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Anche l'Africa ha i suoi presìdi

18/02/2014


a cura di
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    «Stiamo coltivando un sogno che si chiama Africa». Così ha esordito Carlo Petrini, fondatore di Slow Food e anima del movimento, presentando la nuova, ambiziosa sfida che attende l’associazione della chiocciola nei prossimi due anni. L’obiettivo, infatti, è avviare 10.000 orti in Africa entro il 2016. © Paola Viesi
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    Ancora Petrini: ««Per noi realizzare un orto significa da un lato permettere alla comunità di lavorare la terra per sfamare scuole e famiglie del paese, possedere i semi liberandosi da quelli selezionati dalla multinazionali, spesso costosi e non adatti ai luoghi dove sono utilizzati, ma anche e soprattutto costruire una rete di giovani africani che possano finalmente riscattare il loro continente». © Paola Viesi
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    «Ecco allora - ha concluso petrini - che un orto vorrà dire formazione e mobilità internazionale di giovani africani, vorrà dire essere parte integrante della rete di Terra Madre, offrire loro gli strumenti perché prendano in mano, da protagonisti, la politica alimentare e agricola del loro Paese. Perché il vero motore del cambiamento in Africa saranno proprio loro, i giovani del Kenya o del Malawi, dell’Uganda o del Senegal, dell’Angola o dell’Etiopia» © Paola Viesi
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    Conoscere, coltivare e nutrirsi: queste le parole chiave che riassumono il progetto degli Orti in Africa, già presente in 25 Paesi. Orti come strumento di indipendenza economica, come simbolo di una nuova educazione alimentare e luogo di aggregazione sociale per le comunità. © Paola Viesi
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    «Il progetto è fondamentale per coinvolgere i giovani e per fare in modo che ricomincino a credere nell’agricoltura, nell’importanza di preservare allo stesso tempo i saperi degli anziani e la nostra biodiversità», ha raccontato John Kariuki, consigliere internazionale di Slow Food per l’Africa Orientale, Kenya © Paola Viesi
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    «Vogliamo un’agricoltura che dia agli africani il diritto di scegliere cosa coltivare e cosa mangiare. Vogliamo un’Africa che difenda la sua sovranità alimentare»: è questa la rivendicazione di John Kariuki. © Paola Viesi
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    John Kariuki ha 27 anni e arriva dal Kenya. Dopo la scuola, ha iniziato a vendere patate, ma poi la sua vita è cambiata radicalmente, grazie a un professore incontrato per caso e a un viaggio in Italia, per raggiungere l’Università di Scienze Gastronomiche. Oggi coordina nel suo paese 200 orti e cinque Presìdi ed è vicepresidente della Fondazione Slow Food per la Biodiversità. © Paola Viesi
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    Ed è proprio un bambino ugandese nell’orto della sua scuola a riassumere il senso degli Orti in Africa: «Siamo i protagonisti del cambiamento: ciò che impariamo qui a scuola lo insegniamo fuori, alle nostre famiglie e agli altri contadini. I miei genitori sono fieri delle mie nuove nozioni, e sì, da grande voglio dedicarmi alla mia terra, voglio fare il contadino». © Paola Viesi
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    Mariam Ouattarà arriva dalla Costa d’Avorio. Ha avviato 47 orti e nei prossimi anni ne avvierà tanti altri. Lavora per aiutare le donne, perché sono loro il fondamento dell’agricoltura africana. Per questo i suoi orti sono gestiti interamente da comunità femminili. © Paola Viesi
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    Edward Mukiibi ha 28 anni e arriva dall’Uganda. Ha conosciuto Slow Food nel 2004 e oggi è uno dei massimi dirigenti internazionali dell’associazione. E’ convinto che l’agricoltura africana debba puntare sui semi locali e sulla biodiversità. Lavora con un gruppo di giovani pieni di passione e comunica con le comunità con radio e telefonino. © Paola Viesi
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    Bineta Diallo è figlia di un pastore e di una contadina. Da ragazzina, vendeva cibo di strada con la madre. Oggi gestisce un ristorante molto rinomato a Dakar e cerca di convincere i senegalesi a riscoprire i loro cereali tradizionali: il miglio, il fonio e il sorgo. © Paola Viesi
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    Eunice Njoroge ha 21 anni e ha scoperto Slow Food facendo la cuoca a Palinuro. Oggi studia all’Università di Scienze Gastronomiche e sogna di tornare in Kenya per lavorare con le comunità contadine e costruire una rete di giovani Slow Food. © Paola Viesi
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