Myanmar, a un anno dal colpo di Stato violenze sui civili in aumento
Il 1° febbraio del 2021 le forze armate birmane hanno attuato un colpo di Stato per rovesciare il Governo di Aung San Suu Kyi, che è stata arrestata, insieme al presidente Win Myint. Il Parlamento è stato sciolto e i militari hanno dichiarato lo stato di emergenza. Da quel momento, nel Paese sono iniziate proteste di massa, represse con il pugno di ferro dall'esercito. A un anno da quei fatti, le violenze contro i civili, compresi i bambini e il personale umanitario, sono aumentate. A denunciarlo è Save the children, che lavora in Myanmar dal 1995, con interventi volti a fornire assistenza sanitaria, cibo, istruzione e protezione dell'infanzia attraverso più di 50 partner e 900 dipendenti in tutto il Paese. Secondi i dati dell'Onu almeno 405.700 persone sono fuggite dalle loro case a causa dei combattimenti all'interno del Paese nell'ultimo anno, cifra aumentata del 27% solo nell'ultimo mese. Circa il 37% degli sfollati in tutto il Paese sono bambini molti dei quali vivono all’aperto nella giungla, esposti a fame, rischi e malattie. La situazione è particolarmente difficile nello Stato sud-orientale di Kayah, dove tantissime famiglie si sono rifugiate in un campo per sfollati, sostenuto da Save the children. La Ong lancia un appello ai membri del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite chiedendo loro di assumersi la responsabilità condivisa di affrontare la crisi in corso.










