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martedì 25 settembre 2018
 

«Accogliamo senza discriminare, da soli non saremo più ricchi»

VIAGGIO NEI BALTICI

Sebbene sembrano tornare «mentalità che ci invitano a diffidare degli altri, che con statistiche ci vogliono dimostrare che staremmo meglio, avremmo più prosperità, ci sarebbe più sicurezza se fossimo soli", dice papa Francesco nel santuario di Aglona, in Lettonia, "Maria e i discepoli di queste terre ci invitano ad accogliere, a scommettere di nuovo sul fratello, sulla fraternità universale".

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    Nessuno, probabilmente, ha esercitato un’influenza spirituale sulla vita della Russia quanto san Sergio di Radonez; egli è certamente all’origine di quel grande rinnovamento della vita spirituale russa che diede vita al cosiddetto “secolo d’oro” contribuendo non poco a portare quel grande Paese dentro la storia e la tradizione dell’Europa. Bartolomeo Kirilovitch nacque presso Rostov verso il 1314; all’età di 14 anni si trasferì con la famiglia a Radonez per sfuggire alla persecuzione delle milizie moscovite. Nel 1328, morti entrambi i genitori, col fratello maggiore Stefano rimasto vedovo, si diede a vita eremitica; tre anni dopo, non potendo il fratello sopportare i rigori dell’inverno russo, prese i voti nel vicino monastero di Khotkovo assumendo il nome di Sergio, quindi tornò al suo eremo dedicandosi alla preghiera, alla lettura delle Scritture e al lavoro manuale. La fama della sua vita esemplare attirò altri monaci in quello che fu chiamato il monastero della Trinità a Zagorsk. Successivamente il vescovo ordinò sacerdote Sergio nominandolo abate. Il numero dei monaci continuava ad aumentare e il Patriarca di Costantinopoli, Filoteo, gli consigliò di aprire il monastero alla vita cenobitica. Da allora il ruolo de santo nella vita spirituale e nella sfera politica russa crebbe sempre più: nel 1365 egli intervenne per scongiurare una guerra civile tra i principati di Mosca e di Rostov, mentre il principe Dimitri si rivolse a lui per avere la benedizione prima della battaglia campale contro i Tatari a Kulikovo, presso Mosca. Altre missioni lo impegnarono finché fece ritorno al monastero della Trinità, dove la molte lo colse il 25 settembre 1395. Il monastero divenne con gli anni meta di numerosi pellegrinaggi. Nel 1744 fu scelto come sede del Patriarcato russo, e vi fu trasferita la scuola teologica. Chiuso al culto nel 1918 a causa della Rivoluzione d’Ottobre, e trasformato in museo, il complesso monastico fu riaperto nel 1946.

     
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