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«La mia Grazia? Aver custodito Giacomo»

05/02/2022  In occasione della Giornata per la vita su Famiglia Cristiana la storia di Silvia. Incinta, pur sapendo che il figlio che portava in grembo sarebbe morto dopo la nascita, non ha interrotto la gravidanza. Il piccolo è vissuto poche ore: «Noi dovevamo solo fare i suoi genitori e prenderci cura di lui per il tempo che c'era dato. Sono state le otto ore più belle della nostra vita»

Un'immagine di Silvia e del piccolo Giacomo poco dopo la nascita. Il bambino è vissuto solo otto ore.
Un'immagine di Silvia e del piccolo Giacomo poco dopo la nascita. Il bambino è vissuto solo otto ore.

«Ho toccato con mano che un figlio non è per te, tu gli dai tutta la vita ma non è tuo» a questa conclusione, e manifestazione di fede profonda, arriva, dopo un drammatico percorso, Silvia Fasana, che racconta la sua esperienza sul numero in edicola di Famiglia Cristiana, in occasione della 44a Giornata per la vita dedicata al tema della custodia di ogni vita fragile, dal concepimento sino alla sua fine.

 Era il luglio 2015 quando scopre di aspettare il quarto bambino. Dopo un primo controllo medico da cui tutto risulta perfetto, con la seconda visita emerge un terribile verdetto: «Anencefalia ovvero mancanza delle ossa del cranio». Il piccolo, una volta nato, non sarebbe sopravvissuto. Come prima reazione racconta: «Ho ripreso in mano il libro di Chiara Corbella e le ho chiesto di aiutarmi ad affrontare quella notizia. Quando il giorno dopo è arrivato mio marito, l'ho abbracciato e abbiamo pianto insieme. È stato il nostro modo di pregare».


 

Nonostante i medici le avessero consigliato di abortire, Silvia decise comunque di portare avanti la gravidanza. Attorno a lei e suo marito Roberto prese vita una catena umana di sostegno e protezione.  Due donne che avevano attraversato la sua stessa dolorosa esperienza le scrissero: “ora sei accecata dal dolore, ma sarai felice di essere stata la sua mamma”. Così è stato. Giacomo è morto solo 8 ore dopo la sua nascita ma Silvia ha provato la Grazia in cui sperava: «quando l'ho avuto in braccio ho pensato “eccola”. Ero felice, seppur nelle lacrime avevo una pace. Noi dovevamo solo fare i suoi genitori, dovevamo prenderci cura di lui per il tempo che c'era dato. Sono state le otto ore più belle della nostra vita»

Per condividere questa sua esperienza Sivia ha scritto un libro, Giacomo il mio piccolo missionario (Edizioni Itaca). Una sorta di diario attraverso le cui pagine  ci fa rivivere quelle ore drammatiche, i tanti “perché” sorti in lei e nel marito. Inizio di un cammino  per non essere sopraffatti dalla disperazione e riconoscere che quel figlio, come ogni figlio, chiedeva di essere accolto, amato e accompagnato verso il compimento della sua vita. Breve e significativa. Questo è il miracolo accaduto: Giacomo ha vissuto soltanto otto ore, ma ha segnato e cambiato la vita di tanti. Ha fatto sorgere domande, ha consolato, ha dato a tutti la speranza e la certezza che la vita vale. Sempre.

 

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