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Le note delle colonne sonore dei film che hanno accompagnato la sua carriera fino all'inconfondibile fischio di “Lo chiamavano Trinità”. Questa la musica di sottofondo alla camera ardente di Carlo Pedersoli, in arte Bud Spencer, allestita nella Promoteca del Campidoglio a Roma. In tanti, tra fan e curiosi, si sono affacciati per dare l'ultimo saluto all'attore scomparso lunedì scorso a 86 anni. C'è chi ha portato dei fiori, chi delle scatolette di fagioli, pasto simbolo degli “spaghetti western” nonché ricordo di uno dei film più amati dai suoi fan “Anche gli angeli mangiano i fagioli”, chi invece si è presentato con una t-shirt con il volto dell’attore. Presenti i familiari, parenti e amici. Davanti alla bara è stata messa una bandiera della Lazio, squadra di cui era sostenitore. Sopra una cornice con alcune foto dell'attore. Presente anche il neo sindaco di Roma Virginia Raggi che ha tenuto un breve discorso: «Siamo qui a dare l'ultimo saluto a Bud Spencer, al gigante buono che ci ha fatto sorridere e crescere», ha detto. «Una persona straordinaria. L'ultima sua parola è stata grazie. Ma è a lui che il cinema e questa città dice grazie. Molto di noi sono cresciuti con i suoi film in cui il bene vinceva sempre sul male. È stato un modello di impegno sportivo e grande lavoratore. Sono oggi qui a dire: grazie a te Bud». Poco prima del sindaco aveva parlato il figlio Giuseppe: «È stato un padre meraviglioso. Abbiamo dovuto condividerlo con tanta altra gente da ogni parte del mondo». Poi ha aggiunto: «Era un uomo libero con una gioia di vivere immensa. Era curioso di sapere cosa ci fosse aldilà e ora starà già ballando sotto le stelle. Vivere la vita così come viene e accettarla, questa era la sua filosofia di vita - ha aggiunto - Accettare il bene e il male e superarlo con il sorriso. Ci ha trasmesso questo. Lo abbiamo abbracciato fino all'ultimo giorno ed è rimasto tra le nostre braccia». E infine: «Non lo ricordo mai triste, anche in questi ultimi giorni non sereni non aveva perso la voglia di scherzare»
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Le note delle colonne sonore dei film che hanno accompagnato la sua carriera fino all'inconfondibile fischio di “Lo chiamavano Trinità”. Questa la musica di sottofondo alla camera ardente di Carlo Pedersoli, in arte Bud Spencer, allestita nella Promoteca del Campidoglio a Roma. In tanti, tra fan e curiosi, si sono affacciati per dare l'ultimo saluto all'attore scomparso lunedì scorso a 86 anni. C'è chi ha portato dei fiori, chi delle scatolette di fagioli, pasto simbolo degli “spaghetti western” nonché ricordo di uno dei film più amati dai suoi fan “Anche gli angeli mangiano i fagioli”, chi invece si è presentato con una t-shirt con il volto dell’attore. Presenti i familiari, parenti e amici. Davanti alla bara è stata messa una bandiera della Lazio, squadra di cui era sostenitore. Sopra una cornice con alcune foto dell'attore. Presente anche il neo sindaco di Roma Virginia Raggi che ha tenuto un breve discorso: «Siamo qui a dare l'ultimo saluto a Bud Spencer, al gigante buono che ci ha fatto sorridere e crescere», ha detto. «Una persona straordinaria. L'ultima sua parola è stata grazie. Ma è a lui che il cinema e questa città dice grazie. Molto di noi sono cresciuti con i suoi film in cui il bene vinceva sempre sul male. È stato un modello di impegno sportivo e grande lavoratore. Sono oggi qui a dire: grazie a te Bud». Poco prima del sindaco aveva parlato il figlio Giuseppe: «È stato un padre meraviglioso. Abbiamo dovuto condividerlo con tanta altra gente da ogni parte del mondo». Poi ha aggiunto: «Era un uomo libero con una gioia di vivere immensa. Era curioso di sapere cosa ci fosse aldilà e ora starà già ballando sotto le stelle. Vivere la vita così come viene e accettarla, questa era la sua filosofia di vita - ha aggiunto - Accettare il bene e il male e superarlo con il sorriso. Ci ha trasmesso questo. Lo abbiamo abbracciato fino all'ultimo giorno ed è rimasto tra le nostre braccia». E infine: «Non lo ricordo mai triste, anche in questi ultimi giorni non sereni non aveva perso la voglia di scherzare»
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Le note delle colonne sonore dei film che hanno accompagnato la sua carriera fino all'inconfondibile fischio di “Lo chiamavano Trinità”. Questa la musica di sottofondo alla camera ardente di Carlo Pedersoli, in arte Bud Spencer, allestita nella Promoteca del Campidoglio a Roma. In tanti, tra fan e curiosi, si sono affacciati per dare l'ultimo saluto all'attore scomparso lunedì scorso a 86 anni. C'è chi ha portato dei fiori, chi delle scatolette di fagioli, pasto simbolo degli “spaghetti western” nonché ricordo di uno dei film più amati dai suoi fan “Anche gli angeli mangiano i fagioli”, chi invece si è presentato con una t-shirt con il volto dell’attore. Presenti i familiari, parenti e amici. Davanti alla bara è stata messa una bandiera della Lazio, squadra di cui era sostenitore. Sopra una cornice con alcune foto dell'attore. Presente anche il neo sindaco di Roma Virginia Raggi che ha tenuto un breve discorso: «Siamo qui a dare l'ultimo saluto a Bud Spencer, al gigante buono che ci ha fatto sorridere e crescere», ha detto. «Una persona straordinaria. L'ultima sua parola è stata grazie. Ma è a lui che il cinema e questa città dice grazie. Molto di noi sono cresciuti con i suoi film in cui il bene vinceva sempre sul male. È stato un modello di impegno sportivo e grande lavoratore. Sono oggi qui a dire: grazie a te Bud». Poco prima del sindaco aveva parlato il figlio Giuseppe: «È stato un padre meraviglioso. Abbiamo dovuto condividerlo con tanta altra gente da ogni parte del mondo». Poi ha aggiunto: «Era un uomo libero con una gioia di vivere immensa. Era curioso di sapere cosa ci fosse aldilà e ora starà già ballando sotto le stelle. Vivere la vita così come viene e accettarla, questa era la sua filosofia di vita - ha aggiunto - Accettare il bene e il male e superarlo con il sorriso. Ci ha trasmesso questo. Lo abbiamo abbracciato fino all'ultimo giorno ed è rimasto tra le nostre braccia». E infine: «Non lo ricordo mai triste, anche in questi ultimi giorni non sereni non aveva perso la voglia di scherzare»
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Le note delle colonne sonore dei film che hanno accompagnato la sua carriera fino all'inconfondibile fischio di “Lo chiamavano Trinità”. Questa la musica di sottofondo alla camera ardente di Carlo Pedersoli, in arte Bud Spencer, allestita nella Promoteca del Campidoglio a Roma. In tanti, tra fan e curiosi, si sono affacciati per dare l'ultimo saluto all'attore scomparso lunedì scorso a 86 anni. C'è chi ha portato dei fiori, chi delle scatolette di fagioli, pasto simbolo degli “spaghetti western” nonché ricordo di uno dei film più amati dai suoi fan “Anche gli angeli mangiano i fagioli”, chi invece si è presentato con una t-shirt con il volto dell’attore. Presenti i familiari, parenti e amici. Davanti alla bara è stata messa una bandiera della Lazio, squadra di cui era sostenitore. Sopra una cornice con alcune foto dell'attore. Presente anche il neo sindaco di Roma Virginia Raggi che ha tenuto un breve discorso: «Siamo qui a dare l'ultimo saluto a Bud Spencer, al gigante buono che ci ha fatto sorridere e crescere», ha detto. «Una persona straordinaria. L'ultima sua parola è stata grazie. Ma è a lui che il cinema e questa città dice grazie. Molto di noi sono cresciuti con i suoi film in cui il bene vinceva sempre sul male. È stato un modello di impegno sportivo e grande lavoratore. Sono oggi qui a dire: grazie a te Bud». Poco prima del sindaco aveva parlato il figlio Giuseppe: «È stato un padre meraviglioso. Abbiamo dovuto condividerlo con tanta altra gente da ogni parte del mondo». Poi ha aggiunto: «Era un uomo libero con una gioia di vivere immensa. Era curioso di sapere cosa ci fosse aldilà e ora starà già ballando sotto le stelle. Vivere la vita così come viene e accettarla, questa era la sua filosofia di vita - ha aggiunto - Accettare il bene e il male e superarlo con il sorriso. Ci ha trasmesso questo. Lo abbiamo abbracciato fino all'ultimo giorno ed è rimasto tra le nostre braccia». E infine: «Non lo ricordo mai triste, anche in questi ultimi giorni non sereni non aveva perso la voglia di scherzare»
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Le note delle colonne sonore dei film che hanno accompagnato la sua carriera fino all'inconfondibile fischio di “Lo chiamavano Trinità”. Questa la musica di sottofondo alla camera ardente di Carlo Pedersoli, in arte Bud Spencer, allestita nella Promoteca del Campidoglio a Roma. In tanti, tra fan e curiosi, si sono affacciati per dare l'ultimo saluto all'attore scomparso lunedì scorso a 86 anni. C'è chi ha portato dei fiori, chi delle scatolette di fagioli, pasto simbolo degli “spaghetti western” nonché ricordo di uno dei film più amati dai suoi fan “Anche gli angeli mangiano i fagioli”, chi invece si è presentato con una t-shirt con il volto dell’attore. Presenti i familiari, parenti e amici. Davanti alla bara è stata messa una bandiera della Lazio, squadra di cui era sostenitore. Sopra una cornice con alcune foto dell'attore. Presente anche il neo sindaco di Roma Virginia Raggi che ha tenuto un breve discorso: «Siamo qui a dare l'ultimo saluto a Bud Spencer, al gigante buono che ci ha fatto sorridere e crescere», ha detto. «Una persona straordinaria. L'ultima sua parola è stata grazie. Ma è a lui che il cinema e questa città dice grazie. Molto di noi sono cresciuti con i suoi film in cui il bene vinceva sempre sul male. È stato un modello di impegno sportivo e grande lavoratore. Sono oggi qui a dire: grazie a te Bud». Poco prima del sindaco aveva parlato il figlio Giuseppe: «È stato un padre meraviglioso. Abbiamo dovuto condividerlo con tanta altra gente da ogni parte del mondo». Poi ha aggiunto: «Era un uomo libero con una gioia di vivere immensa. Era curioso di sapere cosa ci fosse aldilà e ora starà già ballando sotto le stelle. Vivere la vita così come viene e accettarla, questa era la sua filosofia di vita - ha aggiunto - Accettare il bene e il male e superarlo con il sorriso. Ci ha trasmesso questo. Lo abbiamo abbracciato fino all'ultimo giorno ed è rimasto tra le nostre braccia». E infine: «Non lo ricordo mai triste, anche in questi ultimi giorni non sereni non aveva perso la voglia di scherzare»
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Le note delle colonne sonore dei film che hanno accompagnato la sua carriera fino all'inconfondibile fischio di “Lo chiamavano Trinità”. Questa la musica di sottofondo alla camera ardente di Carlo Pedersoli, in arte Bud Spencer, allestita nella Promoteca del Campidoglio a Roma. In tanti, tra fan e curiosi, si sono affacciati per dare l'ultimo saluto all'attore scomparso lunedì scorso a 86 anni. C'è chi ha portato dei fiori, chi delle scatolette di fagioli, pasto simbolo degli “spaghetti western” nonché ricordo di uno dei film più amati dai suoi fan “Anche gli angeli mangiano i fagioli”, chi invece si è presentato con una t-shirt con il volto dell’attore. Presenti i familiari, parenti e amici. Davanti alla bara è stata messa una bandiera della Lazio, squadra di cui era sostenitore. Sopra una cornice con alcune foto dell'attore. Presente anche il neo sindaco di Roma Virginia Raggi che ha tenuto un breve discorso: «Siamo qui a dare l'ultimo saluto a Bud Spencer, al gigante buono che ci ha fatto sorridere e crescere», ha detto. «Una persona straordinaria. L'ultima sua parola è stata grazie. Ma è a lui che il cinema e questa città dice grazie. Molto di noi sono cresciuti con i suoi film in cui il bene vinceva sempre sul male. È stato un modello di impegno sportivo e grande lavoratore. Sono oggi qui a dire: grazie a te Bud». Poco prima del sindaco aveva parlato il figlio Giuseppe: «È stato un padre meraviglioso. Abbiamo dovuto condividerlo con tanta altra gente da ogni parte del mondo». Poi ha aggiunto: «Era un uomo libero con una gioia di vivere immensa. Era curioso di sapere cosa ci fosse aldilà e ora starà già ballando sotto le stelle. Vivere la vita così come viene e accettarla, questa era la sua filosofia di vita - ha aggiunto - Accettare il bene e il male e superarlo con il sorriso. Ci ha trasmesso questo. Lo abbiamo abbracciato fino all'ultimo giorno ed è rimasto tra le nostre braccia». E infine: «Non lo ricordo mai triste, anche in questi ultimi giorni non sereni non aveva perso la voglia di scherzare»
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Fagioli e le musiche dei suoi film, i fan danno l'addio a Bud Spencer
Le note delle colonne sonore dei film che hanno accompagnato la sua carriera fino all'inconfondibile fischio di “Lo chiamavano Trinità”. Questa la musica di sottofondo alla camera ardente di Carlo Pedersoli, in arte Bud Spencer, allestita nella Promoteca del Campidoglio a Roma. In tanti, tra fan e curiosi, si sono affacciati per dare l'ultimo saluto all'attore scomparso lunedì scorso a 86 anni. C'è chi ha portato dei fiori, chi delle scatolette di fagioli, pasto simbolo degli “spaghetti western” nonché ricordo di uno dei film più amati dai suoi fan “Anche gli angeli mangiano i fagioli”, chi invece si è presentato con una t-shirt con il volto dell’attore. Presenti i familiari, parenti e amici. Davanti alla bara è stata messa una bandiera della Lazio, squadra di cui era sostenitore. Sopra una cornice con alcune foto dell'attore. Presente anche il neo sindaco di Roma Virginia Raggi che ha tenuto un breve discorso: «Siamo qui a dare l'ultimo saluto a Bud Spencer, al gigante buono che ci ha fatto sorridere e crescere», ha detto. «Una persona straordinaria. L'ultima sua parola è stata grazie. Ma è a lui che il cinema e questa città dice grazie. Molto di noi sono cresciuti con i suoi film in cui il bene vinceva sempre sul male. È stato un modello di impegno sportivo e grande lavoratore. Sono oggi qui a dire: grazie a te Bud». Poco prima del sindaco aveva parlato il figlio Giuseppe: «È stato un padre meraviglioso. Abbiamo dovuto condividerlo con tanta altra gente da ogni parte del mondo». Poi ha aggiunto: «Era un uomo libero con una gioia di vivere immensa. Era curioso di sapere cosa ci fosse aldilà e ora starà già ballando sotto le stelle. Vivere la vita così come viene e accettarla, questa era la sua filosofia di vita - ha aggiunto - Accettare il bene e il male e superarlo con il sorriso. Ci ha trasmesso questo. Lo abbiamo abbracciato fino all'ultimo giorno ed è rimasto tra le nostre braccia». E infine: «Non lo ricordo mai triste, anche in questi ultimi giorni non sereni non aveva perso la voglia di scherzare»

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