

Oltre tremila persone hanno partecipato ai funerali di Giulio Regeni a Fiumicello, il piccolo comune in provincia di Udine dove abitava la famiglia del ricercatore italiano di 28 anni torturato e ucciso in Egitto. Tanti i giovani del paese e dei comuni limitrofi e tanti anche gli anziani presenti. Dietro il feretro papà Paolo e mamma Claudia e la sorella Irene. «Non è giusto. Senza giustizia non si può costruire la pace», recitava il cartello che è stato apposto sopra il cancelletto del battistero del paese. Giornalisti, cameramen e fotografi sono rimasti fuori dalla palestra dove si è svolta la celebrazione, per espressa richiesta della famiglia. Era presente anche il pm di Roma Sergio Colaiocco, al quale è affidata l’indagine. Toccante, quel momento in cui un amico di Giulio, ha letto sull’altare della parole scritte dalla madre del ricercatore, Paola. «Grazie Giulio per avermi insegnato tante cose. Nel mio cuore resterà il tuo pensiero libero e fluente». E ancora. «Resta nel mio cuore l’ energia del tuo pensiero. Il tuo pensiero, per amare, comprendere, costruire tolleranza. Con affetto, la mamma». Poi ha parlato anche padre Mahoud, il religioso copto che al Cairo ha benedetto la salma del ricercatore. Lo ha definito «uomo cosmico, capro espiatorio» ricordando come Cristo sia stato ucciso perché qualcuno voleva libero Barabba». E ancora, quel ricordo straziante sempre dal Cairo, nella cappelletta in cui è stato portato il cadavere: «la mamma teneva le mani su figlio, non voleva allontanarsi». Giulio, ha detto il parroco di Fiumicello don Luigi Fontanot durante l’omelia, «diceva ai suoi ragazzi di impegnarsi proprio per questi obiettivi di giustizia. Giulio è una persona speciale, con gioia ed entusiasmo di vivere, con la voglia di conoscere le cose fino in fondo. E così deve essere per tutti i ragazzi un esempio di vita», ha proseguito il parroco di Fiumicello in una palestra


Oltre tremila persone hanno partecipato ai funerali di Giulio Regeni a Fiumicello, il piccolo comune in provincia di Udine dove abitava la famiglia del ricercatore italiano di 28 anni torturato e ucciso in Egitto. Tanti i giovani del paese e dei comuni limitrofi e tanti anche gli anziani presenti. Dietro il feretro papà Paolo e mamma Claudia e la sorella Irene. «Non è giusto. Senza giustizia non si può costruire la pace», recitava il cartello che è stato apposto sopra il cancelletto del battistero del paese. Giornalisti, cameramen e fotografi sono rimasti fuori dalla palestra dove si è svolta la celebrazione, per espressa richiesta della famiglia. Era presente anche il pm di Roma Sergio Colaiocco, al quale è affidata l’indagine. Toccante, quel momento in cui un amico di Giulio, ha letto sull’altare della parole scritte dalla madre del ricercatore, Paola. «Grazie Giulio per avermi insegnato tante cose. Nel mio cuore resterà il tuo pensiero libero e fluente». E ancora. «Resta nel mio cuore l’ energia del tuo pensiero. Il tuo pensiero, per amare, comprendere, costruire tolleranza. Con affetto, la mamma». Poi ha parlato anche padre Mahoud, il religioso copto che al Cairo ha benedetto la salma del ricercatore. Lo ha definito «uomo cosmico, capro espiatorio» ricordando come Cristo sia stato ucciso perché qualcuno voleva libero Barabba». E ancora, quel ricordo straziante sempre dal Cairo, nella cappelletta in cui è stato portato il cadavere: «la mamma teneva le mani su figlio, non voleva allontanarsi». Giulio, ha detto il parroco di Fiumicello don Luigi Fontanot durante l’omelia, «diceva ai suoi ragazzi di impegnarsi proprio per questi obiettivi di giustizia. Giulio è una persona speciale, con gioia ed entusiasmo di vivere, con la voglia di conoscere le cose fino in fondo. E così deve essere per tutti i ragazzi un esempio di vita», ha proseguito il parroco di Fiumicello in una palestra


Oltre tremila persone hanno partecipato ai funerali di Giulio Regeni a Fiumicello, il piccolo comune in provincia di Udine dove abitava la famiglia del ricercatore italiano di 28 anni torturato e ucciso in Egitto. Tanti i giovani del paese e dei comuni limitrofi e tanti anche gli anziani presenti. Dietro il feretro papà Paolo e mamma Claudia e la sorella Irene. «Non è giusto. Senza giustizia non si può costruire la pace», recitava il cartello che è stato apposto sopra il cancelletto del battistero del paese. Giornalisti, cameramen e fotografi sono rimasti fuori dalla palestra dove si è svolta la celebrazione, per espressa richiesta della famiglia. Era presente anche il pm di Roma Sergio Colaiocco, al quale è affidata l’indagine. Toccante, quel momento in cui un amico di Giulio, ha letto sull’altare della parole scritte dalla madre del ricercatore, Paola. «Grazie Giulio per avermi insegnato tante cose. Nel mio cuore resterà il tuo pensiero libero e fluente». E ancora. «Resta nel mio cuore l’ energia del tuo pensiero. Il tuo pensiero, per amare, comprendere, costruire tolleranza. Con affetto, la mamma». Poi ha parlato anche padre Mahoud, il religioso copto che al Cairo ha benedetto la salma del ricercatore. Lo ha definito «uomo cosmico, capro espiatorio» ricordando come Cristo sia stato ucciso perché qualcuno voleva libero Barabba». E ancora, quel ricordo straziante sempre dal Cairo, nella cappelletta in cui è stato portato il cadavere: «la mamma teneva le mani su figlio, non voleva allontanarsi». Giulio, ha detto il parroco di Fiumicello don Luigi Fontanot durante l’omelia, «diceva ai suoi ragazzi di impegnarsi proprio per questi obiettivi di giustizia. Giulio è una persona speciale, con gioia ed entusiasmo di vivere, con la voglia di conoscere le cose fino in fondo. E così deve essere per tutti i ragazzi un esempio di vita», ha proseguito il parroco di Fiumicello in una palestra


Oltre tremila persone hanno partecipato ai funerali di Giulio Regeni a Fiumicello, il piccolo comune in provincia di Udine dove abitava la famiglia del ricercatore italiano di 28 anni torturato e ucciso in Egitto. Tanti i giovani del paese e dei comuni limitrofi e tanti anche gli anziani presenti. Dietro il feretro papà Paolo e mamma Claudia e la sorella Irene. «Non è giusto. Senza giustizia non si può costruire la pace», recitava il cartello che è stato apposto sopra il cancelletto del battistero del paese. Giornalisti, cameramen e fotografi sono rimasti fuori dalla palestra dove si è svolta la celebrazione, per espressa richiesta della famiglia. Era presente anche il pm di Roma Sergio Colaiocco, al quale è affidata l’indagine. Toccante, quel momento in cui un amico di Giulio, ha letto sull’altare della parole scritte dalla madre del ricercatore, Paola. «Grazie Giulio per avermi insegnato tante cose. Nel mio cuore resterà il tuo pensiero libero e fluente». E ancora. «Resta nel mio cuore l’ energia del tuo pensiero. Il tuo pensiero, per amare, comprendere, costruire tolleranza. Con affetto, la mamma». Poi ha parlato anche padre Mahoud, il religioso copto che al Cairo ha benedetto la salma del ricercatore. Lo ha definito «uomo cosmico, capro espiatorio» ricordando come Cristo sia stato ucciso perché qualcuno voleva libero Barabba». E ancora, quel ricordo straziante sempre dal Cairo, nella cappelletta in cui è stato portato il cadavere: «la mamma teneva le mani su figlio, non voleva allontanarsi». Giulio, ha detto il parroco di Fiumicello don Luigi Fontanot durante l’omelia, «diceva ai suoi ragazzi di impegnarsi proprio per questi obiettivi di giustizia. Giulio è una persona speciale, con gioia ed entusiasmo di vivere, con la voglia di conoscere le cose fino in fondo. E così deve essere per tutti i ragazzi un esempio di vita», ha proseguito il parroco di Fiumicello in una palestra


Oltre tremila persone hanno partecipato ai funerali di Giulio Regeni a Fiumicello, il piccolo comune in provincia di Udine dove abitava la famiglia del ricercatore italiano di 28 anni torturato e ucciso in Egitto. Tanti i giovani del paese e dei comuni limitrofi e tanti anche gli anziani presenti. Dietro il feretro papà Paolo e mamma Claudia e la sorella Irene. «Non è giusto. Senza giustizia non si può costruire la pace», recitava il cartello che è stato apposto sopra il cancelletto del battistero del paese. Giornalisti, cameramen e fotografi sono rimasti fuori dalla palestra dove si è svolta la celebrazione, per espressa richiesta della famiglia. Era presente anche il pm di Roma Sergio Colaiocco, al quale è affidata l’indagine. Toccante, quel momento in cui un amico di Giulio, ha letto sull’altare della parole scritte dalla madre del ricercatore, Paola. «Grazie Giulio per avermi insegnato tante cose. Nel mio cuore resterà il tuo pensiero libero e fluente». E ancora. «Resta nel mio cuore l’ energia del tuo pensiero. Il tuo pensiero, per amare, comprendere, costruire tolleranza. Con affetto, la mamma». Poi ha parlato anche padre Mahoud, il religioso copto che al Cairo ha benedetto la salma del ricercatore. Lo ha definito «uomo cosmico, capro espiatorio» ricordando come Cristo sia stato ucciso perché qualcuno voleva libero Barabba». E ancora, quel ricordo straziante sempre dal Cairo, nella cappelletta in cui è stato portato il cadavere: «la mamma teneva le mani su figlio, non voleva allontanarsi». Giulio, ha detto il parroco di Fiumicello don Luigi Fontanot durante l’omelia, «diceva ai suoi ragazzi di impegnarsi proprio per questi obiettivi di giustizia. Giulio è una persona speciale, con gioia ed entusiasmo di vivere, con la voglia di conoscere le cose fino in fondo. E così deve essere per tutti i ragazzi un esempio di vita», ha proseguito il parroco di Fiumicello in una palestra


Oltre tremila persone hanno partecipato ai funerali di Giulio Regeni a Fiumicello, il piccolo comune in provincia di Udine dove abitava la famiglia del ricercatore italiano di 28 anni torturato e ucciso in Egitto. Tanti i giovani del paese e dei comuni limitrofi e tanti anche gli anziani presenti. Dietro il feretro papà Paolo e mamma Claudia e la sorella Irene. «Non è giusto. Senza giustizia non si può costruire la pace», recitava il cartello che è stato apposto sopra il cancelletto del battistero del paese. Giornalisti, cameramen e fotografi sono rimasti fuori dalla palestra dove si è svolta la celebrazione, per espressa richiesta della famiglia. Era presente anche il pm di Roma Sergio Colaiocco, al quale è affidata l’indagine. Toccante, quel momento in cui un amico di Giulio, ha letto sull’altare della parole scritte dalla madre del ricercatore, Paola. «Grazie Giulio per avermi insegnato tante cose. Nel mio cuore resterà il tuo pensiero libero e fluente». E ancora. «Resta nel mio cuore l’ energia del tuo pensiero. Il tuo pensiero, per amare, comprendere, costruire tolleranza. Con affetto, la mamma». Poi ha parlato anche padre Mahoud, il religioso copto che al Cairo ha benedetto la salma del ricercatore. Lo ha definito «uomo cosmico, capro espiatorio» ricordando come Cristo sia stato ucciso perché qualcuno voleva libero Barabba». E ancora, quel ricordo straziante sempre dal Cairo, nella cappelletta in cui è stato portato il cadavere: «la mamma teneva le mani su figlio, non voleva allontanarsi». Giulio, ha detto il parroco di Fiumicello don Luigi Fontanot durante l’omelia, «diceva ai suoi ragazzi di impegnarsi proprio per questi obiettivi di giustizia. Giulio è una persona speciale, con gioia ed entusiasmo di vivere, con la voglia di conoscere le cose fino in fondo. E così deve essere per tutti i ragazzi un esempio di vita», ha proseguito il parroco di Fiumicello in una palestra


Oltre tremila persone hanno partecipato ai funerali di Giulio Regeni a Fiumicello, il piccolo comune in provincia di Udine dove abitava la famiglia del ricercatore italiano di 28 anni torturato e ucciso in Egitto. Tanti i giovani del paese e dei comuni limitrofi e tanti anche gli anziani presenti. Dietro il feretro papà Paolo e mamma Claudia e la sorella Irene. «Non è giusto. Senza giustizia non si può costruire la pace», recitava il cartello che è stato apposto sopra il cancelletto del battistero del paese. Giornalisti, cameramen e fotografi sono rimasti fuori dalla palestra dove si è svolta la celebrazione, per espressa richiesta della famiglia. Era presente anche il pm di Roma Sergio Colaiocco, al quale è affidata l’indagine. Toccante, quel momento in cui un amico di Giulio, ha letto sull’altare della parole scritte dalla madre del ricercatore, Paola. «Grazie Giulio per avermi insegnato tante cose. Nel mio cuore resterà il tuo pensiero libero e fluente». E ancora. «Resta nel mio cuore l’ energia del tuo pensiero. Il tuo pensiero, per amare, comprendere, costruire tolleranza. Con affetto, la mamma». Poi ha parlato anche padre Mahoud, il religioso copto che al Cairo ha benedetto la salma del ricercatore. Lo ha definito «uomo cosmico, capro espiatorio» ricordando come Cristo sia stato ucciso perché qualcuno voleva libero Barabba». E ancora, quel ricordo straziante sempre dal Cairo, nella cappelletta in cui è stato portato il cadavere: «la mamma teneva le mani su figlio, non voleva allontanarsi». Giulio, ha detto il parroco di Fiumicello don Luigi Fontanot durante l’omelia, «diceva ai suoi ragazzi di impegnarsi proprio per questi obiettivi di giustizia. Giulio è una persona speciale, con gioia ed entusiasmo di vivere, con la voglia di conoscere le cose fino in fondo. E così deve essere per tutti i ragazzi un esempio di vita», ha proseguito il parroco di Fiumicello in una palestra


Oltre tremila persone hanno partecipato ai funerali di Giulio Regeni a Fiumicello, il piccolo comune in provincia di Udine dove abitava la famiglia del ricercatore italiano di 28 anni torturato e ucciso in Egitto. Tanti i giovani del paese e dei comuni limitrofi e tanti anche gli anziani presenti. Dietro il feretro papà Paolo e mamma Claudia e la sorella Irene. «Non è giusto. Senza giustizia non si può costruire la pace», recitava il cartello che è stato apposto sopra il cancelletto del battistero del paese. Giornalisti, cameramen e fotografi sono rimasti fuori dalla palestra dove si è svolta la celebrazione, per espressa richiesta della famiglia. Era presente anche il pm di Roma Sergio Colaiocco, al quale è affidata l’indagine. Toccante, quel momento in cui un amico di Giulio, ha letto sull’altare della parole scritte dalla madre del ricercatore, Paola. «Grazie Giulio per avermi insegnato tante cose. Nel mio cuore resterà il tuo pensiero libero e fluente». E ancora. «Resta nel mio cuore l’ energia del tuo pensiero. Il tuo pensiero, per amare, comprendere, costruire tolleranza. Con affetto, la mamma». Poi ha parlato anche padre Mahoud, il religioso copto che al Cairo ha benedetto la salma del ricercatore. Lo ha definito «uomo cosmico, capro espiatorio» ricordando come Cristo sia stato ucciso perché qualcuno voleva libero Barabba». E ancora, quel ricordo straziante sempre dal Cairo, nella cappelletta in cui è stato portato il cadavere: «la mamma teneva le mani su figlio, non voleva allontanarsi». Giulio, ha detto il parroco di Fiumicello don Luigi Fontanot durante l’omelia, «diceva ai suoi ragazzi di impegnarsi proprio per questi obiettivi di giustizia. Giulio è una persona speciale, con gioia ed entusiasmo di vivere, con la voglia di conoscere le cose fino in fondo. E così deve essere per tutti i ragazzi un esempio di vita», ha proseguito il parroco di Fiumicello in una palestra


Oltre tremila persone hanno partecipato ai funerali di Giulio Regeni a Fiumicello, il piccolo comune in provincia di Udine dove abitava la famiglia del ricercatore italiano di 28 anni torturato e ucciso in Egitto. Tanti i giovani del paese e dei comuni limitrofi e tanti anche gli anziani presenti. Dietro il feretro papà Paolo e mamma Claudia e la sorella Irene. «Non è giusto. Senza giustizia non si può costruire la pace», recitava il cartello che è stato apposto sopra il cancelletto del battistero del paese. Giornalisti, cameramen e fotografi sono rimasti fuori dalla palestra dove si è svolta la celebrazione, per espressa richiesta della famiglia. Era presente anche il pm di Roma Sergio Colaiocco, al quale è affidata l’indagine. Toccante, quel momento in cui un amico di Giulio, ha letto sull’altare della parole scritte dalla madre del ricercatore, Paola. «Grazie Giulio per avermi insegnato tante cose. Nel mio cuore resterà il tuo pensiero libero e fluente». E ancora. «Resta nel mio cuore l’ energia del tuo pensiero. Il tuo pensiero, per amare, comprendere, costruire tolleranza. Con affetto, la mamma». Poi ha parlato anche padre Mahoud, il religioso copto che al Cairo ha benedetto la salma del ricercatore. Lo ha definito «uomo cosmico, capro espiatorio» ricordando come Cristo sia stato ucciso perché qualcuno voleva libero Barabba». E ancora, quel ricordo straziante sempre dal Cairo, nella cappelletta in cui è stato portato il cadavere: «la mamma teneva le mani su figlio, non voleva allontanarsi». Giulio, ha detto il parroco di Fiumicello don Luigi Fontanot durante l’omelia, «diceva ai suoi ragazzi di impegnarsi proprio per questi obiettivi di giustizia. Giulio è una persona speciale, con gioia ed entusiasmo di vivere, con la voglia di conoscere le cose fino in fondo. E così deve essere per tutti i ragazzi un esempio di vita», ha proseguito il parroco di Fiumicello in una palestra


Oltre tremila persone hanno partecipato ai funerali di Giulio Regeni a Fiumicello, il piccolo comune in provincia di Udine dove abitava la famiglia del ricercatore italiano di 28 anni torturato e ucciso in Egitto. Tanti i giovani del paese e dei comuni limitrofi e tanti anche gli anziani presenti. Dietro il feretro papà Paolo e mamma Claudia e la sorella Irene. «Non è giusto. Senza giustizia non si può costruire la pace», recitava il cartello che è stato apposto sopra il cancelletto del battistero del paese. Giornalisti, cameramen e fotografi sono rimasti fuori dalla palestra dove si è svolta la celebrazione, per espressa richiesta della famiglia. Era presente anche il pm di Roma Sergio Colaiocco, al quale è affidata l’indagine. Toccante, quel momento in cui un amico di Giulio, ha letto sull’altare della parole scritte dalla madre del ricercatore, Paola. «Grazie Giulio per avermi insegnato tante cose. Nel mio cuore resterà il tuo pensiero libero e fluente». E ancora. «Resta nel mio cuore l’ energia del tuo pensiero. Il tuo pensiero, per amare, comprendere, costruire tolleranza. Con affetto, la mamma». Poi ha parlato anche padre Mahoud, il religioso copto che al Cairo ha benedetto la salma del ricercatore. Lo ha definito «uomo cosmico, capro espiatorio» ricordando come Cristo sia stato ucciso perché qualcuno voleva libero Barabba». E ancora, quel ricordo straziante sempre dal Cairo, nella cappelletta in cui è stato portato il cadavere: «la mamma teneva le mani su figlio, non voleva allontanarsi». Giulio, ha detto il parroco di Fiumicello don Luigi Fontanot durante l’omelia, «diceva ai suoi ragazzi di impegnarsi proprio per questi obiettivi di giustizia. Giulio è una persona speciale, con gioia ed entusiasmo di vivere, con la voglia di conoscere le cose fino in fondo. E così deve essere per tutti i ragazzi un esempio di vita», ha proseguito il parroco di Fiumicello in una palestra


Oltre tremila persone hanno partecipato ai funerali di Giulio Regeni a Fiumicello, il piccolo comune in provincia di Udine dove abitava la famiglia del ricercatore italiano di 28 anni torturato e ucciso in Egitto. Tanti i giovani del paese e dei comuni limitrofi e tanti anche gli anziani presenti. Dietro il feretro papà Paolo e mamma Claudia e la sorella Irene. «Non è giusto. Senza giustizia non si può costruire la pace», recitava il cartello che è stato apposto sopra il cancelletto del battistero del paese. Giornalisti, cameramen e fotografi sono rimasti fuori dalla palestra dove si è svolta la celebrazione, per espressa richiesta della famiglia. Era presente anche il pm di Roma Sergio Colaiocco, al quale è affidata l’indagine. Toccante, quel momento in cui un amico di Giulio, ha letto sull’altare della parole scritte dalla madre del ricercatore, Paola. «Grazie Giulio per avermi insegnato tante cose. Nel mio cuore resterà il tuo pensiero libero e fluente». E ancora. «Resta nel mio cuore l’ energia del tuo pensiero. Il tuo pensiero, per amare, comprendere, costruire tolleranza. Con affetto, la mamma». Poi ha parlato anche padre Mahoud, il religioso copto che al Cairo ha benedetto la salma del ricercatore. Lo ha definito «uomo cosmico, capro espiatorio» ricordando come Cristo sia stato ucciso perché qualcuno voleva libero Barabba». E ancora, quel ricordo straziante sempre dal Cairo, nella cappelletta in cui è stato portato il cadavere: «la mamma teneva le mani su figlio, non voleva allontanarsi». Giulio, ha detto il parroco di Fiumicello don Luigi Fontanot durante l’omelia, «diceva ai suoi ragazzi di impegnarsi proprio per questi obiettivi di giustizia. Giulio è una persona speciale, con gioia ed entusiasmo di vivere, con la voglia di conoscere le cose fino in fondo. E così deve essere per tutti i ragazzi un esempio di vita», ha proseguito il parroco di Fiumicello in una palestra


Oltre tremila persone hanno partecipato ai funerali di Giulio Regeni a Fiumicello, il piccolo comune in provincia di Udine dove abitava la famiglia del ricercatore italiano di 28 anni torturato e ucciso in Egitto. Tanti i giovani del paese e dei comuni limitrofi e tanti anche gli anziani presenti. Dietro il feretro papà Paolo e mamma Claudia e la sorella Irene. «Non è giusto. Senza giustizia non si può costruire la pace», recitava il cartello che è stato apposto sopra il cancelletto del battistero del paese. Giornalisti, cameramen e fotografi sono rimasti fuori dalla palestra dove si è svolta la celebrazione, per espressa richiesta della famiglia. Era presente anche il pm di Roma Sergio Colaiocco, al quale è affidata l’indagine. Toccante, quel momento in cui un amico di Giulio, ha letto sull’altare della parole scritte dalla madre del ricercatore, Paola. «Grazie Giulio per avermi insegnato tante cose. Nel mio cuore resterà il tuo pensiero libero e fluente». E ancora. «Resta nel mio cuore l’ energia del tuo pensiero. Il tuo pensiero, per amare, comprendere, costruire tolleranza. Con affetto, la mamma». Poi ha parlato anche padre Mahoud, il religioso copto che al Cairo ha benedetto la salma del ricercatore. Lo ha definito «uomo cosmico, capro espiatorio» ricordando come Cristo sia stato ucciso perché qualcuno voleva libero Barabba». E ancora, quel ricordo straziante sempre dal Cairo, nella cappelletta in cui è stato portato il cadavere: «la mamma teneva le mani su figlio, non voleva allontanarsi». Giulio, ha detto il parroco di Fiumicello don Luigi Fontanot durante l’omelia, «diceva ai suoi ragazzi di impegnarsi proprio per questi obiettivi di giustizia. Giulio è una persona speciale, con gioia ed entusiasmo di vivere, con la voglia di conoscere le cose fino in fondo. E così deve essere per tutti i ragazzi un esempio di vita», ha proseguito il parroco di Fiumicello in una palestra


Oltre tremila persone hanno partecipato ai funerali di Giulio Regeni a Fiumicello, il piccolo comune in provincia di Udine dove abitava la famiglia del ricercatore italiano di 28 anni torturato e ucciso in Egitto. Tanti i giovani del paese e dei comuni limitrofi e tanti anche gli anziani presenti. Dietro il feretro papà Paolo e mamma Claudia e la sorella Irene. «Non è giusto. Senza giustizia non si può costruire la pace», recitava il cartello che è stato apposto sopra il cancelletto del battistero del paese. Giornalisti, cameramen e fotografi sono rimasti fuori dalla palestra dove si è svolta la celebrazione, per espressa richiesta della famiglia. Era presente anche il pm di Roma Sergio Colaiocco, al quale è affidata l’indagine. Toccante, quel momento in cui un amico di Giulio, ha letto sull’altare della parole scritte dalla madre del ricercatore, Paola. «Grazie Giulio per avermi insegnato tante cose. Nel mio cuore resterà il tuo pensiero libero e fluente». E ancora. «Resta nel mio cuore l’ energia del tuo pensiero. Il tuo pensiero, per amare, comprendere, costruire tolleranza. Con affetto, la mamma». Poi ha parlato anche padre Mahoud, il religioso copto che al Cairo ha benedetto la salma del ricercatore. Lo ha definito «uomo cosmico, capro espiatorio» ricordando come Cristo sia stato ucciso perché qualcuno voleva libero Barabba». E ancora, quel ricordo straziante sempre dal Cairo, nella cappelletta in cui è stato portato il cadavere: «la mamma teneva le mani su figlio, non voleva allontanarsi». Giulio, ha detto il parroco di Fiumicello don Luigi Fontanot durante l’omelia, «diceva ai suoi ragazzi di impegnarsi proprio per questi obiettivi di giustizia. Giulio è una persona speciale, con gioia ed entusiasmo di vivere, con la voglia di conoscere le cose fino in fondo. E così deve essere per tutti i ragazzi un esempio di vita», ha proseguito il parroco di Fiumicello in una palestra


Oltre tremila persone hanno partecipato ai funerali di Giulio Regeni a Fiumicello, il piccolo comune in provincia di Udine dove abitava la famiglia del ricercatore italiano di 28 anni torturato e ucciso in Egitto. Tanti i giovani del paese e dei comuni limitrofi e tanti anche gli anziani presenti. Dietro il feretro papà Paolo e mamma Claudia e la sorella Irene. «Non è giusto. Senza giustizia non si può costruire la pace», recitava il cartello che è stato apposto sopra il cancelletto del battistero del paese. Giornalisti, cameramen e fotografi sono rimasti fuori dalla palestra dove si è svolta la celebrazione, per espressa richiesta della famiglia. Era presente anche il pm di Roma Sergio Colaiocco, al quale è affidata l’indagine. Toccante, quel momento in cui un amico di Giulio, ha letto sull’altare della parole scritte dalla madre del ricercatore, Paola. «Grazie Giulio per avermi insegnato tante cose. Nel mio cuore resterà il tuo pensiero libero e fluente». E ancora. «Resta nel mio cuore l’ energia del tuo pensiero. Il tuo pensiero, per amare, comprendere, costruire tolleranza. Con affetto, la mamma». Poi ha parlato anche padre Mahoud, il religioso copto che al Cairo ha benedetto la salma del ricercatore. Lo ha definito «uomo cosmico, capro espiatorio» ricordando come Cristo sia stato ucciso perché qualcuno voleva libero Barabba». E ancora, quel ricordo straziante sempre dal Cairo, nella cappelletta in cui è stato portato il cadavere: «la mamma teneva le mani su figlio, non voleva allontanarsi». Giulio, ha detto il parroco di Fiumicello don Luigi Fontanot durante l’omelia, «diceva ai suoi ragazzi di impegnarsi proprio per questi obiettivi di giustizia. Giulio è una persona speciale, con gioia ed entusiasmo di vivere, con la voglia di conoscere le cose fino in fondo. E così deve essere per tutti i ragazzi un esempio di vita», ha proseguito il parroco di Fiumicello in una palestra


Oltre tremila persone hanno partecipato ai funerali di Giulio Regeni a Fiumicello, il piccolo comune in provincia di Udine dove abitava la famiglia del ricercatore italiano di 28 anni torturato e ucciso in Egitto. Tanti i giovani del paese e dei comuni limitrofi e tanti anche gli anziani presenti. Dietro il feretro papà Paolo e mamma Claudia e la sorella Irene. «Non è giusto. Senza giustizia non si può costruire la pace», recitava il cartello che è stato apposto sopra il cancelletto del battistero del paese. Giornalisti, cameramen e fotografi sono rimasti fuori dalla palestra dove si è svolta la celebrazione, per espressa richiesta della famiglia. Era presente anche il pm di Roma Sergio Colaiocco, al quale è affidata l’indagine. Toccante, quel momento in cui un amico di Giulio, ha letto sull’altare della parole scritte dalla madre del ricercatore, Paola. «Grazie Giulio per avermi insegnato tante cose. Nel mio cuore resterà il tuo pensiero libero e fluente». E ancora. «Resta nel mio cuore l’ energia del tuo pensiero. Il tuo pensiero, per amare, comprendere, costruire tolleranza. Con affetto, la mamma». Poi ha parlato anche padre Mahoud, il religioso copto che al Cairo ha benedetto la salma del ricercatore. Lo ha definito «uomo cosmico, capro espiatorio» ricordando come Cristo sia stato ucciso perché qualcuno voleva libero Barabba». E ancora, quel ricordo straziante sempre dal Cairo, nella cappelletta in cui è stato portato il cadavere: «la mamma teneva le mani su figlio, non voleva allontanarsi». Giulio, ha detto il parroco di Fiumicello don Luigi Fontanot durante l’omelia, «diceva ai suoi ragazzi di impegnarsi proprio per questi obiettivi di giustizia. Giulio è una persona speciale, con gioia ed entusiasmo di vivere, con la voglia di conoscere le cose fino in fondo. E così deve essere per tutti i ragazzi un esempio di vita», ha proseguito il parroco di Fiumicello in una palestra


Oltre tremila persone hanno partecipato ai funerali di Giulio Regeni a Fiumicello, il piccolo comune in provincia di Udine dove abitava la famiglia del ricercatore italiano di 28 anni torturato e ucciso in Egitto. Tanti i giovani del paese e dei comuni limitrofi e tanti anche gli anziani presenti. Dietro il feretro papà Paolo e mamma Claudia e la sorella Irene. «Non è giusto. Senza giustizia non si può costruire la pace», recitava il cartello che è stato apposto sopra il cancelletto del battistero del paese. Giornalisti, cameramen e fotografi sono rimasti fuori dalla palestra dove si è svolta la celebrazione, per espressa richiesta della famiglia. Era presente anche il pm di Roma Sergio Colaiocco, al quale è affidata l’indagine. Toccante, quel momento in cui un amico di Giulio, ha letto sull’altare della parole scritte dalla madre del ricercatore, Paola. «Grazie Giulio per avermi insegnato tante cose. Nel mio cuore resterà il tuo pensiero libero e fluente». E ancora. «Resta nel mio cuore l’ energia del tuo pensiero. Il tuo pensiero, per amare, comprendere, costruire tolleranza. Con affetto, la mamma». Poi ha parlato anche padre Mahoud, il religioso copto che al Cairo ha benedetto la salma del ricercatore. Lo ha definito «uomo cosmico, capro espiatorio» ricordando come Cristo sia stato ucciso perché qualcuno voleva libero Barabba». E ancora, quel ricordo straziante sempre dal Cairo, nella cappelletta in cui è stato portato il cadavere: «la mamma teneva le mani su figlio, non voleva allontanarsi». Giulio, ha detto il parroco di Fiumicello don Luigi Fontanot durante l’omelia, «diceva ai suoi ragazzi di impegnarsi proprio per questi obiettivi di giustizia. Giulio è una persona speciale, con gioia ed entusiasmo di vivere, con la voglia di conoscere le cose fino in fondo. E così deve essere per tutti i ragazzi un esempio di vita», ha proseguito il parroco di Fiumicello in una palestra
A Fiumicello l'ultimo addio a Giulio Regeni: «Senza giustizia non è possibile la pace»
Oltre tremila persone hanno partecipato ai funerali di Giulio Regeni a Fiumicello, il piccolo comune in provincia di Udine dove abitava la famiglia del ricercatore italiano di 28 anni torturato e ucciso in Egitto. Tanti i giovani del paese e dei comuni limitrofi e tanti anche gli anziani presenti. Dietro il feretro papà Paolo e mamma Claudia e la sorella Irene. «Non è giusto. Senza giustizia non si può costruire la pace», recitava il cartello che è stato apposto sopra il cancelletto del battistero del paese. Giornalisti, cameramen e fotografi sono rimasti fuori dalla palestra dove si è svolta la celebrazione, per espressa richiesta della famiglia. Era presente anche il pm di Roma Sergio Colaiocco, al quale è affidata l’indagine. Toccante, quel momento in cui un amico di Giulio, ha letto sull’altare della parole scritte dalla madre del ricercatore, Paola. «Grazie Giulio per avermi insegnato tante cose. Nel mio cuore resterà il tuo pensiero libero e fluente». E ancora. «Resta nel mio cuore l’ energia del tuo pensiero. Il tuo pensiero, per amare, comprendere, costruire tolleranza. Con affetto, la mamma». Poi ha parlato anche padre Mahoud, il religioso copto che al Cairo ha benedetto la salma del ricercatore. Lo ha definito «uomo cosmico, capro espiatorio» ricordando come Cristo sia stato ucciso perché qualcuno voleva libero Barabba». E ancora, quel ricordo straziante sempre dal Cairo, nella cappelletta in cui è stato portato il cadavere: «la mamma teneva le mani su figlio, non voleva allontanarsi». Giulio, ha detto il parroco di Fiumicello don Luigi Fontanot durante l’omelia, «diceva ai suoi ragazzi di impegnarsi proprio per questi obiettivi di giustizia. Giulio è una persona speciale, con gioia ed entusiasmo di vivere, con la voglia di conoscere le cose fino in fondo. E così deve essere per tutti i ragazzi un esempio di vita», ha proseguito il parroco di Fiumicello in una palestra
