«Gaudì non si sente mai padrone, ma custode della sua opera. Lo fa con grande umiltà, ispirato da Dio. Non firma nulla, se non i documenti necessari, e lascia una grande libertà a chi seguirà il cantiere. E per costruire crea un popolo di persone, che normalmente non hanno voce» racconta la storica dell’arte Chiara Curti