Christine Lagarde tra le cassette di pomodori, i banchi del formaggio e i sorrisi dei commercianti di Firenze. Uno spot involontario — o forse no — per la Banca centrale europea, alla vigilia del direttivo fiorentino. «Ho controllato i prezzi del cibo molto attentamente e sì, sono aumentati, ma molto meno rispetto a due anni fa», ha dichiarato la presidente della Bce, ricordando che «l’inflazione media è intorno al 2%». Poi il tocco di colore: «Mio marito vuole che gli compri un panettone, ma forse è troppo presto».
Scena perfetta per la cronaca leggera del potere: la “signora dell’euro” in versione massaia d’Europa, tra un pecorino e una battuta sul dolce natalizio. Peccato che la realtà dei prezzi racconti un’altra storia. Perché sì, l’inflazione generale è oggi circa 2,2% nell’Eurozona e 1,6% in Italia, ma nei prodotti agroalimentari si viaggia ancora attorno al 5% medio. Molto più alta, e ben più percepibile, quando si arriva alla cassa. Il “cibo importante” di cui parla Lagarde resta un lusso per molti, nonostante i grafici di Bruxelles e Francoforte dicano il contrario. Nel mercato reale, quello delle buste piene e dei portafogli vuoti, la discesa dei prezzi è una promessa in ritardo — e l’inflazione, quella vera, la si misura col peso della sporta. Alla fine Lagarde è ripartita col sorriso e, chissà, forse anche con il panettone anticipato. Un piccolo spot di fiducia, certo. Ma intanto l’unica cosa che continua a lievitare, nei mercati, non è il dolce di Natale: sono i prezzi.




