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Un gruppo di pellegrini italiani provenienti da Milano e da altre città ha piantato martedì in Galilea, a Giv’at Avni, la collina sopra il lago di Tiberiade, un ulivo in memoria del cardinale Carlo Maria Martini nel bosco a lui dedicato e voluto fortemente da un suo grande amico, Rav Giuseppe Laras, anch'egli scomparso di recente, rabbino capo di Milano quando Martini era arcivescovo e protagonista del dialogo tra ebrei e cristiani. I pellegrini hanno voluto esprimere riconoscenza a una persona speciale e molto cara che ha guidato la diocesi di Milano dal 1980 al 2002. Con il valore simbolico della piantumazione di un ulivo hanno voluto riproporre al mondo di oggi percorso da forti tensioni e smarrimenti i punti centrali del magistero martiniano, a incominciare da un caposaldo: «non c'è pace senza giustizia, non c'è giustizia senza perdono». La cerimonia è stata aperta da Etty Lancri, responsabile del KKL Gerusalemme. «In questa Terra Santa da lui amatissima», ha detto Marco Garzonio, autore del volume Ritorno a Gerusalemme – il cammino del cristiano in Terra Santa con Carlo Maria Martini (Edizioni Terra Santa), «il Cardinale si è speso nella preghiera di intercessione. L'intercessione per Martini era porsi fiduciosi nel mezzo tra i contendenti, ascoltare ragioni, sofferenze, lutti, speranze degli uni e degli altri, cercare di fare da ponte, con pazienza, senza arrendersi a incomprensioni e difficoltà». Il titolare di Geaway, il tour operator che ha organizzato il viaggio, Enzo Toniutto ha espresso il proposito che «la piantumazione di un albero nel Bosco Martini , luogo di pace, raccoglimento, incontro, dialogo entri nelle consuetudini dei pellegrini sempre numerosi in Terra Santa». Al termine della cerimonia, resa possibile dalla collaborazione delle autorità israeliane e dal Keren Keyemeth Leisrael, Marco Garzonio ha letto un messaggio di monsignor Mario Delpini, attuale arcivescovo di Milano, piantumato insieme con l’ulivo e con il foglio firmato da tutti i pellegrini. «Piantate un albero, cioè seminate un futuro», ha scritto Delpini nel suo messaggio, «il seme del futuro non germoglia nel terreno della nostalgia: il rammarico per il passato irripetibile fa nascere solo tristezza e rimpianto. Il seme del futuro non germoglia nel terreno del risentimento: il ricordo del male subito e irrimediabile alimenta solo smania di rivincita. Piantate l’albero presso il pozzo della Parola: dalla sorgente inesauribile delle scritture viene l’acqua viva che rende rigoglioso l’albero anche nel deserto. Affidate l’albero alle cure dei sapienti: dalla memoria grata, dalla saggezza lungimirante, dalla paziente dedizione si alimenta la speranza, il coraggio e la creatività che dà volto al futuro»
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Un gruppo di pellegrini italiani provenienti da Milano e da altre città ha piantato martedì in Galilea, a Giv’at Avni, la collina sopra il lago di Tiberiade, un ulivo in memoria del cardinale Carlo Maria Martini nel bosco a lui dedicato e voluto fortemente da un suo grande amico, Rav Giuseppe Laras, anch'egli scomparso di recente, rabbino capo di Milano quando Martini era arcivescovo e protagonista del dialogo tra ebrei e cristiani. I pellegrini hanno voluto esprimere riconoscenza a una persona speciale e molto cara che ha guidato la diocesi di Milano dal 1980 al 2002. Con il valore simbolico della piantumazione di un ulivo hanno voluto riproporre al mondo di oggi percorso da forti tensioni e smarrimenti i punti centrali del magistero martiniano, a incominciare da un caposaldo: «non c'è pace senza giustizia, non c'è giustizia senza perdono». La cerimonia è stata aperta da Etty Lancri, responsabile del KKL Gerusalemme. «In questa Terra Santa da lui amatissima», ha detto Marco Garzonio, autore del volume Ritorno a Gerusalemme – il cammino del cristiano in Terra Santa con Carlo Maria Martini (Edizioni Terra Santa), «il Cardinale si è speso nella preghiera di intercessione. L'intercessione per Martini era porsi fiduciosi nel mezzo tra i contendenti, ascoltare ragioni, sofferenze, lutti, speranze degli uni e degli altri, cercare di fare da ponte, con pazienza, senza arrendersi a incomprensioni e difficoltà». Il titolare di Geaway, il tour operator che ha organizzato il viaggio, Enzo Toniutto ha espresso il proposito che «la piantumazione di un albero nel Bosco Martini , luogo di pace, raccoglimento, incontro, dialogo entri nelle consuetudini dei pellegrini sempre numerosi in Terra Santa». Al termine della cerimonia, resa possibile dalla collaborazione delle autorità israeliane e dal Keren Keyemeth Leisrael, Marco Garzonio ha letto un messaggio di monsignor Mario Delpini, attuale arcivescovo di Milano, piantumato insieme con l’ulivo e con il foglio firmato da tutti i pellegrini. «Piantate un albero, cioè seminate un futuro», ha scritto Delpini nel suo messaggio, «il seme del futuro non germoglia nel terreno della nostalgia: il rammarico per il passato irripetibile fa nascere solo tristezza e rimpianto. Il seme del futuro non germoglia nel terreno del risentimento: il ricordo del male subito e irrimediabile alimenta solo smania di rivincita. Piantate l’albero presso il pozzo della Parola: dalla sorgente inesauribile delle scritture viene l’acqua viva che rende rigoglioso l’albero anche nel deserto. Affidate l’albero alle cure dei sapienti: dalla memoria grata, dalla saggezza lungimirante, dalla paziente dedizione si alimenta la speranza, il coraggio e la creatività che dà volto al futuro»
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Un gruppo di pellegrini italiani provenienti da Milano e da altre città ha piantato martedì in Galilea, a Giv’at Avni, la collina sopra il lago di Tiberiade, un ulivo in memoria del cardinale Carlo Maria Martini nel bosco a lui dedicato e voluto fortemente da un suo grande amico, Rav Giuseppe Laras, anch'egli scomparso di recente, rabbino capo di Milano quando Martini era arcivescovo e protagonista del dialogo tra ebrei e cristiani. I pellegrini hanno voluto esprimere riconoscenza a una persona speciale e molto cara che ha guidato la diocesi di Milano dal 1980 al 2002. Con il valore simbolico della piantumazione di un ulivo hanno voluto riproporre al mondo di oggi percorso da forti tensioni e smarrimenti i punti centrali del magistero martiniano, a incominciare da un caposaldo: «non c'è pace senza giustizia, non c'è giustizia senza perdono». La cerimonia è stata aperta da Etty Lancri, responsabile del KKL Gerusalemme. «In questa Terra Santa da lui amatissima», ha detto Marco Garzonio, autore del volume Ritorno a Gerusalemme – il cammino del cristiano in Terra Santa con Carlo Maria Martini (Edizioni Terra Santa), «il Cardinale si è speso nella preghiera di intercessione. L'intercessione per Martini era porsi fiduciosi nel mezzo tra i contendenti, ascoltare ragioni, sofferenze, lutti, speranze degli uni e degli altri, cercare di fare da ponte, con pazienza, senza arrendersi a incomprensioni e difficoltà». Il titolare di Geaway, il tour operator che ha organizzato il viaggio, Enzo Toniutto ha espresso il proposito che «la piantumazione di un albero nel Bosco Martini , luogo di pace, raccoglimento, incontro, dialogo entri nelle consuetudini dei pellegrini sempre numerosi in Terra Santa». Al termine della cerimonia, resa possibile dalla collaborazione delle autorità israeliane e dal Keren Keyemeth Leisrael, Marco Garzonio ha letto un messaggio di monsignor Mario Delpini, attuale arcivescovo di Milano, piantumato insieme con l’ulivo e con il foglio firmato da tutti i pellegrini. «Piantate un albero, cioè seminate un futuro», ha scritto Delpini nel suo messaggio, «il seme del futuro non germoglia nel terreno della nostalgia: il rammarico per il passato irripetibile fa nascere solo tristezza e rimpianto. Il seme del futuro non germoglia nel terreno del risentimento: il ricordo del male subito e irrimediabile alimenta solo smania di rivincita. Piantate l’albero presso il pozzo della Parola: dalla sorgente inesauribile delle scritture viene l’acqua viva che rende rigoglioso l’albero anche nel deserto. Affidate l’albero alle cure dei sapienti: dalla memoria grata, dalla saggezza lungimirante, dalla paziente dedizione si alimenta la speranza, il coraggio e la creatività che dà volto al futuro»
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Un gruppo di pellegrini italiani provenienti da Milano e da altre città ha piantato martedì in Galilea, a Giv’at Avni, la collina sopra il lago di Tiberiade, un ulivo in memoria del cardinale Carlo Maria Martini nel bosco a lui dedicato e voluto fortemente da un suo grande amico, Rav Giuseppe Laras, anch'egli scomparso di recente, rabbino capo di Milano quando Martini era arcivescovo e protagonista del dialogo tra ebrei e cristiani. I pellegrini hanno voluto esprimere riconoscenza a una persona speciale e molto cara che ha guidato la diocesi di Milano dal 1980 al 2002. Con il valore simbolico della piantumazione di un ulivo hanno voluto riproporre al mondo di oggi percorso da forti tensioni e smarrimenti i punti centrali del magistero martiniano, a incominciare da un caposaldo: «non c'è pace senza giustizia, non c'è giustizia senza perdono». La cerimonia è stata aperta da Etty Lancri, responsabile del KKL Gerusalemme. «In questa Terra Santa da lui amatissima», ha detto Marco Garzonio, autore del volume Ritorno a Gerusalemme – il cammino del cristiano in Terra Santa con Carlo Maria Martini (Edizioni Terra Santa), «il Cardinale si è speso nella preghiera di intercessione. L'intercessione per Martini era porsi fiduciosi nel mezzo tra i contendenti, ascoltare ragioni, sofferenze, lutti, speranze degli uni e degli altri, cercare di fare da ponte, con pazienza, senza arrendersi a incomprensioni e difficoltà». Il titolare di Geaway, il tour operator che ha organizzato il viaggio, Enzo Toniutto ha espresso il proposito che «la piantumazione di un albero nel Bosco Martini , luogo di pace, raccoglimento, incontro, dialogo entri nelle consuetudini dei pellegrini sempre numerosi in Terra Santa». Al termine della cerimonia, resa possibile dalla collaborazione delle autorità israeliane e dal Keren Keyemeth Leisrael, Marco Garzonio ha letto un messaggio di monsignor Mario Delpini, attuale arcivescovo di Milano, piantumato insieme con l’ulivo e con il foglio firmato da tutti i pellegrini. «Piantate un albero, cioè seminate un futuro», ha scritto Delpini nel suo messaggio, «il seme del futuro non germoglia nel terreno della nostalgia: il rammarico per il passato irripetibile fa nascere solo tristezza e rimpianto. Il seme del futuro non germoglia nel terreno del risentimento: il ricordo del male subito e irrimediabile alimenta solo smania di rivincita. Piantate l’albero presso il pozzo della Parola: dalla sorgente inesauribile delle scritture viene l’acqua viva che rende rigoglioso l’albero anche nel deserto. Affidate l’albero alle cure dei sapienti: dalla memoria grata, dalla saggezza lungimirante, dalla paziente dedizione si alimenta la speranza, il coraggio e la creatività che dà volto al futuro»
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Un gruppo di pellegrini italiani provenienti da Milano e da altre città ha piantato martedì in Galilea, a Giv’at Avni, la collina sopra il lago di Tiberiade, un ulivo in memoria del cardinale Carlo Maria Martini nel bosco a lui dedicato e voluto fortemente da un suo grande amico, Rav Giuseppe Laras, anch'egli scomparso di recente, rabbino capo di Milano quando Martini era arcivescovo e protagonista del dialogo tra ebrei e cristiani. I pellegrini hanno voluto esprimere riconoscenza a una persona speciale e molto cara che ha guidato la diocesi di Milano dal 1980 al 2002. Con il valore simbolico della piantumazione di un ulivo hanno voluto riproporre al mondo di oggi percorso da forti tensioni e smarrimenti i punti centrali del magistero martiniano, a incominciare da un caposaldo: «non c'è pace senza giustizia, non c'è giustizia senza perdono». La cerimonia è stata aperta da Etty Lancri, responsabile del KKL Gerusalemme. «In questa Terra Santa da lui amatissima», ha detto Marco Garzonio, autore del volume Ritorno a Gerusalemme – il cammino del cristiano in Terra Santa con Carlo Maria Martini (Edizioni Terra Santa), «il Cardinale si è speso nella preghiera di intercessione. L'intercessione per Martini era porsi fiduciosi nel mezzo tra i contendenti, ascoltare ragioni, sofferenze, lutti, speranze degli uni e degli altri, cercare di fare da ponte, con pazienza, senza arrendersi a incomprensioni e difficoltà». Il titolare di Geaway, il tour operator che ha organizzato il viaggio, Enzo Toniutto ha espresso il proposito che «la piantumazione di un albero nel Bosco Martini , luogo di pace, raccoglimento, incontro, dialogo entri nelle consuetudini dei pellegrini sempre numerosi in Terra Santa». Al termine della cerimonia, resa possibile dalla collaborazione delle autorità israeliane e dal Keren Keyemeth Leisrael, Marco Garzonio ha letto un messaggio di monsignor Mario Delpini, attuale arcivescovo di Milano, piantumato insieme con l’ulivo e con il foglio firmato da tutti i pellegrini. «Piantate un albero, cioè seminate un futuro», ha scritto Delpini nel suo messaggio, «il seme del futuro non germoglia nel terreno della nostalgia: il rammarico per il passato irripetibile fa nascere solo tristezza e rimpianto. Il seme del futuro non germoglia nel terreno del risentimento: il ricordo del male subito e irrimediabile alimenta solo smania di rivincita. Piantate l’albero presso il pozzo della Parola: dalla sorgente inesauribile delle scritture viene l’acqua viva che rende rigoglioso l’albero anche nel deserto. Affidate l’albero alle cure dei sapienti: dalla memoria grata, dalla saggezza lungimirante, dalla paziente dedizione si alimenta la speranza, il coraggio e la creatività che dà volto al futuro»
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Un gruppo di pellegrini italiani provenienti da Milano e da altre città ha piantato martedì in Galilea, a Giv’at Avni, la collina sopra il lago di Tiberiade, un ulivo in memoria del cardinale Carlo Maria Martini nel bosco a lui dedicato e voluto fortemente da un suo grande amico, Rav Giuseppe Laras, anch'egli scomparso di recente, rabbino capo di Milano quando Martini era arcivescovo e protagonista del dialogo tra ebrei e cristiani. I pellegrini hanno voluto esprimere riconoscenza a una persona speciale e molto cara che ha guidato la diocesi di Milano dal 1980 al 2002. Con il valore simbolico della piantumazione di un ulivo hanno voluto riproporre al mondo di oggi percorso da forti tensioni e smarrimenti i punti centrali del magistero martiniano, a incominciare da un caposaldo: «non c'è pace senza giustizia, non c'è giustizia senza perdono». La cerimonia è stata aperta da Etty Lancri, responsabile del KKL Gerusalemme. «In questa Terra Santa da lui amatissima», ha detto Marco Garzonio, autore del volume Ritorno a Gerusalemme – il cammino del cristiano in Terra Santa con Carlo Maria Martini (Edizioni Terra Santa), «il Cardinale si è speso nella preghiera di intercessione. L'intercessione per Martini era porsi fiduciosi nel mezzo tra i contendenti, ascoltare ragioni, sofferenze, lutti, speranze degli uni e degli altri, cercare di fare da ponte, con pazienza, senza arrendersi a incomprensioni e difficoltà». Il titolare di Geaway, il tour operator che ha organizzato il viaggio, Enzo Toniutto ha espresso il proposito che «la piantumazione di un albero nel Bosco Martini , luogo di pace, raccoglimento, incontro, dialogo entri nelle consuetudini dei pellegrini sempre numerosi in Terra Santa». Al termine della cerimonia, resa possibile dalla collaborazione delle autorità israeliane e dal Keren Keyemeth Leisrael, Marco Garzonio ha letto un messaggio di monsignor Mario Delpini, attuale arcivescovo di Milano, piantumato insieme con l’ulivo e con il foglio firmato da tutti i pellegrini. «Piantate un albero, cioè seminate un futuro», ha scritto Delpini nel suo messaggio, «il seme del futuro non germoglia nel terreno della nostalgia: il rammarico per il passato irripetibile fa nascere solo tristezza e rimpianto. Il seme del futuro non germoglia nel terreno del risentimento: il ricordo del male subito e irrimediabile alimenta solo smania di rivincita. Piantate l’albero presso il pozzo della Parola: dalla sorgente inesauribile delle scritture viene l’acqua viva che rende rigoglioso l’albero anche nel deserto. Affidate l’albero alle cure dei sapienti: dalla memoria grata, dalla saggezza lungimirante, dalla paziente dedizione si alimenta la speranza, il coraggio e la creatività che dà volto al futuro»
Terra Santa, piantato un ulivo in ricordo del cardinale Martini
Un gruppo di pellegrini italiani provenienti da Milano e da altre città ha piantato martedì in Galilea, a Giv’at Avni, la collina sopra il lago di Tiberiade, un ulivo in memoria del cardinale Carlo Maria Martini nel bosco a lui dedicato e voluto fortemente da un suo grande amico, Rav Giuseppe Laras, anch'egli scomparso di recente, rabbino capo di Milano quando Martini era arcivescovo e protagonista del dialogo tra ebrei e cristiani. I pellegrini hanno voluto esprimere riconoscenza a una persona speciale e molto cara che ha guidato la diocesi di Milano dal 1980 al 2002. Con il valore simbolico della piantumazione di un ulivo hanno voluto riproporre al mondo di oggi percorso da forti tensioni e smarrimenti i punti centrali del magistero martiniano, a incominciare da un caposaldo: «non c'è pace senza giustizia, non c'è giustizia senza perdono». La cerimonia è stata aperta da Etty Lancri, responsabile del KKL Gerusalemme. «In questa Terra Santa da lui amatissima», ha detto Marco Garzonio, autore del volume Ritorno a Gerusalemme – il cammino del cristiano in Terra Santa con Carlo Maria Martini (Edizioni Terra Santa), «il Cardinale si è speso nella preghiera di intercessione. L'intercessione per Martini era porsi fiduciosi nel mezzo tra i contendenti, ascoltare ragioni, sofferenze, lutti, speranze degli uni e degli altri, cercare di fare da ponte, con pazienza, senza arrendersi a incomprensioni e difficoltà». Il titolare di Geaway, il tour operator che ha organizzato il viaggio, Enzo Toniutto ha espresso il proposito che «la piantumazione di un albero nel Bosco Martini , luogo di pace, raccoglimento, incontro, dialogo entri nelle consuetudini dei pellegrini sempre numerosi in Terra Santa». Al termine della cerimonia, resa possibile dalla collaborazione delle autorità israeliane e dal Keren Keyemeth Leisrael, Marco Garzonio ha letto un messaggio di monsignor Mario Delpini, attuale arcivescovo di Milano, piantumato insieme con l’ulivo e con il foglio firmato da tutti i pellegrini. «Piantate un albero, cioè seminate un futuro», ha scritto Delpini nel suo messaggio, «il seme del futuro non germoglia nel terreno della nostalgia: il rammarico per il passato irripetibile fa nascere solo tristezza e rimpianto. Il seme del futuro non germoglia nel terreno del risentimento: il ricordo del male subito e irrimediabile alimenta solo smania di rivincita. Piantate l’albero presso il pozzo della Parola: dalla sorgente inesauribile delle scritture viene l’acqua viva che rende rigoglioso l’albero anche nel deserto. Affidate l’albero alle cure dei sapienti: dalla memoria grata, dalla saggezza lungimirante, dalla paziente dedizione si alimenta la speranza, il coraggio e la creatività che dà volto al futuro»

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