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L'accesso a una delle più diffuse piattaforme di filmati pornografici
di Ivano Zoppi
Segretario generale
Fondazione Carolina
I dati sull’accesso dei minori ai contenuti pornografici online continuano a preoccuparci e la cronaca di questi giorni lo conferma. La verifica obbligatoria dell’età prevista dall’AGCOM per le piattaforme hard è rimasta ferma dopo i ricorsi presentati al TAR del Lazio dai siti con sede legale all’estero, che sono i più diffusi.
A fermare l’applicazione della delibera è stato soprattutto il principio del Paese d’origine, secondo cui un servizio digitale ricade sotto la disciplina dello Stato europeo in cui ha sede. L’accesso dei minori ai siti pornografici continua a quindi a dipendere, nella maggior parte dei casi, da una semplice dichiarazione nella schermata iniziale: basta indicare di essere maggiorenni e la navigazione prosegue. Mentre la battaglia legale continua, chi vuole accedere trova comunque il modo di farlo attraverso VPN, siti specchio e portali non regolamentati.
Ben venga la legge, come sempre. Lo Stato fa la sua parte quando riconosce un rischio e cerca di arginarlo con le norme. Il principio che ispira il provvedimento è giusto: un bambino o un ragazzo non dovrebbe trovarsi davanti a quelle immagini. Ma sappiamo bene, e lo ripetiamo da tempo, che la norma da sola non basta. Una barriera tecnica può rallentare l’accesso casuale, ma non può educare uno sguardo.
Il punto vero è un altro e ci riguarda tutti. Se vogliamo proteggere i nostri ragazzi, dobbiamo aiutarli a crescere in una relazione sana con il proprio corpo, con le proprie emozioni e con gli altri. Questo significa promuovere un’educazione all’affettività che parta dalla scuola dell’infanzia e segua tutto il percorso di crescita. Dobbiamo aiutare i bambini e i ragazzi a sviluppare competenze emotive, a riconoscere e nominare ciò che provano e a costruire un’idea sana di intimità, diversa da quella distorta e mercificata che lo schermo offre loro in modo gratuito, a qualsiasi ora.
Non possiamo delegare questo compito ai parental control a disposizione dei genitori, piuttosto che agli algoritmi elaborati dalle aziende. Educare, anche online, è un lavoro lento e quotidiano, fatto di presenza adulta, che inizia nelle aule, nelle case e nelle relazioni. La tecnologia può aiutarci a limitare i danni, ma la vera prevenzione comincia sempre da noi.





