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epa13166056 Israeli soldiers observe Palestinians during a raid in the town of Qusra, south of Nablus, West Bank, 13 August 2026. The Israeli army entered Qusra following days of a settler siege on Palestinian homes and declared the area a closed military zone to dismantle the illegal settler outpost while forcing local residents out of their homes to set up military posts. EPA/ALAA BADARNEH
La condizione asfissiante dell’ occupazione a Qusra è plastica, chiara, evidente.
Due case, una recinzione e i coloni. Dopo giorni di assedio da parte dei coloni israeliani, sono le due famiglie palestinesi ad essere costrette ad andare via dalle proprie case.


Si raccoglie quel che si può, qualche vestito, il poco cibo rimasto e poi via: “Ieri mattina, verso le 10:00, è arrivato l'esercito israeliano e ci ha detto: 'Avete mezz'ora per evacuare la casa'. Non ci hanno fornito nemmeno una motivazione, hanno solo detto: «Uscite, avete solo mezz'ora», racconta la sorella di Youssef Hassan, capo famiglia di una delle due case assediate, “gli abbiamo chiesto come facciamo a lasciare la nostra casa? Ci è stato risposto: «Non ci interessa, uscite di casa, dovete andare fuori dal perimetro dell'abitazione».
I coloni, fanno avanti e indietro; poco fa erano dietro casa. L'esercito, in questo momento si trova nella casa di mio fratello Youssef e noi siamo a casa di mio fratello Rizq insieme al nostro vicino Qusay, il proprietario dell'altra casa. Ci hanno permesso di prendere solo poche cose, un materasso, delle coperte, dell'acqua e un po' di scatolame”.
Riusciamo a raggiungere la donna solo telefonicamente, l’area delle due case è completamente isolata da domenica scorsa e da stamattina l’intero villaggio di Qusra, nei pressi di Nablus, è stato dichiarato zona militare chiusa.


Domenica scorsa, dopo mesi di provocazioni e abusi, i coloni hanno eretto un avamposto abusivo proprio davanti alle due case delle famiglie di Qusay Abu Ridi, che viveva lì con la madre anziana e il figlio minorenne, e di Youssef Hassan, che era in casa con le sue due figlie piccole di 4 e 2 anni e sua moglie. A nessuno è stato permesso di muoversi, nemmeno ai cinque attivisti italiani che domenica si trovavano all’interno delle abitazioni, e che da allora sono sotto assedio insieme alle famiglie palestinesi. I coloni hanno tagliato i rifornimenti di acqua ed elettricità e impedito a chiunque di entrare o uscire dalle case, persino ad un gruppo di attivisti che volevano portare cibo e acqua alle famiglie rimaste senza beni di prima necessità.
«Il giorno stesso abbiamo chiamato le Idf (Israeli defence forces), quando sono arrivate credevamo che avrebbero davvero smantellato l'avamposto dei coloni ma poi li abbiamo visti mettersi a pregare con loro», racconta a Famiglia Cristiana Nidal, fratello di Qusay Abu Ridi, cittadino statunitense e proprietario del terreno in questione, “abbiamo chiamato la polizia molte volte, ma ogni volta ci mandavano soldati che spesso sono essi stessi coloni. Si comportavano in modo molto aggressivo con noi e non ci aiutavano affatto mentre erano molto disponibili con i coloni: si abbracciavano, pregavano insieme a loro, si stringevano la mano, parlavano, mentre a noi non rivolgevano nemmeno parola. I soldati che girano con il pick-up bianco sono coloni, vengono da Esh Kodesh, sono dalla loro parte al 100%”.


Mercoledì, dopo che la storia ha raggiunto l’interesse internazionale, Israele ha mandato l’esercito che ha rimosso la tenda da lì; i coloni hanno attaccato i soldati cercando di impedirgli di rimuoverla. Poco dopo i coloni sono tornati a ridosso delle due case e le truppe se ne sono andate, lasciando la famiglia ancora intrappolata. L'esercito ha ufficialmente condannato l'azione, definendola "illegale, riprovevole e inaccettabile", ha smantellato le tende e ha annunciato provvedimenti disciplinari per alcuni soldati, filmati mentre pregavano accanto ai coloni. Ciononostante, questi ultimi sono rimasti sul posto.
L'amministrazione statunitense ha espresso preoccupazione per l'incapacità delle forze di sicurezza israeliane di fermare i coloni a Qusra, definendo le azioni dei coloni "terroristiche". Funzionari, vicini al presidente degli Stati Uniti Donald Trump, sarebbero preoccupati che Israele non stia intraprendendo azioni sufficienti per arrestare la violenza dei coloni israeliani contro le famiglie palestinesi.


Eppure l'episodio si inserisce in uno schema preciso e non casuale, che persegue due obiettivi strategici: sfollare i palestinesi rendendo le loro case invivibili (tagliando i servizi essenziali, bloccando le strade, attaccandoli continuamente) ed espandere il controllo sul territorio, usando gli avamposti abusivi per collegare gli insediamenti già esistenti. In più molti coloni vogliono ancora vendicare lo scontro avvenuto il mese scorso a Tell, sempre nei pressi di Nablus. Ma questa strategia gode ormai apertamente della copertura politica dell’attuale coalizione di governo, in particolare del sostegno agli avamposti da parte del Ministro delle Finanze Bezalel Smotrich. Non a caso proprio ieri, mentre l’esercito sgomberava le case palestinesi a Qusra, lo stesso ministro si trovava a Ganim, avamposto israeliano nei pressi di Jenin, per celebrare il ritorno dei coloni all'insediamento smantellato nel 2005 nell’ambito del disimpegno a Gaza.
I dati riflettono questa escalation: secondo l’ufficio Onu per gli affari umanitari (Ocha) nel 2026 gli attacchi dei coloni sono aumentati del 63%, portando a pochissimi arresti, e hanno causato lo sfollamento di oltre 2.200 palestinesi a causa delle violenze e delle restrizioni agli accessi. Dallo scontro di Tell, nell'area sono sorti ben 13 nuovi avamposti, di cui solo due sono stati demoliti.
«L'esercito ha sfrattato mio padre, il nostro vicino Youssef e la sua famiglia dalle proprie case e li ha messi tutti in una casa accanto alla nostra, perché hanno dichiarato l'area zona militare chiusa. Hanno detto che potranno stare li fino a domenica. Tuttavia, i coloni continuano a muoversi liberamente intorno alle due case. A questo punto non conosciamo il vero obiettivo dell’esercito, ma il fatto che prendano il controllo della casa e permettano ai coloni di muoversi liberamente è preoccupante», ci dice invece Haitham, figlio di Qusay.


L’Idf hanno dichiarato che l’operazione è stata condotta per proteggere i residenti ed evitare ulteriore tensione con i coloni. Il sindaco di Qusra intanto è stato informato del possibile sgombero di altre 16 abitazioni da trasformare in caserme militari entro domenica. Due di quelle potrebbero essere, quindi, quelle di Qusay e Youssef.
Stamattina la tenda dei coloni era di nuovo lì, di fronte alle due case. Un gruppo di attivisti israeliani ed internazionali ha provato a raggiungere i palestinesi assediati, ma l’Idf ha vietato loro di entrare, permettendogli solo di lasciare cibo e acqua per le famiglie.
Assedio, sgombero e conquista, un pattern preciso con un obiettivo condiviso da coloni, militari e governo: ad andare via, alla fine, devono essere i palestinesi.













