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Milano, l'oratorio è per tutti

27/01/2014Gli oratori della Diocesi di Milano accolgono tutti, sono sempre di più «luoghi di futuro», «palestre d’integrazione», incubatori in cui prende forma «quel meticciato di identità e culture» destinato a segnare la società di domani. E l’educazione alla fede, cardine delle vita dell’oratorio, non è un ostacolo per l’incontro tra i ragazzi di nazionalità differenti. È questa la sintesi con cui la ricerca di Caritas Ambrosiana – “Educare generando futuro. I minori di origine straniera in Oratorio: dall’integrazione alla condivisione” – descrive oggi l’istituzione ideata da San Filippo Neri quasi cinque secoli fa.

  • 1-generare_futuro
    Una realtà al passo con i tempi: quasi un terzo dei ragazzi che frequentano l’oratorio estivo (27%) e seguono le lezioni al doposcuola parrocchiale (26%) sono di origine straniera, così come il 15% dei giovani sportivi che scendono in campo nei gruppi oratoriani. In alcune zone, spesso in periferia, le percentuali arrivano addirittura al 40-50%.
  • 2-IMG_0144
    Don Samuele Marelli, direttore della Fondazione Oratori Milanesi (Fom), non ha dubbi su come interpretare questi dati: «La presenza di ragazzi stranieri in oratorio è una ricchezza per la nostra azione educativa. La stragrande maggioranza dei piccoli stranieri è cattolica: ma la diversità di fede, pur non costringendo nessuno, non ostacola il percorso di annuncio di Gesù che i nostri oratori compiono con l’accoglienza, il gioco, le attività formative e il catechismo».
  • 3-ottobre_009
    Dalla ricerca emerge che il 60% dei ragazzi di origine straniera in oratorio è cattolico, il 26,9% è musulmano, mentre il 10,2 % appartiene alle altre confessioni cristiane.
  • 8-image-4-oratori
    «Ai ragazzi figli di immigrati che già frequentano i nostri ambienti», dice Don Roberto Davanzo, direttore di Caritas Ambrosiana, «dobbiamo trovare il modo di dire che essi non sono accolti in quanto bisognosi di qualche attenzione, ma perché li vogliamo considerare dei nostri, portatori del nostro stesso futuro, e perché di loro abbiamo bisogno: del coraggio dei loro genitori che hanno lasciato la propria terra, del loro spirito di sacrificio e di adattamento».
  • 4-341917_oratorio
    Perché un bambino o ragazzo straniero varca le porte degli oratori? Soprattutto per amicizia, perché lo fanno i proprio compagni di scuola (33,3% degli intervistati), più che per la presenza di connazionali (20,3%).
  • 5-oratori
    Ovviamente, i fattori di incentivo o ostacolo alla partecipazione dei minori stranieri dipendono dalla capacità di creare relazioni di catechisti, animatori ed educatori. Nelle pagelle stilate dai ragazzi stranieri, sono promossi con un sette di voto medio. Accanto a tale riconoscimento, tuttavia, la ricerca sottolinea che «non corrisponde ancora una capacità di adattare le attività proposte, perché siano maggiormente rispondenti ai bisogni legati alla presenza crescente di diverse culture».
  • 6-grafici minori stranieri in oratorio
    Le parrocchie stanno vivendo quella sfida dell’intercultura che don Marelli riassume così: «Aiutare i giovani a crescere e, facendolo, fra crescere anche l’oratorio. Attraverso la relazione: che sappia gettare le proprie basi anche dentro le fatiche e i limiti posti dalla diversità della lingua, della cultura di provenienza e degli atteggiamenti, delle presenza più o meno discontinua, delle diffidenza nell’accogliere le iniziative» (Nel grafico: la presenza di minori stranieri negli oratori).
  • 7-grafico adulti stranieri parrocchie
    Nonostante le presenze siano inferiori rispetto a quelle dei giovani, va comunque riconosciuto che la parrocchia è già un luogo dove anche gli adulti stranieri vivono un’appartenenza ed esprimono impegno (Nel grafico: la presenza di adulti stranieri).
  • 9-image-3-oratori
    Oltre la metà (52%) delle comunità ecclesiali ha almeno un animatore adulto straniero, nel 24% è presente almeno un cittadino straniero nel consiglio parrocchiale e nel 19% un catechista immigrato.
  • 10-copertina
    Questi dati ci raccontano la nuova fotografia dell’Italia, che vale per le parrocchie, così come per le scuole e l’intero Paese: «Possiamo dire chiaramente – conclude don Giancarlo Quadri, responsabile della Pastorale per i Migranti della Diocesi – di avere iniziato un secondo momento nelle vicenda migratoria del nostro paese. Un secondo momento che esige risposte diverse da quelle date finora, anche dalla Chiesa».
 
 
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