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Dopo il Myanmar, il Papa è arrivato in Bangladesh atterrando pochi minuti dopo le 10 di giovedì all'aeroporto di Dhaka. Ad accoglierlo il presidente della Repubblica Abdul Hamid, alcune autorità,una decina di vescovi e poi tutt'intorno danze tradizionali e una quarantina di bambini con un'offerta floreale. Dopo la cerimonia di benvenuto, ha visitato il National Martyr’s Memorial di Savar e resoomaggio al Padre della Nazione nel Bangabandhu Memorial Museum. Nel pomeriggio il discorso alle autorità, alla società civile e al corpo diplomatico. Il primo pensiero di Francesco, nel Paese già visitato da Paolo VI e Giovanni Paolo II, è per i rifugiati di etnia Rohingya affluiti in massa in Bangladesh e provenienti dallo Stato di Rakhine, nel Myanmar occidentale: «Nessuno di noi», ha affermato il Pontefice, «può mancare di essere consapevole della gravità della situazione, dell’immenso costo richiesto di umane sofferenze e delle precarie condizioni di vita di così tanti nostri fratelli e sorelle, la maggioranza dei quali sono donne e bambini, ammassati nei campi-profughi. È necessario che la comunità internazionale attui misure efficaci nei confronti di questa grave crisi, non solo lavorando per risolvere le questioni politiche che hanno condotto allo spostamento massivo di persone, ma anche offrendo immediata assistenza materiale al Bangladesh nel suo sforzo di rispondere fattivamente agli urgenti bisogni umani»
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Dopo il Myanmar, il Papa è arrivato in Bangladesh atterrando pochi minuti dopo le 10 di giovedì all'aeroporto di Dhaka. Ad accoglierlo il presidente della Repubblica Abdul Hamid, alcune autorità,una decina di vescovi e poi tutt'intorno danze tradizionali e una quarantina di bambini con un'offerta floreale. Dopo la cerimonia di benvenuto, ha visitato il National Martyr’s Memorial di Savar e resoomaggio al Padre della Nazione nel Bangabandhu Memorial Museum. Nel pomeriggio il discorso alle autorità, alla società civile e al corpo diplomatico. Il primo pensiero di Francesco, nel Paese già visitato da Paolo VI e Giovanni Paolo II, è per i rifugiati di etnia Rohingya affluiti in massa in Bangladesh e provenienti dallo Stato di Rakhine, nel Myanmar occidentale: «Nessuno di noi», ha affermato il Pontefice, «può mancare di essere consapevole della gravità della situazione, dell’immenso costo richiesto di umane sofferenze e delle precarie condizioni di vita di così tanti nostri fratelli e sorelle, la maggioranza dei quali sono donne e bambini, ammassati nei campi-profughi. È necessario che la comunità internazionale attui misure efficaci nei confronti di questa grave crisi, non solo lavorando per risolvere le questioni politiche che hanno condotto allo spostamento massivo di persone, ma anche offrendo immediata assistenza materiale al Bangladesh nel suo sforzo di rispondere fattivamente agli urgenti bisogni umani»
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Dopo il Myanmar, il Papa è arrivato in Bangladesh atterrando pochi minuti dopo le 10 di giovedì all'aeroporto di Dhaka. Ad accoglierlo il presidente della Repubblica Abdul Hamid, alcune autorità,una decina di vescovi e poi tutt'intorno danze tradizionali e una quarantina di bambini con un'offerta floreale. Dopo la cerimonia di benvenuto, ha visitato il National Martyr’s Memorial di Savar e resoomaggio al Padre della Nazione nel Bangabandhu Memorial Museum. Nel pomeriggio il discorso alle autorità, alla società civile e al corpo diplomatico. Il primo pensiero di Francesco, nel Paese già visitato da Paolo VI e Giovanni Paolo II, è per i rifugiati di etnia Rohingya affluiti in massa in Bangladesh e provenienti dallo Stato di Rakhine, nel Myanmar occidentale: «Nessuno di noi», ha affermato il Pontefice, «può mancare di essere consapevole della gravità della situazione, dell’immenso costo richiesto di umane sofferenze e delle precarie condizioni di vita di così tanti nostri fratelli e sorelle, la maggioranza dei quali sono donne e bambini, ammassati nei campi-profughi. È necessario che la comunità internazionale attui misure efficaci nei confronti di questa grave crisi, non solo lavorando per risolvere le questioni politiche che hanno condotto allo spostamento massivo di persone, ma anche offrendo immediata assistenza materiale al Bangladesh nel suo sforzo di rispondere fattivamente agli urgenti bisogni umani»
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Dopo il Myanmar, il Papa è arrivato in Bangladesh atterrando pochi minuti dopo le 10 di giovedì all'aeroporto di Dhaka. Ad accoglierlo il presidente della Repubblica Abdul Hamid, alcune autorità,una decina di vescovi e poi tutt'intorno danze tradizionali e una quarantina di bambini con un'offerta floreale. Dopo la cerimonia di benvenuto, ha visitato il National Martyr’s Memorial di Savar e resoomaggio al Padre della Nazione nel Bangabandhu Memorial Museum. Nel pomeriggio il discorso alle autorità, alla società civile e al corpo diplomatico. Il primo pensiero di Francesco, nel Paese già visitato da Paolo VI e Giovanni Paolo II, è per i rifugiati di etnia Rohingya affluiti in massa in Bangladesh e provenienti dallo Stato di Rakhine, nel Myanmar occidentale: «Nessuno di noi», ha affermato il Pontefice, «può mancare di essere consapevole della gravità della situazione, dell’immenso costo richiesto di umane sofferenze e delle precarie condizioni di vita di così tanti nostri fratelli e sorelle, la maggioranza dei quali sono donne e bambini, ammassati nei campi-profughi. È necessario che la comunità internazionale attui misure efficaci nei confronti di questa grave crisi, non solo lavorando per risolvere le questioni politiche che hanno condotto allo spostamento massivo di persone, ma anche offrendo immediata assistenza materiale al Bangladesh nel suo sforzo di rispondere fattivamente agli urgenti bisogni umani»
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Dopo il Myanmar, il Papa è arrivato in Bangladesh atterrando pochi minuti dopo le 10 di giovedì all'aeroporto di Dhaka. Ad accoglierlo il presidente della Repubblica Abdul Hamid, alcune autorità,una decina di vescovi e poi tutt'intorno danze tradizionali e una quarantina di bambini con un'offerta floreale. Dopo la cerimonia di benvenuto, ha visitato il National Martyr’s Memorial di Savar e resoomaggio al Padre della Nazione nel Bangabandhu Memorial Museum. Nel pomeriggio il discorso alle autorità, alla società civile e al corpo diplomatico. Il primo pensiero di Francesco, nel Paese già visitato da Paolo VI e Giovanni Paolo II, è per i rifugiati di etnia Rohingya affluiti in massa in Bangladesh e provenienti dallo Stato di Rakhine, nel Myanmar occidentale: «Nessuno di noi», ha affermato il Pontefice, «può mancare di essere consapevole della gravità della situazione, dell’immenso costo richiesto di umane sofferenze e delle precarie condizioni di vita di così tanti nostri fratelli e sorelle, la maggioranza dei quali sono donne e bambini, ammassati nei campi-profughi. È necessario che la comunità internazionale attui misure efficaci nei confronti di questa grave crisi, non solo lavorando per risolvere le questioni politiche che hanno condotto allo spostamento massivo di persone, ma anche offrendo immediata assistenza materiale al Bangladesh nel suo sforzo di rispondere fattivamente agli urgenti bisogni umani»
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Il Papa in Bangladesh, il primo pensiero è per i Rohingya
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