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Il Papa durante il Regina Caeli di Pentecoste
È nei saluti finali che si concentra uno dei passaggi più intensi del Regina Caeli (la preghiera che nel tempo di Pasqua sostituisce l’Angelus, ndr) della domenica di Pentecoste: «Uniamo la nostra preghiera a quella dei Cattolici cinesi, come segno del nostro affetto per loro e della loro comunione con la Chiesa universale e con il Successore di Pietro», ha detto papa Leone XIV nella giornata di preghiera per la Chiesa in Cina che si celebra il 24 maggio in occasione della memoria liturgica della di Maria Ausiliatrice particolarmente venerata nel Santuario di Sheshan, a Shanghai, «l’intercessione della Regina del Cielo ottenga alla comunità credente in Cina la grazia dell’unità e doni a tutti la forza di testimoniare il Vangelo nelle fatiche quotidiane, per essere seme di speranza e di pace. In particolare, invoco la pace eterna per le vittime dell’incidente avvenuto nei giorni scorsi in una miniera nel nord della Cina».
Prima di congedarsi dai circa 30mila fedeli presenti in una piazza San Pietro calda e assolata, Leone XIV ha voluto affidare alla Vergine Maria le comunità cristiane più provate nel mondo come quelle «della Terra Santa, del Libano e di tutto il Medio Oriente, che soffrono a causa della guerra».
Nella catechesi prima della preghiera mariana, il Pontefice ha invitato a contemplare lo Spirito Santo come forza viva che accompagna la Chiesa e la vita dei credenti: «Il dono dello Spirito Santo, effuso in abbondanza sulla Chiesa nascente e nuovamente donato ai suoi membri, come luce e forza che li accompagna in ogni situazione della vita». Da qui l’esortazione a invocarlo «perché apra tutte le porte che rimangono chiuse. Abbiamo bisogno di riscoprire Dio come Padre che ci ama, di edificare una Chiesa dove tutti si sentano a casa e di far crescere un mondo fraterno, in cui regni la pace fra tutti i popoli».


Leone XIV si è soffermato sull’azione dello Spirito Santo a partire dagli Atti degli Apostoli, ricordando l’immagine del «vento impetuoso» che ha aperto varchi nuovi nella vita della Chiesa nascente e spinto i discepoli all’annuncio del Vangelo.
La prima “porta” indicata da Leone XIV è quella dell’incontro con Dio «che dona la vera fede, ci fa comprendere il senso delle Scritture, si fa conoscere come vicino e ci permette di partecipare alla sua stessa vita». Non una fede ridotta a osservanza, ma esperienza viva e personale: «Lo Spirito Santo ci aiuta a fare un’esperienza personale di Dio, a incontrarlo in Gesù e non solo nell’osservanza di una legge, a riconoscerlo in noi e a scoprire i segni della sua presenza nella vita quotidiana».
La seconda porta è quella della Chiesa, descritta come cenacolo e spazio di comunione dove lo Spirito agisce per liberare da paure e chiusure, aprendo alla missione e al dialogo con il mondo contemporaneo. Il Pontefice ha richiama anche l’idea di una comunità ecclesiale capace di accoglienza reale: lo Spirito «apre le porte della Chiesa perché sia accogliente e ospitale verso tutti, anche verso chi ha chiuso le porte a Dio, agli altri, alla speranza, alla gioia di vivere».








