Dallo schermo ti guarda con quella faccia simpatica e pulita da ventenne. I capelli ricci e chiari, un sorriso limpido, un po’ ironico, un modo di parlare sciolto, autentico. C’è un ragazzo di vent’anni che sta raccogliendo intorno ai suoi profili social sempre più seguito: si chiama Nicola Camporiondo. E parla di Dio.

«Tra un po’ comincia una sessione di esami, devo studiare tantissimo. E sono preso dalla presentazione del libro, e da mille impegni in parrocchia», racconta. È un giovedì mattina d’estate. Da Lonigo, provincia di Vicenza, prenderà come sempre il treno per andare a Padova: dopo le superiori in un Istituto agrario, si è iscritto alla Facoltà teologica e ora è al secondo anno.

Ragazzi di oggi

Da poco ha pubblicato Ti chiamo amico, edito da Bur Rizzoli, un romanzo in cui racconta la storia di un diciottenne che vive una crisi esistenziale e poi trova la fede. Potrebbe essere la storia di un’infinità di adolescenti che hanno vissuto, durante la pandemia, un brutto momento di smarrimento interiore, combinando una cavolata dietro l’altra. Con la differenza, però, che il protagonista del romanzo ne è venuto fuori in modo inaspettato: ha trovato Dio e il senso della vita.

«Non è un libro autobiografico», chiarisce l’autore, «io non dico le parolacce a mia mamma, non mi sono ubriacato come Mattia, e anche la famiglia descritta non è come la mia. Però, volevo scrivere qualcosa in cui tanti ragazzi potessero riconoscersi: un momento di forte crisi, amici sbagliati, e poi l’incontro con una ragazza che fa la volontaria in oratorio e con un sacerdote giovane capace di ispirare chi gli sta intorno».

La storia scorre veloce, l’autore riesce a tratteggiare bene le emozioni e il contesto dei ragazzi di oggi. Di suo, ha infilato però un personaggio centrale: la nonna del protagonista è ricalcata sulla sua vera nonna, che oggi ha 88 anni e che è stata davvero la sua guida nella scoperta della fede. «La mia è una famiglia cattolica e praticante», racconta Nicola, «ho sempre respirato una fede sicura e impostata, ma non ho mai avuto costrizioni. Per un periodo, a ridosso della pandemia, ho vissuto una crisi personale: mi sentivo solo e travagliato. Mia nonna era lì e nonostante i suoi grossi problemi di salute rimaneva serena, in pace. Allora, una volta le ho chiesto: ma come fai? Lei mi ha risposto: “Ho Gesù”. Anche io volevo essere sereno come lei».

A passeggio con i suoi amici.
A passeggio con i suoi amici.
A passeggio con i suoi amici. (Stefano Dal Pozzolo/contrasto)

Divulgatore digitale

Diventare uno di quelli che oggi chiameremmo “influencer” è stato un percorso spontaneo, naturale: con brevi video su Tik Tok, Instagram e YouTube, Nicola ha cominciato a raccontare la sua fede, nel suo modo semplice e diretto di ventenne.

Una volta, diventò virale un video in cui si diceva «Prendi la vita con filosofia, come fa Ronaldo». Nicola adattò il trend a un messaggio religioso: nel 2022 pubblicò un video di papa Francesco che diceva a un fedele che, per il suo dolore al ginocchio, gli sarebbe servito un bicchierino di tequila: «Diventò subito virale», racconta Nicola, «prese moltissimi giovani che avevano sempre sentito il Papa come una figura distante e per la prima volta invece lo sentivano vicino». Un anno fa invece è nata Pillole di teologia, la rubrica su YouTube in cui il giovane divulgatore cattolico parla di fede, Vangelo e temi della vita quotidiana. «Il mondo digitale permette di raggiungere tutti», riflette, «ma bisogna usarlo in modo consapevole e darsi dei limiti, altrimenti i social rischiano di plasmare la tua quotidianità. Anche io mi devo dare dei limiti. Come ci riesco? Ho troppe cose da fare: la mattina in università, il pomeriggio studio, e poi ho tanti impegni in parrocchia...».

Nicola Camporiondo con un giovane frate Minore del convento di San Daniele a Lonigo. L’influencer è impegnato nella comunità cristiana della sua cittadina.
Nicola Camporiondo con un giovane frate Minore del convento di San Daniele a Lonigo. L’influencer è impegnato nella comunità cristiana della sua cittadina.
Nicola Camporiondo con un giovane frate Minore del convento di San Daniele a Lonigo. L’influencer è impegnato nella comunità cristiana della sua cittadina. (Stefano Dal Pozzolo/contrasto)

Fede da condividere

Il suo linguaggio fresco, spontaneo, permette a tante ragazze e ragazzi di scoprire una Chiesa che non si aspettavano: «Il problema di come la Chiesa parla ai fedeli, del suo linguaggio un po’ obsoleto, esiste senz’altro», dice Camporiondo, «eppure io penso che la radice dell’allontanamento delle persone stia altrove: non è che la Chiesa può cambiare il suo linguaggio teologico perché la gente non lo comprende. Il punto è che l’uomo occidentale ha creduto di poter vivere anche senza andare a Messa ogni domenica. E la pandemia ha peggiorato questa cosa. Ma la fede non può essere vissuta in maniera individualistica, staccata dal suo contesto comunitario: è radicata nella parrocchia, va condivisa con altre persone».

Al primo Giubileo degli influencer cattolici, l’anno scorso, i “missionari digitali” come lui si sono ritrovati a Roma per la prima volta: in Italia sono in 120, si conoscono tutti e sono tutti diversi: dal sacerdote che balla davanti all’altare al giovane che fa contenuti divertenti fino al prete più riflessivo: «Ognuno ha il suo stile, e va bene così», dice Nicola. «Poi, certo, anche l’influencer cattolico corre il rischio di cadere nel narcisismo, in un eccessivo egocentrismo che al posto di mostrare Dio mostra l’io. L’àncora è ricordarsi sempre che non sei tu che parli: condividi un messaggio che è quello del Vangelo e della Chiesa». Lui, che dai social non ha mai riscosso alcun introito, che vive la sua attività digitale come una missione, sogna per esempio di diventare un insegnante di religione: «Secondo me, può diventare l’ora di lezione più importante a scuola».

Intanto, segue con vivo interesse il pontificato di Leone: «Mi piace molto, forse persino più di Francesco», ragiona. «Di Leone apprezzo quanto stia lavorando per unificare una Chiesa che era un po’ divisa all’interno, riprendendo alcuni aspetti della tradizione romana, e tuttavia aprendosi alla modernità, come dimostra l’enciclica Magnifica humanitas, in cui riflette sul tema dell’intelligenza artificiale: un luogo che necessita di essere evangelizzato, come tutti gli altri continenti».