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giovedì 25 aprile 2019
 

“Terrorismo religioso”? Una bestemmia

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«Le parole possono essere pietre: siamo chiamati a vigilare sul nostro e sull’altrui modo di esprimersi, in modo da non associare l’aggettivo “religioso” al “terrorismo” e da non chiamare “martire” il “kamikaze”» La riflessione di Pino Lorizio, teologo

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«Amare oltre il dovuto perché il male non soffochi il mondo»


Francesco all'udienza generale: «Nella vita non tutto si risolve con la giustizia. Il male conosce le sue vendette, e se non lo si interrompe rischia di dilagare soffocando il mondo intero»

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Papa Francesco: «Satana è educato, bussa alla porta, ma non ci si può dialogare» Papa Francesco: «Di Barbiana mi ha colpito questo: c'era l‘"I care", il contrario dell'"Io me ne frego"» Papa Francesco: «Santificare il nome di Dio è sentirmi bambino nelle sue mani» L'intervista su Tv2000: il Papa parla della preghiera del Padre Nostro

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"Il perdono spezza la catena del male" «L’atteggiamento più pericoloso della vita cristiana è l’orgoglio» «Non ci spaventi la differenza di religioni ma l’assenza di fraternità» Il Papa e l’omaggio alla missionaria che ha fatto nascere tremila bimbi «Se anche i nostri genitori non ci hanno amato, Dio ci ama sempre» Il Papa: "Non si è cristiani se si prega con l'io" «Dio è padre e madre di tutti, anche dei delinquenti» «Dopo il Padre nostro ci sono altri passaggi del Messale Romano da rivedere?» Padre Nostro, la Cei approva la nuova traduzione «Io, classicista, il Padre nostro lo tradurrei così...» «Non pregate da atei» «Solo Gesù poteva avere l’audacia di rivolgersi a Dio chiamandolo padre» «Padre nostro... se ci rimettessi i nostri debiti, poveri noi!!» Francesco: «Il Padre nostro è la preghiera dei figli, non degli schiavi» «Non si può pregare davvero se c'è orgoglio e cuore freddo» «Padre nostro e Gloria: che ambaradan per due frasi!» Non ci indurre o non ci abbandonare? Perché cambia il testo del Pater Padre nostro: quale versione recitare? Don Marco Pozza: «Il segreto del Papa? L’intimità con Dio» Il Papa su Tv2000: il coraggio di dire "Sia santificato il tuo nome" Nuova traduzione del Padre nostro a Messa... e pregare diventa una Babele Padre nostro che vai in Tv: parte il programma di don Pozza Francesco: "Dio è papà nostro" «Pregare ci fa riconciliare con la nostra nemica acerrima, la morte» "Il Regno di Dio non si instaura con la violenza"
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    At 3,11-26; Sal 8; Lc 24,35-48
       

    L’autore del più antico testo evangelico è chiamato nel Nuovo Testamento ora col nome ebraico di Giovanni, ora col nome latino di Marco, ora come Giovanni Marco. Essendo cugino di Barnaba, uno dei più stretti collaboratori di Paolo, dopo aver seguito l’Apostolo nella sua prima missione evangelizzatrice, torna improvvisamente a Gerusalemme facendolo indispettire, tanto che egli si rifiuta di prenderlo con sé nel secondo viaggio; allora lui parte per Cipro con Barnaba. Più tardi avviene la riconciliazione e Paolo inviterà i cristiani di Colossi ad accogliere Marco come suo rappresentante. Poi ecco il determinante contatto a Roma con Pietro di cui egli diventa l’interprete e il portavoce autorizzato, scrivendo accuratamente, tra l’anno 55 e il 62, le cose dette e fatte da Gesù: nasce così il secondo Vangelo, che ha una sua creatività narrativa ed un suo stile originale caratterizzato da una immediatezza di sapore giornalistico, offrendo una sua interpretazione della figura di Cristo che non aveva conosciuto di persona, ma basandosi sulla testimonianza oculare di Pietro. Questo testo sarà usato come fonte da Matteo. Della vicenda del santo abbiamo vari dati, a partire dalla sua famiglia. Marco era figlio di una cristiana di nome Maria, residente a Gerusalemme e, dopo l’esperienza con Paolo e con Pietro, secondo la Storia ecclesiastica di Eusebio di Cesarea (III-IV secolo) evangelizzò l’Egitto fondando la Chiesa di Alessandria, della quale fu il primo vescovo e dove morì martire. Non sappiamo però come e quando Le sue reliquie sarebbero state traslate a Venezia nel IX secolo ad opera di mercanti veneti, e da allora Marco è rimasto inscindibilmente legato alla città lagunare, come dimostrano la splendida basilica a lui dedicata e il ciclo di mosaici biblici con una sezione riservata alle storie del santo. Il suo simbolo, tra quelli assegnati per tradizione agli evangelisti, è il leone, divenuto popolare anche nella storia dell’arte.

       

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