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Lampedusa, il museo di quel che resta dei migranti

27/08/2015Salvagenti, biberon, pagine scritte e appuntate, ma anche scarpe, pacchetti di sigarette, foto sgualcite e sbiadite dall'acqua, libri, schede telefoniche, e tanti altri piccoli oggetti presi dall’acqua, prima che il mare se li riportasse via. Sono le piccole cose dei migranti, soprattutto di quelli che non ce l’hanno fatta, tentando di attraversare il Mediterraneo, e magari è tutto ciò che di loro è stato recuperato. Un piccolo museo, a Lampedusa, realizzato dal collettivo Askavusa. Piccoli oggetti che sono anche la memoria di ciò che è accaduto e continua ad accadere nel Mare Nostrum.

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    Nelle foto: gli oggetti rinvenuti in mare o sull'isola, appartenuti ai migranti che hanno attraversato il Mediterraneo, senza lasciandoci la vita.
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    Giacomo Sferlazzo, coordinatore del Progetto "PortoM" che ha realizzato il museo.
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    L'ingresso del museo.
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    L'edificio che ospita il museo è stato rivestito con i legni dei barconi su cui i migranti hanno attraversato il Mediterraneo.
 
 
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