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giovedì 09 luglio 2020
 
NEL DECRETO APRILE
 

Tante medaglie alla famiglia ma nessun aiuto vero

30/04/2020  I temi "famiglia" e "bambini" o "ragazzi" sembrano totalmente spariti dalle priorità del Governo e certamente dalle priorità del Decreto Aprile. Questo è gravissimo, ma purtroppo non sorprendente (F. Belletti)

Il Forum delle associazioni familiari ha invitato tutte le famiglie a farsi sentire, domenica 3 maggio, alle 18.00, con un flash mob dalle finestre e dai balconi delle nostre case, per ricordare soprattutto alla politica che le famiglie sono un collante irrinunciabile, sono la microfibra relazionale e solidaristica che tiene insieme la nostra comunità, dall’intero Paese fino ai singoli condomini. Il Forum ha anche prodotto un breve documento, in cui ricorda le richieste – o meglio, le urgenze di sostegno da parte delle famiglie (si possono leggere qui). 

Ne ricordiamo solo tre, le più importanti:

  • un assegno di 200 euro per ogni figlio sotto i 18 anni; non so se si riuscirà a fornirlo a tutti, non so se si riuscirà ad erogarlo una tantum o almeno per i due/tre mesi di piena emergenza… Ma è certo che le famiglie con figli hanno una responsabilità ulteriore, anche educativa, che hanno gestito con grande impegno e responsabilità proprio durante il lockdown. E sono anche quelle per le quali una diminuzione di reddito genera una sofferenza ancora più grande proprio verso i minori, che devono anche subire la privazione della frequenza scolastica;
  • un miglioramento del congedo parentale (dal 50% al 75%): soprattutto col decreto ”Aprile”,  quando ripartiranno le attività produttive, la cura dei figli a casa sarà un problema gigantesco per tante famiglie. Quindi passare dal 50% al 75% dello stipendio, e allungare il periodo oltre i 15 giorni già concessi. Inoltre, alzare l’età almeno fino a 14 anni – magari anche fino a 18? Ric ordiamo che il decreto CuraItalia concedeva il congedo solo fino a 12 anni: grave errore!
  • Un provvedimento che sostenga le famiglie che pagano le rette per le scuole paritarie: è una cronica disuguaglianza presente nel nostro Paese, che in tempi di emergenza diventa ancora più grave. Così si impedirebbe il dramma di 900.000 famiglie, evitando inoltre il collasso di un comparto decisivo per la scuola pubblica, con quasi 200.000 lavoratori.

 

 

Purtroppo le famiglie sono state costrette a farsi sentire – e speriamo che basti un flash mob dai balconi, domenica prossima – perché famiglie e minori sembra totalmente spariti dalle priorità del Governo – e certamente dalle priorità del “DecretoAprile”. Questo è gravissimo, ma purtroppo non sorprendente.  Sulla famiglia, finché si tratta di appuntarle medaglie perché siamo rimasti tutti  a casa, o perché “è il più grande ammortizzatore del Paese”, tutti sono capaci di riempirsi la bocca. Ma quando si tratta di costruire le strategie di investimento e di rilancio del Paese, la famiglia scompare dagli asset strategici, e diventa uno spazio residuale – al punto che sembrava diventato più rilevante il paradossale dibattito su “chi sono i congiunti”, anziché esigere che gli aiuti per le famiglie con figli siano concreti, certi e tempestivi. Meno medaglie e più assegni per  figli: questo è il criterio con cui si può e si deve valutare l’azione di Governo.

 

In questa circostanza il premier Giuseppe Conte – insieme al suo staff comunicazione - ha una responsabilità personale ancora più forte: dal punto di vista squisitamente comunicativo: nella narrazione proposta dal premier nella conferenza stampa della serata di domenica 26 aprile famiglia e bambini sono rimasti drammaticamente assenti, quindi non-rappresentati come irrilevanti: si è parlato di tutto, fino a sport individuali e collettivi e al campionato di calcio (!), ma le parole famiglia e bambini sono risultate desolatamente assenti. Per di più in una comunicazione ancora più personalizzata delle precedenti, in cui spesso le decisioni sono state presentate non con un “noi” (governo, parlamento, ecc.), ma affermando ripetutamente “io…io… io”. In genere è un pregio, metterci la faccia – ma personalizzare troppo le scelte di bene comune è un rischio troppo grande, fino a diventare un errore. E metterci la faccia significa anche assumersi anche la responsabilità degli errori.

Siamo convinti che ci sia ancora tempo per rimediare, e crediamo che Giuseppe Conte abbia tutte le qualità personali, istituzionali e politiche per capire che richiedere un sostegno alle famiglie non è un pregiudizio politico-ideologico, né tantomeno una richiesta corporativa per l’interesse particolare di pochi, ma è una di quelle scelte strategiche su cui si gioca il futuro del Paese. Sul tema famiglia, tra l’altro, si potrebbe facilmente costruire un’alleanza sincera tra tutti i partiti politici, maggioranza e opposizione – alleanza oggi davvero preziosa per affrontare l’emergenza e la ripartenza, ma che nelle stanze della politica e dei partiti sembra essersi già sciolta come neve al sole. Ma anche questo non possiamo permettercelo!

È certamente fondamentale far ripartire le aziende, o promuovere il lavoro, o proteggere i poveri e gli ultimi, o rilanciare il turismo (e ogni altro settore, peraltro…): ma allo stesso modo sostenere la capacità solidaristica delle famiglie è un investimento di sviluppo irrinunciabile. Che non è contrapposto agli altri driver, ma ne è invece il presupposto. Ci ripensi, il premier Giuseppe Conte: ripensateci, al Governo!

* Direttore del Cisf - Centro Internazionale Studi Famiglia

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