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giovedì 27 gennaio 2022
 

Santa Maria maggiore, Madre di misericordia


La basilica di Santa Maria maggiore è la più amata da papa Francesco. Da quando è vescovo di Roma, Jorge Mario Bergoglio l’ha visitata oltre venti volte. La prima fu il giorno dopo la sua elezione a Pontefice, il 14 marzo 2013. In pratica, fu la sua prima uscita dal Vaticano. L’ultima volta è stata nel pomeriggio dell’8 dicembre scorso, dopo l’apertura della Porta santa in San Pietro e la tradizionale visita alla statua dell’Immacolata nel centro di Roma. Di solito papa Francesco va a Santa Maria maggiore prima e dopo i suoi viaggi all’estero.

Maria veglia su Roma

Ogni volta che la visita, Francesco depone un mazzo di fiori e si raccoglie in preghiera davanti all’icona della Salus populi romani (Salvezza del popolo romano), all’interno della cappella Borghese (detta anche Paolina) nella basilica. Nell’icona della Vergine con il Bambino in braccio il Papa vede la fede del popolo di Dio che per secoli si è stretto attorno alla Madonna nei momenti del bisogno (ad esempio, durante le pestilenze), per impetrare un segno di grazia del cielo, perché «ciò che è impossibile agli uomini non è impossibile a Dio».

Quell’immagine sacra è sempre stata cara ai Gesuiti (sant’Ignazio celebrò la sua prima Messa proprio a Santa Maria maggiore) e ai Pontefici. Pio XII le rese omaggio quando proclamò il dogma dell’Assunta nel 1950. L’icona era presente a Tor Vergata, nell’agosto del 2000, in occasione della Giornata mondiale della gioventù e in quella occasione Giovanni Paolo II volle affidarla ai giovani insieme alla croce «perché rimanga anche visibilmente sempre evidente che Maria è una potentissima Madre che conduce a Cristo». Fu proprio Giovanni Paolo II, fin dall’inizio del suo pontificato, a volere che una lampada ardesse giorno e notte sotto l’icona della Salus, come testimonianza della sua grande devozione nei confronti della Madonna.

Il prodigio della neve

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La fondazione della basilica di Santa Maria maggiore è legata a una leggenda miracolosa di cui si ha memoria scritta a partire dal Duecento. La Madonna sarebbe apparsa in sogno a papa Liberio e al patrizio Giovanni, invitandoli a costruire una chiesa nel luogo dove sarebbe caduta la neve. La neve a Roma è evento raro anche in inverno, figurarsi in agosto. Eppure la tradizione riporta che nella notte del 5 agosto dell’anno 352 la neve cadde sull’Esquilino, delimitando così l’area sulla quale sarebbe stata costruita la basilica (detta anche liberiana, proprio in ricordo di papa Liberio). L’evento viene festeggiato ogni anno il 5 agosto con una pioggia di petali bianchi che viene fatta cadere da un foro nel soffitto della chiesa, durante una solenne celebrazione.

Fra le principali basiliche di Roma, Santa Maria maggiore è la sola a conservare le strutture originali del tempo, anche se non mancano, come sempre accade, aggiunte successive. Il valore artistico e spirituale dell’edificio si coglie fin dalla bellissima facciata scenografica progettata nel 1741 dall’architetto Ferdinando Fuga, con cinque aperture nel portico e tre nella loggia. La facciata settecentesca fa da cornice a quella antica, impreziosita dai mosaici del XIII secolo realizzati da Filippo Rusuti e raffiguranti Cristo in trono benedicente. Sulla facciata sono presenti tre ingressi e quello di sinistra è la Porta santa, che verrà aperta il prossimo 1° gennaio, solennità di Maria santissima Madre di Dio e Giornata mondiale per la pace.

Arte che parla allo spirito

L’interno della basilica è imponente (70 metri di lunghezza), diviso in tre navate da due file di colonne ioniche. Il pavimento è ancora in parte quello originale cosmatesco, offerto dai nobili romani Giovanni e Scoto Paparoni durante il pontificato di Eugenio III (1145-1153). Prezioso anche il soffitto dorato a cassettoni, attribuito a Giuliano da Sangallo. Danno splendore e unicità alla basilica i mosaici del V secolo (in parte restaurati alla fine del Cinquecento), voluti da Sisto III, che si snodano lungo la navata centrale e sull’arco centrale. I mosaici della navata centrale riassumono quattro cicli di storia sacra legati ad Abramo, Giacobbe, Mosè e Giosuè. Nei mosaici dell’arco trionfale, invece, il tema dominante è il mistero dell’incarnazione di Cristo con episodi connessi alla natività e all’infanzia di Gesù.

La basilica è impreziosita da due cappelle: la Borghese (o Paolina) e la Sistina. La prima venne costruita fra il 1606 e il 1612 su ordine di Paolo V per custodire l’immagine di Maria Salus populi romani. L’icona della Vergine è esposta sull’altare. La tradizione attribuisce il dipinto a san Luca, ma si ritiene che l’opera sia stata realizzata da un pittore bizantino. La cappella è arricchita da sculture, dipinti (Guido Reni e il Cavalier d’Arpino), tombe di Pontefici ed esponenti della famiglia Borghese.

La cappella Sistina fu realizzata invece da Domenico Fontana fra il 1584 e il 1590 per Sisto V. Sotto l’altare è collocata la cappella del Presepe, con le statue scolpite da Arnolfo di Cambio nel 1289. Il presepe fu portato qui in blocco dalla cripta originaria, che era posta nell’abside della basilica. Si ritiene sia il presepe più antico del mondo.

 

Come organizzare la visita a Santa Maria maggiore

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La basilica di Santa Maria maggiore si trova a breve distanza dalla stazione Termini. Le fermate della metropolitana più vicine sono Termini (linea A) e Cavour (linea B).  Vicinissima 
la fermata del bus 71.

ORARI E CELEBRAZIONI
La basilica è aperta tutti i giorni dalle 7 alle 18.45. Nei giorni feriali le Messe sono alle 7, 8, 9 (nella cappella Sforza); 10, 11, 12, 18. Nei festivi la Messa delle 9 è celebrata nella cappella Paolina, quella delle 10 è in latino e quella delle 18 viene celebrata all’altare papale. Domeniche e festività: alle 9 Liturgia delle Ore; 16.40  Rosario;  17.45 Liturgia dei Vespri.

MUSEO E OPERE D’ARTE
Il museo storico, inaugurato nel 2001, conserva gli oggetti più preziosi della basilica: tessuti liturgici, spartiti musicali (compresi un manoscritto di Domenico Scarlatti e un autografo di Pierluigi da Palestrina), quadri del Sodoma e del Beccafumi. È aperto tutti i giorni dalle 9 alle 18.30. 

Nei sotterranei si visita un’area archeologica (su prenotazione, per gruppi 06/69.88.6802 e sabato alle 10 e domenica alle 16).

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