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Sembra il Darfur. Anzi peggio

11/12/2012Centinaia di profughi ciadiani in fuga dalla Nigeria: l'azione umanitaria è stato coordinata dall'ong Bambini nel deserto insieme con Aide. Fotoracconto di un dramma silenzioso

  • Sembra il Darfur. Anzi peggio
    È iniziato tutto lo scorso febbraio, quando il gruppo islamico nigeriano autore di ripetute stragi di cristiani e attentati suicidi contro le forze di polizia, si è reso protagonista di una nuova ondata di violenza anche al confine con il Ciad © Alessia Uslenghi
  • Sembra il Darfur. Anzi peggio
    Ngouboua, Région du Lac, Ciad: è qui che Leila Dallavilla, responsabile della missione di Bambini nel deserto sulla malnutrizione, riceve una telefonata: fonti non ufficiali parlano di centinaia di profughi in arrivo dalla Nigeria. La maggior parte bambini. © Alessia Uslenghi
  • Sembra il Darfur. Anzi peggio
    In pochi giorni la situazione nell'intera area precipita e la frontiera viene chiusa. Chi ce l'ha fatta a varcare il confine è stremato. La siccità che ha colpito il Sahel non dà tregua e aggrava le condizioni dei profughi. © Alessia Uslenghi
  • Sembra il Darfur. Anzi peggio
    In pochi giorni ai referenti di Bambini nel deserto, in collaborazione l'ong locale Aide, viene affidato il coordinamento dell'intervento umanitario. Siamo a marzo e il minuscolo villaggio di Ngouboua diventa, di fatto, un campo profughi. © Alessia Uslenghi
  • Sembra il Darfur. Anzi peggio
    Mentre Unicef e Wfp si occupano di assicurare il sostentamento dei bambini e Oim, l'agenzia delle Nazioni Unite per le migrazioni, si fa carico della logistica, BnD e Aide gestiscono l'identificazione dei profughi e la progettazione di un piano di ricongiungimento familiare. © Alessia Uslenghi
  • Sembra il Darfur. Anzi peggio
    A fine aprile non si registano miglioramenti: "Sembra il Darfur. Anzi peggio" sono le parole con cui Leila Dallavilla allerta gli amici di BnD. Lei, il Darfur lo ha visto con i suoi occhi... © Alessia Uslenghi
  • Sembra il Darfur. Anzi peggio
    Con l'arrivo in Ciad del presidente di BnD di Luca Iotti si registra un'accelerata sul fronte politico-diplomatico: alcuni esponenti locali prendono atto dell'emergenza di fronte a 1.200 profughi di cui quasi la metà bambini. © Alessia Uslenghi
  • Sembra il Darfur. Anzi peggio
    Il grande interrogativo a cui nella fase acuta dell'arrivo dei profughi non c'era stato tempo di rispondere è: chi sono, cosa ci fanno qui e perché sono senza i loro genitori questi bambini? Il quadro prende forma: di mezzo ci sono i maestri coranici e la cultura africana. © Alessia Uslenghi
  • Sembra il Darfur. Anzi peggio
    I maestri coranici, marabout da queste parti, godono di una fiducia incrollabile da parte delle famiglia ciadiane che non hanno remore a lasciare che i loro figli si allontanino da casa per imparare le sure coraniche. © Alessia Uslenghi
  • Sembra il Darfur. Anzi peggio
    In un contesto così complesso non sono rari i casi di bambini affidati ai marabout che, di fatto, finiscono con l'essere costretti a chiedere elemosina: lo scoppio dei disordini in Nigeria ha dato a molti di loro l'occasione di sottrarsi a questa forma di oppressione. © Alessia Uslenghi
  • Sembra il Darfur. Anzi peggio
    La procedura di ricongiungimento prevede diversi step: si parte con una prima scheda di registrazione, seguita da una seconda identificazione compilata attraverso interviste ai bambini. Il tutto corredato da fotografie e catalogato sulla base del marabout di riferimento. © Alessia Uslenghi
  • Sembra il Darfur. Anzi peggio
    Il terzo passaggio di identificazione è delicatissimo: ricostruiti sulla carta i legami familiari dei piccoli profughi si procede con un'indagine condotta in prima persona dallo staff nei villaggi di origine. © Alessia Uslenghi
  • Sembra il Darfur. Anzi peggio
    La quarta e ultima scheda è quella del ricongiungimento che deve essere controfirmata dai familiari dopo che i bambini vengono ricongiunti. © Alessia Uslenghi
  • Sembra il Darfur. Anzi peggio
    L'ostruzionismo dei marabout è totale. D'altronde i bambini sono la loro principale risorsa di sostentamento: è ai maestri coranici che il Governatore della regione rivolge un appello accorato per tornare a fare del Ciad un esempio di convivenza pacifica tra etnie e religioni © Alessia Uslenghi
  • Sembra il Darfur. Anzi peggio
    Dopo un mese di lavoro intenso per l'identificazione, la doccia fredda in una mail di Leila Dallavilla: il governo ha deciso per motivi di sicurezza di smantellare il campo e non procedere con le ricerche familiari. © Alessia Uslenghi
  • Sembra il Darfur. Anzi peggio
    I bambini non ricongiunti sono stati così letteralmente abbandonati nei loro villaggi di origine senza verificare che ancora vivesse qualche familiare. Considerando che molti di loro non tornavano a casa dal 2005... © Alessia Uslenghi
  • Sembra il Darfur. Anzi peggio
    Ancora Dallavilla: «Non abbiamo nessun feedback sui bambini, non sappiamo se abbiano ritrovato le loro famiglie o se i marabout li stiano ancora sfruttando o abbiano venduto i doni che il governo ha fatto loro». © Alessia Uslenghi
  • Sembra il Darfur. Anzi peggio
    Allo stato attuale, i numeri dicono che 73 bambini sono stati riunificati nel rispetto della procedura; 308 sono stati riportati nei villaggi d'origine dal Governo e abbandonati al loro destino; 136 non registrati sono stati facilmente trasportati in villaggi sbagliati © Alessia Uslenghi
  • Sembra il Darfur. Anzi peggio
    Oggi molte di queste fotografie sono diventate una mostra, "Oltre...la speranza" che racconta almeno una parte dell'impegno di BnD in Ciad.
  • Sembra il Darfur. Anzi peggio
    La mostra è stata resa possibile anche grazie al contributo del Club Italia bicilindriche Citroen di Lodi: per visitarla, presso l'ex chiesa di San Cristoforo a Lodi c'è tempo fino al 23 dicembre.
 
 
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