Francescano polacco, nel 1941 fu deportato ad Auschwitz e destinato ai lavori più umilianti, fino al trasporto dei cadaveri al crematorio. Offrì la propria vita in cambio di quella di un padre di famiglia, suo compagno di prigionia, morendo dopo aver pronunciato «Ave Maria». Per Giovanni Paolo II, con il suo martirio riportò «la vittoria mediante l’amore e la fede» in un luogo costruito per negare la dignità dell’uomo e la fede in Dio