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Dopo quella del Santo Sepolcro, domenica a Gerusalemme, la riapertura della Basilica della Natività a Betlemme è un altro «simbolo della speranza della gente» di Terra Santa: nel luogo dove oltre duemila anni fa nacque Gesù si vive oggi una «emozione« speciale nonostante la situazione «drammatica» della città, in cui «oltre il 90% degli abitanti» lavora nel settore turistico, devastato dagli effetti dell’emergenza coronavirus. Da Betlemme, padre Ibrahim Faltas, consigliere della Custodia di Terra Santa, racconta a Vatican News la riapertura martedì mattina della Basilica della Natività dopo “più di 80 giorni” di chiusura al pubblico, nel quadro delle misure di contenimento del Covid-19 stabilite dalle autorità palestinesi. Ad annunciare la decisione erano stati nelle scorse ore il Custode di Terra Santa, padre Francesco Patton, e i Patriarchi greco-ortodosso e armeno di Gerusalemme, Teofilo III e Nourhan Manougian. Per evitare il rischio di nuovi contagi, il numero massimo di accessi è al momento limitato a 50 persone, con adeguate protezioni sul viso e mantenendo una distanza minima di sicurezza di 2 metri. «La riapertura», spiega padre Faltas, «è stata una emozione grande per tutta la gente di Betlemme e per noi frati francescani, per i greco ortodossi e gli armeni, le comunità che sono responsabili della Basilica della Natività. La gente aspettava questo momento: la Basilica è stata chiusa al pubblico più di 80 giorni per l’emergenza coronavirus. Betlemme è stata la prima città ad essere chiusa per la pandemia, il 5 marzo. Dopo la conferenza stampa di ieri del primo ministro palestinese, Mohammad Shtayyeh, le tre comunità presenti alla Natività hanno deciso di riaprire la Basilica. E così è avvenuto alle 6:30 di stamattina, grazie a Dio. Un gesto che è tanto significativo per la gente locale, ma anche per i cristiani di tutto il mondo, per cui questo luogo è davvero importante, come lo è per i cristiani di Terra Santa e anche per i musulmani della Palestina, che sono sempre venuti in tanti a visitare la chiesa».
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Dopo quella del Santo Sepolcro, domenica a Gerusalemme, la riapertura della Basilica della Natività a Betlemme è un altro «simbolo della speranza della gente» di Terra Santa: nel luogo dove oltre duemila anni fa nacque Gesù si vive oggi una «emozione« speciale nonostante la situazione «drammatica» della città, in cui «oltre il 90% degli abitanti» lavora nel settore turistico, devastato dagli effetti dell’emergenza coronavirus. Da Betlemme, padre Ibrahim Faltas, consigliere della Custodia di Terra Santa, racconta a Vatican News la riapertura martedì mattina della Basilica della Natività dopo “più di 80 giorni” di chiusura al pubblico, nel quadro delle misure di contenimento del Covid-19 stabilite dalle autorità palestinesi. Ad annunciare la decisione erano stati nelle scorse ore il Custode di Terra Santa, padre Francesco Patton, e i Patriarchi greco-ortodosso e armeno di Gerusalemme, Teofilo III e Nourhan Manougian. Per evitare il rischio di nuovi contagi, il numero massimo di accessi è al momento limitato a 50 persone, con adeguate protezioni sul viso e mantenendo una distanza minima di sicurezza di 2 metri. «La riapertura», spiega padre Faltas, «è stata una emozione grande per tutta la gente di Betlemme e per noi frati francescani, per i greco ortodossi e gli armeni, le comunità che sono responsabili della Basilica della Natività. La gente aspettava questo momento: la Basilica è stata chiusa al pubblico più di 80 giorni per l’emergenza coronavirus. Betlemme è stata la prima città ad essere chiusa per la pandemia, il 5 marzo. Dopo la conferenza stampa di ieri del primo ministro palestinese, Mohammad Shtayyeh, le tre comunità presenti alla Natività hanno deciso di riaprire la Basilica. E così è avvenuto alle 6:30 di stamattina, grazie a Dio. Un gesto che è tanto significativo per la gente locale, ma anche per i cristiani di tutto il mondo, per cui questo luogo è davvero importante, come lo è per i cristiani di Terra Santa e anche per i musulmani della Palestina, che sono sempre venuti in tanti a visitare la chiesa».
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Dopo quella del Santo Sepolcro, domenica a Gerusalemme, la riapertura della Basilica della Natività a Betlemme è un altro «simbolo della speranza della gente» di Terra Santa: nel luogo dove oltre duemila anni fa nacque Gesù si vive oggi una «emozione« speciale nonostante la situazione «drammatica» della città, in cui «oltre il 90% degli abitanti» lavora nel settore turistico, devastato dagli effetti dell’emergenza coronavirus. Da Betlemme, padre Ibrahim Faltas, consigliere della Custodia di Terra Santa, racconta a Vatican News la riapertura martedì mattina della Basilica della Natività dopo “più di 80 giorni” di chiusura al pubblico, nel quadro delle misure di contenimento del Covid-19 stabilite dalle autorità palestinesi. Ad annunciare la decisione erano stati nelle scorse ore il Custode di Terra Santa, padre Francesco Patton, e i Patriarchi greco-ortodosso e armeno di Gerusalemme, Teofilo III e Nourhan Manougian. Per evitare il rischio di nuovi contagi, il numero massimo di accessi è al momento limitato a 50 persone, con adeguate protezioni sul viso e mantenendo una distanza minima di sicurezza di 2 metri. «La riapertura», spiega padre Faltas, «è stata una emozione grande per tutta la gente di Betlemme e per noi frati francescani, per i greco ortodossi e gli armeni, le comunità che sono responsabili della Basilica della Natività. La gente aspettava questo momento: la Basilica è stata chiusa al pubblico più di 80 giorni per l’emergenza coronavirus. Betlemme è stata la prima città ad essere chiusa per la pandemia, il 5 marzo. Dopo la conferenza stampa di ieri del primo ministro palestinese, Mohammad Shtayyeh, le tre comunità presenti alla Natività hanno deciso di riaprire la Basilica. E così è avvenuto alle 6:30 di stamattina, grazie a Dio. Un gesto che è tanto significativo per la gente locale, ma anche per i cristiani di tutto il mondo, per cui questo luogo è davvero importante, come lo è per i cristiani di Terra Santa e anche per i musulmani della Palestina, che sono sempre venuti in tanti a visitare la chiesa».
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Dopo quella del Santo Sepolcro, domenica a Gerusalemme, la riapertura della Basilica della Natività a Betlemme è un altro «simbolo della speranza della gente» di Terra Santa: nel luogo dove oltre duemila anni fa nacque Gesù si vive oggi una «emozione« speciale nonostante la situazione «drammatica» della città, in cui «oltre il 90% degli abitanti» lavora nel settore turistico, devastato dagli effetti dell’emergenza coronavirus. Da Betlemme, padre Ibrahim Faltas, consigliere della Custodia di Terra Santa, racconta a Vatican News la riapertura martedì mattina della Basilica della Natività dopo “più di 80 giorni” di chiusura al pubblico, nel quadro delle misure di contenimento del Covid-19 stabilite dalle autorità palestinesi. Ad annunciare la decisione erano stati nelle scorse ore il Custode di Terra Santa, padre Francesco Patton, e i Patriarchi greco-ortodosso e armeno di Gerusalemme, Teofilo III e Nourhan Manougian. Per evitare il rischio di nuovi contagi, il numero massimo di accessi è al momento limitato a 50 persone, con adeguate protezioni sul viso e mantenendo una distanza minima di sicurezza di 2 metri. «La riapertura», spiega padre Faltas, «è stata una emozione grande per tutta la gente di Betlemme e per noi frati francescani, per i greco ortodossi e gli armeni, le comunità che sono responsabili della Basilica della Natività. La gente aspettava questo momento: la Basilica è stata chiusa al pubblico più di 80 giorni per l’emergenza coronavirus. Betlemme è stata la prima città ad essere chiusa per la pandemia, il 5 marzo. Dopo la conferenza stampa di ieri del primo ministro palestinese, Mohammad Shtayyeh, le tre comunità presenti alla Natività hanno deciso di riaprire la Basilica. E così è avvenuto alle 6:30 di stamattina, grazie a Dio. Un gesto che è tanto significativo per la gente locale, ma anche per i cristiani di tutto il mondo, per cui questo luogo è davvero importante, come lo è per i cristiani di Terra Santa e anche per i musulmani della Palestina, che sono sempre venuti in tanti a visitare la chiesa».
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Dopo quella del Santo Sepolcro, domenica a Gerusalemme, la riapertura della Basilica della Natività a Betlemme è un altro «simbolo della speranza della gente» di Terra Santa: nel luogo dove oltre duemila anni fa nacque Gesù si vive oggi una «emozione« speciale nonostante la situazione «drammatica» della città, in cui «oltre il 90% degli abitanti» lavora nel settore turistico, devastato dagli effetti dell’emergenza coronavirus. Da Betlemme, padre Ibrahim Faltas, consigliere della Custodia di Terra Santa, racconta a Vatican News la riapertura martedì mattina della Basilica della Natività dopo “più di 80 giorni” di chiusura al pubblico, nel quadro delle misure di contenimento del Covid-19 stabilite dalle autorità palestinesi. Ad annunciare la decisione erano stati nelle scorse ore il Custode di Terra Santa, padre Francesco Patton, e i Patriarchi greco-ortodosso e armeno di Gerusalemme, Teofilo III e Nourhan Manougian. Per evitare il rischio di nuovi contagi, il numero massimo di accessi è al momento limitato a 50 persone, con adeguate protezioni sul viso e mantenendo una distanza minima di sicurezza di 2 metri. «La riapertura», spiega padre Faltas, «è stata una emozione grande per tutta la gente di Betlemme e per noi frati francescani, per i greco ortodossi e gli armeni, le comunità che sono responsabili della Basilica della Natività. La gente aspettava questo momento: la Basilica è stata chiusa al pubblico più di 80 giorni per l’emergenza coronavirus. Betlemme è stata la prima città ad essere chiusa per la pandemia, il 5 marzo. Dopo la conferenza stampa di ieri del primo ministro palestinese, Mohammad Shtayyeh, le tre comunità presenti alla Natività hanno deciso di riaprire la Basilica. E così è avvenuto alle 6:30 di stamattina, grazie a Dio. Un gesto che è tanto significativo per la gente locale, ma anche per i cristiani di tutto il mondo, per cui questo luogo è davvero importante, come lo è per i cristiani di Terra Santa e anche per i musulmani della Palestina, che sono sempre venuti in tanti a visitare la chiesa».
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Dopo quella del Santo Sepolcro, domenica a Gerusalemme, la riapertura della Basilica della Natività a Betlemme è un altro «simbolo della speranza della gente» di Terra Santa: nel luogo dove oltre duemila anni fa nacque Gesù si vive oggi una «emozione« speciale nonostante la situazione «drammatica» della città, in cui «oltre il 90% degli abitanti» lavora nel settore turistico, devastato dagli effetti dell’emergenza coronavirus. Da Betlemme, padre Ibrahim Faltas, consigliere della Custodia di Terra Santa, racconta a Vatican News la riapertura martedì mattina della Basilica della Natività dopo “più di 80 giorni” di chiusura al pubblico, nel quadro delle misure di contenimento del Covid-19 stabilite dalle autorità palestinesi. Ad annunciare la decisione erano stati nelle scorse ore il Custode di Terra Santa, padre Francesco Patton, e i Patriarchi greco-ortodosso e armeno di Gerusalemme, Teofilo III e Nourhan Manougian. Per evitare il rischio di nuovi contagi, il numero massimo di accessi è al momento limitato a 50 persone, con adeguate protezioni sul viso e mantenendo una distanza minima di sicurezza di 2 metri. «La riapertura», spiega padre Faltas, «è stata una emozione grande per tutta la gente di Betlemme e per noi frati francescani, per i greco ortodossi e gli armeni, le comunità che sono responsabili della Basilica della Natività. La gente aspettava questo momento: la Basilica è stata chiusa al pubblico più di 80 giorni per l’emergenza coronavirus. Betlemme è stata la prima città ad essere chiusa per la pandemia, il 5 marzo. Dopo la conferenza stampa di ieri del primo ministro palestinese, Mohammad Shtayyeh, le tre comunità presenti alla Natività hanno deciso di riaprire la Basilica. E così è avvenuto alle 6:30 di stamattina, grazie a Dio. Un gesto che è tanto significativo per la gente locale, ma anche per i cristiani di tutto il mondo, per cui questo luogo è davvero importante, come lo è per i cristiani di Terra Santa e anche per i musulmani della Palestina, che sono sempre venuti in tanti a visitare la chiesa».
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Coronavirus, a Betlemme dopo più di 80 giorni riapre la Basilica della Natività

Dopo quella del Santo Sepolcro, domenica a Gerusalemme, la riapertura della Basilica della Natività a Betlemme è un altro «simbolo della speranza della gente» di Terra Santa: nel luogo dove oltre duemila anni fa nacque Gesù si vive oggi una «emozione« speciale nonostante la situazione «drammatica» della città, in cui «oltre il 90% degli abitanti» lavora nel settore turistico, devastato dagli effetti dell’emergenza coronavirus. Da Betlemme, padre Ibrahim Faltas, consigliere della Custodia di Terra Santa, racconta a Vatican News la riapertura martedì mattina della Basilica della Natività dopo “più di 80 giorni” di chiusura al pubblico, nel quadro delle misure di contenimento del Covid-19 stabilite dalle autorità palestinesi. Ad annunciare la decisione erano stati nelle scorse ore il Custode di Terra Santa, padre Francesco Patton, e i Patriarchi greco-ortodosso e armeno di Gerusalemme, Teofilo III e Nourhan Manougian.

Per evitare il rischio di nuovi contagi, il numero massimo di accessi è al momento limitato a 50 persone, con adeguate protezioni sul viso e mantenendo una distanza minima di sicurezza di 2 metri. «La riapertura», spiega padre Faltas, «è stata una emozione grande per tutta la gente di Betlemme e per noi frati francescani, per i greco ortodossi e gli armeni, le comunità che sono responsabili della Basilica della Natività. La gente aspettava questo momento: la Basilica è stata chiusa al pubblico più di 80 giorni per l’emergenza coronavirus. Betlemme è stata la prima città ad essere chiusa per la pandemia, il 5 marzo. Dopo la conferenza stampa di ieri del primo ministro palestinese, Mohammad Shtayyeh, le tre comunità presenti alla Natività hanno deciso di riaprire la Basilica. E così è avvenuto alle 6:30 di stamattina, grazie a Dio. Un gesto che è tanto significativo per la gente locale, ma anche per i cristiani di tutto il mondo, per cui questo luogo è davvero importante, come lo è per i cristiani di Terra Santa e anche per i musulmani della Palestina, che sono sempre venuti in tanti a visitare la chiesa».

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