Greenaccord, “rifiuti zero” è possibile
«Le
automobili rimangono ferme, inutilizzate, per gran parte della loro
vita». Gary Gardner è un
ricercatore ambientale del Worldwatch Institute di Washington. Lui e
il suo prestigioso Istituto da anni denunciano i mali della nostra
economia, che si ripercuotono prima di tutto sull’ambiente: 11
tonnellate di rifiuti prodotti ogni anno da ogni cittadino
giapponese, se quel cittadino è statunitense poi, le tonnellate
diventano addirittura 25.
E ancora: il 30% del terreno agricolo del pianeta è diventato improduttivo a causa del consumo di suolo, che continua a ritmi fino a 40 volte superiori alla capacità di sopportazione della terra.
E allora la domanda è: che fare? Come uscire da questo circolo vizioso? Secondo Gary Gardner e molti altri studiosi e ambientalisti che come lui hanno a cuore le sorti del pianeta, la risposta è nell’economia circolare. Torniamo alle auto, ad esempio: per sfruttarle appieno bisogna puntare sul car sharing. Lo stesso mezzo dev’essere usato da più persone. Solo così le risorse impiegate per produrlo e farlo circolare vengono sfruttate fino in fondo.
Economia circolare significa anche che ognuno produce l’energia per sé (ad esempio con i pannelli solari) e vende agli altri quella in eccesso, liberandosi così dalla schiavitù delle multinazionali che producono e distribuiscono a tutti, controllando i prezzi e spesso lucrando sulle materie prime, pagate pochissimo ai Paesi più poveri.
Gary Gardner ha in mente ancora molti esempi di economia circolare: i bus a transito rapido che in Brasile hanno fatto si che molti cittadini non circolassero più in auto in città, i parchi eco-industriali che favoriscono un’ottimizzazione dello sfruttamento di riscorse da parte delle industrie, lo sfruttamento in comune delle risorse minerarie che favorisce notevoli risparmi.
Con queste e molte altre ricette di “economie circolari” si potrebbe arrivare, ad esempio, a zero rifiuti. E risparmiare da 600 a 1.000 miliardi di dollari di sovvenzioni che ogni anno vengono concesse per il trattamento dei combustibili fossili.
La ricetta è semplicistica? Nessuno vuole rinunciare alla libertà di spostarsi quando vuole, con la sua auto? Può darsi. Sta di fatto però che, ad esempio, quel 95 per cento di materiali non rinnovabili che finisce nell’economia degli Stati Uniti e 88 per cento in Cina, non può più andare avanti a lungo.
Le risorse non sono infinite. Cina e India stanno crescendo ad un ritmo dieci volte superiore all’accelerazione della Rivoluzione industriale. Entro 10 anni, i 27 Paesi che oggi crescono del 7 per cento l’anno, raddoppieranno il valore della loro economia, e quindi anche i loro consumi.
Con quali risorse? «La via per ridurre i consumi e uscire dal consumismo è far capire all’opinione pubblica che tutti questi beni non portano alla felicità», conclude Gardner. «Abbiamo bisogno di figure capaci di influenzare un’etica del risparmio».
Il ricercatore del Worldwatch Institute ha svolto le sue considerazioni in occasione del X Forum internazionale per la Salvaguardia della Natura promosso da Greenaccord, associazione cattolica impegnata sui temi ambientali. Il Forum si è tenuto a Napoli, dal 6 al 9 novembre.
E qui, Gardner, ha trovato un testimonial di eccezione. Papa Francesco infatti ha rivolto un «pressante appello a scienziati e giornalisti affinché contribuiscano a sensibilizzare le istituzioni politiche e i cittadini perché si diffondano stili di vita sostenibili sul piano umano ed ecologico». Economia circolare o no, il Pontefice chiede con forza che «il sistema economico non sia orientato esclusivamente al consumo delle risorse di natura e di esseri umani, ma promuova la piena realizzazione di ogni persona e l’autentico sviluppo del creato».
E ancora: il 30% del terreno agricolo del pianeta è diventato improduttivo a causa del consumo di suolo, che continua a ritmi fino a 40 volte superiori alla capacità di sopportazione della terra.
E allora la domanda è: che fare? Come uscire da questo circolo vizioso? Secondo Gary Gardner e molti altri studiosi e ambientalisti che come lui hanno a cuore le sorti del pianeta, la risposta è nell’economia circolare. Torniamo alle auto, ad esempio: per sfruttarle appieno bisogna puntare sul car sharing. Lo stesso mezzo dev’essere usato da più persone. Solo così le risorse impiegate per produrlo e farlo circolare vengono sfruttate fino in fondo.
Economia circolare significa anche che ognuno produce l’energia per sé (ad esempio con i pannelli solari) e vende agli altri quella in eccesso, liberandosi così dalla schiavitù delle multinazionali che producono e distribuiscono a tutti, controllando i prezzi e spesso lucrando sulle materie prime, pagate pochissimo ai Paesi più poveri.
Gary Gardner ha in mente ancora molti esempi di economia circolare: i bus a transito rapido che in Brasile hanno fatto si che molti cittadini non circolassero più in auto in città, i parchi eco-industriali che favoriscono un’ottimizzazione dello sfruttamento di riscorse da parte delle industrie, lo sfruttamento in comune delle risorse minerarie che favorisce notevoli risparmi.
Con queste e molte altre ricette di “economie circolari” si potrebbe arrivare, ad esempio, a zero rifiuti. E risparmiare da 600 a 1.000 miliardi di dollari di sovvenzioni che ogni anno vengono concesse per il trattamento dei combustibili fossili.
La ricetta è semplicistica? Nessuno vuole rinunciare alla libertà di spostarsi quando vuole, con la sua auto? Può darsi. Sta di fatto però che, ad esempio, quel 95 per cento di materiali non rinnovabili che finisce nell’economia degli Stati Uniti e 88 per cento in Cina, non può più andare avanti a lungo.
Le risorse non sono infinite. Cina e India stanno crescendo ad un ritmo dieci volte superiore all’accelerazione della Rivoluzione industriale. Entro 10 anni, i 27 Paesi che oggi crescono del 7 per cento l’anno, raddoppieranno il valore della loro economia, e quindi anche i loro consumi.
Con quali risorse? «La via per ridurre i consumi e uscire dal consumismo è far capire all’opinione pubblica che tutti questi beni non portano alla felicità», conclude Gardner. «Abbiamo bisogno di figure capaci di influenzare un’etica del risparmio».
Il ricercatore del Worldwatch Institute ha svolto le sue considerazioni in occasione del X Forum internazionale per la Salvaguardia della Natura promosso da Greenaccord, associazione cattolica impegnata sui temi ambientali. Il Forum si è tenuto a Napoli, dal 6 al 9 novembre.
E qui, Gardner, ha trovato un testimonial di eccezione. Papa Francesco infatti ha rivolto un «pressante appello a scienziati e giornalisti affinché contribuiscano a sensibilizzare le istituzioni politiche e i cittadini perché si diffondano stili di vita sostenibili sul piano umano ed ecologico». Economia circolare o no, il Pontefice chiede con forza che «il sistema economico non sia orientato esclusivamente al consumo delle risorse di natura e di esseri umani, ma promuova la piena realizzazione di ogni persona e l’autentico sviluppo del creato».
