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domenica 16 dicembre 2018
 

Non ce l'ha fatta Antonio Megalizzi, l'italiano ferito a Strasburgo

terrorismo

Colpito da un proiettile al capo durante l'attentato è morto dopo tre giorni di coma irreversibile. Era nella città francese per seguire l'assemblea plenaria dell'Europarlamento per l'emittente radiofonica per cui lavorava.

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    I nostri figli

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    Padre Sapienza alla San Paolo

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    Sof 3,14-17; Cant. Is 12,2-6; Fil 4,4-7; Lc 3,10-18
        

    Nato a Racconigi, in provincia di Cuneo, il 10 marzo 1833, avendo avvertito presto la vocazione, nel 1849 entrò nel seminario di Bra e fu ordinato sacerdote nel 1856. Nel convitto ecclesiastico di Torino fu per due anni alla scuola del Cafasso, approfondendo lo studio della morale e imparando ad assistere i carcerati. Mandato come viceparroco a Cambiano, ne fu allontanato per iniziativa del segretario comunale perché «fulminava il vizio in ogni occasione». Vinse poi il concorso per la parrocchia vacante di Rivalba, ma neanche lì ebbe vita facile, per la sua azione volta a impedire la profanazione della festa, la bestemmia, i balli. Soleva dire: «Finché avrò vita dirò sempre e a tutti la verità senza timore né delle maldicenze, né delle persecuzioni: non voglio tradire la mia coscienza facendo il sordomuto». Per questo non gli furono risparmiate ingiurie e affronti fino a disertare la chiesa durante la sua predica, a imbrattargli la porta della canonica, a fracassarne i vetri e a cantargli di notte canzoni oscene sotto le finestre. La bufera passò per l’esempio edificante che egli dava di povertà e di profonda vita spirituale, nonché per l’impegno per la catechesi dei bambini e degli adulti: la sua parola franca e chiara, familiare e piacevole gli attirò la stima di molti parroci, che lo invitavano a predicare missioni e novene. Durante queste uscite, egli aveva constatato che attorno all’altare non c’era sempre quella pulizia che le sacre liturgie esigono; per questo fondò le Figlie di S. Giuseppe con il compito di preparare l’occorrente per la celebrazione della Messa. Nel 1877 le prime 4 suore vestirono l’abito, le vocazioni crebbero presto, e per sistemarle convenientemente don Marchisio comprò e ristrutturò il castello di Rivalba. Al Beato non mancarono però, anche da parte dei superiori, incomprensioni sopportate sempre con esemplare umiltà. Morì il 15 dicembre 1903 per apoplessia cerebrale. Giovanni Paolo II lo ha beatificato il 30 settembre 1984.

     
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