PHOTO
Come rendere nuovamente attrattivi i territori interni e creare le condizioni affinché chi nasce in questi luoghi scelga di non andarsene? Ne hanno discusso, in una due giorni convocata a Benevento dal 31 agosto al primo settembre, una trentina di vescovi provenienti da tutte le regioni italiane.
Ospitato presso il Centro “La Pace”, il confronto è stato aperto da monsignor Michele Autuoro, arcivescovo di Benevento. «Mossi dalla sollecitudine per le comunità che vivono in questi territori, dal 2021 ogni anno, a Benevento, s’incontrano vescovi provenienti da tutte le regioni d’Italia per intessere un dialogo capace di delineare alcune linee di pastorale», ha ricordato monsignor Giuseppe Baturi, arcivescovo di Cagliari e segretario generale della Cei. In quest'ultimo anno, ha sottolineato, la Cei ha avviato un coordinamento unitario delle diverse iniziative degli uffici e degli organismi nazionali per le Aree interne, «fondato sull'ascolto dei bisogni e sulla mappatura partecipata delle risorse locali».
Dai lavori è emersa la necessità di «abitare questo tempo con speranza, tessendo alleanze tra Chiesa, istituzioni e società civile». I territori interni non sono «marginali», ha sottolineato monsignor Felice Accrocca, arcivescovo di Assisi-Nocera Umbra-Gualdo Tadino e Foligno, ma «luoghi capaci di custodire legami, memoria e fede popolare e di aprire nuove possibilità di futuro». Il vescovo ha inoltre invitato a «superare il campanilismo locale, abbandonare gli intellettualismi e rispondere con pragmatismo alle sfide sociali ed economiche che attagliano la comunità», criticando «i radicati localismi e le divisioni parrocchiali che ostacolano una vera crescita della comunità ecclesiale e civile».
I presuli hanno messo in guardia anche dal rischio di una concezione paternalistica dello Stato, dal quale attendere soltanto «contributi e provvidenze». «Lo spopolamento delle aree interne non può essere affrontato soltanto tentando di trattenere gli abitanti, ma creando le condizioni perché vivere lontani dai grandi centri non significhi automaticamente avere meno diritti e minori possibilità», ha fatto notare monsignor Mariano Crociata, vescovo di Latina-Terracina-Sezze-Priverno.
Quando si parla di aree interne ci si riferisce a una popolazione che conta complessivamente 4,6 milioni di persone. La Strategia nazionale per le aree interne (Snai), avviata per il periodo 2014-2020 e rinnovata fino al 2027, con l'aggiornamento per il settennio 2021-2027 ha individuato 56 nuove aree interne, comprendenti altri 764 Comuni.
Rispetto a questi territori il dibattito dei vescovi si è concentrato anche sul ruolo delle nuove generazioni. Molti ragazzi lasciano i propri paesi già durante il percorso di formazione e, una volta terminati gli studi, difficilmente riescono a trovare opportunità professionali tali da consentire loro di tornare. «Senza giovani, il rischio è quello di una vera e propria desertificazione demografica, con servizi sempre più difficili da garantire e comunità progressivamente più deboli», è stato l’allarme lanciato durante l'incontro.
Il cardinale Matteo Zuppi, che ha chiuso i lavori, ha poi richiamato l'attenzione sul valore strategico dei territori lontani dai grandi centri urbani, sottolineando che le aree interne non possono essere guardate esclusivamente attraverso la lente delle criticità. Al contrario, «custodiscono un patrimonio sociale, culturale e umano fondamentale per l'intero Paese» e rappresentano «le radici profonde dell’Italia».
Nel corso dell’incontro è stato affrontato anche il tema dell'immigrazione, indicato come una possibile componente delle strategie necessarie per affrontare i cambiamenti demografici. Zuppi ha richiamato la storia dell’Italia, Paese segnato per lungo tempo dall'emigrazione e dall'accoglienza, sostenendo la necessità di superare le risposte esclusivamente emergenziali. La gestione dei flussi migratori, secondo il presidente della Cei, «dovrebbe inserirsi in un quadro più stabile, capace di tenere insieme sicurezza, integrazione e rispetto della dignità delle persone».
L'incontro di Benevento si inserisce in un percorso che nel 2025 ha portato alla firma di una “Lettera aperta al Governo e al Parlamento”, sottoscritta da 141 tra cardinali, arcivescovi, vescovi e abati. Nel documento si chiedeva di esplorare «con realismo e senso del bene comune ogni ipotesi d’invertire l’attuale narrazione delle Aree interne», sollecitando le forze politiche e i soggetti coinvolti a «incoraggiare e sostenere, responsabilmente e con maggiore ottimismo politico e sociale, le buone prassi e le risorse sul campo». L’invito era inoltre ad «avviare un percorso plurale e condiviso in cui gli attori contribuiscano a costruire partecipazione e confronto così da generare un ripopolamento delle idee ancor prima di quello demografico».



