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lunedì 18 dicembre 2017
 

Il Papa all'Acr: «Siate buoni fotografi delle periferie»


Incontrando una delegazione dell'Azione cattolica ragazzi Bergoglio ringrazia per gli auguri e spinge gli aderenti all'Acr a «provate a fissare l’obiettivo sui compagni e sulle persone che nessuno vede mai e osate fare il primo passo per incontrarle, donare loro un po’ del vostro tempo, un sorriso, un gesto di tenerezza».

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    Oggi ricordiamo uno dei tanti martiri – furono decine di migliaia e di molti non sappiamo il nome – vittime delle sanguinose persecuzioni scatenate, a partire dal 1630 in successive ondate fino al 1862 dai sovrani del Tonchino, una regione oggi compresa nel Vietnam. Nato nel 1808 da una famiglia cristiana, Pietro fu accolto a nove anni tra gli alunni della missione di Yentap, e poi dato come domestico al padre Phuong e a vari sacerdoti indigeni. Per la sua pietà a condotta esemplare, a 11 anni fu promosso catechista e inviato a Bau-No presso il padre Marette. Arrestato dai soldati che stavano cercando un missionario francese, il padre Giancarlo Cornay falsamente calunniato di un bandito che egli aveva fatto arrestare, e richiesto con insistenza di svelarne il rifugio, Pietro si rifiutò e perciò venne condotto, con sulle spalle la “canga” (una specie di cornice rettangolare di legno che imprigionava testa e braccia) e i ceppi ai piedi, dinanzi al mandarino. Là, invitato a tradire il missionario, non acconsentì, meno ancora si lasciò sfuggire dalle labbra il minimo cenno di adesione alla proposta di apostatare, nonostante gli fossero inferti terribili colpi di flagello. Rispose semplicemente, come avrebbe fatto ripetutamente in seguito: «Se il mandarino vuol fare, a me e ai miei compagni, la grazia della vita, non ci rifiuteremo di vivere; se vuole il nostro sangue, siamo pronti a versarlo. Ma calpestare la croce, mai!». Condannato allo strangolamento il 19 ottobre 1837, dovette attendere la morte per ben quattordici mesi, ma poté avere nella prigione la consolazione di ricevere l’assoluzione e la Comunione. Commovente la lettera con la quale, ritenendosi indegno di offrire al padre Marette i suoi ringraziamenti e i suoi voti, gli confidava la sua gioia indicibile di soffrire per Gesù Cristo. Infine, il 18 dicembre 1838, giunta la conferma della sentenza capitale, venne condotto alla collina di Go-Voi e giustiziato. Fu beatificato il 27 maggio 1900 da Leone XIII.
     
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