Franco Zeffirelli: la sua vita alla Scala di Milano
Tutti i lavoratori del Teatro alla Scala insieme al sovrintendente Alexander Pereira, al direttore musicale Riccardo Chailly e al maestro del Coro Bruno Casoni sono profondamente commossi alla notizia della scomparsa di Franco Zeffirelli. Un Maestro che ha attraversato la scena culturale della seconda metà del Novecento continuando una preziosa tradizione italiana ma al contempo lasciando un segno inconfondibile e personale nella storia del teatro musicale, del cinema e della prosa.
Assistente di Luchino Visconti, Zeffirelli ne rinnova la capacità di coniugare fasto scenico e verità emotiva, grandiosità scenografica e minuto dettaglio nella recitazione. Nascono così spettacoli indimenticabili, costitutivi dell’identità stessa del Teatro alla Scala. Zeffirelli firma al Piermarini ventun produzioni di venti titoli, a partire da L’italiana in Algeri con Giulietta Simionato diretta da Carlo Maria Giulini nel 1953 fino alla nuova Aida diretta da Riccardo Chailly in apertura della Stagione 2006–2007.
In mezzo, capolavori come Il turco in Italia diretto da Gianandrea Gavazzeni con Maria Callas nel 1955, La bohème del 1963 diretta da Herbert von Karajan con Mirella Freni e Gianni Raimondi, Aida diretta nello stesso anno da Gianandrea Gavazzeni con scene e costumi di Lila de Nobili, Otello con la direzione di Carlos Kleiber che inaugurò insieme alla stagione 1967/77 la collaborazione tra la Scala e la Rai per le dirette televisive del 7 dicembre, Turandot diretta da Lorin Maazel nel 1983 e Don Carlo con cui Riccardo Muti aprì la stagione 1992/1993.
Tra tanti allestimenti memorabili, due non hanno mai lasciato la scena scaligera: La bohème è tornata regolarmente a rivivere con bacchette come Georges Prêtre, Carlos Kleiber, Gianandrea Gavazzeni, Gustavo Dudamel, fino al 2017 con Evelino Podò. Del 2018, con la direzione di Daniel Oren e in omaggio al 95°compeanno del Maestro, è invece la più recente ripresa di Aida nell’allestimento del 1963.
Assistente di Luchino Visconti, Zeffirelli ne rinnova la capacità di coniugare fasto scenico e verità emotiva, grandiosità scenografica e minuto dettaglio nella recitazione. Nascono così spettacoli indimenticabili, costitutivi dell’identità stessa del Teatro alla Scala. Zeffirelli firma al Piermarini ventun produzioni di venti titoli, a partire da L’italiana in Algeri con Giulietta Simionato diretta da Carlo Maria Giulini nel 1953 fino alla nuova Aida diretta da Riccardo Chailly in apertura della Stagione 2006–2007.
In mezzo, capolavori come Il turco in Italia diretto da Gianandrea Gavazzeni con Maria Callas nel 1955, La bohème del 1963 diretta da Herbert von Karajan con Mirella Freni e Gianni Raimondi, Aida diretta nello stesso anno da Gianandrea Gavazzeni con scene e costumi di Lila de Nobili, Otello con la direzione di Carlos Kleiber che inaugurò insieme alla stagione 1967/77 la collaborazione tra la Scala e la Rai per le dirette televisive del 7 dicembre, Turandot diretta da Lorin Maazel nel 1983 e Don Carlo con cui Riccardo Muti aprì la stagione 1992/1993.
Tra tanti allestimenti memorabili, due non hanno mai lasciato la scena scaligera: La bohème è tornata regolarmente a rivivere con bacchette come Georges Prêtre, Carlos Kleiber, Gianandrea Gavazzeni, Gustavo Dudamel, fino al 2017 con Evelino Podò. Del 2018, con la direzione di Daniel Oren e in omaggio al 95°compeanno del Maestro, è invece la più recente ripresa di Aida nell’allestimento del 1963.












