logo
  • Attualità
    • Italia
    • Cronaca
    • Politica
    • Mondo
    • Economia
    • Legalità e giustizia
    • Sport
    • Interviste
  • Papa
    • Papa
  • Chiesa
    • Chiesa
  • Fede e spiritualità
    • Santi
    • Devozione e fede
    • Parola del giorno
    • Santo del giorno
  • Società e valori
    • Ambiente e Creato
    • Volontariato
    • Diritti
    • Aziende di valore
    • Caso della settimana
    • Migranti
    • Diversità e inclusione
    • Costume
  • Cultura e spettacoli
    • Cinema, Tv e streaming
    • Libri
    • Musica
    • Arte
  • Famiglia e educazione
    • Genitori e figli
    • Nonni
    • Coppia
    • Scuola e giovani
    • Adolescenza
    • Bioetica
  • Riflessioni
  • Foto
  • Video
  • Privacy Policy
  • Chi siamo
  • Contatti
  • Pubblicità
  • Registrati
Social
  • Riflessioni
  • Foto
  • Video
  • Privacy Policy
  • Chi siamo
  • Contatti
  • Pubblicità
  • Registrati
  • Riflessioni
  • Foto
  • Video
  • Privacy Policy
  • Chi siamo
  • Contatti
  • Pubblicità
  • Registrati
logo
  • Attualità
  • Papa
  • Chiesa
  • Fede e spiritualità
  • Famiglia e educazione
  • Società e valori
  • Cultura e spettacoli
  • Attualità
    • Italia
    • Cronaca
    • Politica
    • Mondo
    • Economia
    • Legalità e giustizia
    • Sport
    • Interviste
  • Fede e spiritualità
    • Santi
    • Devozione e fede
    • Parola del giorno
    • Santo del giorno
  • Cultura e spettacoli
    • Cinema, Tv e streaming
    • Libri
    • Musica
    • Arte
  • Papa
    • Papa
  • Chiesa
    • Chiesa
  • Società e valori
    • Ambiente e Creato
    • Volontariato
    • Diritti
    • Aziende di valore
    • Caso della settimana
    • Migranti
    • Diversità e inclusione
    • Costume
  • Famiglia e educazione
    • Genitori e figli
    • Nonni
    • Coppia
    • Scuola e giovani
    • Adolescenza
    • Bioetica
Social
  • Riflessioni
  • Foto
  • Video
  • Privacy Policy
  • Chi siamo
  • Contatti
  • Pubblicità
  • Registrati
Home page>Foto e video>Foto>Un presepe “naturale” ch...

Media gallery

gallery image
gallery image

Un presepe “naturale” che torna ad animarsi, dopo 12 anni, grazie all’associazione “Destinazione Jassa”. Con Dante che cammina in mezzo ai vicoli del borgo medievale grazie alla traduzione della Divina Commedia opera del professor Eugenio Maria Gallo. Paterno Calabro, il paese caro a San Francesco di Paola che qui vi costruì il suo secondo convento dopo quello di Paola, mostra le sue bellezze in un percorso che, dalle botteghe degli antichi artigiani all’osteria dell’Ottocento fino alla grotta naturale che ospita la Natività, si illumina, il 27 dicembre e il 5 gennaio con la tradizione del presepe vivente. I versi del Poeta, tradotti in dialetto dipignanese, il paese che confina con Paterno, raccontano così un percorso che unisce umano e divino accompagnando figuranti e spettatori verso il mistero dell’Incarnazione. E così il borgo del paese collinare che si affaccia sul fiume Jassa torna a parlare e a raccontare radici, sogni e speranze. Apre le porte del palazzo Grandinetti-Aloe, dove la tradizione vuole sia stata la camera da letto del santo paolano, rianima la piazzetta del mercato, conduce fino alla cibbia, l’antica vasca di raccolta acqua il cui nome rivela il passaggio arabo, arriva all’antica stalla dove il presepe trova il suo compimento. Una tradizione, che, come spiega Carlo Misasi, presidente dell’associazione, vuole essere non solo festa, ma messaggio di speranza e rinascita.
gallery image
gallery image

Un presepe “naturale” che torna ad animarsi, dopo 12 anni, grazie all’associazione “Destinazione Jassa”. Con Dante che cammina in mezzo ai vicoli del borgo medievale grazie alla traduzione della Divina Commedia opera del professor Eugenio Maria Gallo. Paterno Calabro, il paese caro a San Francesco di Paola che qui vi costruì il suo secondo convento dopo quello di Paola, mostra le sue bellezze in un percorso che, dalle botteghe degli antichi artigiani all’osteria dell’Ottocento fino alla grotta naturale che ospita la Natività, si illumina, il 27 dicembre e il 5 gennaio con la tradizione del presepe vivente. I versi del Poeta, tradotti in dialetto dipignanese, il paese che confina con Paterno, raccontano così un percorso che unisce umano e divino accompagnando figuranti e spettatori verso il mistero dell’Incarnazione. E così il borgo del paese collinare che si affaccia sul fiume Jassa torna a parlare e a raccontare radici, sogni e speranze. Apre le porte del palazzo Grandinetti-Aloe, dove la tradizione vuole sia stata la camera da letto del santo paolano, rianima la piazzetta del mercato, conduce fino alla cibbia, l’antica vasca di raccolta acqua il cui nome rivela il passaggio arabo, arriva all’antica stalla dove il presepe trova il suo compimento. Una tradizione, che, come spiega Carlo Misasi, presidente dell’associazione, vuole essere non solo festa, ma messaggio di speranza e rinascita.
gallery image
gallery image

Un presepe “naturale” che torna ad animarsi, dopo 12 anni, grazie all’associazione “Destinazione Jassa”. Con Dante che cammina in mezzo ai vicoli del borgo medievale grazie alla traduzione della Divina Commedia opera del professor Eugenio Maria Gallo. Paterno Calabro, il paese caro a San Francesco di Paola che qui vi costruì il suo secondo convento dopo quello di Paola, mostra le sue bellezze in un percorso che, dalle botteghe degli antichi artigiani all’osteria dell’Ottocento fino alla grotta naturale che ospita la Natività, si illumina, il 27 dicembre e il 5 gennaio con la tradizione del presepe vivente. I versi del Poeta, tradotti in dialetto dipignanese, il paese che confina con Paterno, raccontano così un percorso che unisce umano e divino accompagnando figuranti e spettatori verso il mistero dell’Incarnazione. E così il borgo del paese collinare che si affaccia sul fiume Jassa torna a parlare e a raccontare radici, sogni e speranze. Apre le porte del palazzo Grandinetti-Aloe, dove la tradizione vuole sia stata la camera da letto del santo paolano, rianima la piazzetta del mercato, conduce fino alla cibbia, l’antica vasca di raccolta acqua il cui nome rivela il passaggio arabo, arriva all’antica stalla dove il presepe trova il suo compimento. Una tradizione, che, come spiega Carlo Misasi, presidente dell’associazione, vuole essere non solo festa, ma messaggio di speranza e rinascita.
gallery image
gallery image

Un presepe “naturale” che torna ad animarsi, dopo 12 anni, grazie all’associazione “Destinazione Jassa”. Con Dante che cammina in mezzo ai vicoli del borgo medievale grazie alla traduzione della Divina Commedia opera del professor Eugenio Maria Gallo. Paterno Calabro, il paese caro a San Francesco di Paola che qui vi costruì il suo secondo convento dopo quello di Paola, mostra le sue bellezze in un percorso che, dalle botteghe degli antichi artigiani all’osteria dell’Ottocento fino alla grotta naturale che ospita la Natività, si illumina, il 27 dicembre e il 5 gennaio con la tradizione del presepe vivente. I versi del Poeta, tradotti in dialetto dipignanese, il paese che confina con Paterno, raccontano così un percorso che unisce umano e divino accompagnando figuranti e spettatori verso il mistero dell’Incarnazione. E così il borgo del paese collinare che si affaccia sul fiume Jassa torna a parlare e a raccontare radici, sogni e speranze. Apre le porte del palazzo Grandinetti-Aloe, dove la tradizione vuole sia stata la camera da letto del santo paolano, rianima la piazzetta del mercato, conduce fino alla cibbia, l’antica vasca di raccolta acqua il cui nome rivela il passaggio arabo, arriva all’antica stalla dove il presepe trova il suo compimento. Una tradizione, che, come spiega Carlo Misasi, presidente dell’associazione, vuole essere non solo festa, ma messaggio di speranza e rinascita.
gallery image
gallery image

Un presepe “naturale” che torna ad animarsi, dopo 12 anni, grazie all’associazione “Destinazione Jassa”. Con Dante che cammina in mezzo ai vicoli del borgo medievale grazie alla traduzione della Divina Commedia opera del professor Eugenio Maria Gallo. Paterno Calabro, il paese caro a San Francesco di Paola che qui vi costruì il suo secondo convento dopo quello di Paola, mostra le sue bellezze in un percorso che, dalle botteghe degli antichi artigiani all’osteria dell’Ottocento fino alla grotta naturale che ospita la Natività, si illumina, il 27 dicembre e il 5 gennaio con la tradizione del presepe vivente. I versi del Poeta, tradotti in dialetto dipignanese, il paese che confina con Paterno, raccontano così un percorso che unisce umano e divino accompagnando figuranti e spettatori verso il mistero dell’Incarnazione. E così il borgo del paese collinare che si affaccia sul fiume Jassa torna a parlare e a raccontare radici, sogni e speranze. Apre le porte del palazzo Grandinetti-Aloe, dove la tradizione vuole sia stata la camera da letto del santo paolano, rianima la piazzetta del mercato, conduce fino alla cibbia, l’antica vasca di raccolta acqua il cui nome rivela il passaggio arabo, arriva all’antica stalla dove il presepe trova il suo compimento. Una tradizione, che, come spiega Carlo Misasi, presidente dell’associazione, vuole essere non solo festa, ma messaggio di speranza e rinascita.
gallery image
gallery image

Un presepe “naturale” che torna ad animarsi, dopo 12 anni, grazie all’associazione “Destinazione Jassa”. Con Dante che cammina in mezzo ai vicoli del borgo medievale grazie alla traduzione della Divina Commedia opera del professor Eugenio Maria Gallo. Paterno Calabro, il paese caro a San Francesco di Paola che qui vi costruì il suo secondo convento dopo quello di Paola, mostra le sue bellezze in un percorso che, dalle botteghe degli antichi artigiani all’osteria dell’Ottocento fino alla grotta naturale che ospita la Natività, si illumina, il 27 dicembre e il 5 gennaio con la tradizione del presepe vivente. I versi del Poeta, tradotti in dialetto dipignanese, il paese che confina con Paterno, raccontano così un percorso che unisce umano e divino accompagnando figuranti e spettatori verso il mistero dell’Incarnazione. E così il borgo del paese collinare che si affaccia sul fiume Jassa torna a parlare e a raccontare radici, sogni e speranze. Apre le porte del palazzo Grandinetti-Aloe, dove la tradizione vuole sia stata la camera da letto del santo paolano, rianima la piazzetta del mercato, conduce fino alla cibbia, l’antica vasca di raccolta acqua il cui nome rivela il passaggio arabo, arriva all’antica stalla dove il presepe trova il suo compimento. Una tradizione, che, come spiega Carlo Misasi, presidente dell’associazione, vuole essere non solo festa, ma messaggio di speranza e rinascita.
gallery image
gallery image

Un presepe “naturale” che torna ad animarsi, dopo 12 anni, grazie all’associazione “Destinazione Jassa”. Con Dante che cammina in mezzo ai vicoli del borgo medievale grazie alla traduzione della Divina Commedia opera del professor Eugenio Maria Gallo. Paterno Calabro, il paese caro a San Francesco di Paola che qui vi costruì il suo secondo convento dopo quello di Paola, mostra le sue bellezze in un percorso che, dalle botteghe degli antichi artigiani all’osteria dell’Ottocento fino alla grotta naturale che ospita la Natività, si illumina, il 27 dicembre e il 5 gennaio con la tradizione del presepe vivente. I versi del Poeta, tradotti in dialetto dipignanese, il paese che confina con Paterno, raccontano così un percorso che unisce umano e divino accompagnando figuranti e spettatori verso il mistero dell’Incarnazione. E così il borgo del paese collinare che si affaccia sul fiume Jassa torna a parlare e a raccontare radici, sogni e speranze. Apre le porte del palazzo Grandinetti-Aloe, dove la tradizione vuole sia stata la camera da letto del santo paolano, rianima la piazzetta del mercato, conduce fino alla cibbia, l’antica vasca di raccolta acqua il cui nome rivela il passaggio arabo, arriva all’antica stalla dove il presepe trova il suo compimento. Una tradizione, che, come spiega Carlo Misasi, presidente dell’associazione, vuole essere non solo festa, ma messaggio di speranza e rinascita.
gallery image
gallery image

Un presepe “naturale” che torna ad animarsi, dopo 12 anni, grazie all’associazione “Destinazione Jassa”. Con Dante che cammina in mezzo ai vicoli del borgo medievale grazie alla traduzione della Divina Commedia opera del professor Eugenio Maria Gallo. Paterno Calabro, il paese caro a San Francesco di Paola che qui vi costruì il suo secondo convento dopo quello di Paola, mostra le sue bellezze in un percorso che, dalle botteghe degli antichi artigiani all’osteria dell’Ottocento fino alla grotta naturale che ospita la Natività, si illumina, il 27 dicembre e il 5 gennaio con la tradizione del presepe vivente. I versi del Poeta, tradotti in dialetto dipignanese, il paese che confina con Paterno, raccontano così un percorso che unisce umano e divino accompagnando figuranti e spettatori verso il mistero dell’Incarnazione. E così il borgo del paese collinare che si affaccia sul fiume Jassa torna a parlare e a raccontare radici, sogni e speranze. Apre le porte del palazzo Grandinetti-Aloe, dove la tradizione vuole sia stata la camera da letto del santo paolano, rianima la piazzetta del mercato, conduce fino alla cibbia, l’antica vasca di raccolta acqua il cui nome rivela il passaggio arabo, arriva all’antica stalla dove il presepe trova il suo compimento. Una tradizione, che, come spiega Carlo Misasi, presidente dell’associazione, vuole essere non solo festa, ma messaggio di speranza e rinascita.
gallery image
gallery image

Un presepe “naturale” che torna ad animarsi, dopo 12 anni, grazie all’associazione “Destinazione Jassa”. Con Dante che cammina in mezzo ai vicoli del borgo medievale grazie alla traduzione della Divina Commedia opera del professor Eugenio Maria Gallo. Paterno Calabro, il paese caro a San Francesco di Paola che qui vi costruì il suo secondo convento dopo quello di Paola, mostra le sue bellezze in un percorso che, dalle botteghe degli antichi artigiani all’osteria dell’Ottocento fino alla grotta naturale che ospita la Natività, si illumina, il 27 dicembre e il 5 gennaio con la tradizione del presepe vivente. I versi del Poeta, tradotti in dialetto dipignanese, il paese che confina con Paterno, raccontano così un percorso che unisce umano e divino accompagnando figuranti e spettatori verso il mistero dell’Incarnazione. E così il borgo del paese collinare che si affaccia sul fiume Jassa torna a parlare e a raccontare radici, sogni e speranze. Apre le porte del palazzo Grandinetti-Aloe, dove la tradizione vuole sia stata la camera da letto del santo paolano, rianima la piazzetta del mercato, conduce fino alla cibbia, l’antica vasca di raccolta acqua il cui nome rivela il passaggio arabo, arriva all’antica stalla dove il presepe trova il suo compimento. Una tradizione, che, come spiega Carlo Misasi, presidente dell’associazione, vuole essere non solo festa, ma messaggio di speranza e rinascita.
gallery image
gallery image

Un presepe “naturale” che torna ad animarsi, dopo 12 anni, grazie all’associazione “Destinazione Jassa”. Con Dante che cammina in mezzo ai vicoli del borgo medievale grazie alla traduzione della Divina Commedia opera del professor Eugenio Maria Gallo. Paterno Calabro, il paese caro a San Francesco di Paola che qui vi costruì il suo secondo convento dopo quello di Paola, mostra le sue bellezze in un percorso che, dalle botteghe degli antichi artigiani all’osteria dell’Ottocento fino alla grotta naturale che ospita la Natività, si illumina, il 27 dicembre e il 5 gennaio con la tradizione del presepe vivente. I versi del Poeta, tradotti in dialetto dipignanese, il paese che confina con Paterno, raccontano così un percorso che unisce umano e divino accompagnando figuranti e spettatori verso il mistero dell’Incarnazione. E così il borgo del paese collinare che si affaccia sul fiume Jassa torna a parlare e a raccontare radici, sogni e speranze. Apre le porte del palazzo Grandinetti-Aloe, dove la tradizione vuole sia stata la camera da letto del santo paolano, rianima la piazzetta del mercato, conduce fino alla cibbia, l’antica vasca di raccolta acqua il cui nome rivela il passaggio arabo, arriva all’antica stalla dove il presepe trova il suo compimento. Una tradizione, che, come spiega Carlo Misasi, presidente dell’associazione, vuole essere non solo festa, ma messaggio di speranza e rinascita.
gallery image
gallery image

Un presepe “naturale” che torna ad animarsi, dopo 12 anni, grazie all’associazione “Destinazione Jassa”. Con Dante che cammina in mezzo ai vicoli del borgo medievale grazie alla traduzione della Divina Commedia opera del professor Eugenio Maria Gallo. Paterno Calabro, il paese caro a San Francesco di Paola che qui vi costruì il suo secondo convento dopo quello di Paola, mostra le sue bellezze in un percorso che, dalle botteghe degli antichi artigiani all’osteria dell’Ottocento fino alla grotta naturale che ospita la Natività, si illumina, il 27 dicembre e il 5 gennaio con la tradizione del presepe vivente. I versi del Poeta, tradotti in dialetto dipignanese, il paese che confina con Paterno, raccontano così un percorso che unisce umano e divino accompagnando figuranti e spettatori verso il mistero dell’Incarnazione. E così il borgo del paese collinare che si affaccia sul fiume Jassa torna a parlare e a raccontare radici, sogni e speranze. Apre le porte del palazzo Grandinetti-Aloe, dove la tradizione vuole sia stata la camera da letto del santo paolano, rianima la piazzetta del mercato, conduce fino alla cibbia, l’antica vasca di raccolta acqua il cui nome rivela il passaggio arabo, arriva all’antica stalla dove il presepe trova il suo compimento. Una tradizione, che, come spiega Carlo Misasi, presidente dell’associazione, vuole essere non solo festa, ma messaggio di speranza e rinascita.
gallery image
gallery image

Un presepe “naturale” che torna ad animarsi, dopo 12 anni, grazie all’associazione “Destinazione Jassa”. Con Dante che cammina in mezzo ai vicoli del borgo medievale grazie alla traduzione della Divina Commedia opera del professor Eugenio Maria Gallo. Paterno Calabro, il paese caro a San Francesco di Paola che qui vi costruì il suo secondo convento dopo quello di Paola, mostra le sue bellezze in un percorso che, dalle botteghe degli antichi artigiani all’osteria dell’Ottocento fino alla grotta naturale che ospita la Natività, si illumina, il 27 dicembre e il 5 gennaio con la tradizione del presepe vivente. I versi del Poeta, tradotti in dialetto dipignanese, il paese che confina con Paterno, raccontano così un percorso che unisce umano e divino accompagnando figuranti e spettatori verso il mistero dell’Incarnazione. E così il borgo del paese collinare che si affaccia sul fiume Jassa torna a parlare e a raccontare radici, sogni e speranze. Apre le porte del palazzo Grandinetti-Aloe, dove la tradizione vuole sia stata la camera da letto del santo paolano, rianima la piazzetta del mercato, conduce fino alla cibbia, l’antica vasca di raccolta acqua il cui nome rivela il passaggio arabo, arriva all’antica stalla dove il presepe trova il suo compimento. Una tradizione, che, come spiega Carlo Misasi, presidente dell’associazione, vuole essere non solo festa, ma messaggio di speranza e rinascita.
gallery image
gallery image

Un presepe “naturale” che torna ad animarsi, dopo 12 anni, grazie all’associazione “Destinazione Jassa”. Con Dante che cammina in mezzo ai vicoli del borgo medievale grazie alla traduzione della Divina Commedia opera del professor Eugenio Maria Gallo. Paterno Calabro, il paese caro a San Francesco di Paola che qui vi costruì il suo secondo convento dopo quello di Paola, mostra le sue bellezze in un percorso che, dalle botteghe degli antichi artigiani all’osteria dell’Ottocento fino alla grotta naturale che ospita la Natività, si illumina, il 27 dicembre e il 5 gennaio con la tradizione del presepe vivente. I versi del Poeta, tradotti in dialetto dipignanese, il paese che confina con Paterno, raccontano così un percorso che unisce umano e divino accompagnando figuranti e spettatori verso il mistero dell’Incarnazione. E così il borgo del paese collinare che si affaccia sul fiume Jassa torna a parlare e a raccontare radici, sogni e speranze. Apre le porte del palazzo Grandinetti-Aloe, dove la tradizione vuole sia stata la camera da letto del santo paolano, rianima la piazzetta del mercato, conduce fino alla cibbia, l’antica vasca di raccolta acqua il cui nome rivela il passaggio arabo, arriva all’antica stalla dove il presepe trova il suo compimento. Una tradizione, che, come spiega Carlo Misasi, presidente dell’associazione, vuole essere non solo festa, ma messaggio di speranza e rinascita.
gallery image
gallery image

Un presepe “naturale” che torna ad animarsi, dopo 12 anni, grazie all’associazione “Destinazione Jassa”. Con Dante che cammina in mezzo ai vicoli del borgo medievale grazie alla traduzione della Divina Commedia opera del professor Eugenio Maria Gallo. Paterno Calabro, il paese caro a San Francesco di Paola che qui vi costruì il suo secondo convento dopo quello di Paola, mostra le sue bellezze in un percorso che, dalle botteghe degli antichi artigiani all’osteria dell’Ottocento fino alla grotta naturale che ospita la Natività, si illumina, il 27 dicembre e il 5 gennaio con la tradizione del presepe vivente. I versi del Poeta, tradotti in dialetto dipignanese, il paese che confina con Paterno, raccontano così un percorso che unisce umano e divino accompagnando figuranti e spettatori verso il mistero dell’Incarnazione. E così il borgo del paese collinare che si affaccia sul fiume Jassa torna a parlare e a raccontare radici, sogni e speranze. Apre le porte del palazzo Grandinetti-Aloe, dove la tradizione vuole sia stata la camera da letto del santo paolano, rianima la piazzetta del mercato, conduce fino alla cibbia, l’antica vasca di raccolta acqua il cui nome rivela il passaggio arabo, arriva all’antica stalla dove il presepe trova il suo compimento. Una tradizione, che, come spiega Carlo Misasi, presidente dell’associazione, vuole essere non solo festa, ma messaggio di speranza e rinascita.
gallery image
gallery image

Un presepe “naturale” che torna ad animarsi, dopo 12 anni, grazie all’associazione “Destinazione Jassa”. Con Dante che cammina in mezzo ai vicoli del borgo medievale grazie alla traduzione della Divina Commedia opera del professor Eugenio Maria Gallo. Paterno Calabro, il paese caro a San Francesco di Paola che qui vi costruì il suo secondo convento dopo quello di Paola, mostra le sue bellezze in un percorso che, dalle botteghe degli antichi artigiani all’osteria dell’Ottocento fino alla grotta naturale che ospita la Natività, si illumina, il 27 dicembre e il 5 gennaio con la tradizione del presepe vivente. I versi del Poeta, tradotti in dialetto dipignanese, il paese che confina con Paterno, raccontano così un percorso che unisce umano e divino accompagnando figuranti e spettatori verso il mistero dell’Incarnazione. E così il borgo del paese collinare che si affaccia sul fiume Jassa torna a parlare e a raccontare radici, sogni e speranze. Apre le porte del palazzo Grandinetti-Aloe, dove la tradizione vuole sia stata la camera da letto del santo paolano, rianima la piazzetta del mercato, conduce fino alla cibbia, l’antica vasca di raccolta acqua il cui nome rivela il passaggio arabo, arriva all’antica stalla dove il presepe trova il suo compimento. Una tradizione, che, come spiega Carlo Misasi, presidente dell’associazione, vuole essere non solo festa, ma messaggio di speranza e rinascita.
gallery image
gallery image

Un presepe “naturale” che torna ad animarsi, dopo 12 anni, grazie all’associazione “Destinazione Jassa”. Con Dante che cammina in mezzo ai vicoli del borgo medievale grazie alla traduzione della Divina Commedia opera del professor Eugenio Maria Gallo. Paterno Calabro, il paese caro a San Francesco di Paola che qui vi costruì il suo secondo convento dopo quello di Paola, mostra le sue bellezze in un percorso che, dalle botteghe degli antichi artigiani all’osteria dell’Ottocento fino alla grotta naturale che ospita la Natività, si illumina, il 27 dicembre e il 5 gennaio con la tradizione del presepe vivente. I versi del Poeta, tradotti in dialetto dipignanese, il paese che confina con Paterno, raccontano così un percorso che unisce umano e divino accompagnando figuranti e spettatori verso il mistero dell’Incarnazione. E così il borgo del paese collinare che si affaccia sul fiume Jassa torna a parlare e a raccontare radici, sogni e speranze. Apre le porte del palazzo Grandinetti-Aloe, dove la tradizione vuole sia stata la camera da letto del santo paolano, rianima la piazzetta del mercato, conduce fino alla cibbia, l’antica vasca di raccolta acqua il cui nome rivela il passaggio arabo, arriva all’antica stalla dove il presepe trova il suo compimento. Una tradizione, che, come spiega Carlo Misasi, presidente dell’associazione, vuole essere non solo festa, ma messaggio di speranza e rinascita.
gallery image
gallery image

Un presepe “naturale” che torna ad animarsi, dopo 12 anni, grazie all’associazione “Destinazione Jassa”. Con Dante che cammina in mezzo ai vicoli del borgo medievale grazie alla traduzione della Divina Commedia opera del professor Eugenio Maria Gallo. Paterno Calabro, il paese caro a San Francesco di Paola che qui vi costruì il suo secondo convento dopo quello di Paola, mostra le sue bellezze in un percorso che, dalle botteghe degli antichi artigiani all’osteria dell’Ottocento fino alla grotta naturale che ospita la Natività, si illumina, il 27 dicembre e il 5 gennaio con la tradizione del presepe vivente. I versi del Poeta, tradotti in dialetto dipignanese, il paese che confina con Paterno, raccontano così un percorso che unisce umano e divino accompagnando figuranti e spettatori verso il mistero dell’Incarnazione. E così il borgo del paese collinare che si affaccia sul fiume Jassa torna a parlare e a raccontare radici, sogni e speranze. Apre le porte del palazzo Grandinetti-Aloe, dove la tradizione vuole sia stata la camera da letto del santo paolano, rianima la piazzetta del mercato, conduce fino alla cibbia, l’antica vasca di raccolta acqua il cui nome rivela il passaggio arabo, arriva all’antica stalla dove il presepe trova il suo compimento. Una tradizione, che, come spiega Carlo Misasi, presidente dell’associazione, vuole essere non solo festa, ma messaggio di speranza e rinascita.
gallery image
gallery image

Un presepe “naturale” che torna ad animarsi, dopo 12 anni, grazie all’associazione “Destinazione Jassa”. Con Dante che cammina in mezzo ai vicoli del borgo medievale grazie alla traduzione della Divina Commedia opera del professor Eugenio Maria Gallo. Paterno Calabro, il paese caro a San Francesco di Paola che qui vi costruì il suo secondo convento dopo quello di Paola, mostra le sue bellezze in un percorso che, dalle botteghe degli antichi artigiani all’osteria dell’Ottocento fino alla grotta naturale che ospita la Natività, si illumina, il 27 dicembre e il 5 gennaio con la tradizione del presepe vivente. I versi del Poeta, tradotti in dialetto dipignanese, il paese che confina con Paterno, raccontano così un percorso che unisce umano e divino accompagnando figuranti e spettatori verso il mistero dell’Incarnazione. E così il borgo del paese collinare che si affaccia sul fiume Jassa torna a parlare e a raccontare radici, sogni e speranze. Apre le porte del palazzo Grandinetti-Aloe, dove la tradizione vuole sia stata la camera da letto del santo paolano, rianima la piazzetta del mercato, conduce fino alla cibbia, l’antica vasca di raccolta acqua il cui nome rivela il passaggio arabo, arriva all’antica stalla dove il presepe trova il suo compimento. Una tradizione, che, come spiega Carlo Misasi, presidente dell’associazione, vuole essere non solo festa, ma messaggio di speranza e rinascita.
gallery image
gallery image

Un presepe “naturale” che torna ad animarsi, dopo 12 anni, grazie all’associazione “Destinazione Jassa”. Con Dante che cammina in mezzo ai vicoli del borgo medievale grazie alla traduzione della Divina Commedia opera del professor Eugenio Maria Gallo. Paterno Calabro, il paese caro a San Francesco di Paola che qui vi costruì il suo secondo convento dopo quello di Paola, mostra le sue bellezze in un percorso che, dalle botteghe degli antichi artigiani all’osteria dell’Ottocento fino alla grotta naturale che ospita la Natività, si illumina, il 27 dicembre e il 5 gennaio con la tradizione del presepe vivente. I versi del Poeta, tradotti in dialetto dipignanese, il paese che confina con Paterno, raccontano così un percorso che unisce umano e divino accompagnando figuranti e spettatori verso il mistero dell’Incarnazione. E così il borgo del paese collinare che si affaccia sul fiume Jassa torna a parlare e a raccontare radici, sogni e speranze. Apre le porte del palazzo Grandinetti-Aloe, dove la tradizione vuole sia stata la camera da letto del santo paolano, rianima la piazzetta del mercato, conduce fino alla cibbia, l’antica vasca di raccolta acqua il cui nome rivela il passaggio arabo, arriva all’antica stalla dove il presepe trova il suo compimento. Una tradizione, che, come spiega Carlo Misasi, presidente dell’associazione, vuole essere non solo festa, ma messaggio di speranza e rinascita.
gallery image
gallery image

Un presepe “naturale” che torna ad animarsi, dopo 12 anni, grazie all’associazione “Destinazione Jassa”. Con Dante che cammina in mezzo ai vicoli del borgo medievale grazie alla traduzione della Divina Commedia opera del professor Eugenio Maria Gallo. Paterno Calabro, il paese caro a San Francesco di Paola che qui vi costruì il suo secondo convento dopo quello di Paola, mostra le sue bellezze in un percorso che, dalle botteghe degli antichi artigiani all’osteria dell’Ottocento fino alla grotta naturale che ospita la Natività, si illumina, il 27 dicembre e il 5 gennaio con la tradizione del presepe vivente. I versi del Poeta, tradotti in dialetto dipignanese, il paese che confina con Paterno, raccontano così un percorso che unisce umano e divino accompagnando figuranti e spettatori verso il mistero dell’Incarnazione. E così il borgo del paese collinare che si affaccia sul fiume Jassa torna a parlare e a raccontare radici, sogni e speranze. Apre le porte del palazzo Grandinetti-Aloe, dove la tradizione vuole sia stata la camera da letto del santo paolano, rianima la piazzetta del mercato, conduce fino alla cibbia, l’antica vasca di raccolta acqua il cui nome rivela il passaggio arabo, arriva all’antica stalla dove il presepe trova il suo compimento. Una tradizione, che, come spiega Carlo Misasi, presidente dell’associazione, vuole essere non solo festa, ma messaggio di speranza e rinascita.
gallery image
gallery image

Un presepe “naturale” che torna ad animarsi, dopo 12 anni, grazie all’associazione “Destinazione Jassa”. Con Dante che cammina in mezzo ai vicoli del borgo medievale grazie alla traduzione della Divina Commedia opera del professor Eugenio Maria Gallo. Paterno Calabro, il paese caro a San Francesco di Paola che qui vi costruì il suo secondo convento dopo quello di Paola, mostra le sue bellezze in un percorso che, dalle botteghe degli antichi artigiani all’osteria dell’Ottocento fino alla grotta naturale che ospita la Natività, si illumina, il 27 dicembre e il 5 gennaio con la tradizione del presepe vivente. I versi del Poeta, tradotti in dialetto dipignanese, il paese che confina con Paterno, raccontano così un percorso che unisce umano e divino accompagnando figuranti e spettatori verso il mistero dell’Incarnazione. E così il borgo del paese collinare che si affaccia sul fiume Jassa torna a parlare e a raccontare radici, sogni e speranze. Apre le porte del palazzo Grandinetti-Aloe, dove la tradizione vuole sia stata la camera da letto del santo paolano, rianima la piazzetta del mercato, conduce fino alla cibbia, l’antica vasca di raccolta acqua il cui nome rivela il passaggio arabo, arriva all’antica stalla dove il presepe trova il suo compimento. Una tradizione, che, come spiega Carlo Misasi, presidente dell’associazione, vuole essere non solo festa, ma messaggio di speranza e rinascita.
gallery image
gallery image

Un presepe “naturale” che torna ad animarsi, dopo 12 anni, grazie all’associazione “Destinazione Jassa”. Con Dante che cammina in mezzo ai vicoli del borgo medievale grazie alla traduzione della Divina Commedia opera del professor Eugenio Maria Gallo. Paterno Calabro, il paese caro a San Francesco di Paola che qui vi costruì il suo secondo convento dopo quello di Paola, mostra le sue bellezze in un percorso che, dalle botteghe degli antichi artigiani all’osteria dell’Ottocento fino alla grotta naturale che ospita la Natività, si illumina, il 27 dicembre e il 5 gennaio con la tradizione del presepe vivente. I versi del Poeta, tradotti in dialetto dipignanese, il paese che confina con Paterno, raccontano così un percorso che unisce umano e divino accompagnando figuranti e spettatori verso il mistero dell’Incarnazione. E così il borgo del paese collinare che si affaccia sul fiume Jassa torna a parlare e a raccontare radici, sogni e speranze. Apre le porte del palazzo Grandinetti-Aloe, dove la tradizione vuole sia stata la camera da letto del santo paolano, rianima la piazzetta del mercato, conduce fino alla cibbia, l’antica vasca di raccolta acqua il cui nome rivela il passaggio arabo, arriva all’antica stalla dove il presepe trova il suo compimento. Una tradizione, che, come spiega Carlo Misasi, presidente dell’associazione, vuole essere non solo festa, ma messaggio di speranza e rinascita.
gallery image
gallery image

Un presepe “naturale” che torna ad animarsi, dopo 12 anni, grazie all’associazione “Destinazione Jassa”. Con Dante che cammina in mezzo ai vicoli del borgo medievale grazie alla traduzione della Divina Commedia opera del professor Eugenio Maria Gallo. Paterno Calabro, il paese caro a San Francesco di Paola che qui vi costruì il suo secondo convento dopo quello di Paola, mostra le sue bellezze in un percorso che, dalle botteghe degli antichi artigiani all’osteria dell’Ottocento fino alla grotta naturale che ospita la Natività, si illumina, il 27 dicembre e il 5 gennaio con la tradizione del presepe vivente. I versi del Poeta, tradotti in dialetto dipignanese, il paese che confina con Paterno, raccontano così un percorso che unisce umano e divino accompagnando figuranti e spettatori verso il mistero dell’Incarnazione. E così il borgo del paese collinare che si affaccia sul fiume Jassa torna a parlare e a raccontare radici, sogni e speranze. Apre le porte del palazzo Grandinetti-Aloe, dove la tradizione vuole sia stata la camera da letto del santo paolano, rianima la piazzetta del mercato, conduce fino alla cibbia, l’antica vasca di raccolta acqua il cui nome rivela il passaggio arabo, arriva all’antica stalla dove il presepe trova il suo compimento. Una tradizione, che, come spiega Carlo Misasi, presidente dell’associazione, vuole essere non solo festa, ma messaggio di speranza e rinascita.
gallery image
gallery image

Un presepe “naturale” che torna ad animarsi, dopo 12 anni, grazie all’associazione “Destinazione Jassa”. Con Dante che cammina in mezzo ai vicoli del borgo medievale grazie alla traduzione della Divina Commedia opera del professor Eugenio Maria Gallo. Paterno Calabro, il paese caro a San Francesco di Paola che qui vi costruì il suo secondo convento dopo quello di Paola, mostra le sue bellezze in un percorso che, dalle botteghe degli antichi artigiani all’osteria dell’Ottocento fino alla grotta naturale che ospita la Natività, si illumina, il 27 dicembre e il 5 gennaio con la tradizione del presepe vivente. I versi del Poeta, tradotti in dialetto dipignanese, il paese che confina con Paterno, raccontano così un percorso che unisce umano e divino accompagnando figuranti e spettatori verso il mistero dell’Incarnazione. E così il borgo del paese collinare che si affaccia sul fiume Jassa torna a parlare e a raccontare radici, sogni e speranze. Apre le porte del palazzo Grandinetti-Aloe, dove la tradizione vuole sia stata la camera da letto del santo paolano, rianima la piazzetta del mercato, conduce fino alla cibbia, l’antica vasca di raccolta acqua il cui nome rivela il passaggio arabo, arriva all’antica stalla dove il presepe trova il suo compimento. Una tradizione, che, come spiega Carlo Misasi, presidente dell’associazione, vuole essere non solo festa, ma messaggio di speranza e rinascita.
gallery image
gallery image

Un presepe “naturale” che torna ad animarsi, dopo 12 anni, grazie all’associazione “Destinazione Jassa”. Con Dante che cammina in mezzo ai vicoli del borgo medievale grazie alla traduzione della Divina Commedia opera del professor Eugenio Maria Gallo. Paterno Calabro, il paese caro a San Francesco di Paola che qui vi costruì il suo secondo convento dopo quello di Paola, mostra le sue bellezze in un percorso che, dalle botteghe degli antichi artigiani all’osteria dell’Ottocento fino alla grotta naturale che ospita la Natività, si illumina, il 27 dicembre e il 5 gennaio con la tradizione del presepe vivente. I versi del Poeta, tradotti in dialetto dipignanese, il paese che confina con Paterno, raccontano così un percorso che unisce umano e divino accompagnando figuranti e spettatori verso il mistero dell’Incarnazione. E così il borgo del paese collinare che si affaccia sul fiume Jassa torna a parlare e a raccontare radici, sogni e speranze. Apre le porte del palazzo Grandinetti-Aloe, dove la tradizione vuole sia stata la camera da letto del santo paolano, rianima la piazzetta del mercato, conduce fino alla cibbia, l’antica vasca di raccolta acqua il cui nome rivela il passaggio arabo, arriva all’antica stalla dove il presepe trova il suo compimento. Una tradizione, che, come spiega Carlo Misasi, presidente dell’associazione, vuole essere non solo festa, ma messaggio di speranza e rinascita.
gallery image
gallery image

Un presepe “naturale” che torna ad animarsi, dopo 12 anni, grazie all’associazione “Destinazione Jassa”. Con Dante che cammina in mezzo ai vicoli del borgo medievale grazie alla traduzione della Divina Commedia opera del professor Eugenio Maria Gallo. Paterno Calabro, il paese caro a San Francesco di Paola che qui vi costruì il suo secondo convento dopo quello di Paola, mostra le sue bellezze in un percorso che, dalle botteghe degli antichi artigiani all’osteria dell’Ottocento fino alla grotta naturale che ospita la Natività, si illumina, il 27 dicembre e il 5 gennaio con la tradizione del presepe vivente. I versi del Poeta, tradotti in dialetto dipignanese, il paese che confina con Paterno, raccontano così un percorso che unisce umano e divino accompagnando figuranti e spettatori verso il mistero dell’Incarnazione. E così il borgo del paese collinare che si affaccia sul fiume Jassa torna a parlare e a raccontare radici, sogni e speranze. Apre le porte del palazzo Grandinetti-Aloe, dove la tradizione vuole sia stata la camera da letto del santo paolano, rianima la piazzetta del mercato, conduce fino alla cibbia, l’antica vasca di raccolta acqua il cui nome rivela il passaggio arabo, arriva all’antica stalla dove il presepe trova il suo compimento. Una tradizione, che, come spiega Carlo Misasi, presidente dell’associazione, vuole essere non solo festa, ma messaggio di speranza e rinascita.
gallery image
gallery image

Un presepe “naturale” che torna ad animarsi, dopo 12 anni, grazie all’associazione “Destinazione Jassa”. Con Dante che cammina in mezzo ai vicoli del borgo medievale grazie alla traduzione della Divina Commedia opera del professor Eugenio Maria Gallo. Paterno Calabro, il paese caro a San Francesco di Paola che qui vi costruì il suo secondo convento dopo quello di Paola, mostra le sue bellezze in un percorso che, dalle botteghe degli antichi artigiani all’osteria dell’Ottocento fino alla grotta naturale che ospita la Natività, si illumina, il 27 dicembre e il 5 gennaio con la tradizione del presepe vivente. I versi del Poeta, tradotti in dialetto dipignanese, il paese che confina con Paterno, raccontano così un percorso che unisce umano e divino accompagnando figuranti e spettatori verso il mistero dell’Incarnazione. E così il borgo del paese collinare che si affaccia sul fiume Jassa torna a parlare e a raccontare radici, sogni e speranze. Apre le porte del palazzo Grandinetti-Aloe, dove la tradizione vuole sia stata la camera da letto del santo paolano, rianima la piazzetta del mercato, conduce fino alla cibbia, l’antica vasca di raccolta acqua il cui nome rivela il passaggio arabo, arriva all’antica stalla dove il presepe trova il suo compimento. Una tradizione, che, come spiega Carlo Misasi, presidente dell’associazione, vuole essere non solo festa, ma messaggio di speranza e rinascita.
gallery image
gallery image

Un presepe “naturale” che torna ad animarsi, dopo 12 anni, grazie all’associazione “Destinazione Jassa”. Con Dante che cammina in mezzo ai vicoli del borgo medievale grazie alla traduzione della Divina Commedia opera del professor Eugenio Maria Gallo. Paterno Calabro, il paese caro a San Francesco di Paola che qui vi costruì il suo secondo convento dopo quello di Paola, mostra le sue bellezze in un percorso che, dalle botteghe degli antichi artigiani all’osteria dell’Ottocento fino alla grotta naturale che ospita la Natività, si illumina, il 27 dicembre e il 5 gennaio con la tradizione del presepe vivente. I versi del Poeta, tradotti in dialetto dipignanese, il paese che confina con Paterno, raccontano così un percorso che unisce umano e divino accompagnando figuranti e spettatori verso il mistero dell’Incarnazione. E così il borgo del paese collinare che si affaccia sul fiume Jassa torna a parlare e a raccontare radici, sogni e speranze. Apre le porte del palazzo Grandinetti-Aloe, dove la tradizione vuole sia stata la camera da letto del santo paolano, rianima la piazzetta del mercato, conduce fino alla cibbia, l’antica vasca di raccolta acqua il cui nome rivela il passaggio arabo, arriva all’antica stalla dove il presepe trova il suo compimento. Una tradizione, che, come spiega Carlo Misasi, presidente dell’associazione, vuole essere non solo festa, ma messaggio di speranza e rinascita.
gallery image
gallery image

Un presepe “naturale” che torna ad animarsi, dopo 12 anni, grazie all’associazione “Destinazione Jassa”. Con Dante che cammina in mezzo ai vicoli del borgo medievale grazie alla traduzione della Divina Commedia opera del professor Eugenio Maria Gallo. Paterno Calabro, il paese caro a San Francesco di Paola che qui vi costruì il suo secondo convento dopo quello di Paola, mostra le sue bellezze in un percorso che, dalle botteghe degli antichi artigiani all’osteria dell’Ottocento fino alla grotta naturale che ospita la Natività, si illumina, il 27 dicembre e il 5 gennaio con la tradizione del presepe vivente. I versi del Poeta, tradotti in dialetto dipignanese, il paese che confina con Paterno, raccontano così un percorso che unisce umano e divino accompagnando figuranti e spettatori verso il mistero dell’Incarnazione. E così il borgo del paese collinare che si affaccia sul fiume Jassa torna a parlare e a raccontare radici, sogni e speranze. Apre le porte del palazzo Grandinetti-Aloe, dove la tradizione vuole sia stata la camera da letto del santo paolano, rianima la piazzetta del mercato, conduce fino alla cibbia, l’antica vasca di raccolta acqua il cui nome rivela il passaggio arabo, arriva all’antica stalla dove il presepe trova il suo compimento. Una tradizione, che, come spiega Carlo Misasi, presidente dell’associazione, vuole essere non solo festa, ma messaggio di speranza e rinascita.
gallery image
gallery image

Un presepe “naturale” che torna ad animarsi, dopo 12 anni, grazie all’associazione “Destinazione Jassa”. Con Dante che cammina in mezzo ai vicoli del borgo medievale grazie alla traduzione della Divina Commedia opera del professor Eugenio Maria Gallo. Paterno Calabro, il paese caro a San Francesco di Paola che qui vi costruì il suo secondo convento dopo quello di Paola, mostra le sue bellezze in un percorso che, dalle botteghe degli antichi artigiani all’osteria dell’Ottocento fino alla grotta naturale che ospita la Natività, si illumina, il 27 dicembre e il 5 gennaio con la tradizione del presepe vivente. I versi del Poeta, tradotti in dialetto dipignanese, il paese che confina con Paterno, raccontano così un percorso che unisce umano e divino accompagnando figuranti e spettatori verso il mistero dell’Incarnazione. E così il borgo del paese collinare che si affaccia sul fiume Jassa torna a parlare e a raccontare radici, sogni e speranze. Apre le porte del palazzo Grandinetti-Aloe, dove la tradizione vuole sia stata la camera da letto del santo paolano, rianima la piazzetta del mercato, conduce fino alla cibbia, l’antica vasca di raccolta acqua il cui nome rivela il passaggio arabo, arriva all’antica stalla dove il presepe trova il suo compimento. Una tradizione, che, come spiega Carlo Misasi, presidente dell’associazione, vuole essere non solo festa, ma messaggio di speranza e rinascita.
gallery image
gallery image

Un presepe “naturale” che torna ad animarsi, dopo 12 anni, grazie all’associazione “Destinazione Jassa”. Con Dante che cammina in mezzo ai vicoli del borgo medievale grazie alla traduzione della Divina Commedia opera del professor Eugenio Maria Gallo. Paterno Calabro, il paese caro a San Francesco di Paola che qui vi costruì il suo secondo convento dopo quello di Paola, mostra le sue bellezze in un percorso che, dalle botteghe degli antichi artigiani all’osteria dell’Ottocento fino alla grotta naturale che ospita la Natività, si illumina, il 27 dicembre e il 5 gennaio con la tradizione del presepe vivente. I versi del Poeta, tradotti in dialetto dipignanese, il paese che confina con Paterno, raccontano così un percorso che unisce umano e divino accompagnando figuranti e spettatori verso il mistero dell’Incarnazione. E così il borgo del paese collinare che si affaccia sul fiume Jassa torna a parlare e a raccontare radici, sogni e speranze. Apre le porte del palazzo Grandinetti-Aloe, dove la tradizione vuole sia stata la camera da letto del santo paolano, rianima la piazzetta del mercato, conduce fino alla cibbia, l’antica vasca di raccolta acqua il cui nome rivela il passaggio arabo, arriva all’antica stalla dove il presepe trova il suo compimento. Una tradizione, che, come spiega Carlo Misasi, presidente dell’associazione, vuole essere non solo festa, ma messaggio di speranza e rinascita.
gallery image
gallery image

Un presepe “naturale” che torna ad animarsi, dopo 12 anni, grazie all’associazione “Destinazione Jassa”. Con Dante che cammina in mezzo ai vicoli del borgo medievale grazie alla traduzione della Divina Commedia opera del professor Eugenio Maria Gallo. Paterno Calabro, il paese caro a San Francesco di Paola che qui vi costruì il suo secondo convento dopo quello di Paola, mostra le sue bellezze in un percorso che, dalle botteghe degli antichi artigiani all’osteria dell’Ottocento fino alla grotta naturale che ospita la Natività, si illumina, il 27 dicembre e il 5 gennaio con la tradizione del presepe vivente. I versi del Poeta, tradotti in dialetto dipignanese, il paese che confina con Paterno, raccontano così un percorso che unisce umano e divino accompagnando figuranti e spettatori verso il mistero dell’Incarnazione. E così il borgo del paese collinare che si affaccia sul fiume Jassa torna a parlare e a raccontare radici, sogni e speranze. Apre le porte del palazzo Grandinetti-Aloe, dove la tradizione vuole sia stata la camera da letto del santo paolano, rianima la piazzetta del mercato, conduce fino alla cibbia, l’antica vasca di raccolta acqua il cui nome rivela il passaggio arabo, arriva all’antica stalla dove il presepe trova il suo compimento. Una tradizione, che, come spiega Carlo Misasi, presidente dell’associazione, vuole essere non solo festa, ma messaggio di speranza e rinascita.
gallery image
gallery image

Un presepe “naturale” che torna ad animarsi, dopo 12 anni, grazie all’associazione “Destinazione Jassa”. Con Dante che cammina in mezzo ai vicoli del borgo medievale grazie alla traduzione della Divina Commedia opera del professor Eugenio Maria Gallo. Paterno Calabro, il paese caro a San Francesco di Paola che qui vi costruì il suo secondo convento dopo quello di Paola, mostra le sue bellezze in un percorso che, dalle botteghe degli antichi artigiani all’osteria dell’Ottocento fino alla grotta naturale che ospita la Natività, si illumina, il 27 dicembre e il 5 gennaio con la tradizione del presepe vivente. I versi del Poeta, tradotti in dialetto dipignanese, il paese che confina con Paterno, raccontano così un percorso che unisce umano e divino accompagnando figuranti e spettatori verso il mistero dell’Incarnazione. E così il borgo del paese collinare che si affaccia sul fiume Jassa torna a parlare e a raccontare radici, sogni e speranze. Apre le porte del palazzo Grandinetti-Aloe, dove la tradizione vuole sia stata la camera da letto del santo paolano, rianima la piazzetta del mercato, conduce fino alla cibbia, l’antica vasca di raccolta acqua il cui nome rivela il passaggio arabo, arriva all’antica stalla dove il presepe trova il suo compimento. Una tradizione, che, come spiega Carlo Misasi, presidente dell’associazione, vuole essere non solo festa, ma messaggio di speranza e rinascita.
gallery image
gallery image

Un presepe “naturale” che torna ad animarsi, dopo 12 anni, grazie all’associazione “Destinazione Jassa”. Con Dante che cammina in mezzo ai vicoli del borgo medievale grazie alla traduzione della Divina Commedia opera del professor Eugenio Maria Gallo. Paterno Calabro, il paese caro a San Francesco di Paola che qui vi costruì il suo secondo convento dopo quello di Paola, mostra le sue bellezze in un percorso che, dalle botteghe degli antichi artigiani all’osteria dell’Ottocento fino alla grotta naturale che ospita la Natività, si illumina, il 27 dicembre e il 5 gennaio con la tradizione del presepe vivente. I versi del Poeta, tradotti in dialetto dipignanese, il paese che confina con Paterno, raccontano così un percorso che unisce umano e divino accompagnando figuranti e spettatori verso il mistero dell’Incarnazione. E così il borgo del paese collinare che si affaccia sul fiume Jassa torna a parlare e a raccontare radici, sogni e speranze. Apre le porte del palazzo Grandinetti-Aloe, dove la tradizione vuole sia stata la camera da letto del santo paolano, rianima la piazzetta del mercato, conduce fino alla cibbia, l’antica vasca di raccolta acqua il cui nome rivela il passaggio arabo, arriva all’antica stalla dove il presepe trova il suo compimento. Una tradizione, che, come spiega Carlo Misasi, presidente dell’associazione, vuole essere non solo festa, ma messaggio di speranza e rinascita.
gallery image
gallery image

Un presepe “naturale” che torna ad animarsi, dopo 12 anni, grazie all’associazione “Destinazione Jassa”. Con Dante che cammina in mezzo ai vicoli del borgo medievale grazie alla traduzione della Divina Commedia opera del professor Eugenio Maria Gallo. Paterno Calabro, il paese caro a San Francesco di Paola che qui vi costruì il suo secondo convento dopo quello di Paola, mostra le sue bellezze in un percorso che, dalle botteghe degli antichi artigiani all’osteria dell’Ottocento fino alla grotta naturale che ospita la Natività, si illumina, il 27 dicembre e il 5 gennaio con la tradizione del presepe vivente. I versi del Poeta, tradotti in dialetto dipignanese, il paese che confina con Paterno, raccontano così un percorso che unisce umano e divino accompagnando figuranti e spettatori verso il mistero dell’Incarnazione. E così il borgo del paese collinare che si affaccia sul fiume Jassa torna a parlare e a raccontare radici, sogni e speranze. Apre le porte del palazzo Grandinetti-Aloe, dove la tradizione vuole sia stata la camera da letto del santo paolano, rianima la piazzetta del mercato, conduce fino alla cibbia, l’antica vasca di raccolta acqua il cui nome rivela il passaggio arabo, arriva all’antica stalla dove il presepe trova il suo compimento. Una tradizione, che, come spiega Carlo Misasi, presidente dell’associazione, vuole essere non solo festa, ma messaggio di speranza e rinascita.
gallery image
gallery image

Un presepe “naturale” che torna ad animarsi, dopo 12 anni, grazie all’associazione “Destinazione Jassa”. Con Dante che cammina in mezzo ai vicoli del borgo medievale grazie alla traduzione della Divina Commedia opera del professor Eugenio Maria Gallo. Paterno Calabro, il paese caro a San Francesco di Paola che qui vi costruì il suo secondo convento dopo quello di Paola, mostra le sue bellezze in un percorso che, dalle botteghe degli antichi artigiani all’osteria dell’Ottocento fino alla grotta naturale che ospita la Natività, si illumina, il 27 dicembre e il 5 gennaio con la tradizione del presepe vivente. I versi del Poeta, tradotti in dialetto dipignanese, il paese che confina con Paterno, raccontano così un percorso che unisce umano e divino accompagnando figuranti e spettatori verso il mistero dell’Incarnazione. E così il borgo del paese collinare che si affaccia sul fiume Jassa torna a parlare e a raccontare radici, sogni e speranze. Apre le porte del palazzo Grandinetti-Aloe, dove la tradizione vuole sia stata la camera da letto del santo paolano, rianima la piazzetta del mercato, conduce fino alla cibbia, l’antica vasca di raccolta acqua il cui nome rivela il passaggio arabo, arriva all’antica stalla dove il presepe trova il suo compimento. Una tradizione, che, come spiega Carlo Misasi, presidente dell’associazione, vuole essere non solo festa, ma messaggio di speranza e rinascita.
gallery image
gallery image

Un presepe “naturale” che torna ad animarsi, dopo 12 anni, grazie all’associazione “Destinazione Jassa”. Con Dante che cammina in mezzo ai vicoli del borgo medievale grazie alla traduzione della Divina Commedia opera del professor Eugenio Maria Gallo. Paterno Calabro, il paese caro a San Francesco di Paola che qui vi costruì il suo secondo convento dopo quello di Paola, mostra le sue bellezze in un percorso che, dalle botteghe degli antichi artigiani all’osteria dell’Ottocento fino alla grotta naturale che ospita la Natività, si illumina, il 27 dicembre e il 5 gennaio con la tradizione del presepe vivente. I versi del Poeta, tradotti in dialetto dipignanese, il paese che confina con Paterno, raccontano così un percorso che unisce umano e divino accompagnando figuranti e spettatori verso il mistero dell’Incarnazione. E così il borgo del paese collinare che si affaccia sul fiume Jassa torna a parlare e a raccontare radici, sogni e speranze. Apre le porte del palazzo Grandinetti-Aloe, dove la tradizione vuole sia stata la camera da letto del santo paolano, rianima la piazzetta del mercato, conduce fino alla cibbia, l’antica vasca di raccolta acqua il cui nome rivela il passaggio arabo, arriva all’antica stalla dove il presepe trova il suo compimento. Una tradizione, che, come spiega Carlo Misasi, presidente dell’associazione, vuole essere non solo festa, ma messaggio di speranza e rinascita.
gallery image
gallery image

Un presepe “naturale” che torna ad animarsi, dopo 12 anni, grazie all’associazione “Destinazione Jassa”. Con Dante che cammina in mezzo ai vicoli del borgo medievale grazie alla traduzione della Divina Commedia opera del professor Eugenio Maria Gallo. Paterno Calabro, il paese caro a San Francesco di Paola che qui vi costruì il suo secondo convento dopo quello di Paola, mostra le sue bellezze in un percorso che, dalle botteghe degli antichi artigiani all’osteria dell’Ottocento fino alla grotta naturale che ospita la Natività, si illumina, il 27 dicembre e il 5 gennaio con la tradizione del presepe vivente. I versi del Poeta, tradotti in dialetto dipignanese, il paese che confina con Paterno, raccontano così un percorso che unisce umano e divino accompagnando figuranti e spettatori verso il mistero dell’Incarnazione. E così il borgo del paese collinare che si affaccia sul fiume Jassa torna a parlare e a raccontare radici, sogni e speranze. Apre le porte del palazzo Grandinetti-Aloe, dove la tradizione vuole sia stata la camera da letto del santo paolano, rianima la piazzetta del mercato, conduce fino alla cibbia, l’antica vasca di raccolta acqua il cui nome rivela il passaggio arabo, arriva all’antica stalla dove il presepe trova il suo compimento. Una tradizione, che, come spiega Carlo Misasi, presidente dell’associazione, vuole essere non solo festa, ma messaggio di speranza e rinascita.
gallery image
gallery image

Un presepe “naturale” che torna ad animarsi, dopo 12 anni, grazie all’associazione “Destinazione Jassa”. Con Dante che cammina in mezzo ai vicoli del borgo medievale grazie alla traduzione della Divina Commedia opera del professor Eugenio Maria Gallo. Paterno Calabro, il paese caro a San Francesco di Paola che qui vi costruì il suo secondo convento dopo quello di Paola, mostra le sue bellezze in un percorso che, dalle botteghe degli antichi artigiani all’osteria dell’Ottocento fino alla grotta naturale che ospita la Natività, si illumina, il 27 dicembre e il 5 gennaio con la tradizione del presepe vivente. I versi del Poeta, tradotti in dialetto dipignanese, il paese che confina con Paterno, raccontano così un percorso che unisce umano e divino accompagnando figuranti e spettatori verso il mistero dell’Incarnazione. E così il borgo del paese collinare che si affaccia sul fiume Jassa torna a parlare e a raccontare radici, sogni e speranze. Apre le porte del palazzo Grandinetti-Aloe, dove la tradizione vuole sia stata la camera da letto del santo paolano, rianima la piazzetta del mercato, conduce fino alla cibbia, l’antica vasca di raccolta acqua il cui nome rivela il passaggio arabo, arriva all’antica stalla dove il presepe trova il suo compimento. Una tradizione, che, come spiega Carlo Misasi, presidente dell’associazione, vuole essere non solo festa, ma messaggio di speranza e rinascita.
gallery image
gallery image

Un presepe “naturale” che torna ad animarsi, dopo 12 anni, grazie all’associazione “Destinazione Jassa”. Con Dante che cammina in mezzo ai vicoli del borgo medievale grazie alla traduzione della Divina Commedia opera del professor Eugenio Maria Gallo. Paterno Calabro, il paese caro a San Francesco di Paola che qui vi costruì il suo secondo convento dopo quello di Paola, mostra le sue bellezze in un percorso che, dalle botteghe degli antichi artigiani all’osteria dell’Ottocento fino alla grotta naturale che ospita la Natività, si illumina, il 27 dicembre e il 5 gennaio con la tradizione del presepe vivente. I versi del Poeta, tradotti in dialetto dipignanese, il paese che confina con Paterno, raccontano così un percorso che unisce umano e divino accompagnando figuranti e spettatori verso il mistero dell’Incarnazione. E così il borgo del paese collinare che si affaccia sul fiume Jassa torna a parlare e a raccontare radici, sogni e speranze. Apre le porte del palazzo Grandinetti-Aloe, dove la tradizione vuole sia stata la camera da letto del santo paolano, rianima la piazzetta del mercato, conduce fino alla cibbia, l’antica vasca di raccolta acqua il cui nome rivela il passaggio arabo, arriva all’antica stalla dove il presepe trova il suo compimento. Una tradizione, che, come spiega Carlo Misasi, presidente dell’associazione, vuole essere non solo festa, ma messaggio di speranza e rinascita.
gallery image
gallery image

Un presepe “naturale” che torna ad animarsi, dopo 12 anni, grazie all’associazione “Destinazione Jassa”. Con Dante che cammina in mezzo ai vicoli del borgo medievale grazie alla traduzione della Divina Commedia opera del professor Eugenio Maria Gallo. Paterno Calabro, il paese caro a San Francesco di Paola che qui vi costruì il suo secondo convento dopo quello di Paola, mostra le sue bellezze in un percorso che, dalle botteghe degli antichi artigiani all’osteria dell’Ottocento fino alla grotta naturale che ospita la Natività, si illumina, il 27 dicembre e il 5 gennaio con la tradizione del presepe vivente. I versi del Poeta, tradotti in dialetto dipignanese, il paese che confina con Paterno, raccontano così un percorso che unisce umano e divino accompagnando figuranti e spettatori verso il mistero dell’Incarnazione. E così il borgo del paese collinare che si affaccia sul fiume Jassa torna a parlare e a raccontare radici, sogni e speranze. Apre le porte del palazzo Grandinetti-Aloe, dove la tradizione vuole sia stata la camera da letto del santo paolano, rianima la piazzetta del mercato, conduce fino alla cibbia, l’antica vasca di raccolta acqua il cui nome rivela il passaggio arabo, arriva all’antica stalla dove il presepe trova il suo compimento. Una tradizione, che, come spiega Carlo Misasi, presidente dell’associazione, vuole essere non solo festa, ma messaggio di speranza e rinascita.
gallery image
gallery image

Un presepe “naturale” che torna ad animarsi, dopo 12 anni, grazie all’associazione “Destinazione Jassa”. Con Dante che cammina in mezzo ai vicoli del borgo medievale grazie alla traduzione della Divina Commedia opera del professor Eugenio Maria Gallo. Paterno Calabro, il paese caro a San Francesco di Paola che qui vi costruì il suo secondo convento dopo quello di Paola, mostra le sue bellezze in un percorso che, dalle botteghe degli antichi artigiani all’osteria dell’Ottocento fino alla grotta naturale che ospita la Natività, si illumina, il 27 dicembre e il 5 gennaio con la tradizione del presepe vivente. I versi del Poeta, tradotti in dialetto dipignanese, il paese che confina con Paterno, raccontano così un percorso che unisce umano e divino accompagnando figuranti e spettatori verso il mistero dell’Incarnazione. E così il borgo del paese collinare che si affaccia sul fiume Jassa torna a parlare e a raccontare radici, sogni e speranze. Apre le porte del palazzo Grandinetti-Aloe, dove la tradizione vuole sia stata la camera da letto del santo paolano, rianima la piazzetta del mercato, conduce fino alla cibbia, l’antica vasca di raccolta acqua il cui nome rivela il passaggio arabo, arriva all’antica stalla dove il presepe trova il suo compimento. Una tradizione, che, come spiega Carlo Misasi, presidente dell’associazione, vuole essere non solo festa, ma messaggio di speranza e rinascita.
gallery image
gallery image

Un presepe “naturale” che torna ad animarsi, dopo 12 anni, grazie all’associazione “Destinazione Jassa”. Con Dante che cammina in mezzo ai vicoli del borgo medievale grazie alla traduzione della Divina Commedia opera del professor Eugenio Maria Gallo. Paterno Calabro, il paese caro a San Francesco di Paola che qui vi costruì il suo secondo convento dopo quello di Paola, mostra le sue bellezze in un percorso che, dalle botteghe degli antichi artigiani all’osteria dell’Ottocento fino alla grotta naturale che ospita la Natività, si illumina, il 27 dicembre e il 5 gennaio con la tradizione del presepe vivente. I versi del Poeta, tradotti in dialetto dipignanese, il paese che confina con Paterno, raccontano così un percorso che unisce umano e divino accompagnando figuranti e spettatori verso il mistero dell’Incarnazione. E così il borgo del paese collinare che si affaccia sul fiume Jassa torna a parlare e a raccontare radici, sogni e speranze. Apre le porte del palazzo Grandinetti-Aloe, dove la tradizione vuole sia stata la camera da letto del santo paolano, rianima la piazzetta del mercato, conduce fino alla cibbia, l’antica vasca di raccolta acqua il cui nome rivela il passaggio arabo, arriva all’antica stalla dove il presepe trova il suo compimento. Una tradizione, che, come spiega Carlo Misasi, presidente dell’associazione, vuole essere non solo festa, ma messaggio di speranza e rinascita.
gallery image
gallery image

Un presepe “naturale” che torna ad animarsi, dopo 12 anni, grazie all’associazione “Destinazione Jassa”. Con Dante che cammina in mezzo ai vicoli del borgo medievale grazie alla traduzione della Divina Commedia opera del professor Eugenio Maria Gallo. Paterno Calabro, il paese caro a San Francesco di Paola che qui vi costruì il suo secondo convento dopo quello di Paola, mostra le sue bellezze in un percorso che, dalle botteghe degli antichi artigiani all’osteria dell’Ottocento fino alla grotta naturale che ospita la Natività, si illumina, il 27 dicembre e il 5 gennaio con la tradizione del presepe vivente. I versi del Poeta, tradotti in dialetto dipignanese, il paese che confina con Paterno, raccontano così un percorso che unisce umano e divino accompagnando figuranti e spettatori verso il mistero dell’Incarnazione. E così il borgo del paese collinare che si affaccia sul fiume Jassa torna a parlare e a raccontare radici, sogni e speranze. Apre le porte del palazzo Grandinetti-Aloe, dove la tradizione vuole sia stata la camera da letto del santo paolano, rianima la piazzetta del mercato, conduce fino alla cibbia, l’antica vasca di raccolta acqua il cui nome rivela il passaggio arabo, arriva all’antica stalla dove il presepe trova il suo compimento. Una tradizione, che, come spiega Carlo Misasi, presidente dell’associazione, vuole essere non solo festa, ma messaggio di speranza e rinascita.
gallery image
gallery image

Un presepe “naturale” che torna ad animarsi, dopo 12 anni, grazie all’associazione “Destinazione Jassa”. Con Dante che cammina in mezzo ai vicoli del borgo medievale grazie alla traduzione della Divina Commedia opera del professor Eugenio Maria Gallo. Paterno Calabro, il paese caro a San Francesco di Paola che qui vi costruì il suo secondo convento dopo quello di Paola, mostra le sue bellezze in un percorso che, dalle botteghe degli antichi artigiani all’osteria dell’Ottocento fino alla grotta naturale che ospita la Natività, si illumina, il 27 dicembre e il 5 gennaio con la tradizione del presepe vivente. I versi del Poeta, tradotti in dialetto dipignanese, il paese che confina con Paterno, raccontano così un percorso che unisce umano e divino accompagnando figuranti e spettatori verso il mistero dell’Incarnazione. E così il borgo del paese collinare che si affaccia sul fiume Jassa torna a parlare e a raccontare radici, sogni e speranze. Apre le porte del palazzo Grandinetti-Aloe, dove la tradizione vuole sia stata la camera da letto del santo paolano, rianima la piazzetta del mercato, conduce fino alla cibbia, l’antica vasca di raccolta acqua il cui nome rivela il passaggio arabo, arriva all’antica stalla dove il presepe trova il suo compimento. Una tradizione, che, come spiega Carlo Misasi, presidente dell’associazione, vuole essere non solo festa, ma messaggio di speranza e rinascita.
gallery image
gallery image

Un presepe “naturale” che torna ad animarsi, dopo 12 anni, grazie all’associazione “Destinazione Jassa”. Con Dante che cammina in mezzo ai vicoli del borgo medievale grazie alla traduzione della Divina Commedia opera del professor Eugenio Maria Gallo. Paterno Calabro, il paese caro a San Francesco di Paola che qui vi costruì il suo secondo convento dopo quello di Paola, mostra le sue bellezze in un percorso che, dalle botteghe degli antichi artigiani all’osteria dell’Ottocento fino alla grotta naturale che ospita la Natività, si illumina, il 27 dicembre e il 5 gennaio con la tradizione del presepe vivente. I versi del Poeta, tradotti in dialetto dipignanese, il paese che confina con Paterno, raccontano così un percorso che unisce umano e divino accompagnando figuranti e spettatori verso il mistero dell’Incarnazione. E così il borgo del paese collinare che si affaccia sul fiume Jassa torna a parlare e a raccontare radici, sogni e speranze. Apre le porte del palazzo Grandinetti-Aloe, dove la tradizione vuole sia stata la camera da letto del santo paolano, rianima la piazzetta del mercato, conduce fino alla cibbia, l’antica vasca di raccolta acqua il cui nome rivela il passaggio arabo, arriva all’antica stalla dove il presepe trova il suo compimento. Una tradizione, che, come spiega Carlo Misasi, presidente dell’associazione, vuole essere non solo festa, ma messaggio di speranza e rinascita.
Un presepe “naturale” che torna ad animarsi, grazie all’associa...

Un presepe “naturale” che si anima, grazie all’associazione “Destinazione Jassa”, nel cuore della Calabria. Con Dante che cammina in mezzo ai vicoli del borgo medievale grazie alla traduzione della Divina Commedia opera del professor Eugenio Maria Gallo. Paterno Calabro, il paese caro a San Francesco di Paola che qui vi costruì il suo secondo convento dopo quello di Paola, mostra le sue bellezze in un percorso che, dalle botteghe degli antichi artigiani all’osteria dell’Ottocento fino alla grotta naturale che ospita la Natività, si illumina, il 27 dicembre e il 5 gennaio con la tradizione del presepe vivente. I versi del Poeta, tradotti in dialetto dipignanese, il paese che confina con Paterno, raccontano così un percorso che unisce umano e divino accompagnando figuranti e spettatori verso il mistero dell’Incarnazione. E così il borgo del paese collinare che si affaccia sul fiume Jassa torna a parlare e a raccontare radici, sogni e speranze. Apre le porte del palazzo Grandinetti-Aloe, dove la tradizione vuole sia stata la camera da letto del santo paolano, rianima la piazzetta del mercato, conduce fino alla cibbia, l’antica vasca di raccolta acqua il cui nome rivela il passaggio arabo, arriva all’antica stalla dove il presepe trova il suo compimento. Una tradizione, che, come spiega Carlo Misasi, presidente dell’associazione, vuole essere non solo festa, ma messaggio di speranza e rinascita.

logo
  • I siti San Paolo
    • Gruppo editoriale San Paolo
    • BenEssere
    • TELENOVA
    • Gazzetta d'Alba
    • Il Giornalino
    • Edicola San Paolo
    • EDIZIONI SAN PAOLO
    • Credere
    • Jesus
    • GBaby
    • G-web
    • I Love English Junior
    • Vita pastorale
    • Il Cooperatore Paolino
    • Maria con te 
    • La Domenica
    • Vita pastorale
    • SETTIMANA DELLA COMUNICAZIONE
    • FESTIVAL BIBLICO
  • Note legali
    • Privacy Policy
    • Informativa Whistleblowing
  • Social