Le estati sempre più torride, gli inverni che non sanno più essere inverni, le alluvioni improvvise dopo mesi di siccità. Il clima sta cambiando, e gli italiani lo sentono sulla propria pelle. Ora gli scienziati lanciano un nuovo allarme: si chiama Super El Niño, e potrebbe rendere i prossimi anni i più caldi mai registrati. Ne abbiamo parlato con Antonello Pasini, scienziato del clima del CNR, docente di Fisica del clima a Roma Tre e di Sostenibilità ambientale.

Partiamo dall'abc: cos'è El Niño? E cosa trasforma un El Niño "normale" in un "Super El Niño"?

«L'oscillazione meridionale del Pacifico ENSO (El Nino Southern Oscillation) è un ciclo naturale nella interazione tra oceano e atmosfera che produce talvolta temperature superficiali del Pacifico tropicale più alte della media (fase di El Nino) e alternativamente temperature più fredde - fase de La Nina. Queste fasi possono essere più o meno forti e questa volta El Nino che si prospetta sembra possa essere molto forte.

Gli effetti di El Nino sono quelli di portare a un aumento della temperatura media globale, un po' per un effetto diretto (si riscalda una parte molto grande dell'Oceano Pacifico) e un po' per effetti a distanza. Attenzione però che questo effetto di riscaldamento va solo a sommarsi per un anno circa a quella che invece è la continua tendenza all'aumento di temperatura dovuta al riscaldamento globale di origine umana».

Quando si parla di El Niño, si pensa al Pacifico, all'Australia, al Sudamerica. Ma noi italiani cosa dobbiamo aspettarci concretamente? Quali effetti ci toccano davvero?

«Gli effetti più diretti di El Nino portano ondate di calore e siccità in Australia, e alluvioni sul Sudamerica, almeno la parte che si affaccia sul Pacifico. Le conseguenze sull'Europa sono più indirette e meno sicure, anche se quest'anno le nostre previsioni stagionali mostrano un'estate più calda della norma e, soprattutto nella sua seconda parte e in autunno, una tendenza a precipitazioni anche violente».

Conceptual climate change image of world map. NASA world map image layered and used; www.nasa.gov , https://www.flickr.com/photos/gsfc/sets/72157632172101342\\\"
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Quest'anno ci aspetta un'estate più calda della norma (iStock)

Le ondate di calore degli ultimi anni hanno colpito duro soprattutto le città e le persone più fragili, anziani, bambini, chi vive in periferia senza verde. Con questo scenario, il rischio aumenta ulteriormente?

«È chiaro che un'estate particolarmente calda potrà essere un grave problema per la popolazione più fragile e occorre attrezzarsi con i cosiddetti "rifugi climatici", zone delle città in cui la frescura viene ottenuta naturalmente (ad esempio parchi attrezzati) o artificialmente».

People of different age and gender eating an ice-cream on the grand-place, piazza del duomo Brixen (Bressanone) during summertime. Hot summer, people sitting in the shade. 20 july 2024, Brixen, Italy
People of different age and gender eating an ice-cream on the grand-place, piazza del duomo Brixen (Bressanone) during summertime. Hot summer, people sitting in the shade. 20 july 2024, Brixen, Italy
Un'estate calda può rappresentare un problema per la popolazione più fragile (iStock)

Si parla di effetti già quest'estate, ma anche di conseguenze più pesanti in autunno, in inverno, e addirittura nel 2027. Come si distribuisce nel tempo quello che dobbiamo aspettarci e quando sarà il momento più critico per il nostro paese?

«Le cose da fare sono due. Adattarsi a situazioni che ci ritroveremo anche in futuro, perché il clima ha una forte inerzia e possiamo solo pensare di fermare questa sua evoluzione pericolosa, ma non tornare indietro. Nel contempo, però, dobbiamo assolutamente evitare di arrivare a scenari climatici peggiori, perché in quei casi sarebbe molto difficile, se non impossibile, difenderci e adattarci. Ecco quindi che dobbiamo assolutamente diminuire rapidamente e drasticamente le nostre emissioni che vengono soprattutto dalle combustioni fossili. Abbiamo tutti i mezzi per farlo».