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Diversamente liberi

08/10/2013Avevano dei sogni, li hanno visti frantumarsi ma hanno trovato la forza di rialzarsi. Con più entusiasmo, con più voglia, nonostante tutto. Le foto di Paolo Genovesi donate a You Able, la onlus che lotta per difendere il diritto alla normalità, il diritto a sognare, delle persone disabili, raccontano undici storie di sport ed emozioni

  • Bensi 28831
    Martedì 15, ore 18.30, presso Bottegas - filiera minima a Milano, You Able onlus inaugura la mostra dedicata ad atleti disabili attraverso gli scatti di Paolo Genovesi. Le immagini fanno parte del libro "Liberi di sognare": storie di sport, sentimenti, cadute e rinascite. Storie normali. Come quella di Nicolò Bensi, uno che prima dell'incidente che nel 2004 lo ha privato dell'uso delle gambe stava a galla a malapena: oggi è tra i migliori al mondo nella rana © Paolo Genovesi per You Able
  • Bensi 28908
    Nicolò oggi, primo disabile laureato in Fisioterapia in Italia, ama il nuoto anche grazie al tecnico Daniele Naldi: «Ho imparato ad allenarmi duramente: otto allenamenti a settimana d'inverno, fino a tredici d'estate. Non mi pesa, perché ho un obiettivo davanti. E i miglioramenti sono continui. Per uno che odiava il nuoto, non mi sembra poco...» © Paolo Genovesi per You Able
  • Bonacini 053896
    Quella di Daniele Bonacini è una lunga storia d'amore per lo sport che lo ha portato a diventare un campione dopo l'amputazione di una gamba nel 1993: «E' stata una brutta botta, improvvisa, ma non mi sono fermato. Ad aprile del '94 mettevo la prima protesi, a fine '95 il primo piede in fibra di carbonio. Nel '97 ho iniziato a fare footing al parco, e alla fine di quell'anno provavo una protesi da corsa preparata dal Centro Inail di Vigorso». © Paolo Genovesi per You Able
  • Brunelli 045174
    Michela Brunelli è una che ha cominciato a vincere tra i normodotati, con la sua carrozzina, prima che Pistorius accendesse la luce sugli sportivi disabili: «“Il mio è quasi un'utopia. Sogno gli atleti di Olimpiadi e Paralimpiadi uniti, sulla stessa ribalta. E negli stessi giorni, ognuno ovviamente impegnato nelle sue prove. Sarebbe bello entrare in pista tutti insieme, almeno per la cerimonia d'apertura» © Paolo Genovesi per You Able
  • Carrara 021478
    «Ero a un bivio e mi sono salvato. Avrei potuto anche non essere qui oggi, a raccontare la mia vita di sportivo. Per questo sento di aver vissuto una rinascita che va oltre la disabilità. Ogni tanto penso: d'accordo, ho perso una gamba, ma sono vivo e guardo avanti. Una ricchezza infinita». Luca Carrara aveva 14 anni quando gli diagnosticarono un tumore osseo: oggi sci in gara e con gli amici per anche vincere le sue paure. © Paolo Genovesi per You Able
  • Mazzei 07455
    Così Fabian Mazzei: «Il tennis è il mio grande amore, e come tale a volte l'ho anche odiata. In questi anni ho pensato spesso di smettere, perché è vero che ho vinto una quarantina di titoli italiani, che ho fatto tre Paralimpiadi, ma a volte provo un senso di frustrazione. Perché mi sento tecnicamente e mentalmente più forte di avversari contro cui non avrò mai chances, perché loro a fine partita si alzano in piedi e io no. Da noi c'è una sola categoria» © Paolo Genovesi per You Able
  • Mazzei 07952
    «Io sono questo. Nella vita ho provato di tutto, grandi gioie e grandi dolori. E non mi riferisco soltanto all'incidente. Anche prima e dopo mi è capitato di attraversare tempeste. Ho imparato a cadere, per amore o per forza. E dalle cadute mi sono sempre rialzato più forte». Fabian Mazzei è il lottatore per antonomasia. © Paolo Genovesi per You Able
  • Morelli 053962
    Motocross, nuoto, canottaggio e ancora motocross. Lì dove tutto sembrava finito per Efrem Morelli e ricominciato: «Certo, quando sei in un letto d'ospedale la passione viene messa a dura prova. Ma a me è tornata in fretta. Ho ripreso subito a seguire le gare, a tenermi informato. Alla fine, mi dico sempre che ho avuto un problema mentre facevo qualcosa che mi piaceva. C'è gente che non ha nemmeno questa possibilità» © Paolo Genovesi per You Able
  • Pagnini 013941
    «Avevo diciotto anni quando ho avuto l'incidente. Nel 1993. Ero un ragazzo, vivevo alla giornata e non sapevo dove mi avrebbe portato la vita. Di colpo mi sono trovato in una camera d'ospedale, sapendo che non avrei più camminato. Che succede in un momento così? Che impari a dare un significato anche al destino. Capisci che non hai avuto una “sfiga”, ma un'opportunità». Per Emanuele "Meme" Pagnini, che sia sulla neve o sull'acqua, l'importante è che sia sci © Paolo Genovesi per You Able
  • Paleri 029641
    «Volare è una cosa che mi piace, ma certe sensazioni sono difficili da spiegare. C'è quella fisica, che durante il volo acrobatico all'inizio è anche fastidiosa, poi diventa piacevolissima. C'è la bellezza della terra vista dall'alto. Ma c'è anche molto rigore: devi pianificare sempre, sapere dove sarai tra due minuti. Come negli scacchi, bisogna essere sempre qualche mossa avanti». Lui, Alessandro Paleri, si divide tra cielo e sci. © Paolo Genovesi per You Able
  • Porcellato 044686
    Da Seul '88 a Vancouver 2010 Francesca Porcellato ha vissuto 22 anni ai vertici: «È volato, tutto questo tempo. Probabilmente perché a spingermi è sempre stata la passione, e quando ragioni così senti meno anche la fatica. La corsa l'avevo in testa fin da ragazzina, non potendola praticare perché l'incidente che mi ha cambiato la vita l'ho avuto ad appena 18 mesi. Ma non ho mai avuto dubbi sulla normalità della mia vita, e ho fatto di tutto per farla capire agli altri» © Paolo Genovesi per You
  • Toscano 054402
    «Facevo nuoto, da ragazzina, me la cavavo anche benino. E andavo in bici. Sempre discipline individuali, ero molto solitaria. A cinquant'anni ho iniziato a vivere, e lo devo al canottaggio. Ha migliorato la qualità della mia esistenza, togliendomi anche da una situazione di isolamento psicofisico. E' stato uno spartiacque, proprio così». Lei è Stefania Toscano. © Paolo Genovesi per You Able
  • Veratti 04003
    Quella di Silvia Veratti per i cavalli, invece, è una passione che viene da lontano: «A tre anni già ne chiedevo uno ai miei. Loro mi portavano la capra, il cane, il somarino. Niente, io volevo solo quello. Ero testarda e sono rimasta così...». Prima e dopo l'incidente, un amore sincero. © Paolo Genovesi per You Able
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