logo
  • Attualità
    • Italia
    • Cronaca
    • Politica
    • Mondo
    • Economia
    • Legalità e giustizia
    • Sport
    • Interviste
  • Papa
    • Papa
  • Chiesa
    • Chiesa
  • Fede e spiritualità
    • Santi
    • Devozione e fede
    • Parola del giorno
    • Santo del giorno
  • Società e valori
    • Ambiente e Creato
    • Volontariato
    • Diritti
    • Aziende di valore
    • Caso della settimana
    • Migranti
    • Diversità e inclusione
    • Costume
  • Cultura e spettacoli
    • Cinema, Tv e streaming
    • Libri
    • Musica
    • Arte
  • Famiglia e educazione
    • Genitori e figli
    • Nonni
    • Coppia
    • Scuola e giovani
    • Adolescenza
    • Bioetica
  • Riflessioni
  • Foto
  • Video
  • Privacy Policy
  • Chi siamo
  • Contatti
  • Pubblicità
  • Registrati
Social
  • Riflessioni
  • Foto
  • Video
  • Privacy Policy
  • Chi siamo
  • Contatti
  • Pubblicità
  • Registrati
  • Riflessioni
  • Foto
  • Video
  • Privacy Policy
  • Chi siamo
  • Contatti
  • Pubblicità
  • Registrati
logo
  • Attualità
  • Papa
  • Chiesa
  • Fede e spiritualità
  • Famiglia e educazione
  • Società e valori
  • Cultura e spettacoli
  • Attualità
    • Italia
    • Cronaca
    • Politica
    • Mondo
    • Economia
    • Legalità e giustizia
    • Sport
    • Interviste
  • Fede e spiritualità
    • Santi
    • Devozione e fede
    • Parola del giorno
    • Santo del giorno
  • Cultura e spettacoli
    • Cinema, Tv e streaming
    • Libri
    • Musica
    • Arte
  • Papa
    • Papa
  • Chiesa
    • Chiesa
  • Società e valori
    • Ambiente e Creato
    • Volontariato
    • Diritti
    • Aziende di valore
    • Caso della settimana
    • Migranti
    • Diversità e inclusione
    • Costume
  • Famiglia e educazione
    • Genitori e figli
    • Nonni
    • Coppia
    • Scuola e giovani
    • Adolescenza
    • Bioetica
Social
  • Riflessioni
  • Foto
  • Video
  • Privacy Policy
  • Chi siamo
  • Contatti
  • Pubblicità
  • Registrati
Home page>Foto e video>Foto>L'elogio de L'Osservator...

Media gallery

gallery image
gallery image

Il ricordo del quotidiano della Santa Sede nel giorno in cui il grande cantautore, scomparso nel 1998, avrebbe compiuto 80 anni, essendo nato il 5 marzo 1943 a Poggio Bustone. «Non rientrava nel main stream giovanile di quegli ann», si legge in un articolo a firma di Roberto Cetera, «lo si cantava nei pullman delle gite parrocchiali, o lo si ascoltava nel chiuso della propria stanza. Ma non certo nelle notti delle occupazioni a scuola. Era snobbato dalla cultura giovanile allora egemone. Non c'era traccia di sociale nelle sue canzoni, in un'epoca in cui tutto aveva da essere sociale e politico. Incedeva al surreale al tempo dell'apologia del triste realismo socialista; metteva i sogni in poesia e musica quando si sentenziava, invece, che la cultura fosse sovrastruttura dei rapporti economici. Ma soprattutto parlava d'amore in anni in cui il conflitto era eretto a regola di vita, fino a tramutarsi in astio, poi in odio e poi violenza», scrive il quotidiano vaticano ricordando come venne giudicato da molti: «intimista», «propagatore di una distrazione di massa», «e anche un po’ “fascio” diceva la leggenda metropolitana. Battisti sapeva di essere considerato tale ma se ne infischiava». «Il suo essere controcorrente», continua Cetera, «mi aveva insegnato ad esserlo anch'io. Mi insegnò ad essere libero nella verità. Può sembrare buffo ma fu da lì che cominciai a comprendere che Gesù di Nazareth era più rivoluzionario nella verità di Che Guevara, che i comboniani facevano più bene al mondo di Lotta Continua, che nei Salmi di Salomone c'è più poesia che in Jack Kerouac. In un mondo che prigioniero è il mio canto libero sei Tu».
gallery image
gallery image

Il ricordo del quotidiano della Santa Sede nel giorno in cui il grande cantautore, scomparso nel 1998, avrebbe compiuto 80 anni, essendo nato il 5 marzo 1943 a Poggio Bustone. «Non rientrava nel main stream giovanile di quegli ann», si legge in un articolo a firma di Roberto Cetera, «lo si cantava nei pullman delle gite parrocchiali, o lo si ascoltava nel chiuso della propria stanza. Ma non certo nelle notti delle occupazioni a scuola. Era snobbato dalla cultura giovanile allora egemone. Non c'era traccia di sociale nelle sue canzoni, in un'epoca in cui tutto aveva da essere sociale e politico. Incedeva al surreale al tempo dell'apologia del triste realismo socialista; metteva i sogni in poesia e musica quando si sentenziava, invece, che la cultura fosse sovrastruttura dei rapporti economici. Ma soprattutto parlava d'amore in anni in cui il conflitto era eretto a regola di vita, fino a tramutarsi in astio, poi in odio e poi violenza», scrive il quotidiano vaticano ricordando come venne giudicato da molti: «intimista», «propagatore di una distrazione di massa», «e anche un po’ “fascio” diceva la leggenda metropolitana. Battisti sapeva di essere considerato tale ma se ne infischiava». «Il suo essere controcorrente», continua Cetera, «mi aveva insegnato ad esserlo anch'io. Mi insegnò ad essere libero nella verità. Può sembrare buffo ma fu da lì che cominciai a comprendere che Gesù di Nazareth era più rivoluzionario nella verità di Che Guevara, che i comboniani facevano più bene al mondo di Lotta Continua, che nei Salmi di Salomone c'è più poesia che in Jack Kerouac. In un mondo che prigioniero è il mio canto libero sei Tu».
gallery image
gallery image

Il ricordo del quotidiano della Santa Sede nel giorno in cui il grande cantautore, scomparso nel 1998, avrebbe compiuto 80 anni, essendo nato il 5 marzo 1943 a Poggio Bustone. «Non rientrava nel main stream giovanile di quegli ann», si legge in un articolo a firma di Roberto Cetera, «lo si cantava nei pullman delle gite parrocchiali, o lo si ascoltava nel chiuso della propria stanza. Ma non certo nelle notti delle occupazioni a scuola. Era snobbato dalla cultura giovanile allora egemone. Non c'era traccia di sociale nelle sue canzoni, in un'epoca in cui tutto aveva da essere sociale e politico. Incedeva al surreale al tempo dell'apologia del triste realismo socialista; metteva i sogni in poesia e musica quando si sentenziava, invece, che la cultura fosse sovrastruttura dei rapporti economici. Ma soprattutto parlava d'amore in anni in cui il conflitto era eretto a regola di vita, fino a tramutarsi in astio, poi in odio e poi violenza», scrive il quotidiano vaticano ricordando come venne giudicato da molti: «intimista», «propagatore di una distrazione di massa», «e anche un po’ “fascio” diceva la leggenda metropolitana. Battisti sapeva di essere considerato tale ma se ne infischiava». «Il suo essere controcorrente», continua Cetera, «mi aveva insegnato ad esserlo anch'io. Mi insegnò ad essere libero nella verità. Può sembrare buffo ma fu da lì che cominciai a comprendere che Gesù di Nazareth era più rivoluzionario nella verità di Che Guevara, che i comboniani facevano più bene al mondo di Lotta Continua, che nei Salmi di Salomone c'è più poesia che in Jack Kerouac. In un mondo che prigioniero è il mio canto libero sei Tu».
gallery image
gallery image

Il ricordo del quotidiano della Santa Sede nel giorno in cui il grande cantautore, scomparso nel 1998, avrebbe compiuto 80 anni, essendo nato il 5 marzo 1943 a Poggio Bustone. «Non rientrava nel main stream giovanile di quegli ann», si legge in un articolo a firma di Roberto Cetera, «lo si cantava nei pullman delle gite parrocchiali, o lo si ascoltava nel chiuso della propria stanza. Ma non certo nelle notti delle occupazioni a scuola. Era snobbato dalla cultura giovanile allora egemone. Non c'era traccia di sociale nelle sue canzoni, in un'epoca in cui tutto aveva da essere sociale e politico. Incedeva al surreale al tempo dell'apologia del triste realismo socialista; metteva i sogni in poesia e musica quando si sentenziava, invece, che la cultura fosse sovrastruttura dei rapporti economici. Ma soprattutto parlava d'amore in anni in cui il conflitto era eretto a regola di vita, fino a tramutarsi in astio, poi in odio e poi violenza», scrive il quotidiano vaticano ricordando come venne giudicato da molti: «intimista», «propagatore di una distrazione di massa», «e anche un po’ “fascio” diceva la leggenda metropolitana. Battisti sapeva di essere considerato tale ma se ne infischiava». «Il suo essere controcorrente», continua Cetera, «mi aveva insegnato ad esserlo anch'io. Mi insegnò ad essere libero nella verità. Può sembrare buffo ma fu da lì che cominciai a comprendere che Gesù di Nazareth era più rivoluzionario nella verità di Che Guevara, che i comboniani facevano più bene al mondo di Lotta Continua, che nei Salmi di Salomone c'è più poesia che in Jack Kerouac. In un mondo che prigioniero è il mio canto libero sei Tu».
gallery image
gallery image

Il ricordo del quotidiano della Santa Sede nel giorno in cui il grande cantautore, scomparso nel 1998, avrebbe compiuto 80 anni, essendo nato il 5 marzo 1943 a Poggio Bustone. «Non rientrava nel main stream giovanile di quegli ann», si legge in un articolo a firma di Roberto Cetera, «lo si cantava nei pullman delle gite parrocchiali, o lo si ascoltava nel chiuso della propria stanza. Ma non certo nelle notti delle occupazioni a scuola. Era snobbato dalla cultura giovanile allora egemone. Non c'era traccia di sociale nelle sue canzoni, in un'epoca in cui tutto aveva da essere sociale e politico. Incedeva al surreale al tempo dell'apologia del triste realismo socialista; metteva i sogni in poesia e musica quando si sentenziava, invece, che la cultura fosse sovrastruttura dei rapporti economici. Ma soprattutto parlava d'amore in anni in cui il conflitto era eretto a regola di vita, fino a tramutarsi in astio, poi in odio e poi violenza», scrive il quotidiano vaticano ricordando come venne giudicato da molti: «intimista», «propagatore di una distrazione di massa», «e anche un po’ “fascio” diceva la leggenda metropolitana. Battisti sapeva di essere considerato tale ma se ne infischiava». «Il suo essere controcorrente», continua Cetera, «mi aveva insegnato ad esserlo anch'io. Mi insegnò ad essere libero nella verità. Può sembrare buffo ma fu da lì che cominciai a comprendere che Gesù di Nazareth era più rivoluzionario nella verità di Che Guevara, che i comboniani facevano più bene al mondo di Lotta Continua, che nei Salmi di Salomone c'è più poesia che in Jack Kerouac. In un mondo che prigioniero è il mio canto libero sei Tu».
gallery image
gallery image

Il ricordo del quotidiano della Santa Sede nel giorno in cui il grande cantautore, scomparso nel 1998, avrebbe compiuto 80 anni, essendo nato il 5 marzo 1943 a Poggio Bustone. «Non rientrava nel main stream giovanile di quegli ann», si legge in un articolo a firma di Roberto Cetera, «lo si cantava nei pullman delle gite parrocchiali, o lo si ascoltava nel chiuso della propria stanza. Ma non certo nelle notti delle occupazioni a scuola. Era snobbato dalla cultura giovanile allora egemone. Non c'era traccia di sociale nelle sue canzoni, in un'epoca in cui tutto aveva da essere sociale e politico. Incedeva al surreale al tempo dell'apologia del triste realismo socialista; metteva i sogni in poesia e musica quando si sentenziava, invece, che la cultura fosse sovrastruttura dei rapporti economici. Ma soprattutto parlava d'amore in anni in cui il conflitto era eretto a regola di vita, fino a tramutarsi in astio, poi in odio e poi violenza», scrive il quotidiano vaticano ricordando come venne giudicato da molti: «intimista», «propagatore di una distrazione di massa», «e anche un po’ “fascio” diceva la leggenda metropolitana. Battisti sapeva di essere considerato tale ma se ne infischiava». «Il suo essere controcorrente», continua Cetera, «mi aveva insegnato ad esserlo anch'io. Mi insegnò ad essere libero nella verità. Può sembrare buffo ma fu da lì che cominciai a comprendere che Gesù di Nazareth era più rivoluzionario nella verità di Che Guevara, che i comboniani facevano più bene al mondo di Lotta Continua, che nei Salmi di Salomone c'è più poesia che in Jack Kerouac. In un mondo che prigioniero è il mio canto libero sei Tu».
gallery image
gallery image

Il ricordo del quotidiano della Santa Sede nel giorno in cui il grande cantautore, scomparso nel 1998, avrebbe compiuto 80 anni, essendo nato il 5 marzo 1943 a Poggio Bustone. «Non rientrava nel main stream giovanile di quegli ann», si legge in un articolo a firma di Roberto Cetera, «lo si cantava nei pullman delle gite parrocchiali, o lo si ascoltava nel chiuso della propria stanza. Ma non certo nelle notti delle occupazioni a scuola. Era snobbato dalla cultura giovanile allora egemone. Non c'era traccia di sociale nelle sue canzoni, in un'epoca in cui tutto aveva da essere sociale e politico. Incedeva al surreale al tempo dell'apologia del triste realismo socialista; metteva i sogni in poesia e musica quando si sentenziava, invece, che la cultura fosse sovrastruttura dei rapporti economici. Ma soprattutto parlava d'amore in anni in cui il conflitto era eretto a regola di vita, fino a tramutarsi in astio, poi in odio e poi violenza», scrive il quotidiano vaticano ricordando come venne giudicato da molti: «intimista», «propagatore di una distrazione di massa», «e anche un po’ “fascio” diceva la leggenda metropolitana. Battisti sapeva di essere considerato tale ma se ne infischiava». «Il suo essere controcorrente», continua Cetera, «mi aveva insegnato ad esserlo anch'io. Mi insegnò ad essere libero nella verità. Può sembrare buffo ma fu da lì che cominciai a comprendere che Gesù di Nazareth era più rivoluzionario nella verità di Che Guevara, che i comboniani facevano più bene al mondo di Lotta Continua, che nei Salmi di Salomone c'è più poesia che in Jack Kerouac. In un mondo che prigioniero è il mio canto libero sei Tu».
gallery image
gallery image

Il ricordo del quotidiano della Santa Sede nel giorno in cui il grande cantautore, scomparso nel 1998, avrebbe compiuto 80 anni, essendo nato il 5 marzo 1943 a Poggio Bustone. «Non rientrava nel main stream giovanile di quegli ann», si legge in un articolo a firma di Roberto Cetera, «lo si cantava nei pullman delle gite parrocchiali, o lo si ascoltava nel chiuso della propria stanza. Ma non certo nelle notti delle occupazioni a scuola. Era snobbato dalla cultura giovanile allora egemone. Non c'era traccia di sociale nelle sue canzoni, in un'epoca in cui tutto aveva da essere sociale e politico. Incedeva al surreale al tempo dell'apologia del triste realismo socialista; metteva i sogni in poesia e musica quando si sentenziava, invece, che la cultura fosse sovrastruttura dei rapporti economici. Ma soprattutto parlava d'amore in anni in cui il conflitto era eretto a regola di vita, fino a tramutarsi in astio, poi in odio e poi violenza», scrive il quotidiano vaticano ricordando come venne giudicato da molti: «intimista», «propagatore di una distrazione di massa», «e anche un po’ “fascio” diceva la leggenda metropolitana. Battisti sapeva di essere considerato tale ma se ne infischiava». «Il suo essere controcorrente», continua Cetera, «mi aveva insegnato ad esserlo anch'io. Mi insegnò ad essere libero nella verità. Può sembrare buffo ma fu da lì che cominciai a comprendere che Gesù di Nazareth era più rivoluzionario nella verità di Che Guevara, che i comboniani facevano più bene al mondo di Lotta Continua, che nei Salmi di Salomone c'è più poesia che in Jack Kerouac. In un mondo che prigioniero è il mio canto libero sei Tu».
gallery image
gallery image

Il ricordo del quotidiano della Santa Sede nel giorno in cui il grande cantautore, scomparso nel 1998, avrebbe compiuto 80 anni, essendo nato il 5 marzo 1943 a Poggio Bustone. «Non rientrava nel main stream giovanile di quegli ann», si legge in un articolo a firma di Roberto Cetera, «lo si cantava nei pullman delle gite parrocchiali, o lo si ascoltava nel chiuso della propria stanza. Ma non certo nelle notti delle occupazioni a scuola. Era snobbato dalla cultura giovanile allora egemone. Non c'era traccia di sociale nelle sue canzoni, in un'epoca in cui tutto aveva da essere sociale e politico. Incedeva al surreale al tempo dell'apologia del triste realismo socialista; metteva i sogni in poesia e musica quando si sentenziava, invece, che la cultura fosse sovrastruttura dei rapporti economici. Ma soprattutto parlava d'amore in anni in cui il conflitto era eretto a regola di vita, fino a tramutarsi in astio, poi in odio e poi violenza», scrive il quotidiano vaticano ricordando come venne giudicato da molti: «intimista», «propagatore di una distrazione di massa», «e anche un po’ “fascio” diceva la leggenda metropolitana. Battisti sapeva di essere considerato tale ma se ne infischiava». «Il suo essere controcorrente», continua Cetera, «mi aveva insegnato ad esserlo anch'io. Mi insegnò ad essere libero nella verità. Può sembrare buffo ma fu da lì che cominciai a comprendere che Gesù di Nazareth era più rivoluzionario nella verità di Che Guevara, che i comboniani facevano più bene al mondo di Lotta Continua, che nei Salmi di Salomone c'è più poesia che in Jack Kerouac. In un mondo che prigioniero è il mio canto libero sei Tu».
gallery image
gallery image

Il ricordo del quotidiano della Santa Sede nel giorno in cui il grande cantautore, scomparso nel 1998, avrebbe compiuto 80 anni, essendo nato il 5 marzo 1943 a Poggio Bustone. «Non rientrava nel main stream giovanile di quegli ann», si legge in un articolo a firma di Roberto Cetera, «lo si cantava nei pullman delle gite parrocchiali, o lo si ascoltava nel chiuso della propria stanza. Ma non certo nelle notti delle occupazioni a scuola. Era snobbato dalla cultura giovanile allora egemone. Non c'era traccia di sociale nelle sue canzoni, in un'epoca in cui tutto aveva da essere sociale e politico. Incedeva al surreale al tempo dell'apologia del triste realismo socialista; metteva i sogni in poesia e musica quando si sentenziava, invece, che la cultura fosse sovrastruttura dei rapporti economici. Ma soprattutto parlava d'amore in anni in cui il conflitto era eretto a regola di vita, fino a tramutarsi in astio, poi in odio e poi violenza», scrive il quotidiano vaticano ricordando come venne giudicato da molti: «intimista», «propagatore di una distrazione di massa», «e anche un po’ “fascio” diceva la leggenda metropolitana. Battisti sapeva di essere considerato tale ma se ne infischiava». «Il suo essere controcorrente», continua Cetera, «mi aveva insegnato ad esserlo anch'io. Mi insegnò ad essere libero nella verità. Può sembrare buffo ma fu da lì che cominciai a comprendere che Gesù di Nazareth era più rivoluzionario nella verità di Che Guevara, che i comboniani facevano più bene al mondo di Lotta Continua, che nei Salmi di Salomone c'è più poesia che in Jack Kerouac. In un mondo che prigioniero è il mio canto libero sei Tu».
gallery image
gallery image

Il ricordo del quotidiano della Santa Sede nel giorno in cui il grande cantautore, scomparso nel 1998, avrebbe compiuto 80 anni, essendo nato il 5 marzo 1943 a Poggio Bustone. «Non rientrava nel main stream giovanile di quegli ann», si legge in un articolo a firma di Roberto Cetera, «lo si cantava nei pullman delle gite parrocchiali, o lo si ascoltava nel chiuso della propria stanza. Ma non certo nelle notti delle occupazioni a scuola. Era snobbato dalla cultura giovanile allora egemone. Non c'era traccia di sociale nelle sue canzoni, in un'epoca in cui tutto aveva da essere sociale e politico. Incedeva al surreale al tempo dell'apologia del triste realismo socialista; metteva i sogni in poesia e musica quando si sentenziava, invece, che la cultura fosse sovrastruttura dei rapporti economici. Ma soprattutto parlava d'amore in anni in cui il conflitto era eretto a regola di vita, fino a tramutarsi in astio, poi in odio e poi violenza», scrive il quotidiano vaticano ricordando come venne giudicato da molti: «intimista», «propagatore di una distrazione di massa», «e anche un po’ “fascio” diceva la leggenda metropolitana. Battisti sapeva di essere considerato tale ma se ne infischiava». «Il suo essere controcorrente», continua Cetera, «mi aveva insegnato ad esserlo anch'io. Mi insegnò ad essere libero nella verità. Può sembrare buffo ma fu da lì che cominciai a comprendere che Gesù di Nazareth era più rivoluzionario nella verità di Che Guevara, che i comboniani facevano più bene al mondo di Lotta Continua, che nei Salmi di Salomone c'è più poesia che in Jack Kerouac. In un mondo che prigioniero è il mio canto libero sei Tu».
gallery image
gallery image

Il ricordo del quotidiano della Santa Sede nel giorno in cui il grande cantautore, scomparso nel 1998, avrebbe compiuto 80 anni, essendo nato il 5 marzo 1943 a Poggio Bustone. «Non rientrava nel main stream giovanile di quegli ann», si legge in un articolo a firma di Roberto Cetera, «lo si cantava nei pullman delle gite parrocchiali, o lo si ascoltava nel chiuso della propria stanza. Ma non certo nelle notti delle occupazioni a scuola. Era snobbato dalla cultura giovanile allora egemone. Non c'era traccia di sociale nelle sue canzoni, in un'epoca in cui tutto aveva da essere sociale e politico. Incedeva al surreale al tempo dell'apologia del triste realismo socialista; metteva i sogni in poesia e musica quando si sentenziava, invece, che la cultura fosse sovrastruttura dei rapporti economici. Ma soprattutto parlava d'amore in anni in cui il conflitto era eretto a regola di vita, fino a tramutarsi in astio, poi in odio e poi violenza», scrive il quotidiano vaticano ricordando come venne giudicato da molti: «intimista», «propagatore di una distrazione di massa», «e anche un po’ “fascio” diceva la leggenda metropolitana. Battisti sapeva di essere considerato tale ma se ne infischiava». «Il suo essere controcorrente», continua Cetera, «mi aveva insegnato ad esserlo anch'io. Mi insegnò ad essere libero nella verità. Può sembrare buffo ma fu da lì che cominciai a comprendere che Gesù di Nazareth era più rivoluzionario nella verità di Che Guevara, che i comboniani facevano più bene al mondo di Lotta Continua, che nei Salmi di Salomone c'è più poesia che in Jack Kerouac. In un mondo che prigioniero è il mio canto libero sei Tu».
gallery image
gallery image

Il ricordo del quotidiano della Santa Sede nel giorno in cui il grande cantautore, scomparso nel 1998, avrebbe compiuto 80 anni, essendo nato il 5 marzo 1943 a Poggio Bustone. «Non rientrava nel main stream giovanile di quegli ann», si legge in un articolo a firma di Roberto Cetera, «lo si cantava nei pullman delle gite parrocchiali, o lo si ascoltava nel chiuso della propria stanza. Ma non certo nelle notti delle occupazioni a scuola. Era snobbato dalla cultura giovanile allora egemone. Non c'era traccia di sociale nelle sue canzoni, in un'epoca in cui tutto aveva da essere sociale e politico. Incedeva al surreale al tempo dell'apologia del triste realismo socialista; metteva i sogni in poesia e musica quando si sentenziava, invece, che la cultura fosse sovrastruttura dei rapporti economici. Ma soprattutto parlava d'amore in anni in cui il conflitto era eretto a regola di vita, fino a tramutarsi in astio, poi in odio e poi violenza», scrive il quotidiano vaticano ricordando come venne giudicato da molti: «intimista», «propagatore di una distrazione di massa», «e anche un po’ “fascio” diceva la leggenda metropolitana. Battisti sapeva di essere considerato tale ma se ne infischiava». «Il suo essere controcorrente», continua Cetera, «mi aveva insegnato ad esserlo anch'io. Mi insegnò ad essere libero nella verità. Può sembrare buffo ma fu da lì che cominciai a comprendere che Gesù di Nazareth era più rivoluzionario nella verità di Che Guevara, che i comboniani facevano più bene al mondo di Lotta Continua, che nei Salmi di Salomone c'è più poesia che in Jack Kerouac. In un mondo che prigioniero è il mio canto libero sei Tu».
gallery image
gallery image

Il ricordo del quotidiano della Santa Sede nel giorno in cui il grande cantautore, scomparso nel 1998, avrebbe compiuto 80 anni, essendo nato il 5 marzo 1943 a Poggio Bustone. «Non rientrava nel main stream giovanile di quegli ann», si legge in un articolo a firma di Roberto Cetera, «lo si cantava nei pullman delle gite parrocchiali, o lo si ascoltava nel chiuso della propria stanza. Ma non certo nelle notti delle occupazioni a scuola. Era snobbato dalla cultura giovanile allora egemone. Non c'era traccia di sociale nelle sue canzoni, in un'epoca in cui tutto aveva da essere sociale e politico. Incedeva al surreale al tempo dell'apologia del triste realismo socialista; metteva i sogni in poesia e musica quando si sentenziava, invece, che la cultura fosse sovrastruttura dei rapporti economici. Ma soprattutto parlava d'amore in anni in cui il conflitto era eretto a regola di vita, fino a tramutarsi in astio, poi in odio e poi violenza», scrive il quotidiano vaticano ricordando come venne giudicato da molti: «intimista», «propagatore di una distrazione di massa», «e anche un po’ “fascio” diceva la leggenda metropolitana. Battisti sapeva di essere considerato tale ma se ne infischiava». «Il suo essere controcorrente», continua Cetera, «mi aveva insegnato ad esserlo anch'io. Mi insegnò ad essere libero nella verità. Può sembrare buffo ma fu da lì che cominciai a comprendere che Gesù di Nazareth era più rivoluzionario nella verità di Che Guevara, che i comboniani facevano più bene al mondo di Lotta Continua, che nei Salmi di Salomone c'è più poesia che in Jack Kerouac. In un mondo che prigioniero è il mio canto libero sei Tu».
gallery image
gallery image

Il ricordo del quotidiano della Santa Sede nel giorno in cui il grande cantautore, scomparso nel 1998, avrebbe compiuto 80 anni, essendo nato il 5 marzo 1943 a Poggio Bustone. «Non rientrava nel main stream giovanile di quegli ann», si legge in un articolo a firma di Roberto Cetera, «lo si cantava nei pullman delle gite parrocchiali, o lo si ascoltava nel chiuso della propria stanza. Ma non certo nelle notti delle occupazioni a scuola. Era snobbato dalla cultura giovanile allora egemone. Non c'era traccia di sociale nelle sue canzoni, in un'epoca in cui tutto aveva da essere sociale e politico. Incedeva al surreale al tempo dell'apologia del triste realismo socialista; metteva i sogni in poesia e musica quando si sentenziava, invece, che la cultura fosse sovrastruttura dei rapporti economici. Ma soprattutto parlava d'amore in anni in cui il conflitto era eretto a regola di vita, fino a tramutarsi in astio, poi in odio e poi violenza», scrive il quotidiano vaticano ricordando come venne giudicato da molti: «intimista», «propagatore di una distrazione di massa», «e anche un po’ “fascio” diceva la leggenda metropolitana. Battisti sapeva di essere considerato tale ma se ne infischiava». «Il suo essere controcorrente», continua Cetera, «mi aveva insegnato ad esserlo anch'io. Mi insegnò ad essere libero nella verità. Può sembrare buffo ma fu da lì che cominciai a comprendere che Gesù di Nazareth era più rivoluzionario nella verità di Che Guevara, che i comboniani facevano più bene al mondo di Lotta Continua, che nei Salmi di Salomone c'è più poesia che in Jack Kerouac. In un mondo che prigioniero è il mio canto libero sei Tu».
gallery image
gallery image

Il ricordo del quotidiano della Santa Sede nel giorno in cui il grande cantautore, scomparso nel 1998, avrebbe compiuto 80 anni, essendo nato il 5 marzo 1943 a Poggio Bustone. «Non rientrava nel main stream giovanile di quegli ann», si legge in un articolo a firma di Roberto Cetera, «lo si cantava nei pullman delle gite parrocchiali, o lo si ascoltava nel chiuso della propria stanza. Ma non certo nelle notti delle occupazioni a scuola. Era snobbato dalla cultura giovanile allora egemone. Non c'era traccia di sociale nelle sue canzoni, in un'epoca in cui tutto aveva da essere sociale e politico. Incedeva al surreale al tempo dell'apologia del triste realismo socialista; metteva i sogni in poesia e musica quando si sentenziava, invece, che la cultura fosse sovrastruttura dei rapporti economici. Ma soprattutto parlava d'amore in anni in cui il conflitto era eretto a regola di vita, fino a tramutarsi in astio, poi in odio e poi violenza», scrive il quotidiano vaticano ricordando come venne giudicato da molti: «intimista», «propagatore di una distrazione di massa», «e anche un po’ “fascio” diceva la leggenda metropolitana. Battisti sapeva di essere considerato tale ma se ne infischiava». «Il suo essere controcorrente», continua Cetera, «mi aveva insegnato ad esserlo anch'io. Mi insegnò ad essere libero nella verità. Può sembrare buffo ma fu da lì che cominciai a comprendere che Gesù di Nazareth era più rivoluzionario nella verità di Che Guevara, che i comboniani facevano più bene al mondo di Lotta Continua, che nei Salmi di Salomone c'è più poesia che in Jack Kerouac. In un mondo che prigioniero è il mio canto libero sei Tu».
gallery image
gallery image

Il ricordo del quotidiano della Santa Sede nel giorno in cui il grande cantautore, scomparso nel 1998, avrebbe compiuto 80 anni, essendo nato il 5 marzo 1943 a Poggio Bustone. «Non rientrava nel main stream giovanile di quegli ann», si legge in un articolo a firma di Roberto Cetera, «lo si cantava nei pullman delle gite parrocchiali, o lo si ascoltava nel chiuso della propria stanza. Ma non certo nelle notti delle occupazioni a scuola. Era snobbato dalla cultura giovanile allora egemone. Non c'era traccia di sociale nelle sue canzoni, in un'epoca in cui tutto aveva da essere sociale e politico. Incedeva al surreale al tempo dell'apologia del triste realismo socialista; metteva i sogni in poesia e musica quando si sentenziava, invece, che la cultura fosse sovrastruttura dei rapporti economici. Ma soprattutto parlava d'amore in anni in cui il conflitto era eretto a regola di vita, fino a tramutarsi in astio, poi in odio e poi violenza», scrive il quotidiano vaticano ricordando come venne giudicato da molti: «intimista», «propagatore di una distrazione di massa», «e anche un po’ “fascio” diceva la leggenda metropolitana. Battisti sapeva di essere considerato tale ma se ne infischiava». «Il suo essere controcorrente», continua Cetera, «mi aveva insegnato ad esserlo anch'io. Mi insegnò ad essere libero nella verità. Può sembrare buffo ma fu da lì che cominciai a comprendere che Gesù di Nazareth era più rivoluzionario nella verità di Che Guevara, che i comboniani facevano più bene al mondo di Lotta Continua, che nei Salmi di Salomone c'è più poesia che in Jack Kerouac. In un mondo che prigioniero è il mio canto libero sei Tu».
gallery image
gallery image

Il ricordo del quotidiano della Santa Sede nel giorno in cui il grande cantautore, scomparso nel 1998, avrebbe compiuto 80 anni, essendo nato il 5 marzo 1943 a Poggio Bustone. «Non rientrava nel main stream giovanile di quegli ann», si legge in un articolo a firma di Roberto Cetera, «lo si cantava nei pullman delle gite parrocchiali, o lo si ascoltava nel chiuso della propria stanza. Ma non certo nelle notti delle occupazioni a scuola. Era snobbato dalla cultura giovanile allora egemone. Non c'era traccia di sociale nelle sue canzoni, in un'epoca in cui tutto aveva da essere sociale e politico. Incedeva al surreale al tempo dell'apologia del triste realismo socialista; metteva i sogni in poesia e musica quando si sentenziava, invece, che la cultura fosse sovrastruttura dei rapporti economici. Ma soprattutto parlava d'amore in anni in cui il conflitto era eretto a regola di vita, fino a tramutarsi in astio, poi in odio e poi violenza», scrive il quotidiano vaticano ricordando come venne giudicato da molti: «intimista», «propagatore di una distrazione di massa», «e anche un po’ “fascio” diceva la leggenda metropolitana. Battisti sapeva di essere considerato tale ma se ne infischiava». «Il suo essere controcorrente», continua Cetera, «mi aveva insegnato ad esserlo anch'io. Mi insegnò ad essere libero nella verità. Può sembrare buffo ma fu da lì che cominciai a comprendere che Gesù di Nazareth era più rivoluzionario nella verità di Che Guevara, che i comboniani facevano più bene al mondo di Lotta Continua, che nei Salmi di Salomone c'è più poesia che in Jack Kerouac. In un mondo che prigioniero è il mio canto libero sei Tu».
gallery image
gallery image

Il ricordo del quotidiano della Santa Sede nel giorno in cui il grande cantautore, scomparso nel 1998, avrebbe compiuto 80 anni, essendo nato il 5 marzo 1943 a Poggio Bustone. «Non rientrava nel main stream giovanile di quegli ann», si legge in un articolo a firma di Roberto Cetera, «lo si cantava nei pullman delle gite parrocchiali, o lo si ascoltava nel chiuso della propria stanza. Ma non certo nelle notti delle occupazioni a scuola. Era snobbato dalla cultura giovanile allora egemone. Non c'era traccia di sociale nelle sue canzoni, in un'epoca in cui tutto aveva da essere sociale e politico. Incedeva al surreale al tempo dell'apologia del triste realismo socialista; metteva i sogni in poesia e musica quando si sentenziava, invece, che la cultura fosse sovrastruttura dei rapporti economici. Ma soprattutto parlava d'amore in anni in cui il conflitto era eretto a regola di vita, fino a tramutarsi in astio, poi in odio e poi violenza», scrive il quotidiano vaticano ricordando come venne giudicato da molti: «intimista», «propagatore di una distrazione di massa», «e anche un po’ “fascio” diceva la leggenda metropolitana. Battisti sapeva di essere considerato tale ma se ne infischiava». «Il suo essere controcorrente», continua Cetera, «mi aveva insegnato ad esserlo anch'io. Mi insegnò ad essere libero nella verità. Può sembrare buffo ma fu da lì che cominciai a comprendere che Gesù di Nazareth era più rivoluzionario nella verità di Che Guevara, che i comboniani facevano più bene al mondo di Lotta Continua, che nei Salmi di Salomone c'è più poesia che in Jack Kerouac. In un mondo che prigioniero è il mio canto libero sei Tu».
gallery image
gallery image

Il ricordo del quotidiano della Santa Sede nel giorno in cui il grande cantautore, scomparso nel 1998, avrebbe compiuto 80 anni, essendo nato il 5 marzo 1943 a Poggio Bustone. «Non rientrava nel main stream giovanile di quegli ann», si legge in un articolo a firma di Roberto Cetera, «lo si cantava nei pullman delle gite parrocchiali, o lo si ascoltava nel chiuso della propria stanza. Ma non certo nelle notti delle occupazioni a scuola. Era snobbato dalla cultura giovanile allora egemone. Non c'era traccia di sociale nelle sue canzoni, in un'epoca in cui tutto aveva da essere sociale e politico. Incedeva al surreale al tempo dell'apologia del triste realismo socialista; metteva i sogni in poesia e musica quando si sentenziava, invece, che la cultura fosse sovrastruttura dei rapporti economici. Ma soprattutto parlava d'amore in anni in cui il conflitto era eretto a regola di vita, fino a tramutarsi in astio, poi in odio e poi violenza», scrive il quotidiano vaticano ricordando come venne giudicato da molti: «intimista», «propagatore di una distrazione di massa», «e anche un po’ “fascio” diceva la leggenda metropolitana. Battisti sapeva di essere considerato tale ma se ne infischiava». «Il suo essere controcorrente», continua Cetera, «mi aveva insegnato ad esserlo anch'io. Mi insegnò ad essere libero nella verità. Può sembrare buffo ma fu da lì che cominciai a comprendere che Gesù di Nazareth era più rivoluzionario nella verità di Che Guevara, che i comboniani facevano più bene al mondo di Lotta Continua, che nei Salmi di Salomone c'è più poesia che in Jack Kerouac. In un mondo che prigioniero è il mio canto libero sei Tu».
gallery image
gallery image

Il ricordo del quotidiano della Santa Sede nel giorno in cui il grande cantautore, scomparso nel 1998, avrebbe compiuto 80 anni, essendo nato il 5 marzo 1943 a Poggio Bustone. «Non rientrava nel main stream giovanile di quegli ann», si legge in un articolo a firma di Roberto Cetera, «lo si cantava nei pullman delle gite parrocchiali, o lo si ascoltava nel chiuso della propria stanza. Ma non certo nelle notti delle occupazioni a scuola. Era snobbato dalla cultura giovanile allora egemone. Non c'era traccia di sociale nelle sue canzoni, in un'epoca in cui tutto aveva da essere sociale e politico. Incedeva al surreale al tempo dell'apologia del triste realismo socialista; metteva i sogni in poesia e musica quando si sentenziava, invece, che la cultura fosse sovrastruttura dei rapporti economici. Ma soprattutto parlava d'amore in anni in cui il conflitto era eretto a regola di vita, fino a tramutarsi in astio, poi in odio e poi violenza», scrive il quotidiano vaticano ricordando come venne giudicato da molti: «intimista», «propagatore di una distrazione di massa», «e anche un po’ “fascio” diceva la leggenda metropolitana. Battisti sapeva di essere considerato tale ma se ne infischiava». «Il suo essere controcorrente», continua Cetera, «mi aveva insegnato ad esserlo anch'io. Mi insegnò ad essere libero nella verità. Può sembrare buffo ma fu da lì che cominciai a comprendere che Gesù di Nazareth era più rivoluzionario nella verità di Che Guevara, che i comboniani facevano più bene al mondo di Lotta Continua, che nei Salmi di Salomone c'è più poesia che in Jack Kerouac. In un mondo che prigioniero è il mio canto libero sei Tu».
gallery image
gallery image

Il ricordo del quotidiano della Santa Sede nel giorno in cui il grande cantautore, scomparso nel 1998, avrebbe compiuto 80 anni, essendo nato il 5 marzo 1943 a Poggio Bustone. «Non rientrava nel main stream giovanile di quegli ann», si legge in un articolo a firma di Roberto Cetera, «lo si cantava nei pullman delle gite parrocchiali, o lo si ascoltava nel chiuso della propria stanza. Ma non certo nelle notti delle occupazioni a scuola. Era snobbato dalla cultura giovanile allora egemone. Non c'era traccia di sociale nelle sue canzoni, in un'epoca in cui tutto aveva da essere sociale e politico. Incedeva al surreale al tempo dell'apologia del triste realismo socialista; metteva i sogni in poesia e musica quando si sentenziava, invece, che la cultura fosse sovrastruttura dei rapporti economici. Ma soprattutto parlava d'amore in anni in cui il conflitto era eretto a regola di vita, fino a tramutarsi in astio, poi in odio e poi violenza», scrive il quotidiano vaticano ricordando come venne giudicato da molti: «intimista», «propagatore di una distrazione di massa», «e anche un po’ “fascio” diceva la leggenda metropolitana. Battisti sapeva di essere considerato tale ma se ne infischiava». «Il suo essere controcorrente», continua Cetera, «mi aveva insegnato ad esserlo anch'io. Mi insegnò ad essere libero nella verità. Può sembrare buffo ma fu da lì che cominciai a comprendere che Gesù di Nazareth era più rivoluzionario nella verità di Che Guevara, che i comboniani facevano più bene al mondo di Lotta Continua, che nei Salmi di Salomone c'è più poesia che in Jack Kerouac. In un mondo che prigioniero è il mio canto libero sei Tu».
gallery image
gallery image

Il ricordo del quotidiano della Santa Sede nel giorno in cui il grande cantautore, scomparso nel 1998, avrebbe compiuto 80 anni, essendo nato il 5 marzo 1943 a Poggio Bustone. «Non rientrava nel main stream giovanile di quegli ann», si legge in un articolo a firma di Roberto Cetera, «lo si cantava nei pullman delle gite parrocchiali, o lo si ascoltava nel chiuso della propria stanza. Ma non certo nelle notti delle occupazioni a scuola. Era snobbato dalla cultura giovanile allora egemone. Non c'era traccia di sociale nelle sue canzoni, in un'epoca in cui tutto aveva da essere sociale e politico. Incedeva al surreale al tempo dell'apologia del triste realismo socialista; metteva i sogni in poesia e musica quando si sentenziava, invece, che la cultura fosse sovrastruttura dei rapporti economici. Ma soprattutto parlava d'amore in anni in cui il conflitto era eretto a regola di vita, fino a tramutarsi in astio, poi in odio e poi violenza», scrive il quotidiano vaticano ricordando come venne giudicato da molti: «intimista», «propagatore di una distrazione di massa», «e anche un po’ “fascio” diceva la leggenda metropolitana. Battisti sapeva di essere considerato tale ma se ne infischiava». «Il suo essere controcorrente», continua Cetera, «mi aveva insegnato ad esserlo anch'io. Mi insegnò ad essere libero nella verità. Può sembrare buffo ma fu da lì che cominciai a comprendere che Gesù di Nazareth era più rivoluzionario nella verità di Che Guevara, che i comboniani facevano più bene al mondo di Lotta Continua, che nei Salmi di Salomone c'è più poesia che in Jack Kerouac. In un mondo che prigioniero è il mio canto libero sei Tu».
gallery image
gallery image

Il ricordo del quotidiano della Santa Sede nel giorno in cui il grande cantautore, scomparso nel 1998, avrebbe compiuto 80 anni, essendo nato il 5 marzo 1943 a Poggio Bustone. «Non rientrava nel main stream giovanile di quegli ann», si legge in un articolo a firma di Roberto Cetera, «lo si cantava nei pullman delle gite parrocchiali, o lo si ascoltava nel chiuso della propria stanza. Ma non certo nelle notti delle occupazioni a scuola. Era snobbato dalla cultura giovanile allora egemone. Non c'era traccia di sociale nelle sue canzoni, in un'epoca in cui tutto aveva da essere sociale e politico. Incedeva al surreale al tempo dell'apologia del triste realismo socialista; metteva i sogni in poesia e musica quando si sentenziava, invece, che la cultura fosse sovrastruttura dei rapporti economici. Ma soprattutto parlava d'amore in anni in cui il conflitto era eretto a regola di vita, fino a tramutarsi in astio, poi in odio e poi violenza», scrive il quotidiano vaticano ricordando come venne giudicato da molti: «intimista», «propagatore di una distrazione di massa», «e anche un po’ “fascio” diceva la leggenda metropolitana. Battisti sapeva di essere considerato tale ma se ne infischiava». «Il suo essere controcorrente», continua Cetera, «mi aveva insegnato ad esserlo anch'io. Mi insegnò ad essere libero nella verità. Può sembrare buffo ma fu da lì che cominciai a comprendere che Gesù di Nazareth era più rivoluzionario nella verità di Che Guevara, che i comboniani facevano più bene al mondo di Lotta Continua, che nei Salmi di Salomone c'è più poesia che in Jack Kerouac. In un mondo che prigioniero è il mio canto libero sei Tu».
L'elogio de L'Osservatore Romano a Lucio Battisti: «Libero e controcorrente»

logo
  • I siti San Paolo
    • Gruppo editoriale San Paolo
    • BenEssere
    • TELENOVA
    • Gazzetta d'Alba
    • Il Giornalino
    • Edicola San Paolo
    • EDIZIONI SAN PAOLO
    • Credere
    • Jesus
    • GBaby
    • G-web
    • I Love English Junior
    • Vita pastorale
    • Il Cooperatore Paolino
    • Maria con te 
    • La Domenica
    • Vita pastorale
    • SETTIMANA DELLA COMUNICAZIONE
    • FESTIVAL BIBLICO
  • Note legali
    • Privacy Policy
    • Informativa Whistleblowing
  • Social