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Lc 10,1-9 - Santi Cirillo, Monaco e Metodio, Vescovo, Patroni d’europa
Nel Vangelo di Luca che leggiamo oggi, Gesù manda in missione i discepoli a due a due, affidando loro non strategie complesse, ma uno stile preciso: povertà, fiducia, pace. Non chiede di portare sicurezze, né di accumulare strumenti, ma di consegnare se stessi. È un Vangelo che smaschera l’idea di una missione fondata sull’efficienza e ci ricorda che l’annuncio nasce sempre da una relazione. I discepoli sono mandati come ospiti, non come padroni, e la prima parola che devono pronunciare è “pace”.
Non una formula, ma un dono che li precede e li giudica: se non portano pace, non stanno annunciando il Vangelo. Gesù è realistico: li manda come agnelli in mezzo ai lupi. Non promette successo, ma verità. La missione non è un terreno protetto, è un’esposizione, una consegna. Eppure proprio questa fragilità diventa il luogo in cui Dio può agire. I discepoli non guariscono perché sono forti, ma perché sono inviati. Non parlano a nome proprio, ma nel nome di un Regno che è già vicino, che non va costruito ma riconosciuto. Curare i malati e annunciare la vicinanza di Dio non sono due azioni separate: sono la stessa cosa, perché il Vangelo è sempre qualcosa che tocca la vita concreta delle persone. In questo orizzonte si inserisce con grande forza la festa dei santi Cirillo e Metodio, patroni d’Europa.
La loro missione è un commento vivente a questo Vangelo. Non hanno imposto una lingua sacra, non hanno chiesto agli altri di diventare diversi per incontrare Dio, ma hanno imparato la lingua dei popoli a cui erano inviati. Hanno tradotto il Vangelo perché credevano che Dio parli tutte le lingue e abiti ogni cultura. Come i discepoli raccontati nella pagina del Vangelo di oggi, hanno viaggiato leggeri, portando la pace e annunciando un Regno che si avvicina senza violenza. Come Cirillo e Metodio, e come i discepoli del Vangelo, siamo chiamati a credere che il Regno di Dio cresce là dove qualcuno accetta di farsi ospite, di parlare una lingua comprensibile e di consegnare la pace come primo segno dell’amore di Dio.




