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Home page>Foto e video>Foto>Niente pellegrini, luci ...

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Attorno alla piazza della Mangiatoia i negozi di souvenir sono tutti chiusi. Nella chiesa evangelica luterana è stato allestito il presepe e Gesù Bambino è stato adagiato tra le macerie. La Basilica della Natività, solitamente affollata di pellegrini tutto l’anno e in questo periodo ancora di più, con code di ore per poter pregare sul luogo della nascita di Gesù, è spettrale. Quest’anno il Natale nel luogo dov’è nato Gesù è privo di tutte le celebrazioni pubbliche. Non è stato allestito l’albero in piazza, non ci saranno processioni, le luminarie spente e i concerti annullati in segno di solidarietà nei confronti della popolazione palestinese nella Striscia di Gaza, sotto assedio dell’esercito israeliano da quasi due mesi. Si svolgono solo i riti religiosi e non ci sono i momenti di festa insieme alla comunità islamica che da sempre caratterizzano il Natale di Betlemme. «La vivacità e la gioia della città sono finite sotto le macerie di questa guerra e non si vede un filo di speranza per potersi rialzare», dice padre Ibrahim Faltas, vicario della Custodia di Terra Santa (foto Reuters)
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Attorno alla piazza della Mangiatoia i negozi di souvenir sono tutti chiusi. Nella chiesa evangelica luterana è stato allestito il presepe e Gesù Bambino è stato adagiato tra le macerie. La Basilica della Natività, solitamente affollata di pellegrini tutto l’anno e in questo periodo ancora di più, con code di ore per poter pregare sul luogo della nascita di Gesù, è spettrale. Quest’anno il Natale nel luogo dov’è nato Gesù è privo di tutte le celebrazioni pubbliche. Non è stato allestito l’albero in piazza, non ci saranno processioni, le luminarie spente e i concerti annullati in segno di solidarietà nei confronti della popolazione palestinese nella Striscia di Gaza, sotto assedio dell’esercito israeliano da quasi due mesi. Si svolgono solo i riti religiosi e non ci sono i momenti di festa insieme alla comunità islamica che da sempre caratterizzano il Natale di Betlemme. «La vivacità e la gioia della città sono finite sotto le macerie di questa guerra e non si vede un filo di speranza per potersi rialzare», dice padre Ibrahim Faltas, vicario della Custodia di Terra Santa (foto Reuters)
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Attorno alla piazza della Mangiatoia i negozi di souvenir sono tutti chiusi. Nella chiesa evangelica luterana è stato allestito il presepe e Gesù Bambino è stato adagiato tra le macerie. La Basilica della Natività, solitamente affollata di pellegrini tutto l’anno e in questo periodo ancora di più, con code di ore per poter pregare sul luogo della nascita di Gesù, è spettrale. Quest’anno il Natale nel luogo dov’è nato Gesù è privo di tutte le celebrazioni pubbliche. Non è stato allestito l’albero in piazza, non ci saranno processioni, le luminarie spente e i concerti annullati in segno di solidarietà nei confronti della popolazione palestinese nella Striscia di Gaza, sotto assedio dell’esercito israeliano da quasi due mesi. Si svolgono solo i riti religiosi e non ci sono i momenti di festa insieme alla comunità islamica che da sempre caratterizzano il Natale di Betlemme. «La vivacità e la gioia della città sono finite sotto le macerie di questa guerra e non si vede un filo di speranza per potersi rialzare», dice padre Ibrahim Faltas, vicario della Custodia di Terra Santa (foto Reuters)
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Attorno alla piazza della Mangiatoia i negozi di souvenir sono tutti chiusi. Nella chiesa evangelica luterana è stato allestito il presepe e Gesù Bambino è stato adagiato tra le macerie. La Basilica della Natività, solitamente affollata di pellegrini tutto l’anno e in questo periodo ancora di più, con code di ore per poter pregare sul luogo della nascita di Gesù, è spettrale. Quest’anno il Natale nel luogo dov’è nato Gesù è privo di tutte le celebrazioni pubbliche. Non è stato allestito l’albero in piazza, non ci saranno processioni, le luminarie spente e i concerti annullati in segno di solidarietà nei confronti della popolazione palestinese nella Striscia di Gaza, sotto assedio dell’esercito israeliano da quasi due mesi. Si svolgono solo i riti religiosi e non ci sono i momenti di festa insieme alla comunità islamica che da sempre caratterizzano il Natale di Betlemme. «La vivacità e la gioia della città sono finite sotto le macerie di questa guerra e non si vede un filo di speranza per potersi rialzare», dice padre Ibrahim Faltas, vicario della Custodia di Terra Santa (foto Reuters)
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Attorno alla piazza della Mangiatoia i negozi di souvenir sono tutti chiusi. Nella chiesa evangelica luterana è stato allestito il presepe e Gesù Bambino è stato adagiato tra le macerie. La Basilica della Natività, solitamente affollata di pellegrini tutto l’anno e in questo periodo ancora di più, con code di ore per poter pregare sul luogo della nascita di Gesù, è spettrale. Quest’anno il Natale nel luogo dov’è nato Gesù è privo di tutte le celebrazioni pubbliche. Non è stato allestito l’albero in piazza, non ci saranno processioni, le luminarie spente e i concerti annullati in segno di solidarietà nei confronti della popolazione palestinese nella Striscia di Gaza, sotto assedio dell’esercito israeliano da quasi due mesi. Si svolgono solo i riti religiosi e non ci sono i momenti di festa insieme alla comunità islamica che da sempre caratterizzano il Natale di Betlemme. «La vivacità e la gioia della città sono finite sotto le macerie di questa guerra e non si vede un filo di speranza per potersi rialzare», dice padre Ibrahim Faltas, vicario della Custodia di Terra Santa (foto Reuters)
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Attorno alla piazza della Mangiatoia i negozi di souvenir sono tutti chiusi. Nella chiesa evangelica luterana è stato allestito il presepe e Gesù Bambino è stato adagiato tra le macerie. La Basilica della Natività, solitamente affollata di pellegrini tutto l’anno e in questo periodo ancora di più, con code di ore per poter pregare sul luogo della nascita di Gesù, è spettrale. Quest’anno il Natale nel luogo dov’è nato Gesù è privo di tutte le celebrazioni pubbliche. Non è stato allestito l’albero in piazza, non ci saranno processioni, le luminarie spente e i concerti annullati in segno di solidarietà nei confronti della popolazione palestinese nella Striscia di Gaza, sotto assedio dell’esercito israeliano da quasi due mesi. Si svolgono solo i riti religiosi e non ci sono i momenti di festa insieme alla comunità islamica che da sempre caratterizzano il Natale di Betlemme. «La vivacità e la gioia della città sono finite sotto le macerie di questa guerra e non si vede un filo di speranza per potersi rialzare», dice padre Ibrahim Faltas, vicario della Custodia di Terra Santa (foto Reuters)
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Attorno alla piazza della Mangiatoia i negozi di souvenir sono tutti chiusi. Nella chiesa evangelica luterana è stato allestito il presepe e Gesù Bambino è stato adagiato tra le macerie. La Basilica della Natività, solitamente affollata di pellegrini tutto l’anno e in questo periodo ancora di più, con code di ore per poter pregare sul luogo della nascita di Gesù, è spettrale. Quest’anno il Natale nel luogo dov’è nato Gesù è privo di tutte le celebrazioni pubbliche. Non è stato allestito l’albero in piazza, non ci saranno processioni, le luminarie spente e i concerti annullati in segno di solidarietà nei confronti della popolazione palestinese nella Striscia di Gaza, sotto assedio dell’esercito israeliano da quasi due mesi. Si svolgono solo i riti religiosi e non ci sono i momenti di festa insieme alla comunità islamica che da sempre caratterizzano il Natale di Betlemme. «La vivacità e la gioia della città sono finite sotto le macerie di questa guerra e non si vede un filo di speranza per potersi rialzare», dice padre Ibrahim Faltas, vicario della Custodia di Terra Santa (foto Reuters)
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Attorno alla piazza della Mangiatoia i negozi di souvenir sono tutti chiusi. Nella chiesa evangelica luterana è stato allestito il presepe e Gesù Bambino è stato adagiato tra le macerie. La Basilica della Natività, solitamente affollata di pellegrini tutto l’anno e in questo periodo ancora di più, con code di ore per poter pregare sul luogo della nascita di Gesù, è spettrale. Quest’anno il Natale nel luogo dov’è nato Gesù è privo di tutte le celebrazioni pubbliche. Non è stato allestito l’albero in piazza, non ci saranno processioni, le luminarie spente e i concerti annullati in segno di solidarietà nei confronti della popolazione palestinese nella Striscia di Gaza, sotto assedio dell’esercito israeliano da quasi due mesi. Si svolgono solo i riti religiosi e non ci sono i momenti di festa insieme alla comunità islamica che da sempre caratterizzano il Natale di Betlemme. «La vivacità e la gioia della città sono finite sotto le macerie di questa guerra e non si vede un filo di speranza per potersi rialzare», dice padre Ibrahim Faltas, vicario della Custodia di Terra Santa (foto Reuters)
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Attorno alla piazza della Mangiatoia i negozi di souvenir sono tutti chiusi. Nella chiesa evangelica luterana è stato allestito il presepe e Gesù Bambino è stato adagiato tra le macerie. La Basilica della Natività, solitamente affollata di pellegrini tutto l’anno e in questo periodo ancora di più, con code di ore per poter pregare sul luogo della nascita di Gesù, è spettrale. Quest’anno il Natale nel luogo dov’è nato Gesù è privo di tutte le celebrazioni pubbliche. Non è stato allestito l’albero in piazza, non ci saranno processioni, le luminarie spente e i concerti annullati in segno di solidarietà nei confronti della popolazione palestinese nella Striscia di Gaza, sotto assedio dell’esercito israeliano da quasi due mesi. Si svolgono solo i riti religiosi e non ci sono i momenti di festa insieme alla comunità islamica che da sempre caratterizzano il Natale di Betlemme. «La vivacità e la gioia della città sono finite sotto le macerie di questa guerra e non si vede un filo di speranza per potersi rialzare», dice padre Ibrahim Faltas, vicario della Custodia di Terra Santa (foto Reuters)
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Attorno alla piazza della Mangiatoia i negozi di souvenir sono tutti chiusi. Nella chiesa evangelica luterana è stato allestito il presepe e Gesù Bambino è stato adagiato tra le macerie. La Basilica della Natività, solitamente affollata di pellegrini tutto l’anno e in questo periodo ancora di più, con code di ore per poter pregare sul luogo della nascita di Gesù, è spettrale. Quest’anno il Natale nel luogo dov’è nato Gesù è privo di tutte le celebrazioni pubbliche. Non è stato allestito l’albero in piazza, non ci saranno processioni, le luminarie spente e i concerti annullati in segno di solidarietà nei confronti della popolazione palestinese nella Striscia di Gaza, sotto assedio dell’esercito israeliano da quasi due mesi. Si svolgono solo i riti religiosi e non ci sono i momenti di festa insieme alla comunità islamica che da sempre caratterizzano il Natale di Betlemme. «La vivacità e la gioia della città sono finite sotto le macerie di questa guerra e non si vede un filo di speranza per potersi rialzare», dice padre Ibrahim Faltas, vicario della Custodia di Terra Santa (foto Reuters)
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Attorno alla piazza della Mangiatoia i negozi di souvenir sono tutti chiusi. Nella chiesa evangelica luterana è stato allestito il presepe e Gesù Bambino è stato adagiato tra le macerie. La Basilica della Natività, solitamente affollata di pellegrini tutto l’anno e in questo periodo ancora di più, con code di ore per poter pregare sul luogo della nascita di Gesù, è spettrale. Quest’anno il Natale nel luogo dov’è nato Gesù è privo di tutte le celebrazioni pubbliche. Non è stato allestito l’albero in piazza, non ci saranno processioni, le luminarie spente e i concerti annullati in segno di solidarietà nei confronti della popolazione palestinese nella Striscia di Gaza, sotto assedio dell’esercito israeliano da quasi due mesi. Si svolgono solo i riti religiosi e non ci sono i momenti di festa insieme alla comunità islamica che da sempre caratterizzano il Natale di Betlemme. «La vivacità e la gioia della città sono finite sotto le macerie di questa guerra e non si vede un filo di speranza per potersi rialzare», dice padre Ibrahim Faltas, vicario della Custodia di Terra Santa (foto Reuters)
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Niente pellegrini, luci spente e Gesù Bambino tra le macerie. Il Natale triste di Betlemme

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