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venerdì 04 aprile 2025
 
Un miracolo italiano
 

La vera storia del "Treno dei bambini"

05/12/2024  La vicenda raccontata nel romanzo di Viola Ardone e diventata poi un film su Netflix, diretto da Cristina Comencini, fu uno dei più begli esempi di solidarietà nel dopoguerra: oltre 70.000 minori indigenti del Sud vennero accolti temporaneamente in famiglie meno povere  del Nord. Dal primo romanzo per ragazzi del 1954 al lavoro dello storico Giovanni Rinaldi, ecco come andò

Una scena del film di Cristina Comencini  "Il treno dei bambini" disponibile su Netflix
Una scena del film di Cristina Comencini "Il treno dei bambini" disponibile su Netflix

Il successo del libro di Viola Ardone, Il treno dei bambini (Einaudi), pubblicato nel 2019 e venduto in 25 paesi, di cui in questi giorni è uscito su Netflix il film omonimo diretto da Cristina Comencini, con Barbara Ronchi e Serena Rossi, ha portato alla luce un fenomeno di solidarietà tra le famiglie italiane che coinvolse nel dopoguerra oltre 70.000 minori e che venne ribattezzato “I treni della felicità”.  
Nell’immediato dopoguerra numerose famiglie si trovavano in gravi difficoltà economiche senza avere di che garantire la sussistenza dei figli, spesso numerosi. Su idea di un gruppo di donne dell'Unione donne in Italia (UDI) tra cui la partigiana Tersa Noce che poi fu eletta tra le 21 donne della Assemblea Costituente, il Pci si fece promotore di un’iniziativa che prevedeva l’accoglienza di alcun i bambini da parte di famiglie in condizione più agiate, ma non necessaraiamente ricche, anzi fra loro c'erano contadini con diversi figli a carico, ex partigiani, lavoratori. Inizialmente  furono i bambini delle regioni nel Nord a spostarsi altrove, per esempio dalla Lombardia all’Emilia Romagna e alla Liguria. Il primo treno carico di 1.700 bambini partì alla volta di Reggio Emilia  il 16 dicembre 1945. Nei mesi successivi il progetto coinvolse anche Roma, la Campania (soprattutto Cassino e Napoli) e altre regioni del Sud.  l periodo di soggiorno era di quattro mesi ma, come raccontano i protagonisti oggi ultra ottantenni, molti rimasero anche un paio d’anni. Nelle loro testimonianze ricordano quei mesi come il periodo più bello della loro infanzia, e alcuni di decisero di rimanere con la nuova famiglia. In alcuni casi Il Partito comunista, nell’organizzare questa rete di solidarietà, collaborò anche con diversi parroci. 

Questo piccolo miracolo italiano fu raccontato una prima volta già nel 1954 in un romanzo per ragazzi, Il treno speciale (edito da Vallecchi). L'autrice era Fernanda Macciocchi, allora ventitreenne, redattrice de Il Pioniere, il giornale per ragazzi diretto da Dina Rinaldi e Gianni Rodari, e sorella di Maria Antonietta Macciocchi (1922-2007) che, nel quadro della sua attività politica nell’UDI e nel PCI, aveva contribuito direttamente, proprio a Napoli, all’organizzazione di quei treni.

Tra gli storici che maggiormente hanno studiato questo episodio storico c’è Giovanni Rinaldi, che nel 2009 pubblicò il libro  I treni della felicità,  Storie di bambini in viaggio tra due Italie, Ediesse,  e nel 2021 C’ero anch’io su quel treno, La vera storia dei bambini che unirono l'Italia (Solferino). Entrambi sono basati sulle testimonianze di chi sui treni c’era davvero stato. Probabilmente il primo libro è stata una delle fonti di documentazione di Viola Ardone, perché molti episodi e particolari del romanzo sono simili a una delle storie raccolte nel libro di Rinaldi, come quella di Americo Marino, figlio di un bracciante di San Severo, accolto dalla sindacalista di Ancona Derna Scandali.

 Dalle ricerche che Rinaldi condusse insieme al regista Alessandro Piva nacque anche il documentario Pasta nera, presentato alla  Mostra del cinema di Venezia del 2011.  Le storie raccolte nei libri di Rinaldi sono anche alla base dello spettacolo teatrale prodotto dalla Fondazione Teatro della Tosse di Genova, dal titolo I treni della felicità, testo di Laura Sicignano (anche regista)  e Alessandra Vannucci.

 

E ancora, la vicenda dei treni dal sud che portavano i bambini nelle famiglie emiliane è racconta nell’albo di Davide Calì, Tre in tutto (Orecchio acerbo, 2018), con le illustrazioni di Isabella Labate. 

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