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Il Papa esorta a ripeterlo insieme: «Tutti siamo fratelli». Gli ospiti del campo profughi “St. Sauveur” di Bangui, la capitale del Centrafrica, dove sono accampate quasi quattromila persone, soprattutto donne e bambini, ripetono a voce alta per tre volte «I Kwé i yèkè a ita», «Siamo tutti fratelli!». Dopo la visita alle autorità del Paese, Francesco ha voluto passare a visitare uno dei campi profughi della capitale centrafricana. Secondo l'ACNUR i rifugiati nella capitale sarebbero almeno 75.000. In tanti hanno atteso per ore il Papa nel complesso parrocchiale trasformato in una tendopoli. I bambini hanno preparato delle scritte su pezzi di stoffa bianca. «Saluto tutti voi che siete qui - dice Francesco prendendo il microfono - e vi dico che ho letto quello che hanno scritto i bambini: pace, perdono, unità, amore... Noi - continua - dobbiamo lavorare e fare di tutto per la pace, ma la pace senza amicizia, senza tolleranza, senza perdono non è possibile e ognuno di noi deve fare qualcosa». «Io auguro - ha detto Bergoglio - a voi e a tutti i centroafricani la pace, una grande pace tra voi. Che voi possiate vivere in pace qualsiasi sia la vostra etnia la vostra cultura, la vostra religione, il vostro stato sociale... Tutti in pace, perché tutti siamo fratelli, mi piacerebbe che tutti lo dicessimo insieme: tutti siamo fratelli! E per questo vogliamo la pace».
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Il Papa esorta a ripeterlo insieme: «Tutti siamo fratelli». Gli ospiti del campo profughi “St. Sauveur” di Bangui, la capitale del Centrafrica, dove sono accampate quasi quattromila persone, soprattutto donne e bambini, ripetono a voce alta per tre volte «I Kwé i yèkè a ita», «Siamo tutti fratelli!». Dopo la visita alle autorità del Paese, Francesco ha voluto passare a visitare uno dei campi profughi della capitale centrafricana. Secondo l'ACNUR i rifugiati nella capitale sarebbero almeno 75.000. In tanti hanno atteso per ore il Papa nel complesso parrocchiale trasformato in una tendopoli. I bambini hanno preparato delle scritte su pezzi di stoffa bianca. «Saluto tutti voi che siete qui - dice Francesco prendendo il microfono - e vi dico che ho letto quello che hanno scritto i bambini: pace, perdono, unità, amore... Noi - continua - dobbiamo lavorare e fare di tutto per la pace, ma la pace senza amicizia, senza tolleranza, senza perdono non è possibile e ognuno di noi deve fare qualcosa». «Io auguro - ha detto Bergoglio - a voi e a tutti i centroafricani la pace, una grande pace tra voi. Che voi possiate vivere in pace qualsiasi sia la vostra etnia la vostra cultura, la vostra religione, il vostro stato sociale... Tutti in pace, perché tutti siamo fratelli, mi piacerebbe che tutti lo dicessimo insieme: tutti siamo fratelli! E per questo vogliamo la pace».
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Il Papa esorta a ripeterlo insieme: «Tutti siamo fratelli». Gli ospiti del campo profughi “St. Sauveur” di Bangui, la capitale del Centrafrica, dove sono accampate quasi quattromila persone, soprattutto donne e bambini, ripetono a voce alta per tre volte «I Kwé i yèkè a ita», «Siamo tutti fratelli!». Dopo la visita alle autorità del Paese, Francesco ha voluto passare a visitare uno dei campi profughi della capitale centrafricana. Secondo l'ACNUR i rifugiati nella capitale sarebbero almeno 75.000. In tanti hanno atteso per ore il Papa nel complesso parrocchiale trasformato in una tendopoli. I bambini hanno preparato delle scritte su pezzi di stoffa bianca. «Saluto tutti voi che siete qui - dice Francesco prendendo il microfono - e vi dico che ho letto quello che hanno scritto i bambini: pace, perdono, unità, amore... Noi - continua - dobbiamo lavorare e fare di tutto per la pace, ma la pace senza amicizia, senza tolleranza, senza perdono non è possibile e ognuno di noi deve fare qualcosa». «Io auguro - ha detto Bergoglio - a voi e a tutti i centroafricani la pace, una grande pace tra voi. Che voi possiate vivere in pace qualsiasi sia la vostra etnia la vostra cultura, la vostra religione, il vostro stato sociale... Tutti in pace, perché tutti siamo fratelli, mi piacerebbe che tutti lo dicessimo insieme: tutti siamo fratelli! E per questo vogliamo la pace».
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Il Papa esorta a ripeterlo insieme: «Tutti siamo fratelli». Gli ospiti del campo profughi “St. Sauveur” di Bangui, la capitale del Centrafrica, dove sono accampate quasi quattromila persone, soprattutto donne e bambini, ripetono a voce alta per tre volte «I Kwé i yèkè a ita», «Siamo tutti fratelli!». Dopo la visita alle autorità del Paese, Francesco ha voluto passare a visitare uno dei campi profughi della capitale centrafricana. Secondo l'ACNUR i rifugiati nella capitale sarebbero almeno 75.000. In tanti hanno atteso per ore il Papa nel complesso parrocchiale trasformato in una tendopoli. I bambini hanno preparato delle scritte su pezzi di stoffa bianca. «Saluto tutti voi che siete qui - dice Francesco prendendo il microfono - e vi dico che ho letto quello che hanno scritto i bambini: pace, perdono, unità, amore... Noi - continua - dobbiamo lavorare e fare di tutto per la pace, ma la pace senza amicizia, senza tolleranza, senza perdono non è possibile e ognuno di noi deve fare qualcosa». «Io auguro - ha detto Bergoglio - a voi e a tutti i centroafricani la pace, una grande pace tra voi. Che voi possiate vivere in pace qualsiasi sia la vostra etnia la vostra cultura, la vostra religione, il vostro stato sociale... Tutti in pace, perché tutti siamo fratelli, mi piacerebbe che tutti lo dicessimo insieme: tutti siamo fratelli! E per questo vogliamo la pace».
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Il Papa esorta a ripeterlo insieme: «Tutti siamo fratelli». Gli ospiti del campo profughi “St. Sauveur” di Bangui, la capitale del Centrafrica, dove sono accampate quasi quattromila persone, soprattutto donne e bambini, ripetono a voce alta per tre volte «I Kwé i yèkè a ita», «Siamo tutti fratelli!». Dopo la visita alle autorità del Paese, Francesco ha voluto passare a visitare uno dei campi profughi della capitale centrafricana. Secondo l'ACNUR i rifugiati nella capitale sarebbero almeno 75.000. In tanti hanno atteso per ore il Papa nel complesso parrocchiale trasformato in una tendopoli. I bambini hanno preparato delle scritte su pezzi di stoffa bianca. «Saluto tutti voi che siete qui - dice Francesco prendendo il microfono - e vi dico che ho letto quello che hanno scritto i bambini: pace, perdono, unità, amore... Noi - continua - dobbiamo lavorare e fare di tutto per la pace, ma la pace senza amicizia, senza tolleranza, senza perdono non è possibile e ognuno di noi deve fare qualcosa». «Io auguro - ha detto Bergoglio - a voi e a tutti i centroafricani la pace, una grande pace tra voi. Che voi possiate vivere in pace qualsiasi sia la vostra etnia la vostra cultura, la vostra religione, il vostro stato sociale... Tutti in pace, perché tutti siamo fratelli, mi piacerebbe che tutti lo dicessimo insieme: tutti siamo fratelli! E per questo vogliamo la pace».
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Il Papa esorta a ripeterlo insieme: «Tutti siamo fratelli». Gli ospiti del campo profughi “St. Sauveur” di Bangui, la capitale del Centrafrica, dove sono accampate quasi quattromila persone, soprattutto donne e bambini, ripetono a voce alta per tre volte «I Kwé i yèkè a ita», «Siamo tutti fratelli!». Dopo la visita alle autorità del Paese, Francesco ha voluto passare a visitare uno dei campi profughi della capitale centrafricana. Secondo l'ACNUR i rifugiati nella capitale sarebbero almeno 75.000. In tanti hanno atteso per ore il Papa nel complesso parrocchiale trasformato in una tendopoli. I bambini hanno preparato delle scritte su pezzi di stoffa bianca. «Saluto tutti voi che siete qui - dice Francesco prendendo il microfono - e vi dico che ho letto quello che hanno scritto i bambini: pace, perdono, unità, amore... Noi - continua - dobbiamo lavorare e fare di tutto per la pace, ma la pace senza amicizia, senza tolleranza, senza perdono non è possibile e ognuno di noi deve fare qualcosa». «Io auguro - ha detto Bergoglio - a voi e a tutti i centroafricani la pace, una grande pace tra voi. Che voi possiate vivere in pace qualsiasi sia la vostra etnia la vostra cultura, la vostra religione, il vostro stato sociale... Tutti in pace, perché tutti siamo fratelli, mi piacerebbe che tutti lo dicessimo insieme: tutti siamo fratelli! E per questo vogliamo la pace».
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Il Papa esorta a ripeterlo insieme: «Tutti siamo fratelli». Gli ospiti del campo profughi “St. Sauveur” di Bangui, la capitale del Centrafrica, dove sono accampate quasi quattromila persone, soprattutto donne e bambini, ripetono a voce alta per tre volte «I Kwé i yèkè a ita», «Siamo tutti fratelli!». Dopo la visita alle autorità del Paese, Francesco ha voluto passare a visitare uno dei campi profughi della capitale centrafricana. Secondo l'ACNUR i rifugiati nella capitale sarebbero almeno 75.000. In tanti hanno atteso per ore il Papa nel complesso parrocchiale trasformato in una tendopoli. I bambini hanno preparato delle scritte su pezzi di stoffa bianca. «Saluto tutti voi che siete qui - dice Francesco prendendo il microfono - e vi dico che ho letto quello che hanno scritto i bambini: pace, perdono, unità, amore... Noi - continua - dobbiamo lavorare e fare di tutto per la pace, ma la pace senza amicizia, senza tolleranza, senza perdono non è possibile e ognuno di noi deve fare qualcosa». «Io auguro - ha detto Bergoglio - a voi e a tutti i centroafricani la pace, una grande pace tra voi. Che voi possiate vivere in pace qualsiasi sia la vostra etnia la vostra cultura, la vostra religione, il vostro stato sociale... Tutti in pace, perché tutti siamo fratelli, mi piacerebbe che tutti lo dicessimo insieme: tutti siamo fratelli! E per questo vogliamo la pace».
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Il Papa esorta a ripeterlo insieme: «Tutti siamo fratelli». Gli ospiti del campo profughi “St. Sauveur” di Bangui, la capitale del Centrafrica, dove sono accampate quasi quattromila persone, soprattutto donne e bambini, ripetono a voce alta per tre volte «I Kwé i yèkè a ita», «Siamo tutti fratelli!». Dopo la visita alle autorità del Paese, Francesco ha voluto passare a visitare uno dei campi profughi della capitale centrafricana. Secondo l'ACNUR i rifugiati nella capitale sarebbero almeno 75.000. In tanti hanno atteso per ore il Papa nel complesso parrocchiale trasformato in una tendopoli. I bambini hanno preparato delle scritte su pezzi di stoffa bianca. «Saluto tutti voi che siete qui - dice Francesco prendendo il microfono - e vi dico che ho letto quello che hanno scritto i bambini: pace, perdono, unità, amore... Noi - continua - dobbiamo lavorare e fare di tutto per la pace, ma la pace senza amicizia, senza tolleranza, senza perdono non è possibile e ognuno di noi deve fare qualcosa». «Io auguro - ha detto Bergoglio - a voi e a tutti i centroafricani la pace, una grande pace tra voi. Che voi possiate vivere in pace qualsiasi sia la vostra etnia la vostra cultura, la vostra religione, il vostro stato sociale... Tutti in pace, perché tutti siamo fratelli, mi piacerebbe che tutti lo dicessimo insieme: tutti siamo fratelli! E per questo vogliamo la pace».
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Il Papa esorta a ripeterlo insieme: «Tutti siamo fratelli». Gli ospiti del campo profughi “St. Sauveur” di Bangui, la capitale del Centrafrica, dove sono accampate quasi quattromila persone, soprattutto donne e bambini, ripetono a voce alta per tre volte «I Kwé i yèkè a ita», «Siamo tutti fratelli!». Dopo la visita alle autorità del Paese, Francesco ha voluto passare a visitare uno dei campi profughi della capitale centrafricana. Secondo l'ACNUR i rifugiati nella capitale sarebbero almeno 75.000. In tanti hanno atteso per ore il Papa nel complesso parrocchiale trasformato in una tendopoli. I bambini hanno preparato delle scritte su pezzi di stoffa bianca. «Saluto tutti voi che siete qui - dice Francesco prendendo il microfono - e vi dico che ho letto quello che hanno scritto i bambini: pace, perdono, unità, amore... Noi - continua - dobbiamo lavorare e fare di tutto per la pace, ma la pace senza amicizia, senza tolleranza, senza perdono non è possibile e ognuno di noi deve fare qualcosa». «Io auguro - ha detto Bergoglio - a voi e a tutti i centroafricani la pace, una grande pace tra voi. Che voi possiate vivere in pace qualsiasi sia la vostra etnia la vostra cultura, la vostra religione, il vostro stato sociale... Tutti in pace, perché tutti siamo fratelli, mi piacerebbe che tutti lo dicessimo insieme: tutti siamo fratelli! E per questo vogliamo la pace».
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Il Papa esorta a ripeterlo insieme: «Tutti siamo fratelli». Gli ospiti del campo profughi “St. Sauveur” di Bangui, la capitale del Centrafrica, dove sono accampate quasi quattromila persone, soprattutto donne e bambini, ripetono a voce alta per tre volte «I Kwé i yèkè a ita», «Siamo tutti fratelli!». Dopo la visita alle autorità del Paese, Francesco ha voluto passare a visitare uno dei campi profughi della capitale centrafricana. Secondo l'ACNUR i rifugiati nella capitale sarebbero almeno 75.000. In tanti hanno atteso per ore il Papa nel complesso parrocchiale trasformato in una tendopoli. I bambini hanno preparato delle scritte su pezzi di stoffa bianca. «Saluto tutti voi che siete qui - dice Francesco prendendo il microfono - e vi dico che ho letto quello che hanno scritto i bambini: pace, perdono, unità, amore... Noi - continua - dobbiamo lavorare e fare di tutto per la pace, ma la pace senza amicizia, senza tolleranza, senza perdono non è possibile e ognuno di noi deve fare qualcosa». «Io auguro - ha detto Bergoglio - a voi e a tutti i centroafricani la pace, una grande pace tra voi. Che voi possiate vivere in pace qualsiasi sia la vostra etnia la vostra cultura, la vostra religione, il vostro stato sociale... Tutti in pace, perché tutti siamo fratelli, mi piacerebbe che tutti lo dicessimo insieme: tutti siamo fratelli! E per questo vogliamo la pace».
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Il Papa esorta a ripeterlo insieme: «Tutti siamo fratelli». Gli ospiti del campo profughi “St. Sauveur” di Bangui, la capitale del Centrafrica, dove sono accampate quasi quattromila persone, soprattutto donne e bambini, ripetono a voce alta per tre volte «I Kwé i yèkè a ita», «Siamo tutti fratelli!». Dopo la visita alle autorità del Paese, Francesco ha voluto passare a visitare uno dei campi profughi della capitale centrafricana. Secondo l'ACNUR i rifugiati nella capitale sarebbero almeno 75.000. In tanti hanno atteso per ore il Papa nel complesso parrocchiale trasformato in una tendopoli. I bambini hanno preparato delle scritte su pezzi di stoffa bianca. «Saluto tutti voi che siete qui - dice Francesco prendendo il microfono - e vi dico che ho letto quello che hanno scritto i bambini: pace, perdono, unità, amore... Noi - continua - dobbiamo lavorare e fare di tutto per la pace, ma la pace senza amicizia, senza tolleranza, senza perdono non è possibile e ognuno di noi deve fare qualcosa». «Io auguro - ha detto Bergoglio - a voi e a tutti i centroafricani la pace, una grande pace tra voi. Che voi possiate vivere in pace qualsiasi sia la vostra etnia la vostra cultura, la vostra religione, il vostro stato sociale... Tutti in pace, perché tutti siamo fratelli, mi piacerebbe che tutti lo dicessimo insieme: tutti siamo fratelli! E per questo vogliamo la pace».
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Il Papa esorta a ripeterlo insieme: «Tutti siamo fratelli». Gli ospiti del campo profughi “St. Sauveur” di Bangui, la capitale del Centrafrica, dove sono accampate quasi quattromila persone, soprattutto donne e bambini, ripetono a voce alta per tre volte «I Kwé i yèkè a ita», «Siamo tutti fratelli!». Dopo la visita alle autorità del Paese, Francesco ha voluto passare a visitare uno dei campi profughi della capitale centrafricana. Secondo l'ACNUR i rifugiati nella capitale sarebbero almeno 75.000. In tanti hanno atteso per ore il Papa nel complesso parrocchiale trasformato in una tendopoli. I bambini hanno preparato delle scritte su pezzi di stoffa bianca. «Saluto tutti voi che siete qui - dice Francesco prendendo il microfono - e vi dico che ho letto quello che hanno scritto i bambini: pace, perdono, unità, amore... Noi - continua - dobbiamo lavorare e fare di tutto per la pace, ma la pace senza amicizia, senza tolleranza, senza perdono non è possibile e ognuno di noi deve fare qualcosa». «Io auguro - ha detto Bergoglio - a voi e a tutti i centroafricani la pace, una grande pace tra voi. Che voi possiate vivere in pace qualsiasi sia la vostra etnia la vostra cultura, la vostra religione, il vostro stato sociale... Tutti in pace, perché tutti siamo fratelli, mi piacerebbe che tutti lo dicessimo insieme: tutti siamo fratelli! E per questo vogliamo la pace».
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Il Papa esorta a ripeterlo insieme: «Tutti siamo fratelli». Gli ospiti del campo profughi “St. Sauveur” di Bangui, la capitale del Centrafrica, dove sono accampate quasi quattromila persone, soprattutto donne e bambini, ripetono a voce alta per tre volte «I Kwé i yèkè a ita», «Siamo tutti fratelli!». Dopo la visita alle autorità del Paese, Francesco ha voluto passare a visitare uno dei campi profughi della capitale centrafricana. Secondo l'ACNUR i rifugiati nella capitale sarebbero almeno 75.000. In tanti hanno atteso per ore il Papa nel complesso parrocchiale trasformato in una tendopoli. I bambini hanno preparato delle scritte su pezzi di stoffa bianca. «Saluto tutti voi che siete qui - dice Francesco prendendo il microfono - e vi dico che ho letto quello che hanno scritto i bambini: pace, perdono, unità, amore... Noi - continua - dobbiamo lavorare e fare di tutto per la pace, ma la pace senza amicizia, senza tolleranza, senza perdono non è possibile e ognuno di noi deve fare qualcosa». «Io auguro - ha detto Bergoglio - a voi e a tutti i centroafricani la pace, una grande pace tra voi. Che voi possiate vivere in pace qualsiasi sia la vostra etnia la vostra cultura, la vostra religione, il vostro stato sociale... Tutti in pace, perché tutti siamo fratelli, mi piacerebbe che tutti lo dicessimo insieme: tutti siamo fratelli! E per questo vogliamo la pace».
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Il Papa esorta a ripeterlo insieme: «Tutti siamo fratelli». Gli ospiti del campo profughi “St. Sauveur” di Bangui, la capitale del Centrafrica, dove sono accampate quasi quattromila persone, soprattutto donne e bambini, ripetono a voce alta per tre volte «I Kwé i yèkè a ita», «Siamo tutti fratelli!». Dopo la visita alle autorità del Paese, Francesco ha voluto passare a visitare uno dei campi profughi della capitale centrafricana. Secondo l'ACNUR i rifugiati nella capitale sarebbero almeno 75.000. In tanti hanno atteso per ore il Papa nel complesso parrocchiale trasformato in una tendopoli. I bambini hanno preparato delle scritte su pezzi di stoffa bianca. «Saluto tutti voi che siete qui - dice Francesco prendendo il microfono - e vi dico che ho letto quello che hanno scritto i bambini: pace, perdono, unità, amore... Noi - continua - dobbiamo lavorare e fare di tutto per la pace, ma la pace senza amicizia, senza tolleranza, senza perdono non è possibile e ognuno di noi deve fare qualcosa». «Io auguro - ha detto Bergoglio - a voi e a tutti i centroafricani la pace, una grande pace tra voi. Che voi possiate vivere in pace qualsiasi sia la vostra etnia la vostra cultura, la vostra religione, il vostro stato sociale... Tutti in pace, perché tutti siamo fratelli, mi piacerebbe che tutti lo dicessimo insieme: tutti siamo fratelli! E per questo vogliamo la pace».
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Il Papa esorta a ripeterlo insieme: «Tutti siamo fratelli». Gli ospiti del campo profughi “St. Sauveur” di Bangui, la capitale del Centrafrica, dove sono accampate quasi quattromila persone, soprattutto donne e bambini, ripetono a voce alta per tre volte «I Kwé i yèkè a ita», «Siamo tutti fratelli!». Dopo la visita alle autorità del Paese, Francesco ha voluto passare a visitare uno dei campi profughi della capitale centrafricana. Secondo l'ACNUR i rifugiati nella capitale sarebbero almeno 75.000. In tanti hanno atteso per ore il Papa nel complesso parrocchiale trasformato in una tendopoli. I bambini hanno preparato delle scritte su pezzi di stoffa bianca. «Saluto tutti voi che siete qui - dice Francesco prendendo il microfono - e vi dico che ho letto quello che hanno scritto i bambini: pace, perdono, unità, amore... Noi - continua - dobbiamo lavorare e fare di tutto per la pace, ma la pace senza amicizia, senza tolleranza, senza perdono non è possibile e ognuno di noi deve fare qualcosa». «Io auguro - ha detto Bergoglio - a voi e a tutti i centroafricani la pace, una grande pace tra voi. Che voi possiate vivere in pace qualsiasi sia la vostra etnia la vostra cultura, la vostra religione, il vostro stato sociale... Tutti in pace, perché tutti siamo fratelli, mi piacerebbe che tutti lo dicessimo insieme: tutti siamo fratelli! E per questo vogliamo la pace».
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Il Papa esorta a ripeterlo insieme: «Tutti siamo fratelli». Gli ospiti del campo profughi “St. Sauveur” di Bangui, la capitale del Centrafrica, dove sono accampate quasi quattromila persone, soprattutto donne e bambini, ripetono a voce alta per tre volte «I Kwé i yèkè a ita», «Siamo tutti fratelli!». Dopo la visita alle autorità del Paese, Francesco ha voluto passare a visitare uno dei campi profughi della capitale centrafricana. Secondo l'ACNUR i rifugiati nella capitale sarebbero almeno 75.000. In tanti hanno atteso per ore il Papa nel complesso parrocchiale trasformato in una tendopoli. I bambini hanno preparato delle scritte su pezzi di stoffa bianca. «Saluto tutti voi che siete qui - dice Francesco prendendo il microfono - e vi dico che ho letto quello che hanno scritto i bambini: pace, perdono, unità, amore... Noi - continua - dobbiamo lavorare e fare di tutto per la pace, ma la pace senza amicizia, senza tolleranza, senza perdono non è possibile e ognuno di noi deve fare qualcosa». «Io auguro - ha detto Bergoglio - a voi e a tutti i centroafricani la pace, una grande pace tra voi. Che voi possiate vivere in pace qualsiasi sia la vostra etnia la vostra cultura, la vostra religione, il vostro stato sociale... Tutti in pace, perché tutti siamo fratelli, mi piacerebbe che tutti lo dicessimo insieme: tutti siamo fratelli! E per questo vogliamo la pace».
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Il Papa esorta a ripeterlo insieme: «Tutti siamo fratelli». Gli ospiti del campo profughi “St. Sauveur” di Bangui, la capitale del Centrafrica, dove sono accampate quasi quattromila persone, soprattutto donne e bambini, ripetono a voce alta per tre volte «I Kwé i yèkè a ita», «Siamo tutti fratelli!». Dopo la visita alle autorità del Paese, Francesco ha voluto passare a visitare uno dei campi profughi della capitale centrafricana. Secondo l'ACNUR i rifugiati nella capitale sarebbero almeno 75.000. In tanti hanno atteso per ore il Papa nel complesso parrocchiale trasformato in una tendopoli. I bambini hanno preparato delle scritte su pezzi di stoffa bianca. «Saluto tutti voi che siete qui - dice Francesco prendendo il microfono - e vi dico che ho letto quello che hanno scritto i bambini: pace, perdono, unità, amore... Noi - continua - dobbiamo lavorare e fare di tutto per la pace, ma la pace senza amicizia, senza tolleranza, senza perdono non è possibile e ognuno di noi deve fare qualcosa». «Io auguro - ha detto Bergoglio - a voi e a tutti i centroafricani la pace, una grande pace tra voi. Che voi possiate vivere in pace qualsiasi sia la vostra etnia la vostra cultura, la vostra religione, il vostro stato sociale... Tutti in pace, perché tutti siamo fratelli, mi piacerebbe che tutti lo dicessimo insieme: tutti siamo fratelli! E per questo vogliamo la pace».
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Il Papa esorta a ripeterlo insieme: «Tutti siamo fratelli». Gli ospiti del campo profughi “St. Sauveur” di Bangui, la capitale del Centrafrica, dove sono accampate quasi quattromila persone, soprattutto donne e bambini, ripetono a voce alta per tre volte «I Kwé i yèkè a ita», «Siamo tutti fratelli!». Dopo la visita alle autorità del Paese, Francesco ha voluto passare a visitare uno dei campi profughi della capitale centrafricana. Secondo l'ACNUR i rifugiati nella capitale sarebbero almeno 75.000. In tanti hanno atteso per ore il Papa nel complesso parrocchiale trasformato in una tendopoli. I bambini hanno preparato delle scritte su pezzi di stoffa bianca. «Saluto tutti voi che siete qui - dice Francesco prendendo il microfono - e vi dico che ho letto quello che hanno scritto i bambini: pace, perdono, unità, amore... Noi - continua - dobbiamo lavorare e fare di tutto per la pace, ma la pace senza amicizia, senza tolleranza, senza perdono non è possibile e ognuno di noi deve fare qualcosa». «Io auguro - ha detto Bergoglio - a voi e a tutti i centroafricani la pace, una grande pace tra voi. Che voi possiate vivere in pace qualsiasi sia la vostra etnia la vostra cultura, la vostra religione, il vostro stato sociale... Tutti in pace, perché tutti siamo fratelli, mi piacerebbe che tutti lo dicessimo insieme: tutti siamo fratelli! E per questo vogliamo la pace».
Il Papa tra i profughi di Bangui: «Ripetiamo insieme: "Siamo tutti fratelli"»
Il Papa esorta a ripeterlo insieme: «Tutti siamo fratelli». Gli ospiti del campo profughi “St. Sauveur” di Bangui, la capitale del Centrafrica, dove sono accampate quasi quattromila persone, soprattutto donne e bambini, ripetono a voce alta per tre  volte «I Kwé i yèkè a ita», «Siamo tutti fratelli!».   Dopo la visita alle autorità del Paese, Francesco ha voluto passare a visitare uno dei campi profughi della capitale centrafricana. Secondo l'ACNUR i rifugiati nella capitale sarebbero almeno 75.000. In tanti hanno atteso per ore il Papa nel complesso parrocchiale trasformato in una tendopoli. I bambini hanno preparato delle scritte su pezzi di stoffa bianca.   «Saluto tutti voi che siete qui - dice Francesco prendendo il microfono - e vi dico che ho letto quello che hanno scritto i bambini: pace, perdono, unità, amore... Noi - continua - dobbiamo lavorare e fare di tutto per la pace, ma la pace senza amicizia, senza tolleranza, senza perdono non è possibile e ognuno di noi deve fare qualcosa».   «Io auguro - ha detto Bergoglio - a voi e a tutti i centroafricani la pace, una grande pace tra voi. Che voi possiate vivere in pace qualsiasi sia la vostra etnia la vostra cultura, la vostra religione, il vostro stato sociale... Tutti in pace, perché tutti siamo fratelli, mi piacerebbe che tutti lo dicessimo insieme: tutti siamo fratelli! E per questo vogliamo la pace». 

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