonianza all’ecumenismo del sangue», ha affermato papa Francesco il 28 novembre, nell’omelia pronunciata in italiano durante la Messa celebrata nel Santuario dei martiri ugandesi a Namugongo, nel secondo giorno del suo viaggio in Uganda (il quarto in Africa). «Tutti questi testimoni – ha osservato il Papa nel santuario immerso nel verde che fa memoria di san Charles Lwanga, Joseph Mkasa e dei loro compagni – hanno coltivato il dono dello Spirito Santo nella propria vita e hanno dato liberamente testimonianza della loro fede in Gesù Cristo, anche a costo della vita, e molti in così giovane età». Tutte le fotografie di questo servizio sono dell'agenzia Reuters.
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«Non i piaceri mondani o il potere terreno, ma la fedeltà a Dio, l’onestà e l’integrità di vita danno gioia e pace durature». Lo ha detto Francesco sabato 28 novembre, celebrando in Uganda a Kampala presso il santuario di Namugongo la Messa commemorativa di san Carlo Lwanga e compagni martiri a 50 anni dalla loro canonizzazione. Precedentemente l’omaggio di Bergoglio ai martiri della Chiesa anglicana. La testimonianza dei martiri – ha detto il Santo Padre - non va custodita in un museo, ma tramandata in ogni luogo. Silenzio, raccoglimento e preghiera, ma anche grande gioia tra i le decine di migliaia di fedeli presenti. Tra il 1885 e il 1887, in Uganda i cristiani subirono una violenta persecuzione. Le vittime furono un centinaio. Tra loro Carlo, domestico del re Muanga dell'antico regno indipendente del Buganda, bruciato vivo insieme a dodici compagni il 3 giugno 1886. Carlo Lwanga, capo dei paggi reali, era stato battezzato durante l'evangelizzazione attuata dai Padri Bianchi, fondati dal cardinale Lavigerie. Inizialmente la loro opera, avviata nel 1879, venne ben accolta dal re Mutesa così come dal successore Muanga, che però si fece influenzare dal cancelliere del regno e dal capotribù. Tanto che decise la soppressione fisica dei cristiani, sia anglicani che cattolici, alcuni dei quali uccise con le proprie mani. Il calendario ricorda ventidue martiri dell'Uganda, beatificati il 6 giugno 1920 da Benedetto XV e canonizzati da Paolo VI l'8 ottobre 1964. A loro è stato inoltre dedicato un grande santuario a Namugongo consacrato da Paolo VI nel 1969. «Oggi, ricordiamo con gratitudine il sacrificio dei martiri ugandesi, la cui testimonianza d’amore per Cristo e la sua Chiesa ha giustamente raggiunto ‘gli estremi confini della terra’. Ricordiamo anche i martiri anglicani, la cui morte per Cristo dà testimonianza all’ecumenismo del sangue», ha affermato papa Francesco il 28 novembre, nell’omelia pronunciata in italiano durante la Messa celebrata nel Santuario dei martiri ugandesi a Namugongo, nel secondo giorno del suo viaggio in Uganda (il quarto in Africa). «Tutti questi testimoni – ha osservato il Papa nel santuario immerso nel verde che fa memoria di san Charles Lwanga, Joseph Mkasa e dei loro compagni – hanno coltivato il dono dello Spirito Santo nella propria vita e hanno dato liberamente testimonianza della loro fede in Gesù Cristo, anche a costo della vita, e molti in così giovane età». Tutte le fotografie di questo servizio sono dell'agenzia Reuters.
Papa in Uganda, dalla memoria dei martiri alla gioia della fede
«Non i piaceri mondani o il potere terreno, ma la fedeltà a Dio, l’onestà e l’integrità di vita danno gioia e pace durature». Lo ha detto Francesco sabato 28 novembre, celebrando in Uganda a Kampala presso il santuario di Namugongo la Messa commemorativa di san Carlo Lwanga e compagni martiri a 50 anni dalla loro canonizzazione. Precedentemente l’omaggio di Bergoglio ai martiri della Chiesa anglicana. La testimonianza dei martiri – ha detto il Santo Padre -  non va custodita in  un museo, ma tramandata  in ogni luogo. Silenzio, raccoglimento e preghiera, ma anche grande gioia tra i le decine di migliaia di fedeli presenti.

Tra il 1885 e il 1887, in Uganda i cristiani subirono una violenta persecuzione. Le vittime furono un centinaio. Tra loro Carlo, domestico del re Muanga dell'antico regno indipendente del Buganda, bruciato vivo insieme a dodici compagni il 3 giugno 1886. Carlo Lwanga, capo dei paggi reali, era stato battezzato durante l'evangelizzazione attuata dai Padri Bianchi, fondati dal cardinale Lavigerie. Inizialmente la loro opera, avviata nel 1879, venne ben accolta dal re Mutesa così come dal successore Muanga, che però si fece influenzare dal cancelliere del regno e dal capotribù. Tanto che decise la soppressione fisica dei cristiani, sia anglicani che cattolici, alcuni dei quali uccise con le proprie mani. Il calendario ricorda ventidue martiri dell'Uganda, beatificati il 6 giugno 1920 da Benedetto XV e canonizzati da Paolo VI l'8 ottobre 1964. A loro è stato inoltre dedicato un grande santuario a Namugongo consacrato da Paolo VI nel 1969.

«Oggi, ricordiamo con gratitudine il sacrificio dei martiri ugandesi, la cui testimonianza d’amore per Cristo e la sua Chiesa ha giustamente raggiunto ‘gli estremi confini della terra’. Ricordiamo anche i martiri anglicani, la cui morte per Cristo dà testimonianza all’ecumenismo del sangue», ha affermato papa Francesco il 28 novembre, nell’omelia pronunciata in italiano durante la Messa celebrata nel Santuario dei martiri ugandesi a Namugongo, nel secondo giorno del suo viaggio in Uganda (il quarto in Africa). «Tutti questi testimoni – ha osservato il Papa nel santuario immerso nel verde che fa memoria di san Charles Lwanga, Joseph Mkasa e dei loro compagni – hanno coltivato il dono dello Spirito Santo nella propria vita e hanno dato liberamente testimonianza della loro fede in Gesù Cristo, anche a costo della vita, e molti in così giovane età».

 Tutte le fotografie di questo servizio sono dell'agenzia Reuters.

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