«Orgoglio militellese e figlio della Madonna della Stella». Così si leggeva su uno striscione comparso, un anno fa, in piazza il giorno delle esequie di Pippo Baudo nella natia Militello (Catania), nel santuario mariano cui era da sempre rimasto legato: «Il mio rapporto con la Madonna è di amore e di rispetto, è la Madre della Chiesa», ci confidò. E sulla Madonna della Stella venerata nel santuario del suo paese, dove volle che fosse celebrato il suo funerale: «La porto nel cuore da quand’ero bambino e iniziai lì a fare il chierichetto».

Ma questo legame non s’è interrotto col ritorno alla Casa del Padre. Ce lo conferma il parroco del tempio siciliano, don Sebastiano Cristaudo. «Già ogni mese il 16 abbiamo celebrato una Messa in suo suffragio e lo abbiamo fatto anche lo scorso 7 giugno, nel giorno in cui avrebbe compiuto 90 anni. Questo 16 agosto, alle 19, presiederò la Celebrazione eucaristica nel primo anniversario della sua morte». Lo scorso 16 dicembre è stato inaugurato il teatro della chiesa dove Baudo debuttò come presentatore, intitolandolo a lui, alla presenza del vescovo di Caltagirone, Calogero Peri. «Da quando mi sono insediato, lo scorso 4 settembre», continua il sacerdote, «ho voluto dare vita a una compagnia teatrale per i ragazzi, chiamata appunto “La Stella”, dalla dedicazione del santuario, che ha già portato in scena diverse commedie. Anche in quest’avventura Pippo è stata una fonte d’ispirazione: mi ha sempre affascinato l’idea di un giovane siciliano, partito proprio da questa parrocchia per inseguire il suo grande sogno. E nonostante lo straordinario successo, non ha mai rinnegato le sue origini, tanto che volle congedarsi da questa terra “salutando” la sua chiesa. Un ultimo “regalo” di Baudo ai suoi concittadini, che hanno apprezzato moltissimo questo gesto.

Ha amato profondamente il santuario della Madonna della Stella e i militellesi non hanno mai dimenticato questo suo legame con la Vergine. Qui tutti hanno un rapporto intenso con Maria, è una tradizione che coltivano dall’infanzia, proprio come Baudo. Incontro spesso tanti militellesi che abitano altrove e tutti mi ripetono le stesse parole di Pippo: il legame con Maria non ha confini, supera ogni distanza. È un concetto che ho voluto ribadire fin dal mio insediamento come rettore, perché questa città ha davvero accolto la Madonna nelle case e, per questo, va sempre difesa, valorizzata. Ogni militellese che si rispetti mette sempre la Madonna al primo posto. E anche in questo Pippo Baudo ci ha lasciato una testimonianza straordinaria. Avrebbe potuto far celebrare il suo funerale altrove e, invece, è rimasto qui, mettendo Maria sopra ogni cosa».

Conclude il rettore a proposito del legame ancora vivo della comunità con lo storico presentatore dal cuore mariano: «Tantissimi pellegrini e turisti passano da qui per chiedere dove si trovi il cimitero, o il teatro intitolato a Baudo. Ci lasciano anche delle foto che avevano scattato con lui. Questo fa capire quanto sia rimasto nel cuore degli italiani. Ma la cosa che più sorprende tutti è il fatto che abbia voluto che le sue esequie si celebrassero in questo santuario. Possiamo dire che, in quest’ultimo anno, la Madonna della Stella sia diventata anche la “Madonna di Pippo Baudo”. Gli dobbiamo tutti qualcosa, perché ha contribuito a diffondere ulteriormente questa bellissima devozione».

Il rapporto di Pippo con Maria era a tutto tondo, come confidò lui stesso, e, nel 1953, 17enne, andò anche coi genitori ad assistere coi propri occhi alla prodigiosa lacrimazione dell’altorilievo del Cuore Immacolato di Maria esposto in piazza Euripide, a Siracusa, dopo i primi fenomeni in casa dei coniugi Iannuso. Ma l’immagine della Vergine che più amò fu, di certo, quella del suo paese. Gli sarà stata davvero la Stella nel duro, oscuro periodo della sua malattia. Dichiarò don Giulio Albanese, suo direttore spirituale che lo seguì negli ultimi mesi: «Fu un periodo di grande sofferenza per lui. Era sotto morfina, però lucido. E, comunque, per lui fu un tempo, sono parole sue, “di purificazione, di liberazione”. Con la sua morte si è chiuso un libro, quasi un secolo di storia. Non solo della Rai, ma d’Italia. Devo dire che, soprattutto negli ultimi mesi di vita, ha avvertito forte il desiderio di fare una sintesi, di capire che, per certi versi, il successo da solo non dà la felicità».