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Focolari, al via il processo di beatificazione di Chiara Lubich

26/01/2015  Il 27 gennaio nella cattedrale di Frassati, dove si trova il Centro Internazionale del Movimento dei Focolari, il vescovo Martinelli apre la causa di canonizzazione. Maria Voce, attuale presidente, spiega: «Il suo desiderio non era tanto di diventare santa lei ma che tante, tante persone entrassero in questa strada di santità»

Appuntamento nella cattedrale di Frassati martedì pomeriggio alle 16. Il vescovo di Frascati, monsignor Raffaello Martinelli, apre ufficialmente la causa di beatificazione di Chiara Lubich, fondatrice del Movimento dei Focolari, morta a Rocca di Papa il 14 marzo 2008, all'età di 88 anni.

È la cattedrale di Frascati, a sottolineare «l'ecclesialità dell'atto», il luogo scelto da mons. Martinelli per l'apertura ufficiale del «processo sulla vita, virtù, fama di santità e segni» di Chiara Lubich.
La diocesi romana  è infatti il territorio nel quale si trova il Centro Internazionale del Movimento dei Focolari, nei pressi del quale Chiara Lubich è vissuta gran parte della sua vita ed è morta. La sua salma riposa nella cappella del Centro stesso. La cerimonia di apertura della Causa di beatificazione e canonizzazione, che introduce la prima sessione, avrà inizio con la recita dei Vespri. Prevede la lettura del Decreto di introduzione della Causa e del Rescritto di nulla osta della Santa Sede, l'insediamento del tribunale nominato dal vescovo; poi i giuramenti del vescovo, dei membri del tribunale e di quelli della postulazione.

Maria Voce, presidente del Movimento dei Focolari, la prima a succedere a Chiara Lubich, nei giorni scorsi ha comunicato agli aderenti la notizia, augurando a quanti vivono la sua spiritualità di essere «viva testimonianza» di quella santità collettiva proposta e vissuta dalla fondatrice. L'iter per l'avvio della Causa era iniziato il 7 dicembre 2013, settantesimo della fondazione del Movimento dei Focolari, con la presentazione della richiesta formale al vescovo di Frascati da parte della presidente Maria Voce. Nei mesi successivi il vescovo Martinelli ha provveduto all'adempimento degli atti canonici previsti. Da questo momento in poi Chiara Lubich potrà essere chiamata «serva di Dio».

Quanto la sua testimonianza continui ad essere fonte di ispirazione lo dice il costante affluire di persone, nei sei anni trascorsi dalla morte, sui luoghi dove ha vissuto e dove ora riposa: oltre 120.000 di diversi continenti e differenti tradizioni religiose, cardinali e vescovi, accademici, politici, famiglie e giovani, membri di associazioni e movimenti, persone di culture non religiose, bambini alla vigilia della prima Comunione ed adulti «in cerca di speranza».

In un’intervista a Radio Vaticana Maria Voce ha spiegato la santità della Fondatrice: «Chiara», ha detto, «ha sempre sognato il giorno in cui si potesse veramente parlare di una santità di popolo, perché lei vedeva che ci si fa santi facendo la volontà di Dio, che è un qualcosa che Dio chiede ad ogni persona che viene sulla terra. Quindi il suo desiderio non era tanto di diventare santa lei -  anche se logicamente aveva anche presente che la volontà di Dio è la “vostra santificazione”- ma il suo desiderio era che tante, tante persone entrassero in questa strada di santità. Io credo che siccome questo è il motivo per il quale lei ha vissuto, lavorare perché sia riconosciuta la santità di Chiara, significa lavorare proprio perché sia riconosciuta questa possibilità aperta a tutti di farsi santi».

Poi ha sottolineato l’enorme mole di lavoro che attende il postulatore: «C’è un mare di documenti e di scritti, che già sono stati consegnati per questo esame. E poi ci sono video, ci sono bobine di discorsi che Chiara ha fatto; lettere che Chiara ha scritto… C’è tantissimo materiale e sicuramente sarà un impegno grande per tutto il Tribunale e un impegno che coinvolge noi nel preparare tutti questi documenti nel modo migliore affinché la Chiesa possa fare il suo esame».    

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