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Home page>Foto e video>Foto>Centrafrica, I leader re...

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La nuova Capo dello Stato, Catherine Samba-Panza, si insedia in un Paese devastato dagli scontri. L'appello congiunto dell’Arcivescovo e dell’Imam di Bangui (la capitale) chiede alle Nazioni Unite di intervenire, per rimettere in piedi uno Stato che non c'è più.
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La nuova Capo dello Stato, Catherine Samba-Panza, si insedia in un Paese devastato dagli scontri. L'appello congiunto dell’Arcivescovo e dell’Imam di Bangui (la capitale) chiede alle Nazioni Unite di intervenire, per rimettere in piedi uno Stato che non c'è più.
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La nuova Capo dello Stato, Catherine Samba-Panza, si insedia in un Paese devastato dagli scontri. L'appello congiunto dell’Arcivescovo e dell’Imam di Bangui (la capitale) chiede alle Nazioni Unite di intervenire, per rimettere in piedi uno Stato che non c'è più.
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La nuova Capo dello Stato, Catherine Samba-Panza, si insedia in un Paese devastato dagli scontri. L'appello congiunto dell’Arcivescovo e dell’Imam di Bangui (la capitale) chiede alle Nazioni Unite di intervenire, per rimettere in piedi uno Stato che non c'è più.
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La nuova Capo dello Stato, Catherine Samba-Panza, si insedia in un Paese devastato dagli scontri. L'appello congiunto dell’Arcivescovo e dell’Imam di Bangui (la capitale) chiede alle Nazioni Unite di intervenire, per rimettere in piedi uno Stato che non c'è più.
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La nuova Capo dello Stato, Catherine Samba-Panza, si insedia in un Paese devastato dagli scontri. L'appello congiunto dell’Arcivescovo e dell’Imam di Bangui (la capitale) chiede alle Nazioni Unite di intervenire, per rimettere in piedi uno Stato che non c'è più.
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La nuova Capo dello Stato, Catherine Samba-Panza, si insedia in un Paese devastato dagli scontri. L'appello congiunto dell’Arcivescovo e dell’Imam di Bangui (la capitale) chiede alle Nazioni Unite di intervenire, per rimettere in piedi uno Stato che non c'è più.
Centrafrica, I leader religiosi: «Occorre l’intervento dell’Onu»
Il nuovo Presidente della Repubblica Centrafricana, la signora Catherine Samba-Panza, ha prestato giuramento il 23 gennaio in un Paese devastato dagli scontri tra gli ex ribelli Seleka e le milizia anti-balaka.

Sovente descritta come conseguenza di un conflitto interreligioso che oppone i cristiani ai musulmani, la situazione centrafricana deriva in realtà dal tracollo delle istituzione statali, come hanno sottolineato l’arcivescovo di Bangui, monsignor Dieudonné Nzapalainga e l’imam Oumar Kobine Layama, presidente della Comunità islamica centrafricana.

I due capi religiosi sono impegnati in un tour delle capitali europee per chiedere aiuto e sostegno al loro Paese. L’Arcivescovo e l’Imam che si sono prodigati per pacificare gli animi nel corso di diverse visite congiunte in chiese e moschee dove hanno trovato rifugio migliaia di sfollati, riferiscono che mentre la situazione a Bangui è relativamente sotto controllo, il resto del Paese è alla mercé di Seleka e degli anti-balaka.

Felicitandosi per l’elezione della Presidente Samba-Panza, (definita “una donna di ferro” dall’Imam Kobine Layama) monsignor Nzapalainga ha insistito sul fatto che il nuovo Capo dello Stato si trova di fronte a un compito improbo perché l’amministrazione statale è completamente collassata. «Su 36 ministeri, solo due funzionano, la Difesa e l’Amministrazione del territorio», ha detto l’Arcivescovo. «Lo Stato è fallito. Occorre ricostruire l’amministrazione con uomini e mezzi, perché possa dispiegarsi su tutto il territorio e permettere al Paese di essere uno Stato».

I due leader religiosi chiedono che la missione militare africana attualmente dispiegata nel Paese (Misca) divenga parte di una forza più ampia sotto l’egida dell’Onu, per mettere in sicurezza tutto il territorio nazionale.

Attualmente vi sono in Centrafrica 6 mila tra militari francesi della forza Sangaris e quelli africani della Misca. Troppo pochi per controllare un Paese vasto quanto la Francia e il Lussemburgo, ha sottolineato Mons. Nzapalainga: «Con le forze dell’Onu, il Centrafrica non sarà più un affare africano o europeo, ma mondiale».

La Caritas Italiana, in coordinamento con la rete internazionale, è impegnata da mesi nel sostegno dell’enorme impegno della Chiesa locale che si è subito mobilitata nonostante le pesanti difficoltà per aiutare le popolazioni vittime della crisi e per promuovere la pace.

La Caritas ha già fornito aiuti alimentari a oltre 5 mila persone in grave stato di malnutrizione, nonché sementi e attrezzi agricoli per la ripresa della coltivazione.

Caritas Italiana «si unisce all’appello dei Vescovi del Centrafrica per un immediato cessate il fuoco e il ritorno della pace».

Appena insediata alla guida del Paese, anche la neo presidente di transizione Catherine Samba‐Panza ha lanciato un appello: «È importante», ha detto, «che i nostri fratelli dei Paesi dell’Unione Africana continuino ad inviare truppe. Incoraggiamo anche le nazioni dell’Unione Europea a sostenere la missione della Francia. I soldati attualmente dispiegati non sono abbastanza numerosi per ristabilire l’ordine e la sicurezza».

Samba Panza si è rivolta anche ai due principali gruppi rivali, gli ex ribelli della coalizione Seleka e i miliziani dei gruppi di autodifesa Anti‐Balaka, ribadendo la sua volonta di aprire con loro un dialogo. Per la Presidente le violenze degli ultimi mesi tra musulmani e cristiani hanno «come radice la poverta. Quando una parte della popolazione non vede alcun progresso e non gode delle stesse opportunita di accesso alle risorse economiche rispetto a un altro gruppo, questo crea frustrazioni e porta a un ripiego sulla propria identità che poi si trasforma in esplosione. Tutti sentimenti che sono stati manipolati, in particolare gli aspetti relativi all’appartenenza religiosa».

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