Dalla “meditata apostasia” alla sfida lanciata a Dio, il grande semiologo, che da giovane fu dirigente dell’Azione Cattolica e di cui ricorrono i 10 anni della morte, in quest’intervista del 1982 a Jesus rivendicava la tragicità della sua scelta: «Chi scommette sull’inesistenza di Dio deve amare di più. Oltre la morte c’è il caos o un deserto piatto». E parlando del grande successo de Il nome della Rosa: «In quel romanzo ho mostrato che un Dio senza limiti, che può tutto dissolve anche la verità»