Epicoco, Gesù veramente

Lc 4,31-37 - Mercoledì della XXII Settimana del Tempo Ordinario

La guarigione della suocera di Pietro, raccontata nel Vangelo di oggi, nasce dentro una preghiera di intercessione. Qualcuno parla a Gesù di questa donna malata e Gesù si avvicina a lei. Ma ciò che colpisce è soprattutto la tenerezza concreta del suo gesto. Non pronuncia grandi discorsi. Si accosta, la raggiunge nella sua fragilità e la rimette in piedi. Ed è proprio ciò che accade subito dopo a rivelarci che cosa significhi veramente essere guariti: «Levatasi all'istante, cominciò a servirli».

Potremmo pensare che il servizio sia semplicemente il prezzo da pagare dopo aver ricevuto un miracolo. In realtà è esattamente il contrario. Il fatto che questa donna ricominci a servire significa che è tornata padrona della propria vita. Prima era costretta a subire la malattia, ora può nuovamente scegliere che cosa fare di se stessa. E sceglie di donarsi. Forse è questa una delle prove più concrete dell'incontro con Cristo: tornare in piedi. Smettere di vivere semplicemente come vittime di ciò che ci è accaduto e ricominciare a sentirci protagonisti della nostra esistenza. Essere protagonisti, però, non significa mettere noi stessi al centro.

Il Vangelo ci offre un paradosso bellissimo: diventiamo veramente protagonisti quando diventiamo capaci di dono. Finché usiamo gli altri, le cose, le relazioni e persino Dio soltanto per stare meglio noi, rimaniamo ancora prigionieri del nostro egoismo. La guarigione più profonda di cui abbiamo bisogno è allora essere liberati dal vittimismo e dall'egoismo. Non possiamo sempre cambiare ciò che ci è accaduto, ma possiamo decidere che cosa farne. Cristo ci rimette in piedi perché la nostra vita possa tornare a essere un dono. C'è poi un ultimo particolare. Mentre la fama di Gesù cresce, Egli decide di andare altrove. Non vuole trasformare il successo in una prigione. La sua missione è annunciare il Regno di Dio e per questo deve continuare il cammino.

È una lezione decisiva anche per la Chiesa e per ciascuno di noi. Quando pensiamo di essere arrivati, quando ci sistemiamo, quando cominciamo soltanto a difendere ciò che abbiamo costruito, rischiamo di tradire la logica del Vangelo. Cristo guarisce per rimettere in cammino. Ci rimette in piedi perché possiamo amare, servire, partire. In fondo, essere guariti significa proprio questo: smettere di vivere ripiegati su ciò che ci manca e ricominciare a fare della nostra vita qualcosa di buono.

Mercoledì 2 settembre 2026 – (Mercoledì della XXII Settimana del Tempo Ordinario – Anno Pari)