I Governi devono favorire una piena partecipazione dei popoli indigeni. Lo ha chiesto il Papa mercoledì 15 febbraio, prima dell’udienza generale, rivolgendo un discorso in spagnolo ai circa 40 rappresentanti indios, al termine del Terzo Forum a loro dedicato. L’incontro era stato voluto e organizzato dall'Ifad, il Fondo internazionale per lo sviluppo agricolo, che celebra quest’anno il quarantesimo anniversario della sua fondazione.
La delegazione ricevuta da Jorge Mario Bergoglio rappresentava quei 30 popoli indigeni che - si stima - contano in tutto 370 milioni di persone: vivono in 90 Paesi fra Asia, Africa e America latina e rappresentano il 5 per cento della popolazione mondiale, ma ben il 15 per cento della povertà globale.
Nel corso del suo discorso Francesco non ha mai fatto riferimento alle tensionui in corso nel Nord Dakota (Stati Uniti) dove le tribù Sioux locali lottano da mesi contro la costruzione di un enorme oleodotto che - affermano - finirebbe per inquinare le loro acque e profanare i territori sacri ai loro antenati. Molti osservatori hanno tuttavia letto le sue parole come un invito all'amministrazione Trump a rivedere la propria posizione a riguardo. Negli ultimi mesi, infatti, il Nord Dakota ha conosciuto una nuova fase di proteste dopo che il neo presidente Usa ha annullato la risoluzione Obama che accoglieva le richieste dei nativi: Trump ha disposto che l'oleodotto da 3,8 miliardi di dollari si farà










