SOS per Gaza. Le storie e i messaggi dei bambini
«Tutti i bambini hanno un sogno per il futuro. Anche a Gaza. Aiutiamoli subito. Questo messaggio non può aspettare». È lo slogan della campagna lanciata, a un anno dalle ostilità dell’estate 2014 a Gaza, da Unrwa, l’Agenzia delle Nazioni Unite per i rifugiati palestinesi.
L’iniziativa è stata denominata “#SOS4Gaza Message in a Bottle” con l’obiettivo di far conoscere le speranze e i desideri di una generazione di piccoli rifugiati palestinesi e raccogliere fondi per i programmi di educazione di Unrwa nella Striscia di Gaza, dove l’agenzia Onu gestisce 245 scuole per oltre 230.000 studenti e assiste 1,2 milioni di rifugiati.
«A un anno dalla devastazione di Gaza che è costata la vita a oltre 1.500 civili, compresi 551 bambini, le cause profonde del conflitto rimangono inascoltate», dice il Commissario Generale di Unrwa, Pierre Krähenbühl. «La disperazione, la miseria e la negazione della dignità derivanti dalle ostilità dello scorso anno e dal blocco rappresentano ormai il quotidiano per il popolo di Gaza».
«Le ferite psicologiche sono visibili ovunque», continua il Commissario. «Sono tantissimi i bambini traumatizzati dagli effetti delle ostilità e oltre un migliaio di persone vive in condizioni di permanente disabilità. Questo dovrebbe rappresentare un promemoria del fatto che i conflitti devono essere in prima battuta esaminati in base ai costi umani che infliggono. Oltre a ciò, a un anno dal cessate il fuoco, nessuna casa di quelle distrutte ‒ oltre 12.000 ‒ è stata ricostruita. Questa situazione lascia 120.000 persone senza un’abitazione. È necessaria un’azione politica concreta su molti fronti per raggiungere il cambio di rotta necessario nella Striscia, che dovrebbe avere inizio con la cessazione del blocco, assicurando diritti e sicurezza a tutti, consentendo di aumentare le esportazioni da Gaza e stimolando la ripresa economica e la libertà di movimento dei civili».
«Vi è inoltre la necessità di accertare le responsabilità per la violazione delle leggi internazionali durante le ostilità del 2014», ha concluso Krähenbühl. «Le indagini devono proseguire in accordo con gli standard internazionali. Tra la disperazione in cui versa Gaza, la speranza è un lusso che comincia a scarseggiare e per questo cruciale. Nel contesto Medio-orientale, sempre più instabile, negare bisogni e diritti al popolo di Gaza è un rischio che il mondo non può correre».
L’iniziativa è stata denominata “#SOS4Gaza Message in a Bottle” con l’obiettivo di far conoscere le speranze e i desideri di una generazione di piccoli rifugiati palestinesi e raccogliere fondi per i programmi di educazione di Unrwa nella Striscia di Gaza, dove l’agenzia Onu gestisce 245 scuole per oltre 230.000 studenti e assiste 1,2 milioni di rifugiati.
«A un anno dalla devastazione di Gaza che è costata la vita a oltre 1.500 civili, compresi 551 bambini, le cause profonde del conflitto rimangono inascoltate», dice il Commissario Generale di Unrwa, Pierre Krähenbühl. «La disperazione, la miseria e la negazione della dignità derivanti dalle ostilità dello scorso anno e dal blocco rappresentano ormai il quotidiano per il popolo di Gaza».
«Le ferite psicologiche sono visibili ovunque», continua il Commissario. «Sono tantissimi i bambini traumatizzati dagli effetti delle ostilità e oltre un migliaio di persone vive in condizioni di permanente disabilità. Questo dovrebbe rappresentare un promemoria del fatto che i conflitti devono essere in prima battuta esaminati in base ai costi umani che infliggono. Oltre a ciò, a un anno dal cessate il fuoco, nessuna casa di quelle distrutte ‒ oltre 12.000 ‒ è stata ricostruita. Questa situazione lascia 120.000 persone senza un’abitazione. È necessaria un’azione politica concreta su molti fronti per raggiungere il cambio di rotta necessario nella Striscia, che dovrebbe avere inizio con la cessazione del blocco, assicurando diritti e sicurezza a tutti, consentendo di aumentare le esportazioni da Gaza e stimolando la ripresa economica e la libertà di movimento dei civili».
«Vi è inoltre la necessità di accertare le responsabilità per la violazione delle leggi internazionali durante le ostilità del 2014», ha concluso Krähenbühl. «Le indagini devono proseguire in accordo con gli standard internazionali. Tra la disperazione in cui versa Gaza, la speranza è un lusso che comincia a scarseggiare e per questo cruciale. Nel contesto Medio-orientale, sempre più instabile, negare bisogni e diritti al popolo di Gaza è un rischio che il mondo non può correre».














