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«Oltre mezzo miliardo di bambini», scrive Terre des Hommes nel Rapporto "Il legame dimenticato", pubblicato oggi, «vive in aree colpite da continue inondazioni e quasi 160 milioni di bambini vivono in zone che soffrono di siccità elevata o estrema. L'Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms) stima che il 26% dei 6,6 milioni di decessi annuali di bambini sotto i cinque anni siano collegati a condizioni e cause connesse all'ambiente. L’inquinamento ha quindi gravi conseguenze sui bambini, non solo in termini di tassi di mortalità, ma anche per il loro sviluppo cognitivo e fisico»
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«Oltre mezzo miliardo di bambini», scrive Terre des Hommes nel Rapporto "Il legame dimenticato", pubblicato oggi, «vive in aree colpite da continue inondazioni e quasi 160 milioni di bambini vivono in zone che soffrono di siccità elevata o estrema. L'Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms) stima che il 26% dei 6,6 milioni di decessi annuali di bambini sotto i cinque anni siano collegati a condizioni e cause connesse all'ambiente. L’inquinamento ha quindi gravi conseguenze sui bambini, non solo in termini di tassi di mortalità, ma anche per il loro sviluppo cognitivo e fisico»
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«Oltre mezzo miliardo di bambini», scrive Terre des Hommes nel Rapporto "Il legame dimenticato", pubblicato oggi, «vive in aree colpite da continue inondazioni e quasi 160 milioni di bambini vivono in zone che soffrono di siccità elevata o estrema. L'Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms) stima che il 26% dei 6,6 milioni di decessi annuali di bambini sotto i cinque anni siano collegati a condizioni e cause connesse all'ambiente. L’inquinamento ha quindi gravi conseguenze sui bambini, non solo in termini di tassi di mortalità, ma anche per il loro sviluppo cognitivo e fisico»
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«Oltre mezzo miliardo di bambini», scrive Terre des Hommes nel Rapporto "Il legame dimenticato", pubblicato oggi, «vive in aree colpite da continue inondazioni e quasi 160 milioni di bambini vivono in zone che soffrono di siccità elevata o estrema. L'Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms) stima che il 26% dei 6,6 milioni di decessi annuali di bambini sotto i cinque anni siano collegati a condizioni e cause connesse all'ambiente. L’inquinamento ha quindi gravi conseguenze sui bambini, non solo in termini di tassi di mortalità, ma anche per il loro sviluppo cognitivo e fisico»
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«Oltre mezzo miliardo di bambini», scrive Terre des Hommes nel Rapporto "Il legame dimenticato", pubblicato oggi, «vive in aree colpite da continue inondazioni e quasi 160 milioni di bambini vivono in zone che soffrono di siccità elevata o estrema. L'Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms) stima che il 26% dei 6,6 milioni di decessi annuali di bambini sotto i cinque anni siano collegati a condizioni e cause connesse all'ambiente. L’inquinamento ha quindi gravi conseguenze sui bambini, non solo in termini di tassi di mortalità, ma anche per il loro sviluppo cognitivo e fisico»
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«Oltre mezzo miliardo di bambini», scrive Terre des Hommes nel Rapporto "Il legame dimenticato", pubblicato oggi, «vive in aree colpite da continue inondazioni e quasi 160 milioni di bambini vivono in zone che soffrono di siccità elevata o estrema. L'Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms) stima che il 26% dei 6,6 milioni di decessi annuali di bambini sotto i cinque anni siano collegati a condizioni e cause connesse all'ambiente. L’inquinamento ha quindi gravi conseguenze sui bambini, non solo in termini di tassi di mortalità, ma anche per il loro sviluppo cognitivo e fisico»
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«Oltre mezzo miliardo di bambini», scrive Terre des Hommes nel Rapporto "Il legame dimenticato", pubblicato oggi, «vive in aree colpite da continue inondazioni e quasi 160 milioni di bambini vivono in zone che soffrono di siccità elevata o estrema. L'Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms) stima che il 26% dei 6,6 milioni di decessi annuali di bambini sotto i cinque anni siano collegati a condizioni e cause connesse all'ambiente. L’inquinamento ha quindi gravi conseguenze sui bambini, non solo in termini di tassi di mortalità, ma anche per il loro sviluppo cognitivo e fisico»
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«Oltre mezzo miliardo di bambini», scrive Terre des Hommes nel Rapporto "Il legame dimenticato", pubblicato oggi, «vive in aree colpite da continue inondazioni e quasi 160 milioni di bambini vivono in zone che soffrono di siccità elevata o estrema. L'Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms) stima che il 26% dei 6,6 milioni di decessi annuali di bambini sotto i cinque anni siano collegati a condizioni e cause connesse all'ambiente. L’inquinamento ha quindi gravi conseguenze sui bambini, non solo in termini di tassi di mortalità, ma anche per il loro sviluppo cognitivo e fisico»
Lavoro minorile, i cambiamenti climatici aggravano il problema

È questo, in estrema sintesi, il risultato dello studio presentato oggi da Terre des Hommes, in occasione della Giornata mondiale contro il lavoro minorile. Il Rapporto – intitolato "Il legame dimenticato - effetti dei cambiamenti climatici e del degrado ambientale sul lavoro minorile" – descrive come i problemi ambientali hanno un impatto diretto sul lavoro minorile, sia per la spinta iniziale a intraprenderlo sia per il tipo di lavoro intrapreso, oltre che sulle condizioni di lavoro, l'esposizione a sostanze tossiche pericolose e i rischi di sfruttamento.

 

Si tratta di uno dei primi rapporti che affronta la questione di come il degrado ambientale e i cambiamenti climatici amplifichino la vulnerabilità dei bambini allo sfruttamento lavorativo. Anche se esistono dei dati ufficiali sul lavoro minorile, questi non sono sufficienti per comprendere tutte le cause e le dinamiche che stanno alla base del fenomeno, spiega Terre des Hommes (TdH). Inoltre, i dati disponibili sugli effetti dei cambiamenti climatici e del degrado ambientale riguardano principalmente questioni di salute. Sono quindi necessarie ulteriori ricerche e campagne di sensibilizzazione sul rapporto tra cambiamenti ambientali e lavoro minorile, un rapporto che non deve essere trascurato dalle politiche e i programmi per l’eliminazione del lavoro minorile.

 

«La Convenzione Onu sui Diritti dell'infanzia», si legge ancora nel Rapporto, «è in gran parte assente nelle politiche, nelle azioni, negli investimenti e nelle trattative sulle questioni climatiche e ambientali. Ciò è ancora più evidente nel caso di problemi specifici, come il lavoro minorile. I bambini dovrebbero essere posti al centro delle strategie internazionali e nazionali sul clima e l'interesse superiore del minore dovrebbe essere tra le priorità nella progettazione, nell'attuazione e nella verifica delle politiche ambientali e del lavoro, e nello sviluppo di strategie di mitigazione e adattamento».

 

Lo studio della Ong internazionale si basa su cinque casi di studio, che riguardano Nepal, India, Burkina Faso, Perù e Nicaragua.

 

Le immagini della fotogallery sono relative a questi Paesi. Le relative didascalie spiegano in sintesi perché e come in questi Stati il fenomeno del lavoro minorile s’è aggravato a causa dei mutamenti del clima, perché diventano causa diretta del lavoro minorile, peggiorano le condizioni lavorative, portano alla migrazione e/o finiscono per spingere i minori verso le forme peggiori di lavoro minorile.

«I risultati di questo studio», conclude TdH, «si possono considerare come una prima riflessione sul legame tra l'ambiente e il lavoro minorile. Essi mostrano che è necessario condurre ulteriori ricerche per comprendere la relazione tra degrado ambientale, lavoro minorile e cambi climatici per affrontare il carattere multidimensionale del lavoro minorile e impedire ai bambini di essere coinvolti nelle peggiori forme di lavoro minorile».

 

Lo studio presenta anche una serie di raccomandazioni

I cambiamenti climatici e il degrado dell’ambiente influenzano notevolmente le condizioni di vita e le prospettive di vita di milioni di bambini, soprattutto nelle comunità più povere. Proteggere l'ambiente e incrementare i provvedimenti per mitigare i cambiamenti climatici è quindi cruciale per alleviare la povertà a livello globale.

 

Perciò:

  • In tutti i Paesi devono essere condotte ricerche e raccolte di dati sul legame tra il lavoro minorile e l'ambiente. Le informazioni devono poi essere analizzate per sviluppare e approvare politiche adeguate al contesto locale e in linea con gli standard internazionali.
  • Coloro che lavorano sulle questioni ambientali e sul lavoro minorile devono avere maggiore consapevolezza degli aspetti chiave di questi fenomeni per inserirli delle strategie, politiche e attività, compresa l'attuazione degli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile (SDG), gli accordi di Parigi e le raccomandazioni delle agenzie delle Nazioni Unite.
  • Le politiche sia nazionali che internazionali devono tenere in particolare considerazione la vulnerabilità dei minori migranti, offrendo loro accesso a un’istruzione di qualità e quindi a prospettive di lungo termine per non costringerli a un lavoro precoce che ne segni l’esclusione sociale.
  • Tutte le parti interessate devono individuare efficaci strategie di adattamento ai cambiamenti climatici, soprattutto per gli agricoltori più poveri. Nelle strategie, nei programmi e nelle operazioni già esistenti si devono integrare delle misure appropriate.
  • Informazioni adeguate riguardo le questioni ambientali e il lavoro devono essere messe a punto e rese accessibile ai minori. Inoltre a loro dev’essere data la possibilità di contribuire alle discussioni sull'ambiente e il suo impatto sui loro diritti.
  • Le strategie multilaterali e le azioni di contrasto al lavoro minorile e sull'ambiente, comprese le partnership pubbliche/privati e quelle per l'attuazione degli SDG, devono essere ampliati a livello politico e locale.

Luciano Scalettari

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