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Mt 13,54-58 - Sant’Ignazio di Loyola, Presbitero – Memoria
«Da dove mai viene a costui questa sapienza e questi prodigi? Non è egli il figlio del carpentiere?». Le parole dei compaesani di Gesù raccontano uno dei più grandi ostacoli che incontriamo nelle nostre relazioni: il pregiudizio. Pensiamo di conoscere una persona semplicemente perché conosciamo la sua storia, la sua famiglia, il suo passato. E così ciò che sappiamo di lei diventa una gabbia che ci impedisce di vedere ciò che potrebbe essere diventata.
Qualcosa di simile potremmo pensarlo anche guardando la storia di sant'Ignazio di Loyola, di cui oggi celebriamo la memoria. Non era forse un soldato? Non era un uomo affascinato dalla gloria mondana e lontano dalla vita che avrebbe poi scelto? Come è possibile che proprio quell'uomo sia diventato uno dei grandi maestri di discernimento e di vita spirituale della storia della Chiesa? La risposta è che la grazia di Dio può fare di una persona qualcosa di completamente nuovo. Ma noi molto spesso continuiamo a guardare gli altri attraverso ciò che sono stati. Li identifichiamo con un errore, con un limite, con una fragilità. Il pregiudizio consiste esattamente in questo: pensare che ciò che già sappiamo di qualcuno sia tutto ciò che c'è da sapere. Persino i compaesani di Gesù rimangono prigionieri di questa logica. Pensano di conoscerlo nella sua verità. E proprio questa presunzione impedisce loro di riconoscere il mistero che hanno davanti.
Forse anche noi siamo circondati da persone straordinarie che non riusciamo più a vedere veramente. Potremmo persino essere circondati da santi e continuare a riconoscere soltanto i loro difetti, semplicemente perché li abbiamo imprigionati dentro le nostre etichette. Sant'Ignazio ci insegna allora una delle arti più difficili della vita cristiana: il discernimento. Discernere significa imparare a distinguere in maniera chiara le cose, soprattutto ciò che è Dio e ciò che non viene da Lui.






